sabato 21 giugno 2008

Misure populiste. Annunci demagogici. Crociata sugli immigrati. Ma è con l'attacco sulla giustizia che Berlusconi riprende a mostrare il suo vero volto

 
di Edmondo Berselli
Misure populiste. Annunci demagogici. Crociata sugli immigrati. Ma è con l'attacco sulla giustizia che Berlusconi riprende a mostrare il suo vero volto
LEGGI: Bluff in tuta mimetica di Gianluca Di Feo
GRAFICI:
Le forze dell'ordine e i crimini in Europa
LE OPINIONI: Giornalisti con il bavaglino | Deriva o anarchia?
LA LETTERA:
Credevate davvero che Berlusconi avrebbe rinunciato alle leggi ad personam?

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Le 25 città ideali per vivere, l'Italia non c'è, in testa Copenaghen, poi Monaco, settimanale britannico "Monocle", ENRICO FRANCESCHINI

La classifica compilata dal settimanale britannico "Monocle"
La capitale della Danimarca in testa, bene anche Canada e Australia

Le 25 città ideali, l'Italia non c'è
in testa Copenaghen, poi Monaco

Niente da fare per Roma e Milano, Genova la prima delle non elette
Insieme alla Grecia siamo l'unica grande nazione europea esclusa dall'elenco
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI


Le 25 città ideali, l'Italia non c'è in testa Copenaghen, poi Monaco 
Uno scorcio di Copenhagen
LONDRA - Le classifiche delle città più interessanti, più attraenti, con la migliore qualità della vita, più visitate dai turisti, più ospitali per il business, più eccitanti per il popolo della notte e chi più ne ha più ne metta, sono uno dei tic del nostro tempo: a volte utili, altre volte solo uno spunto per riflettere, quasi un gioco di società. Adesso ce n'è una nuova, compilata dal mensile Monocle, "a briefing on global affairs, business, culture & design" recita il sottotitolo della testata, una sofisticata rivista britannica, fondata poco più di un anno fa da alcuni dei più noti giornalisti nazionali. Propone la graduatoria delle "25 città più vivibili" del mondo, e ha l'arguzia, oltre che l'ardire, di stabilire dei criteri un po' eccentrici: le solite statistiche, sì, ma anche quello che per la sua redazione è importante, come la bassa criminalità, buon scuole e buoni ospedali pubblici, tolleranza verso la diversità e quel "certo non so che", come diremmo noi in italiano, che spinge il trend di un luogo verso l'alto anziché verso il basso.

Così ne viene fuori un elenco che, se in parte è prevedibile e rispetta il canone di quello che ci si può aspettare, per certi aspetti è sorprendente e originale. Per cominciare, mancano due metropoli che di solito sono sempre in tutte le classifiche di questo tipo: New York e Londra. Troppo costose, troppo classiste, troppo orientate su istruzione e sanità privata (buona se paghi, tremenda se ti affidi allo stato), forse entrambe hanno vissuto il proprio "magic moment". Restano "cool", alla moda, tutti i turisti ci vogliono andare in vacanza (specie se sono turisti italiani), ma appunto rischiano di perdersi qualcosa di meglio, che è altrove. E poi il punto della lista di Monocle non è trovare le città più affascinanti per i turisti ma quelle dove vivono meglio i residenti: quelli che ci passano 365 giorni, non una settimana.
 
Ecco allora la graduatoria. In testa Copenaghen, capitale della Danimarca: bella, intelligente, proporzionata, a misura d'uomo, con senso dell'umorismo, sensibile ai problemi dell'ambiente, con buoni trasporti, buone scuole pubbliche, buoni ospedali, buoni ristoranti, poco crimine (6 omicidi l'anno), grande cultura e meno pioggia e freddo di quanto uno (specie se è italiano) si aspetterebbe. Una città a misura d'uomo, con tanto verde ma anche tanti incentivi per il business. Shakespeare sbagliava: non c'è del marcio in Danimarca.

Al secondo posto Monaco di Baviera: stretta tra il boom di Berlino e i progressi di Dresda, sembrava candidata a entrare in crisi, invece rimane la più vivibile, divertente, cosmopolita città tedesca. Al terzo, a sorpresa, Tokyo: una megalopoli che funziona come un orologio svizzero, veloce e lenta al tempo stesso, capace di smentire gli stereotipi su se stessa. Poi seguono i "soliti noti", ovvero le città che sono note per la loro buona qualità della vita: Zurigo e Vienna (per restare in tema con gli Europei di calcio), Helsinki e Stoccolma (la dolce vita nordica), Vancouver e Montreal, Sidney e Melbourne (tutti vorrebbero vivere in Canada e Australia, se non fossero uno freddo e l'altra lontana), Madrid e Barcellona (la Spagna di Zapatero - speriamo anche non quella di Villa&Torres).

Altre sorprese: Honolulu (non solo spiagge e surf - ma vale per le Hawaii il discorso dell'Australia, tutti vorrebbero viverci se non fossero così distanti). Poi, Fukuoka. Sì avete letto bene, non è un errore di stampa: Fukuoka. Pr
ovate a dire dov'è. Non lo sapete? Non l'avete mai sentita nominare? Confesso: neanch'io. Comunque è in Giappone, è la capitale dello shopping e ha le misure giuste. Infine, Minneapolis: la città emergente degli Stati Uniti.

In classifica ci sono anche Parigi (10mo posto), Amsterdam (18esimo), Kyoto (20esimo), seguita da Amburgo, Singapore, Ginevra, Lisbona e Portland (quella dell'Oregon, una specie di San Francisco un po' più settentrionale). A proposito, San Francisco è un'altra assenza di rilievo dall'elenco. E magari vi siete accorti che manca pure qualcun altro: una città italiana. Non ci sono né Roma, né Milano. Siamo, insieme alla Grecia, l'unica grande nazione europea assente dall'elenco.

Un altro segno di declino per il nostro paese? La consolazione è che la prima delle non-elette è Genova. Forse l'anno prossimo, scrivono i redattori di Monocle, sarà entrata fra le "top 25", così come le altre "quasi" classificate: Buenos Aires, Istanbul, Beirut e Phnom Penh. Le venticinque città più vivibili del mondo + altre 5: resta solo da decidere in quale trasferirsi.


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Iran, in carcere la femminista Hana Abdi, "Complotta contro lo Stato", la Repubblica

La ragazza, 21 anni, è stata arrestata in ottobre. E' una leader della campagna
"Un milione di firme" per i diritti delle donne. Molti arresti e fermi negli ultimi mesi

Iran, in carcere la femminista
"Complotta contro lo Stato"


Iran, in carcere la femminista "Complotta contro lo Stato" 
Sempre più dura la condizione delle donne in Iran.
Crescono arresti e fermi di leader femministe
TEHERAN - Organizzare cortei, incontri, anche volantinare in nome dei diritti delle donne significa "complottare contro la sicurezza dello Stato". In termini di pena significa anni di carcere. Avviene in Iran, a Teheran, oggi ma anche altre tre volte nell'ultimo mese e sempre più spesso nell'ultimo anno.

Una femminista iraniana di 21 anni, Hana Abdi, è stata condannata a cinque anni di reclusione da scontare in una sperduta località di frontiera, Gharmeh,
provincia dell'Azerbadjan orientale. La sua colpa, secondo il Tribunale rivoluzionario iraniano, è appunto quella di aver organizzato raduni e incontri per riformare le leggi islamiche che limitano fortemente i diritti delle donne.

La notizia è stata data oggi dal quotidiano di area moderata Kargozaran. La Abdi, ha raccontato il suo avvocato Mohammad Sharif, è stata riconosciuta colpevole di "complotto contro la sicurezza dello Stato". Ci sarà il ricorso in appello. Ma con poche speranze di veder corretta la pena. A meno che la pressione dell'opinione pubblica internazionale...

Hana Abdi era stata arrestata nell'ottobre dell'anno scorso a Sanandaj, nel Kurdistan iraniano, per aver preso parte a partire dal 2006 alla campagna "un milione di firme", le adesioni che le femministe iraniane intendono raccogliere per chiedere l'abolizione delle norme di legge discriminatorie contro le donne e avere gli stessi diritti degli uomini per quello che riguarda il matrimonio, il divorzio, l'eredità e la custodia dei figli.

Tempi durissimi in Iran per chi combatte in nome dei diritti civili. Nel 2002 Teheran aveva ufficilamente annunciato la moratoria per sette donne condannate a morte tramite lapidazione per adulterio. Ma i dossier di Amnesty raccontano un'altra verità e due donne sarebbero state lapidate nel maggio 2006. Per la sharia (legge islamica), il prigioniero viene sotterrato fino al petto, le mani bloccate. La legge specifica persino la dimensione delle pietre da lanciare, così che la morte sia dolorosa e più lenta. Possono essere condannati alla lapidazione sia le donne che gli uomini ma, in pratica, sono soprattutto le donne a scontare questa pena.
In questa situazione è molto difficile far filtrare notizie e avere informazioni. Negli ultimi mesi quattro militanti femministe - Rezvan Moghadam, Nahid Jafari, Nasrin Afzali e Marzieh Mortazi Langueroudi - sono state condannate a pene di sei mesi di prigione e dieci frustate per aver recato disturbo all'ordine pubblico. Un uomo, Amir Yaqoubali, anche lui impegnato per la difesa dei diritti femminili è stato condannato in maggio a un anno di reclusione. Molte altre militanti femministe coinvolte nella campagna "Un milione di firme" sono state arrestate negli ultimi due anni e condannate a periodi di reclusione e frustate, con la sospensione condizionale della pena. Abdi è una leader. Per lei non è stata prevista alcuna sospensione.


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Pacemaker, 50 anni di vite salvate così cambia la batteria del cuore, di CARLO BRAMBILLA

Un congresso celebra l'anniversario del dispositivo che regola il ritmo cardiaco
Prima ingombrante, ora microscopico. In Italia ogni anno impiantato a 50 mila pazienti

Pacemaker, 50 anni di vite salvate
così cambia la batteria del cuore

Pacemaker, 50 anni di vite salvate così cambia la batteria del cuore

IL PERSONAGGIO italiano più famoso, volato fino a Cleveland per farselo impiantare, lontano da occhi indiscreti, è Silvio Berlusconi. Prima di lui ne ha avuto bisogno il presidente Ciampi. Mentre Umberto Bossi ne utilizza uno di varietà diversa, un defibrillatore. Ma non sono i soli. Ogni anno in Italia sono almeno 50 mila i pazienti che chiedono venga impiantato loro un pacemaker. Un milione le persone che lo utilizzano nel mondo. Più di 440 mila solo in Europa. Negli ultimi 50 anni i pacemaker impiantati in Italia sono stati più di un milione e mezzo. Questa piccola protesi salvavita, grande meno di una scatola di cerini, il generatore di impulsi elettrici che aiuta il cuore a battere al ritmo giusto, compie in questi giorni 50 anni di vita. A celebrare con orgoglio il suo compleanno è il congresso internazionale di cardiologia "Cardiostim" che si chiude domani a Nizza, in Francia.

Il primo pesante, ingombrante, primitivo stimolatore cardiaco impiantato in Svezia nel 1958, confrontato a quelli piccolissimi, ultrasofisticati, tecnologici, poco intrusivi e decisamente affidabili di oggi, sembra uscito da un film dei Flintstones. Largo 10 centimetri, più di 250 grammi di peso, veniva posizionato nell'addome da quanto era grosso. Oggi i pacemeker non pesano neanche 30 grammi, hanno 4 millimetri di spessore, vengono applicati in anestesia locale e sono centrali di comando capaci di comunicare a distanza con il medico, grazie alla telecardiologia, inviando perfino sms, se necessario, all'indirizzo della struttura curante.

"Certo la minore dimensione dell'ultima generazione di pacemaker è la prima cosa che salta all'occhio - ammette Paolo Della Bella, responsabile dell'Unità Operativa di Aritmologia del Centro Cardiologico Monzino di Milano, eccellenza della cardiologia italiana. - Ma la straordinaria evoluzione di questi apparecchi si deve all'interazione tra la tecnologia più avanzata con le maggiori conoscenze di fisiologia elettrica cardiaca.
Inizialmente il pacemaker veniva impiantato per far fronte a situazioni drammatiche, estreme, come il blocco cardiaco con frequenze troppo basse. Poi un po' per volta le conoscenze della fisiologia hanno permesso di considerare molti altri fattori. Il pacemaker non si limitava più solo a stimolare il cuore, ma sentiva quando il cuore batteva spontaneamente in modo da inibirsi, lasciare il battito spontaneo e ristimolarlo quando necessario. Poi negli anni Settanta c'è stato tutto lo sviluppo della tecnologia intracardiaca. Negli anni Ottanta e Novanta è cresciuta la programmabilità, pacemaker sempre più intelligenti, capaci di decidere quando intervenire. Fino alla telemedicina che consente il controllo a distanza dei pazienti".

Al congresso di Nizza verrà presentato un grande sondaggio condotto tra i pazienti che vivono con un pacemaker. Lo anticipa Philippe Ritter, presidente di Cardiostim: "Dalle interviste risulta come i pazienti vivano con gioia l'avvenuto impianto di un pacemaker. Per il semplice motivo che stanno meglio e possono finalmente condurre una vita normale, da tutti i punti di vista. Compreso naturalmente quello sessuale. Ad essere esageratamente preoccupati sono invece i familiari. Le mogli in particolare, che temono che il marito non debba fare troppi sforzi. Ma i pazienti con pacemaker non si sentono per nulla dei malati. Sono persone che grazie alla tecnologia possono vivere meglio e più a lungo".

la Repubblica.it
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venerdì 20 giugno 2008

Immigrazione: cardinal Martino, ricerca futuro non è reato

Immigrazione: cardinal Martino, ricerca futuro non è reato
CITTA' DEL VATICANO - ''L'esigenza di futuro non è mai 'clandestinà e non è mai reatò'. E' categorico il cardinal Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti, che ha espresso queste parole in difesa del diritto all'emigrazione nel corso della preghiera ecumenica nella basilica di Santa Maria in Trastevere in memoria delle vittime dei viaggi verso l'Europa. ''Di speranza non si muore, non si deve morirè', ha scandito il porporato secondo il quale ''si deve e si può coniugare e incontrare con l'altro, non avendo paura della fatica di costruire nella pace, nella giustizia un futuro per tuttì'. (Agr)

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Lotta al neo populismo Il Cainano è solo il massimo esponente

Lotta al neo populismo
Il Cainano è solo il massimo esponente

Che fare?  Il Cainano è solo il massimo esponente di un movimento politico che forse non sa neanche di esistere: il neo populismo all'italiana: una versione della democrazia oligarchica, irrispettosa delle istituzioni e della legalità, che antepone il risultato elettorale perfino al Parlamento svuotandolo di significato.

Che fare dopo l'ennesima umiliazione della democrazia italiana da parte del populismo berlusconiano? Mandare giù il rospo come in passato e ritornare ad ammiccare oppure riprendere l'antiberlusconismo vecchia maniera? Nessuna delle due. Permettere che dopo l'ennesima porcata fatta nel bel mezzo delle ipocrite aperture al dialogo, il governo possa giovarsi di una opposizione disciplinata e costruttiva come nelle democrazie mature è un boomerang. In questo modo Berlusconi riuscirebbe a concretizzare qualche risultato, oltre alle sue porcate, per poi scatenare la propaganda per dimostrare che aveva ragione lui. Dall'altra parte, fermarsi all'antiberlusconismo vecchia maniera si è dimostrato non essere sufficiente soprattutto se a farlo sono i vecchi dinosauri della classe dirigente di centrosinstra corresponsabili di aver avvallato in passato tutta la via crucis ad personam. Corresponsabili nell'aver resuscitato il Cainano quando era politicamente morto. Responsabili di una politica talmente fallimentare da aver permesso al populismo di riconquistare il paese. (A tal proposito devono continuare le indagini per scoprire cosa la classe dirigente del centrosinistra ha ottenuto dal Cainano in cambio del suo sdoganamento. D'Alema, Violante e gli altri devono sputare il rospo).

Per fermare il Cainano la battaglia deve essere invece rivolta al fenomeno del populismo berlusconiano e cioè a quella sottocultura responsabile della deriva democratica in atto. Il Cainano è solo il massimo esponente di un movimento politico che forse non sa neanche di esistere: il neo populismo all'italiana appunto (anche se in sud America e in altre parti del mondo ci sono casi simili). Il neo populismo è una versione della democrazia oligarchica, irrispettosa delle istituzioni e della legalità, che antepone il risultato elettorale perfino al Parlamento svuotandolo di significato. E' una democrazia verticistica, allergica al rispetto del gioco democratico e delle regole anche costituzionali che si è data. Una democrazia dove il potere esecutivo in mano ad un leader forte schiaccia gli altri poteri dello Stato. Il populismo nasce dalla deriva commercialista della società, dall'atomizzazione e dalla perdita di collante e fiducia. Esso si alimenta con il dilagare della disillusione verso la politica e le istituzioni tradizionali e con l'egoismo e la mentalità fai da te che ne deriva. Il populismo è espressione di una sorta di menefreghismo combattivo, di arroganza miope e faziosa ipocriticamente travestita da politica ma che in realtà cela misere ambizioni di cortile e desiderio di prevaricazione. Diversamente da quanto prevede una democrazia sana, il populismo non vive di dialogo ma di scontro. Essendo privo di contenuti collettivi e di spinte ideali, esso regge finchè c'è lotta contro un avversario. Con tale caratteristiche di superficialità e vuoto sostanziale di spessore politico, il populismo è un movimento debole e che dipende dalla sopravvivenza del suo leader.

Ora, il populismo italiota c'era prima e ci sarà dopo il Cainano, lui, grazie alla sua armata mediatica ed economica lo ha solo organizzato e portato al potere più rapidamente imponendosi sui partiti tradizionali allo sbando. Per questo, detronizzare il Cainano è certamente utile ma non basta, ci vuole una battaglia politica per la democrazia e la legalità che impedisca il dilagare nella società delle derive anti democratiche portate dal neo populismo. Una politica di sensibilizzazione, di difesa delle istituzioni e dei traguardi raggiunti dalle democrazie moderne. Ma questo non vuol dire conservatorismo, significa invece contrapporre un cambiamento intelligente e lungimirante ispirato al miglioramento e non all'accantonamento del gioco democratico. Il punto è che la classe dirigente che dovrebbe svolgere tale battaglia, cosi come i loro contenitori, non sono più credibili. Se la classe dirigente di centrosinistra fosse stata all'altezza della situazione non saremmo arrivati a questo punto. Per questo, una lotta al Cainano e al populismo fatta ad esempio da D'Alema oltre ad essere inutile è dannosa perchè non fa che alimentare paradossalmente l'esasperazione popolare e quindi il fenomeno populista. La battaglia può essere combattuta solo unendo le forze politiche, istituzionali e della società civile al di fuori degli schemi tradizionali e affidandosi alla nuova generazione. Alle nuove logiche, ai nuovi linguaggi, alle nuove culture esistenti ma castrate da una partitocrazia invedente ed ottusa. Una battaglia che parta dal basso e che strappi in profondità le radici populiste attraverso la forza di una politica sociale, partecipata, innovativa e sensibilmente democratica avulsa ai cainani sparsi per il mondo.

www.tommasomerlo.ilcannocchiale.it

 
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