ZENIT
Il mondo visto da Roma
Servizio quotidiano - 07 gennaio 2009
SANTA SEDE
Il culto vero si realizza nell'unione con Cristo, spiega il Papa
Il Papa: il nuovo anno sarà felice se vissuto insieme a Cristo
Il rappresentante del Papa al Natale ortodosso di Mosca
Il "modello di sviluppo" del Papa per passare dalla crisi alla speranza
L'Arcivescovo Bruno Musarò, nuovo Nunzio Apostolico in Perù
NOTIZIE DAL MONDO
Aiuto alla Chiesa che Soffre dona 20.000 euro ai cattolici di Gaza
Congo: almeno 400 persone massacrate il giorno di Natale
Natale sereno per i cristiani dell'India
Brasile: Vescovi contro la campagna governativa sugli anticoncezionali
Gli americani sono più pro-life delle loro leggi
INTERVISTE
La "Humanae Vitae": una profezia scientifica
I segreti della fantascienza umanistica e credente
UDIENZA DEL MERCOLEDÌ
Benedetto XVI e il culto spirituale in San Paolo
Il culto vero si realizza nell'unione con Cristo, spiega il Papa
Nel proseguire il ciclo di catechesi dedicate a San PaoloCITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 7 gennaio 2009 (ZENIT.org).- Solo nell'unione con Cristo realizzata nella fede e nei sacramenti si compie il culto vero. E' quanto ha detto questo mercoledì Benedetto XVI in occasione della prima Udienza generale del 2009.
Di fronte ai pellegrini presenti nell'Aula Paolo VI, il Papa ha riflettuto su uno dei temi più importanti della teologia paolina, riguardante la questione del "nuovo culto" inaugurato con il cristianesimo, in opposizione ai rituali in uso nel mondo ebraico e pagano.
Partendo da tre testi della lettera di San Paolo ai Romani, il Pontefice ha spiegato che per l'Apostolo delle Genti il nuovo culto aveva preso vita dal sacrificio di Cristo sulla Croce.
“Il vecchio culto con i sacrifici degli animali nel tempio di Gerusalemme” per il perdono dei peccati “è finito”, ha affermato il Papa, perché è stato il Figlio stesso di Dio a prendere su di sé le colpe degli uomini.
“Nel suo cuore si scioglie la massa triste del male compiuto dall’umanità e si rinnova la vita”, ha aggiunto.
Gesù aveva predetto la fine del tempio annunciando un altro tempio “non fatto da mani d’uomo – il tempio del suo corpo resuscitato”.
Tuttavia – ha spiegato poi il Papa – due sono i malintesi che possono derivare da questa concezione.
Il vero culto, “la vera adorazione è l’uomo unito alla volontà di Dio”, ma si può rischiare “una spiritualizzazione della religione” staccata dalla comunità dei credenti, ha avvertito.
D’altra parte, vero culto è onorare Dio nella vita concreta, ma c’è il pericolo di ridurre la fede a moralismo: “l’uomo farebbe tutto da sé con il suo sforzo morale”.
Il vero culto spirituale – ha osservato il Santo Padre – è possibile solo se siamo divenuti “uno in Cristo Gesù”.
“Nella comunione con Cristo, realizzata nella fede e nei sacramenti, diventiamo, nonostante tutte le nostre insufficienze, sacrificio vivente: si realizza il culto vero”.
Un quindi culto non moralistico, in cui “i veri sacrifici sono le opere di misericordia”.
Compito “sacerdotale” della Chiesa – ha poi afferma il Papa – è allora quello di “annunciare il Vangelo per unire i popoli nell’unico corpo del Cristo risorto”, perché il mondo stesso diventi “gloria di Dio”.
“Solo in comunione con Cristo – ha proseguito –, l’uomo-esemplare, uno con Dio, il mondo diventa così come tutti noi lo desideriamo: specchio dell’amore divino”.
“Questo dinamismo – ha quindi concluso – è presente sempre nell’Eucaristia – questo dinamismo deve ispirare e formare la nostra vita”.
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Il Papa: il nuovo anno sarà felice se vissuto insieme a Cristo
Il suo consiglio: vivere come "veri amici suoi"CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 7 gennaio 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha assicurato questo mercoledì ai quattro mila pellegrini intervenuti alla prima Udienza generale del nuovo anno che il 2009 potrà essere felice solo se vissuto in compagnia di Gesù.
E' stato questo il consiglio che il Pontefice ha lasciato all'inizio del suo intervento: "Ravviviamo in noi l'impegno di aprire a Cristo la mente ed il cuore, per essere e vivere da veri amici suoi".
"La sua compagnia farà sì che quest'anno, pur con le sue inevitabili difficoltà, sia un cammino pieno di gioia e di pace. Solo, infatti, se resteremo uniti a Gesù, l'anno nuovo sarà buono e felice", ha assicurato.
Al termine dell'udienza, rivolgendo un saluto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli, ha quindi richiamato la solennità dell'Epifania del Signore, celebrata ieri, nella quale "abbiamo ricordato il cammino dei Magi verso Cristo, guidati dalla luce della stella".
"Il loro esempio – ha detto il Papa – alimenti in voi, cari giovani, il desiderio di incontrare Gesù e di trasmettere a tutti la gioia che scaturisce dall'accoglienza del Vangelo".
Successivamente, rivolgendosi ai "cari ammalati", li ha invitati "ad offrire al Bambino di Betlemme, i vostri dolori e le sofferenze".
Infine, salutando gli sposi novelli, alcuni dei quali presenti con gli abiti da cerimonia, ha augurato loro che l'incontro con Cristo sia “un costante stimolo a rendere le vostre famiglie 'luogo' accogliente dei segni misteriosi di Dio e del dono della vita".
L'udienza odierna, ha constatado "L'Osservatore Romano", è stata caratterizzata dalla presenza di un migliaio di Legionari di Cristo, ai quali il Papa ha rivolto un saluto affettuso. Erano i sacerdoti novelli dell'Istituto, gli studenti e i religiosi che vivono in Roma accompagnati dai familiari.
A guidarli il Superiore generale, padre Álvaro Corcuera Martínez del Río, il Vicario generale, padre Luis Garza, e il Rettore del Centro studi superiori di Roma, padre Miguel Segura.
Due congregazioni religiose femminili hanno voluto esprimere la loro fedeltà al Papa partecipando all'Udienza in occasione dei rispettivi capitoli generali: le domenicane ancelle del Signore e le minime di nostra Signora del Suffragio.
La nuova superiora generale delle ancelle, suor Sara Magli, e la Vicaria, suor Maddalena Guido, hanno accompagnato le 25 religiose che, dal 26 dicembre al 5 gennaio, hanno celebrato il capitolo elettivo. Suor Fabiola De Tomi, riconfermata Superiora generale delle minime, e suor Teresita Brazzale, Vicaria, guidavano le 30 capitolari dell'Istituto.
Tra le parrocchie provenienti dall'Italia, quella di San Pietro martire in Varano di Ancona, accompagnata dall'Arcivescovo di Ancona-Osimo, mons. Edoardo Menichelli, dal parroco don Fausto Guidi e da Giacinto Cavalieri del gruppo “La pasquella”: una cinquantina di persone vestite con gli abiti tradizionali dei pastori.
Nato oltre 200 anni fa per cantare in dialetto l'annuncio della Pasqua, il gruppo ha iniziato negli ultimi decenni a girare per le strade anche in occasione delle festività natalizie, annunciando la nascita di Gesù e ricordando che furono proprio i pastori i primi a vedere il bambino di Betlemme, ha spiegato il quotidiano vaticano.
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Il rappresentante del Papa al Natale ortodosso di Mosca
Commozione alla lettura di un messaggio postumo del Patriarca Alessio IIMOSCA, mercoledì, 7 gennaio 2009 (ZENIT.org).- Il rappresentante di Benedetto XVI in Russia ha partecipato alla Messa di Natale celebrata la mezzanotte scorsa dal reggente della Chiesa ortodossa russa dopo la morte del Patriarca Alessio II, il metropolita Kirill.
Nella cattedrale di Cristo Salvatore di Mosca, oltre al Presidente della Repubblica federale, Dimitry Medvedev, c'era il Nunzio Apostolico, l'Arcivescovo Antonio Mennini.
Il metropolita Kirill ha invitato tutti a farsi forza in un periodo di grave crisi economica internazionale e ha invocato l'aiuto divino per il presidente in tempi non facili.
La parola "crisi", ha spiegato Kirill, viene dal greco e significa "giudizio". Oggi il "giudizio" riguarda alcuni atteggiamenti, come il desiderio di possedere sempre di più dimenticando i veri valori.
Secondo quanto raccoglie la cronaca della “Radio Vaticana”, ha suscitato commozione tra i fedeli la lettura del messaggio che il Patriarca Alessio II aveva già preparato per le feste natalizie prima della sua inattesa scomparsa, avvenuta all'inizio di dicembre.
Il defunto capo della Chiesa ortodossa ricordava i festeggiamenti in giugno per i 1020 anni della cristianizzazione della Rus' Kieviana, invitando a vivere non secondo la propria volontà ma secondo quella di Dio.
"Ricordiamoci – ha scritto Alessio II – che la vera pace la dà solo il Signore".
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Il "modello di sviluppo" del Papa per passare dalla crisi alla speranza
"Giustizia", "sobrietà" e "solidarietà"CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 7 gennaio 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha presentato un nuovo “modello di sviluppo” per passare dalla crisi alla speranza, constata il portavoce vaticano.
Questo modello, spiega padre Federico Lombardi S.I., direttore della Sala Stampa della Santa Sede, si concentra su tre parole: “giustizia”, “sobrietà” e “solidarietà”.
Come riflette nell'ultimo numero di Octava Dies, settimanale del Centro Televisivo Vaticano, che dirige, a una crisi economica e sociale che ha cause morali bisogna offrire risposte anch'esse di carattere morale.
Il portavoce vaticano presenta la sua analisi commentando gli ultimi interventi del Papa, in particolare la prima omelia dell'anno nuovo, nella quale ha affermato che “l'attuale crisi economica globale va vista come un banco di prova, come una sfida per il futuro e non solo come un'emergenza a cui dare risposte di corto respiro”.
Per questo motivo, padre Lombardi ha riproposto il tema di un nuovo “modello di sviluppo”, richiesto “non solo dalle difficoltà finanziarie immediate, ma dallo stato di salute ecologica del pianeta e – soprattutto – dalla crisi culturale e morale, i cui sintomi sono evidenti in ogni parte del mondo”.
Con questo messaggio, osserva padre Lombardi, è possibile “rovesciare la paura davanti al futuro in impegno per costruire un futuro migliore”.
Ciò che propone il Papa è “un metodo per l'impegno comune”: “scelte di giustizia e di sobrietà, scelte di solidarietà, che frenino l'ingordigia insaziabile che suscita lotte e divisioni, che moderino la smania di possedere per renderci disponibili alla condivisione e all'accoglienza reciproca”.
“La povertà di Cristo stesso, la storia della spiritualità e dell'impegno cristiano per gli altri si presentano come esempio efficace per camminare su questa via”, aggiunge il portavoce.
“Perché la povertà nello spirito, la libertà dall'egoismo, è lo strumento efficace che ci rende capaci di combattere la povertà ingiusta, materiale e morale, che avvilisce la dignità umana ed è all'origine di tensioni, odii e conflitti”.
“Certo, i problemi del mondo di oggi sono immensamente complessi – riconosce –, ma alcuni punti di partenza per cercarne le risposte lungimiranti sono piuttosto semplici e chiari. Ma bisogna volerli accettare”.
“Ci auguriamo un 2009 di maggiore saggezza. Per passare dalla crisi alla speranza”, conclude.
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L'Arcivescovo Bruno Musarò, nuovo Nunzio Apostolico in Perù
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 7 gennaio 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha nominato Nunzio Apostolico in Perù l'Arcivescovo Bruno Musarò, che finora svolgeva questa missione in Guatemala, secondo quanto ha reso noto questo lunedì la Sala Stampa della Santa Sede.Monsignor Musarò è nato ad Andrano, nell'Arcidiocesi di Otranto, il 27 giugno 1948. Ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale il 19 settembre 1971. Entrato nel 1977 nel servizio diplomatico della Santa Sede, ha lavorato in Segreteria di Stato e in Corea, Italia, Repubblica Centroafricana, Panama, Bangladesh e Spagna.
Il 3 dicembre 1994 è stato eletto Vescovo titolare di Abari e al contempo nominato Nunzio Apostolico a Panama, col titolo personale di Arcivescovo. Ha ricevuto l'ordinazione episcopale il 6 gennaio 1995.
Il 25 settembre 1999 è stato nominato Nunzio Apostolico in Madagascar, a Mauritius e nelle Seychelles e delegato apostolico nelle Isole Comore e a La Réunion. Il 10 febbraio 2004 è divenuto Nunzio Apostolico in Guatemala.
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Aiuto alla Chiesa che Soffre dona 20.000 euro ai cattolici di Gaza
Contributo straordinario per gli aiuti d'emergenzaROMA, mercoledì, 7 gennaio 2009 (ZENIT.org).- L'associazione caritativa Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) farà giungere nelle prossime ore un contributo straordinario di 20.000 euro per aiuti d'emergenza alla comunità cattolica di Gaza.
“Ci sentiamo chiamati a portare consolazione in quella terra, nella quale la violenza e la guerra non fanno distinzioni tra innocenti e miliziani di Hamas», ha dichiarato il Segretario generale di ACS, Pierre-Marie Morel, come si legge in un comunicato inviato a ZENIT.
L'associazione è, soprattutto in queste ore, in contatto costante con il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Sua Beatitudine Fouad Twal, e con monsignor Manuel Musallam, parroco della chiesa cattolica di Gaza della Sacra Famiglia.
“Così come in passato, la minuscola comunità cattolica si trova schiacciata tra due fronti, come avvenne durante i combattimenti che nel 2007 opposero gli estremisti di Hamas ad Al-Fatah, la formazione facente parte dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina”, si legge nel testo.
Nella Striscia di Gaza vivono circa 1,5 milioni di persone. I cristiani sono 5.000, per la maggior parte greco-ortodossi. I cattolici di rito latino sono appena 300.
A causa della guerra in corso, ha spiegato monsignor Musallam, la Messa di mezzanotte del Natale e quella del primo dell'anno non hanno potuto essere celebrate nella parrocchia, venendo ospitate in una cappella scolastica.
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Congo: almeno 400 persone massacrate il giorno di Natale
Ad opera dei ribelli ugandesiCITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 7 gennaio 2009 (ZENIT.org).- La Caritas della Repubblica Democratica del Congo ha denunciato un massacro perpetrato il giorno di Natale ad opera dei ribelli ugandesi dell'Esercito di Resistenza del Signore (Lord's Resistence Army, LRA) nelle località di Faradje, Duru e Doruma, nella Provincia Orientale del Paese, che ha provocato almeno 400 morti.
“Tutto è iniziato il pomeriggio di giovedì 25 dicembre”, ha affermato il direttore della Caritas di Dungu-Doruma, Côme Mbolingaba. “Mentre assistevano a un concerto nella parrocchia cattolica il giorno di Natale, gli abitanti della località di Faradje, situata a 147 chilometri a est di Dungu, sono stati sorpresi da un'incursione delle truppe ribelli ugandesi dell'LRA, che hanno fatto irruzione nella chiesa e hanno assassinato decine di persone”.
I ribelli sono tornati la mattina dopo per completare l'eccidio. Almeno 150 persone hanno perso la vita a Faradje, mentre vari feriti sono stati trasferiti in aereo per ricevere assistenza medica nelle città di Dungu e Bunia.
Contemporaneamente, un altro attacco aveva luogo poco più a nord, nella località di Duru, a circa 90 chilometri a nord di Dungu, dove i ribelli hanno assassinato almeno 75 civili e dato fuoco alla parrocchia. A queste vittime si sommano altre 48 persone uccise in vari assalti registrati lungo la frontiera con il Sudan.
I ribelli hanno esteso i loro attacchi nelle città di Doruma e Gurba, dove hanno assassinato altre 213 persone. In quella zona, circa 6.000 persone si sono rifugiate nella chiesa cattolica, situata accanto a una pista di atterraggio.
Il direttore della Caritas di Dungu-Doruma ha diffuso un messaggio alle autorità congolesi per richiedere sicurezza nella zona e il ritorno alla normalità, sollecitando anche una risposta adeguata alle urgenti necessità delle popolazioni rimaste vittime dei saccheggi e degli incendi.
La rete Caritas, nel frattempo, continua a portare avanti il suo programma di assistenza umanitaria alle centinaia di migliaia di vittime del conflitto nel Nord Kivu. Il 14 dicembre, Caritas Dungu-Doruma la terminato la distribuzione di beni di prima necessità a 4.000 famiglie di sfollati a causa degli attacchi dell'LRA. Il programma d'emergenza conta sul sostegno di Caritas Internationalis e sull'appoggio economico di Caritas Spagna attraverso la campagna di solidarietà “La Caritas con il Congo”.
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Natale sereno per i cristiani dell'India
Gli estremisti non mettono in atto le minacce di attacchiNUOVA DELHI, mercoledì, 7 gennaio 2008 (ZENIT.org).- I cristiani dell'India, che temevano di essere vittime di una seconda ondata di attacchi dopo quella iniziata ad agosto, sono riusciti a trascorrere un Natale sereno dopo che gli estremisti hanno sospeso all'ultimo momento i progetti di protesta che avevano minacciato.
I militanti indù dello Stato dell'Orissa, ricorda l'associazione caritativa Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) in un messaggio inviato a ZENIT, hanno cancellato le azioni previste in seguito alla pressione da parte del Governo, anche se le ultime notizie ricevute parlano del 14 gennaio come nuova data per l'inizio delle proteste, incitate da fanatici infuriati per la presunta mancanza d'azione governativa dopo la morte del leader religioso Swami Lakshamanananda Saraswati, nell'agosto scorso.
L'omicidio è stato rivendicato da un gruppo maoista, ma presto si sono diffuse le voci per le quali sarebbe stato opera dei cristiani, il che ha scatenato un'ondata di violenze costate la vita a circa 500 persone. Quasi 150 chiese sono state danneggiate o distrutte, e gli sfollati nel distretto di Kandhamal (Orissa) sono stati quasi 50.000.
L'inizio della nuova ondata di proteste era stato fissato per il 25 dicembre.
“Siamo stati molto sollevati per il fatto che le nostre paure non si siano trasformate in realtà”, ha detto ad ACS Fr. Madan Singh, portavoce dell'Arcivescovo Raphael Cheenath SVD di Bubaneswar-Cuttack. “C'erano molte voci relative alla violenza, ma finora non ci sono stati incidenti gravi”.
Ultimamente, infatti, l'associazione ha ricevuto la notizia di un solo episodio di violenza: un incendio doloso ai danni di due drogherie gestite da cristiani in un villaggio nei pressi della città di Mondasore, sempre nel distretto di Kandhamal.
Fr. Singh ha affermato che i cristiani che vivono ancora nei campi di rifugiati della zona hanno avuto celebrazioni natalizie molto sobrie sotto gli occhi delle forze di sicurezza governative. La vigilia di Natale, le funzioni si sono svolte prima del calare della notte per ridurre il rischio di attacchi.
Fr. Singh ha sottolineato “il coraggio e la determinazione” di sacerdoti e fedeli durante le celebrazioni. 13.000 cristiani sparsi in una decina di campi hanno assistito alla Messa e partecipato a un pasto organizzato e finanziato dalla Chiesa.
Nel frattempo, i sacerdoti di Kandhamal stanno intensificando le ricerche di un catechista scomparso, Jubaraj Digal. Si pensa sia stato rapito dai militanti indù mentre tornava a casa.
In questa situazione, la paura rimane presente e si susseguono le voci di attacchi, soprattutto contro sacerdoti e religiose. “Abbiamo sentito che i sacerdoti e le suore verranno rapiti il 23 di ogni mese, per cui c'è tensione nel distretto”, ha riferito ad ACS un altro sacerdote. “Potrebbe essere un modo per diffondere il panico”.
Fr. Singh ha affermato che la preoccupazione è stata fomentata dalla chiusura, per ora senza spiegazioni, di un campo di rifugiati a Phulbani, il 29 dicembre. Circa 70 cristiani sono ora spinti a tornare nelle proprie case, ma gli estremisti minacciano violenze se non si convertiranno all'induismo.
Nel suo Messaggio per il Natale, l'Arcivescovo Cheenath ha sottolineato “il dolore e l'agonia” dei cristiani. “E' ora di essere uniti, determinati ad eliminare tutto ciò che ci divide”, ha dichiarato.
“Abbiamo bisogno di mostrare la nostra unità e il rispetto reciproco, celebrando la nostra diversità di culture e fedi, e di iniziare il processo di ripresa”, ha aggiunto.
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Brasile: Vescovi contro la campagna governativa sugli anticoncezionali
Distribuiti 1,2 miliardi di profilattici e 70 milioni di confezioni di pilloleBRASILIA, mercoledì, 7 gennaio 2009 (ZENIT.org).- I Vescovi brasiliani hanno levato la propria voce contro la campagna governativa che prevede la distribuzione nel corso del 2009 di 1,2 miliardi di profilattici, settanta milioni di confezioni di pillole anticoncezionali e mezzo milione delle cosiddette “pillole del giorno dopo”.
“Il Governo vuole diminuire la popolazione con la distribuzione massiccia di pillole e profilattici, invece di educare alla maturità nell’esercizio della sessualità”, ha commentato monsignor Antonio Augusto Dias Duarte, Vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Rio de Janeiro, come riporta “L'Osservatore Romano”.
Di fronte alla campagna, presentata dal Ministero della Sanità brasiliano come un mezzo per la “prevenzione dell’Aids, delle malattie veneree e delle gravidanze indesiderate”, i Vescovi tornano ad affermare il principio di una paternità e maternità “consapevole ed eticamente responsabile”.
Secondo i presuli, non si tratta solo di contrastare i notevoli interessi economici legati all'introduzione dei metodi contraccettivi, ma anche di denunciare e combattere una nuova rivoluzione sessuale che diviene liberazione da ogni legge morale, non soltanto cristiana.
Già nell'agosto 2007, la Conferenza Episcopale Brasiliana ha pubblicato un documento che denuncia una “rete internazionale” di organizzazioni che promuovono e finanziano la legalizzazione dell'aborto e la diffusione di un'ideologia di morte in America Latina.
“L'aborto, chimico o chirurgico, è stato usato dai Paesi sviluppati come lo strumento principale per sostenere una politica globale di controllo della popolazione”, denuncia il testo, che parla anche di “un progetto che include la diffusione di una mentalità anti-natalista, comprendente l'imposizione degli anticoncezionali, l'aborto legale e altri attacchi contro la vita” in una prospettiva in cui si impedisce ai poveri “di avere una discendenza, invece di investire nello sviluppo economico”.
In questo contesto, contraccezione, aborto e perfino l'eutanasia diventano “parte di una politica demografica, integrata da una politica più ampia di globalizzazione, che mira al monopolio economico”.
L'introduzione di una cultura della morte, avvertono i presuli, “fa perdere il senso della vita, i valori etici e i diritti naturali, dai quali deriva tutto il diritto positivo”.
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Gli americani sono più pro-life delle loro leggi
Secondo i sondaggi meno del 10% è a favore dell'abortoWASHINGTON, D.C., mercoledì, 7 gennaio 2009 (ZENIT.org).- Un sondaggio nazionale online promosso dalla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti ha rivelato che la stragrande maggioranza degli americani vuole delle restrizioni all'aborto legale.
Quattro adulti americani su cinque ne chiedono la limitazione, con l'11% che ne richiede l'illegalità in ogni circostanza. I risultati del sondaggio, effettuato dal 10 al 12 dicembre, sono stati diffusi la settimana scorsa.
Il 38% degli intervistati limiterebbe l'aborto ai casi di violenza o incesto o allo scopo di salvare la vita della madre, mentre un altro 33% lo limiterebbe ai primi tre o sei mesi di gravidanza. Solo il 9% ha affermato che l'aborto dovrebbe essere legale per ogni motivo e in ogni momento della gravidanza.
“Questi risultati sono notevoli”, ha dichiarato Deirdre McQuade, assistente per la politica e le comunicazioni del Segretariato per le Attività Pro-Vita della Conferenza Episcopale. “Meno di un americano su 10 sostiene l'aborto legale per ogni ragione e in ogni momento della gravidanza. Questa, però, è proprio l'attuale situazione della legge sull'aborto dopo i casi Roe vs. Wade e Doe vs. Bolton, le decisioni della Corte Suprema del 1973 che hanno reso l'aborto legale nei nove mesi di gravidanza in teoria per qualsiasi motivo”.
Il sondaggio, condotto su 2.341 adulti, ha anche rivelato che il 95% degli intervistati è a favore di provvedimenti legislativi che assicurino che gli aborti vengano effettuati solo da medici autorizzati, l'88% è a favore di leggi sul consenso informato che richiedono che chi effettua aborti informi le donne sui potenziali rischi per la loro salute e sulle alternative all'aborto, il 76% vuole leggi che difendano gli operatori sanitari dall'essere costretti ad effettuare aborti e il 73% è a favore di leggi per coinvolgere i genitori nel caso di aborto da parte di una minorenne.
“Il sostegno a queste misure attraversa le posizioni 'pro-life' e 'pro-choice'”, ha detto la McQuade. “Questa ricerca indica quanto i gruppi abortisti siano minoritari in America”.
La McQuade ha lamentato il fatto che le misure che si sono dimostrate efficaci per ridurre gli aborti siano ora “seriamente minacciate dai sostenitori dell'aborto e dai loro alleati al Congresso”.
“I gruppi abortisti hanno già inviato un progetto di 55 pagine all'amministrazione entrante”, ha spiegato, “ma la loro agenda – che include aborti finanziati pubblicamente, il passaggio del cosiddetto Freedom of Choice Act e l'attacco all'emendamento Hyde e ad altri provvedimenti pro-vita nei progetti di stanziamento dei fondi – non convincerà il pubblico”.
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La "Humanae Vitae": una profezia scientifica
Il Presidente della FIAMC denuncia i pericoli della pillola contraccettivadi Antonio Gaspari
ROMA, mercoledì, 7 gennaio 2009 (ZENIT.org).- Nonostante sia stata pubblicata quarant’anni fa L’enciclica Humanae vitae suscita ancora un vivace dibattito.
C’è chi, anche all’interno della Chiesa cattolica, pensa che sia stata inadeguata ai tempi ed insufficiente nelle risposte, altri invece sostengono che sia stata profetica.
Questi ultimi sostengono che il Pontefice Paolo VI abbia visto giusto nel mettere in guardia dall’utilizzo dei contraccettivi, pericolosi sia per la salute delle donne che per il rapporto di coppia.
A questo proposito il prof. José María Simón Castellví, Presidente della Federazione Internazionale delle Associazioni dei Medici Cattolici (FIAMC), ha annunciato sulle pagine de “L’Osservatore Romano” (4 gennaio) un documento intitolato “A 40 anni dell'Enciclica Humanae vitae dal punto di vista medico” (http://frblin.club.fr/fiamc/04texts/ehmann/HumanaeIta03R.pdf) in cui vengono illustrati tutti i problemi relativi alla salute della donna, all’inquinamento ambientale e all’indebolimento e banalizzazione dei rapporti di coppia, che la pillola contraccettiva ha fatto emergere.
Per approfondire un tema di così grande attualità, ZENIT lo ha intervistato.
I critici dell’Humanae vitae sostengono che i contraccettivi significano emancipazione femminile, progresso, salute medica e ambientale. Ma secondo il vostro studio tutto questo non è vero. Può spiegarci perché?
Simón Castellví: I contraccettivi non sono un vero progresso né per le donne né per il pianeta. Comprendo e sono solidale con le donne che hanno dato la vita a tanti figli, ma la soluzione non sta nella contraccezione, bensì nella regolazione naturale della fertilità. Questa rispetta la donna e gli uomini. Lo studio è scientifico e ci dice che la pillola è inquinante e in molti casi anti-impiantatoria cioè abortiva.
Lo studio sostiene infatti che la pillola denominata anovolutaria, la più utilizzata, quella con basse dosi di ormoni estrogeni e progestinici, funziona in molti casi con un vero effetto anti-impiantatorio. E’ vero?
Simón Castellví: È vero. Attualmente la pillola contraccettiva denominata anovolutaria funziona in molti casi con un vero effetto anti-impiantatorio, cioè abortivo, poiché espelle un piccolo embrione umano. E l'embrione, anche nei suoi primi giorni, è qualcosa di diverso da un ovulo o cellula germinale femminile. Senza quella espulsione l’embrione diverrebbe un bambino o una bambina a tutti gli effetti.
L’effetto anti-impiantatorio di queste pillole è riconosciuto dalla letteratura scientifica. I ricercatori ne sono a conoscenza, è presente nei bugiardini dei prodotti farmaceutici volti a evitare una gravidanza, ma l’informazione non giunge al grande pubblico.
Lo studio in oggetto sostiene che la grande quantità di ormoni rilasciati nell’ambiente ha un grave effetto di inquinamento ambientale che influisce sulla infertilità maschile. Ci spiega il perché?
Simón Castellví: Gli ormoni vengono rilasciati e diffusi nell’ambiente. Hanno un effetto non buono sul fegato e poi vengono dispersi nell’ambiente e inquinano. Durante tanti anni di utilizzo delle pillole contraccettive sono stati rilasciate tonnellate di ormoni nell'ambiente. Diversi studi scientifici ci dicono che questo potrebbe essere uno dei motivi nell’aumento dell'infertilità maschile. Chiediamo che vengano svolte ricerche più accurate sugli effetti inquinanti degli ormoni dispersi nell’ambiente.
Lo studio elaborato dalla FIAMC riprende le preoccupazioni espresse il 29 luglio 2005 dall’Agenzia Internazionale di Ricerca del Cancro (International Agency for Research on Cancer), l’agenzia dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), secondo cui i preparati orali di combinati estrogeno-progestinici possono avere effetti carcinogenici. Potrebbe illustrarci la gravità di queste implicazioni?
Simón Castellví: E’grave che venga distribuito un prodotto non indispensabile alla salute e che potrebbe essere cancerogeno. Questa non è una opinione dei medici cattolici ma dell’Agenzia dell’OMS che si batte contro la diffusione del cancro. Noi abbiamo solo riportato le loro preoccupazioni in merito.
Lei e l’associazione da lei rappresentata sostenete che l’Humanae vitae è stata profetica nel proporre i mezzi naturali di regolazione della fertilità. Può spiegarci perchè?
Simón Castellví: Il Pontefice Paolo VI fu profetico anche dal punto di vista scientifico. Con quell’enciclica mise in guardia sui pericoli della pillola contraccettiva quali cancro, infertilità, violazione dei diritti umani, ecc. Il Papa aveva ragione e molti non hanno voluto vederlo...Se si tratta di regolare la fertilità, sono molto meglio i mezzi naturali, sono efficaci e rispettano la natura della persona.
In un articolo pubblicato da “L’Osservatore Romano” (“L'Humanae vitae. Una profezia scientifica”, 4 gennaio 2009) lei sostiene che i mezzi contraccettivi violano i diritti umani. Può precisarci quali e perché?
Simón Castellví: Nel sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo si può dimostrare che i mezzi contraccettivi violano almeno cinque importanti diritti:
Il diritto alla vita, perché in molti casi si tratta di pillole abortive, ed ogni volta un piccolo embrione viene eliminato.
Il diritto alla salute, perché la pillola contraccettiva non serve per curare ed ha degli effetti secondari importanti sulla salute di chi la utilizza.
Il diritto all’informazione, perché nessuno informa sugli effetti reali della pillola. In particolare non vengono resi noti i rischi per la salute e l’inquinamento ambientale.
Il diritto all’educazione, perché pochi spiegano come si praticano i metodi naturali.
Il diritto all'uguaglianza fra i sessi, perché il peso ed i problemi delle pratiche contraccettive ricadono quasi sempre sulla donna.
L’Humanae vitae sostiene che i contraccettivi influenzano negativamente il rapporto di coppia, separando l’atto d’amore da quello procreativo. In qualità di uomo di scienza può spiegarci questo passaggio?
Simón Castellví: Il rapporto fra gli sposi deve essere di totale fiducia e amore. Escludere con mezzi impropri la possibilità della procreazione, incrina il rapporto di coppia. Il donarsi l’un all’altro dovrebbe essere totale ed è arricchito dalla capacità della trasmissione della vita.
In sostanza l’Humanae vitae è un documento che unisce e rafforza le coppie, perché allora tante critiche?
Simón Castellví: Molte delle critiche sono state suggerite dagli interessi economici che stanno dietro alla vendita delle pillole contraccettive. Altre critiche da parte di coloro che vogliono ridurre e selezionare la fertilità e la crescita demografica. Infine le critiche vengono da coloro che intendono limitare l’autorità morale della Chiesa cattolica.
Che cosa sarebbe accaduto se la Chiesa non si fosse opposta alla diffusione della pillola contraccettiva?
Simón Castellví : Non voglio neanche pensarci. Solo considerando l’effetto abortivo delle pillole, la stessa Chiesa cattolica sarebbe oggi molto meno numerosa. Posso capire il pensiero di milioni di donne che usano la pillola ma vorrei suggerire che esiste una migliore antropologia per loro, quella proposta dalla Chiesa cattolica.
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I segreti della fantascienza umanistica e credente
Un libro di Antonio Scacco rivela una letteratura non nichlilistadi Antonio Gaspari
ROMA, mercoledì, 7 gennaio 2008 (ZENIT.org).- Esiste una fantascienza umanistica e credente? Oppure la fantascienza deve essere necessariamente catastrofista? E qual è il rapporto con la scienza e la tecnologia, mitizzazione o luddismo?
A queste e altre mille domande sulla natura, storia e percorso della letteratura fantascientifica, cerca di rispondere Antonio Scacco, fondatore e direttore editoriale della rivista di fantascienza cattolica "Future Shock" (www.futureshock-online.info/index.html), con il libro appena pubblicato Critica pedagogica della fantascienza (Boopen, Pozzuoli-NA, pp.177).
Il volume offre una lettura controcorrente della fantascienza. Smentisce infatti il luogo comune secondo cui la fantascienza sarebbe la letteratura della contestazione e della demitizzazione, ed è un utile strumento di consultazione non solo per quei genitori che volessero regalare o consigliare un romanzo o un film ai propri figli, ma anche per quei docenti che desiderassero vivacizzare la loro attività didattica con la lettura di un testo di narrativa o con la visione di un film.
Per approfondire un tema così interessante, ma allo stesso tempo così trascurato dai mass media, ZENIT ha intervistato Antonio Scacco.
Perché questo libro?
Scacco: Il motivo per cui ho scritto Critica pedagogica della fantascienza, è duplice. Da un lato, ho cercato di indicare, ai lettori neofiti, i romanzi e i film più significativi della fantascienza e, dall’altro, di valorizzarne la funzione ammonitrice ed educativa, di cui erano ben consapevoli i suoi scrittori più rappresentativi, come si evince da questa affermazione di Robert A.Heinlein: «[…] tutta la fantascienza prepara la gioventù a vivere e sopravvivere in un mondo di perenne mutamento, insegnando che il mondo cambia».
Che cos’è veramente la fantascienza?
Scacco: Per capire veramente la sua natura, bisogna risalire alle sue radici, che non affondano né nel romanzo fantastico, né nelle opere utopiche e neanche nei resoconti dei viaggi, ma nello shock culturale causato alla nostra società dall’impatto della scienza moderna. Come notava Isaac Asimov, i cambiamenti nell’era pre-scientifica erano molto lenti; dopo l’avvento della scienza, i cambiamenti diventano all’ordine del giorno. L’uomo moderno è, perciò, costretto a chiedersi: come sarà il futuro? Da ciò, la nascita della fantascienza o science fiction.
Quale scopo dovrebbe avere?
Scacco: La fantascienza ha, anzitutto, uno scopo istruttivo, in quanto, in forma narrativa, rende il lettore consapevole delle grandi questioni della scienza: la vita extraterrestre, il volo spaziale, gli universi paralleli, l’ingegneria genetica, l’intelligenza artificiale… Ma svolge anche un ruolo psicologico da non sottovalutare, in quanto, con la molteplicità dei futuri alternativi prospettati, è una specie di antidoto alla malattia del nostro tempo, che il sociologo americano Alvin Toffler indicò con il nome di future shock e da cui, se non curato adeguatamente, derivano i mali che oggi ci affliggono: scetticismo, relativismo, nichilismo, terrorismo… L’uomo che, tramite la fantascienza, è vaccinato ai cambiamenti, non si sente disorientato e capisce che, se tutto cambia, la morale naturale e i valori tradizionali (patria, famiglia, religione) non cambiano.
Si è soliti pensare che la fantascienza mostri solo il lato catastrofico dello scientismo, favorendo l’atteggiamento giacobino che indica gli scienziati solo come “stregoni malvagi” e la tecnologia come qualcosa di minacciosa che tende a sostituirsi agli umani. Ma è proprio così?
Scacco: Nella fantascienza, lo scienziato, a volte, veste i panni dell’antieroe, della persona presuntuosa e malvagia, del folle; ma, a volte, ricopre il ruolo dell’eroe dotato di viva responsabilità morale, che non si lascia intimorire dal potente di turno ed è disposto a rischiare la propria vita, purché la verità trionfi.
Un esempio del primo tipo lo troviamo nel Frankenstein di Mary Shelley; del secondo, in Correnti dello spazio di Isaac Asimov. In genere, la scelta del topos dello scienziato malvagio o buono dipende dal giudizio che si dà della scienza: o fonte dei nostri mali o strumento benefico di progresso.
Ovviamente, lo scrittore-scienziato tenderà a mettere in luce positiva l’uomo di scienza, mentre lo scrittore-letterato seguirà il procedimento opposto. La soluzione? Valorizzare la dimensione umanizzante della scienza, messa in rilievo dallo scienziato-filosofo Enrico Cantore S.J. nel suo monumentale saggio L’uomo scientifico.
A partire da Herbert George Wells sembra aver prevalso una fantascienza neomalthusiana che vede gli umani come la minaccia dell’universo. Esiste una corrente non catastrofica di fantascienza?
Scacco: Nella fantascienza, non c'è un filone specificatamente malthusiano o neomalthusiano. Uno che ha qualche aggancio con la teoria dell'ecclesiastico anglicano Thomas Robert Malthus, è quello catastrofistico.
Non per niente lo scienziato e romanziere Roberto Vacca lo ha definito il "primo rovinografo" della fantascienza. Gli autori che maggiormente rappresentano l'umanità come una minaccia dell'universo e ne descrivono, quasi con gusto sadico, la scomparsa dalla faccia della Terra, sono in genere quelli di formazione letteraria.
Gli scrittori-scienziati sono, invece, più "misericordiosi". Si prendano, ad esempio, i romanzi di Gregory Benford, Città di stelle, e di Nancy Kress, Mai più umani, entrambi recensiti in Critica pedagogica della fantascienza. Il primo ha un finale sostanzialmente positivo, il secondo è del tutto negativo: l'uomo, infatti, per effetto dell'ingegneria genetica, diventa un incrocio tra un troll e una tartaruga.
La fantascienza è utile alla fede?
Scacco: La risposta non può che essere affermativa sia in prospettiva apologetica che in quella evangelizzatrice. Si pensi ai problemi di cruciale importanza per l'uomo d'oggi che vengono dibattuti nei romanzi di fantascienza: il potere della scienza, l'eutanasia, l'immortalità dell'anima, l'origine dell'universo, la Chiesa cattolica, l'incarnazione di Cristo, l'esistenza di Dio... Spesso, questi temi vengono affrontati da scrittori lontani dalla fede, con le conseguenze che sono facili da immaginare.
Certo, non mancano esempi di fantascienza cristiana: tra gli stranieri, ricordo la "trilogia interplanetaria" di Clive S.Lewis e Un cantico per Leibowitz di Walter M.Miller Jr; tra gli italiani, Quare di Mauro Leonardi e Al di là della luce, al di là delle stelle di Paolo Pugni.
Ma è un numero piuttosto sparuto. In genere, i credenti trascurano la fantascienza e, secondo me, fanno male. Ad esempio, la rivista di fantascienza cattolica da me fondata, "Future Shock" (www.futureshock-online.info/index.html), ha una vita stentata.
In vent'anni, non è riuscita ad avere più di cento lettori. Eppure, vanta collaboratori ben preparati sia sul piano letterario, che teologico: Ilaria Biondi, Enrico Leonardi, Elisabetta Modena, Guido Pagliarino, Luigi Picchi, Guglielmo Piombini. Due di essi, Modena e Pagliarino, continuano a tenere viva, con passione e serietà, la tradizione della narrativa cristiana di fantascienza. Auguriamoci che il loro esempio possa essere seguito da altri credenti!
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Benedetto XVI e il culto spirituale in San Paolo
Intervento in occasione dell'Udienza generaleCITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 7 gennaio 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo della catechesi pronunciata questo mercoledì da Benedetto XVI in occasione dell'Udienza generale svoltasi nell'aula Paolo VI.
Nel discorso in lingua italiana, il Santo Padre, riprendendo il ciclo di catechesi su San Paolo Apostolo, si è soffermato sul tema: "Il culto spirituale".
* * *
Cari fratelli e sorelle,
in questa prima Udienza generale del 2009, desidero formulare a tutti voi fervidi auguri per il nuovo anno appena iniziato. Ravviviamo in noi l’impegno di aprire a Cristo la mente ed il cuore, per essere e vivere da veri amici suoi. La sua compagnia farà sì che quest’anno, pur con le sue inevitabili difficoltà, sia un cammino pieno di gioia e di pace. Solo, infatti, se resteremo uniti a Gesù, l’anno nuovo sarà buono e felice.
L’impegno di unione con Cristo è l’esempio che ci offre anche san Paolo. Proseguendo le catechesi a lui dedicate, ci soffermiamo oggi a riflettere su uno degli aspetti importanti del suo pensiero, quello riguardante il culto che i cristiani sono chiamati a esercitare. In passato, si amava parlare di una tendenza piuttosto anti-cultuale dell’Apostolo, di una "spiritualizzazione" dell’idea del culto. Oggi comprendiamo meglio che Paolo vede nella croce di Cristo una svolta storica, che trasforma e rinnova radicalmente la realtà del culto. Ci sono soprattutto tre testi della Lettera ai Romani nei quali appare questa nuova visione del culto.
1. In Rm 3,25, dopo aver parlato della "redenzione realizzata da Cristo Gesù", Paolo continua con una formula per noi misteriosa e dice così: Dio lo "ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue". Con questa espressione per noi piuttosto strana – "strumento di espiazione" – san Paolo accenna al cosiddetto "propiziatorio" dell’antico tempio, cioè il coperchio dell’arca dell’alleanza, che era pensato come punto di contatto tra Dio e l’uomo, punto della misteriosa presenza di Lui nel mondo degli uomini. Questo "propiziatorio", nel grande giorno della riconciliazione – "yom kippur" – veniva asperso col sangue di animali sacrificati – sangue che simbolicamente portava i peccati dell’anno trascorso in contatto con Dio e così i peccati gettati nell’abisso della bontà divina erano quasi assorbiti dalla forza di Dio, superati, perdonati. La vita cominciava di nuovo.
San Paolo, accenna a questo rito e dice: Questo rito era espressione del desiderio che si potessero realmente mettere tutte le nostre colpe nell’abisso della misericordia divina e così farle scomparire. Ma col sangue di animali non si realizza questo processo. Era necessario un contatto più reale tra colpa umana ed amore divino. Questo contatto ha avuto luogo nella croce di Cristo. Cristo, Figlio vero di Dio, fattosi uomo vero, ha assunto in se tutta la nostra colpa. Egli stesso è il luogo di contatto tra miseria umana e misericordia divina; nel suo cuore si scioglie la massa triste del male compiuto dall’umanità, e si rinnova la vita.
Rivelando questo cambiamento, san Paolo ci dice: Con la croce di Cristo – l’atto supremo dell’amore divino divenuto amore umano – il vecchio culto con i sacrifici degli animali nel tempio di Gerusalemme è finito. Questo culto simbolico, culto di desiderio, è adesso sostituito dal culto reale: l’amore di Dio incarnato in Cristo e portato alla sua completezza nella morte sulla croce. Quindi non è questa una spiritualizzazione di un culto reale, ma al contrario il culto reale, il vero amore divino-umano, sostituisce il culto simbolico e provvisorio. La croce di Cristo, il suo amore con carne e sangue è il culto reale, corrispondendo alla realtà di Dio e dell’uomo. Già prima della distruzione esterna del tempio per Paolo l’era del tempio e del suo culto è finita: Paolo si trova qui in perfetta consonanza con le parole di Gesù, che aveva annunciato la fine del tempio ed annunciato un altro tempio "non fatto da mani d’uomo" – il tempio del suo corpo resuscitato (cfr Mc 14,58; Gv 2,19ss). Questo è il primo testo.
2. Il secondo testo del quale vorrei oggi parlare si trova nel primo versetto del capitolo 12 della Lettera ai Romani. Lo abbiamo ascoltato e lo ripeto ancora: "Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale". In queste parole si verifica un apparente paradosso: mentre il sacrificio esige di norma la morte della vittima, Paolo ne parla invece in rapporto alla vita del cristiano. L'espressione "presentare i vostri corpi", stante il successivo concetto di sacrificio, assume la sfumatura cultuale di "dare in oblazione, offrire". L’esortazione a "offrire i corpi" si riferisce all’intera persona; infatti, in Rm 6, 13 egli invita a "presentare voi stessi". Del resto, l’esplicito riferimento alla dimensione fisica del cristiano coincide con l’invito a "glorificare Dio nel vostro corpo" (1 Cor 6,20): si tratta cioè di onorare Dio nella più concreta esistenza quotidiana, fatta di visibilità relazionale e percepibile.
Un comportamento del genere viene da Paolo qualificato come "sacrificio vivente, santo, gradito a Dio". È qui che incontriamo appunto il vocabolo "sacrificio". Nell'uso corrente questo termine fa parte di un contesto sacrale e serve a designare lo sgozzamento di un animale, di cui una parte può essere bruciata in onore degli dèi e un'altra parte essere consumata dagli offerenti in un banchetto. Paolo lo applica invece alla vita del cristiano. Infatti egli qualifica un tale sacrificio servendosi di tre aggettivi. Il primo – "vivente" – esprime una vitalità. Il secondo – "santo" – ricorda l'idea paolina di una santità legata non a luoghi o ad oggetti, ma alla persona stessa dei cristiani. Il terzo – "gradito a Dio" – richiama forse la frequente espressione biblica del sacrificio "in odore di soavità" (cfr Lev 1,13.17; 23,18; 26,31; ecc.).
Subito dopo, Paolo definisce così questo nuovo modo di vivere: questo è "il vostro culto spirituale". I commentatori del testo sanno bene che l'espressione greca (tçn logikçn latreían) non è di facile traduzione. La Bibbia latina traduce: "rationabile obsequium". La stessa parola "rationabile" appare nella prima Preghiera eucaristica, il Canone Romano: in esso si prega che Dio accetti questa offerta come "rationabile". La consueta traduzione italiana "culto spirituale" non riflette tutte le sfumature del testo greco (e neppure di quello latino). In ogni caso non si tratta di un culto meno reale, o addirittura solo metaforico, ma di un culto più concreto e realistico – un culto nel quale l’uomo stesso nella sua totalità di un essere dotato di ragione, diventa adorazione, glorificazione del Dio vivente.
Questa formula paolina, che ritorna poi nella Preghiera eucaristica romana, è frutto di un lungo sviluppo dell’esperienza religiosa nei secoli antecedenti a Cristo. In tale esperienza si incontrano sviluppi teologici dell’Antico Testamento e correnti del pensiero greco. Vorrei mostrare almeno qualche elemento di questo sviluppo. I Profeti e molti Salmi criticano fortemente i sacrifici cruenti del tempio. Dice per esempio il Salmo 50 (49), in cui è Dio che parla: "Se avessi fame a te non lo direi, mio è il mondo e quanto contiene. Mangerò forse la carne dei tori, berrò forse il sangue dei capri? Offri a Dio un sacrificio di lode…" (vv 12–14). Nello stesso senso dice il Salmo seguente, 51 (50): "..non gradisci il sacrificio e, se offro olocausti, non li accetti. Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi" (vv 18s). Nel Libro di Daniele, al tempo della nuova distruzione del tempio da parte del regime ellenistico (II secolo a. C.) troviamo un nuovo passo nella stessa direzione. In mezzo al fuoco – cioè alla persecuzione, alla sofferenza – Azaria prega così: "Ora non abbiamo più né principe, né capo, né profeta, né olocausto, né sacrificio, né oblazione, né incenso, né luogo per presentarti le primizie e trovar misericordia. Potessimo essere accolti con cuore contrito e con lo spirito umiliato, come olocausti di montoni e di tori… Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te e ti sia gradito …" (Dan 3,38ss). Nella distruzione del santuario e del culto, in questa situazione di privazione di ogni segno della presenza di Dio, il credente offre come vero olocausto il cuore contrito – il suo desiderio di Dio.
Vediamo uno sviluppo importante, bello, ma con un pericolo. C’è una spiritualizzazione, una moralizzazione del culto: il culto diventa solo cosa del cuore, dello spirito. Ma manca il corpo, manca la comunità. Così si capisce per esempio che il Salmo 51 e anche il Libro di Daniele, nonostante la critica del culto, desiderano il ritorno al tempo dei sacrifici. Ma si tratta di un tempo rinnovato, un sacrificio rinnovato, in una sintesi che ancora non era prevedibile, che ancora non si poteva pensare.
Ritorniamo a san Paolo. Egli è erede di questi sviluppi, del desiderio del vero culto, nel quale l’uomo stesso diventi gloria di Dio, adorazione vivente con tutto il suo essere. In questo senso egli dice ai Romani: "Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente…: è questo il vostro culto spirituale" (Rm 12,1). Paolo ripete così quanto aveva già indicato nel capitolo 3: Il tempo dei sacrifici di animali, sacrifici di sostituzione, è finito. È venuto il tempo del vero culto. Ma qui c’è anche il pericolo di un malinteso: si potrebbe facilmente interpretare questo nuovo culto in un senso moralistico: offrendo la nostra vita facciamo noi il vero culto. In questo modo il culto con gli animali sarebbe sostituito dal moralismo: l’uomo stesso farebbe tutto da sé con il suo sforzo morale. E questo certamente non era l’intenzione di san Paolo. Ma rimane la questione: Come dobbiamo dunque interpretare questo "culto spirituale, ragionevole"? Paolo suppone sempre che noi siamo divenuti "uno in Cristo Gesù" (Gal 3,28), che siamo morti nel battesimo (cfr Rm 1) e viviamo adesso con Cristo, per Cristo, in Cristo. In questa unione – e solo così – possiamo divenire in Lui e con Lui "sacrificio vivente", offrire il "culto vero". Gli animali sacrificati avrebbero dovuto sostituire l’uomo, il dono di sé dell’uomo, e non potevano. Gesù Cristo, nella sua donazione al Padre e a noi, non è una sostituzione, ma porta realmente in sé l’essere umano, le nostre colpe ed il nostro desiderio; ci rappresenta realmente, ci assume in sé. Nella comunione con Cristo, realizzata nella fede e nei sacramenti, diventiamo, nonostante tutte le nostre insufficienze, sacrificio vivente: si realizza il "culto vero".
Questa sintesi sta al fondo del Canone romano in cui si prega affinché questa offerta diventi "rationabile" – che si realizzi il culto spirituale. La Chiesa sa che nella Santissima Eucaristia l’autodonazione di Cristo, il suo sacrificio vero diventa presente. Ma la Chiesa prega che la comunità celebrante sia realmente unita con Cristo, sia trasformata; prega perché noi stessi diventiamo quanto non possiamo essere con le nostre forze: offerta "rationabile" che piace a Dio. Così la Preghiera eucaristica interpreta in modo giusto le parole di san Paolo. Sant’Agostino ha chiarito tutto questo in modo meraviglioso nel 10° libro della sua Città di Dio. Cito solo due frasi. "Questo è il sacrificio dei cristiani: pur essendo molti siamo un solo corpo in Cristo"… "Tutta la comunità (civitas) redenta, cioè la congregazione e la società dei santi, è offerta a Dio mediante il Sommo Sacerdote che ha donato se stesso" (10,6: CCL 47, 27 ss).
3. Alla fine ancora una brevissima parola sul terzo testo della Lettera ai Romani concernente il nuovo culto. San Paolo dice così nel cap. 15: "La grazia che mi è stata concessa da parte di Dio di essere "liturgo" di Cristo Gesù per i pagani, di essere sacerdote (hierourgein) del vangelo di Dio perché i pagani divengano una oblazione gradita, santificata nello Spirito Santo" (15, 15s). Vorrei sottolineare solo due aspetti di questo testo meraviglioso e quanto alla terminologia unica nelle lettere paoline. Innanzitutto, san Paolo interpreta la sua azione missionaria tra i popoli del mondo per costruire la Chiesa universale come azione sacerdotale. Annunciare il Vangelo per unire i popoli nella comunione del Cristo risorto è una azione "sacerdotale". L’apostolo del Vangelo è un vero sacerdote, fa ciò che è il centro del sacerdozio: prepara il vero sacrificio. E poi il secondo aspetto: la meta dell’azione missionaria è – così possiamo dire – la liturgia cosmica: che i popoli uniti in Cristo, il mondo, diventi come tale gloria di Dio, "oblazione gradita, santificata nello Spirito Santo". Qui appare l’aspetto dinamico, l’aspetto della speranza nel concetto paolino del culto: l’autodonazione di Cristo implica la tendenza di attirare tutti alla comunione del suo Corpo, di unire il mondo. Solo in comunione con Cristo, l’Uomo esemplare, uno con Dio, il mondo diventa così come tutti noi lo desideriamo: specchio dell’amore divino. Questo dinamismo è presente sempre nell’Eucaristia – questo dinamismo deve ispirare e formare la nostra vita. E con questo dinamismo cominciamo il nuovo anno. Grazie per la vostra pazienza.
[Il Papa ha poi detto in italiano:]
Nel clima ancora del Natale, mi è gradito rivolgere un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana. Saluto, in particolare, i sacerdoti novelli dei Legionari di Cristo con i loro familiari; le Suore Domenicane Ancelle del Signore e le Suore Minime di Nostra Signora del Suffragio, partecipanti ai rispettivi Capitoli Generali. Cari fratelli e sorelle, vi esorto tutti a crescere con sempre maggiore entusiasmo nel vostro generoso impegno di testimonianza evangelica.
Rivolgo, infine, il mio pensiero ai giovani, ai malati ed agli sposi novelli. Ieri, solennità dell'Epifania del Signore, abbiamo ricordato il cammino dei Magi verso Cristo, guidati dalla luce della stella. Il loro esempio alimenti in voi, cari giovani, il desiderio di incontrare Gesù e di trasmettere a tutti la gioia che scaturisce dall’accoglienza del Vangelo; conduca voi, cari ammalati, ad offrire al Bambino di Betlemme, i vostri dolori e le sofferenze; costituisca per voi, cari sposi novelli, un costante stimolo a rendere le vostre famiglie "luogo" accogliente dei segni misteriosi di Dio e del dono della vita.
[© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana]
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