domenica 19 settembre 2010

Gossip: Freida, inusuale bellezza "esotica" La Pinto posa per GQ

In minigonna cortissima in pelle o in miniabito stretch la sensualità esotica di Freida Pinto, l'attrice indiana di "The Millionaire", non si discute. Bellissima e sexy l'affascinante nuova promessa del cinema posa per il numero di ottobre di GQ. Scatti provocanti ad alto tasso erotico.
Freida Pinto

Capelli lunghi e neri, sguardo penetrante, curve sinuose e splendide gambe, nata 25 anni fa a Mumbai la bellissima attrice sarà protagonista prossimamente sul grande schermo in ben due pellicole.

Nella prima la troveremo accanto ad Antonio Banderas e Josh Brolin nel nuovo film di Woody Allen, che, incantato dalla sua sensualità, l'ha subito scelta come musa del suo ultimo lavoro, "Incontrerai uno sconosciuto alto e bruno". La seconda è "Miral" in uscita a dicembre, diretta da Julian Schnabel.

MotoGp: Aragona, vittoria Stoner Sul podio anche Pedrosa e Hayden, Rossi sesto

MotoGp: Aragona, vittoria Stoner (ANSA) - ALCANIZ (SPAGNA), 18 SET - L'australiano Casey Stoner ha vinto il Gp d'Aragona della classe MotoGp. Sesto posto per Valentino Rossi. Il pilota della Ducati, partito dalla pole position, ha preceduto lo spagnolo Dani Pedrosa (Honda) e lo statuniense Nicky Hayden (Ducati) Quarto Lorenzo, quinto Spies, settimo Simoncelli, nono Melandri. Dovizioso e' caduto all'ultimo giro. In classifica generale Lorenzo sale a 283 punti. Pedrosa secondo a 228, Stoner terzo a 155, Rossi quarto a 140.

Tv: Tensioni, accuse e delazioni: Tg1 spaccato Minzolini non arretra: abbiamo un'anima

Raccolta di firme a sostegno della linea del direttore. Ma chi è stato estromesso dal video è già pronto a fare causa


ROMA - Arriva la notizia che il Tg1 delle 20 di giovedì ha fatto il 23,60% di share. Non è una buona notizia. Altri telespettatori in meno. Altre polemiche fuori e dentro questo corridoio lungo, sempre con questo tanfo di chiuso, le luci al neon anche se fuori c'è il sole, l'ascensore che si apre, quelli che non si salutano, quelli che escono, sbuffano, scuotono la testa, voltano a sinistra, superano la macchinetta automatica del caffè e finiscono qui, dietro l'angolo, davanti alla bacheca. A contare le firme.

C'è un documento con cui si chiede la convocazione di un'assemblea al Comitato di redazione, ritenuto colpevole di aver criticato la decisione aziendale di sostituire il Tg1 di mezza sera con un'edizione flash di 60 secondi. Un'innovazione su cui Augusto Minzolini, il direttore, punta molto. Per questo c'è rimasto male. E per questo, raccontano, Stefano Campagna - il giornalista con il pizzetto che si occupa di previsioni metereologiche e perciò detto «il meteorino», membro dell'esecutivo Usigrai, eletto nella lista vicina ad An - ha iniziato a raccogliere le firme.Siamo a quota 70, su 169 redattori. Per ora. È una conta estenuante. La cui brutale lettura politica è questa: chi firma sta con Minzolini. Gli esprime solidarietà. È uno dei suoi.

Ti prendono in un angolo, e ti fanno l'elenco di quelli che sono andati alla bacheca con la penna: i quattro vicedirettori (Ferragni, Petruni, Sangiuliano e Fico); i caporedattori: Giorgino, Gaudenzi, Maggioni, Manzione, Sgura. E poi quasi tutti i conduttori e poi gli altri, tutti quelli che nella direzione Minzolini credono e, in qualche modo, si riconoscono. «Alla fine dovremmo arrivare a una novantina di firme». Che sarebbero tante: se si considera che furono 95 quelle apposte nella lettera di solidarietà a Minzolini fatta circolare lo scorso inverno, nei giorni che seguirono il cosiddetto «caso Mills» (il 26 febbraio il Tg1 parlò nei titoli di «assoluzione», e non di «prescrizione», scatenando così un memorabile putiferio).

Alla riunione di redazione in cui si prepara l'edizione delle 20, l'aria si sarebbe potuta affettare. Alessandro Gaeta si volta e fa: «Quello che non capisco è perché in un momento in cui c'è una crisi di ascolti, ci si debba concentrare su una raccolta di firme, piuttosto che, come sarebbe logico, sul prodotto». Alessandro Gaeta è in Rai da 23 anni, e da 14 al Tg1: hanno deciso debba essere lui l'unico rappresentante del Comitato di redazione a parlare. Del resto qui si parla a fatica. L'azienda ha vietato ai giornalisti di rilasciare dichiarazioni. C'è un tasso di rancore che toglie il fiato. Volti e firme come Tiziana Ferrario e Paolo Di Giannantonio, dopo essere stati accantonati da Minzolini, stanno valutando l'ipotesi di fare causa. Bruno Mobrici, la causa l'ha già avviata. Massimo De Strobel (ex storico caporedattore centrale) entro la fine del mese chiederà alla Commissione di conciliazione sia il reintegro che i danni. Maria Luisa Busi, secondo gli esperti di certo la più brava conduttrice del Tg1, osserva ormai la scena da RaiTre, dove condurrà, dal prossimo ottobre, un programma dal titolo «Articolo 3».

Liberamente possono parlare solo il direttore e i suoi vice. Come Gennaro Sangiuliano, ex direttore del Roma, ex vicedirettore di Libero, anticomunista convinto, studioso di Friedrich Nietzsche, scrittore: capace di fare un tigì un po' meno leggero di certi in cui c'è l'inviato di punta, Massimo Mignanelli, che informa sul nuovo gelato al peperoncino. «Vuoi la verità? Potremmo fare certamente ascolti superiori, va bene... e però di una cosa bisogna tener conto: stiamo attraversando una rivoluzione dell'informazione».

Minzolini, quindi la colpa è... «Ascoltami. Su una strada prima c'erano sette negozi, oggi ce ne sono settanta. È chiaro che i clienti si sono un po' divisi». Sì, ma non basta. Voi siete il Tg1: magari hai esagerato dando al tuo tiggì una linea editoriale molto marcata, molto filogovernativa. «No, scusa, è il contrario: ho fatto benissimo. Pensa se non avessi portato il tigì al centro, Mentana ci avrebbe sbranato. Invece Mentana a noi non ci sfiora e io sto lì, a dare le carte...». Vuoi dire che a questo punto dobbiamo vederti per forza? «Beh, secondo me, sì. Abbiamo un'anima, un cuore, una faccia». Eppure giovedì siete scesi al 23,60%. «E allora?». Alcuni dei tuoi dicono che è un tonfo. «Ora ti spiego un paio di cosette. Allora: tanto per cominciare l'altra sera avevamo contro le partite. Giocavano il Napoli e il Palermo, che sono nostre piazze d'ascolto. E poi comunque è il concetto di tonfo che non funziona. Perché di tonfi veri, il Tg1, ne ha fatti altri in passato». Tipo? «Il 22-8-2004, con una concorrenza ridottissima, scese al 19,72... e poi, non so: il 16-8-2009, per il Palio di Siena, al 19,29... In ogni caso, dammi retta, un tigì non si misura mai sul dato di un giorno, ma su un periodo». Sento che stai per darmi un dato positivo. «E certo!... Eccolo: dal primo gennaio del 2010 al 15 settembre scorso abbiamo sempre vinto il duello con il Tg5. Sempre. Una performance, fammi usare sto' termine, va', che non avveniva dal 1998. Ora, di fronte a un dato del genere, ci sarebbe da stappare qualche bottiglione di champagne, sì o no?».

Bimbi: Iperattivi o vivaci: il modo per capirlo Nell'ultimo anno di materna i più "giovani" hanno il 60% in più di probabilità di ricevere la diagnosi di ADHD

MILANO - Entrate nell'ultima classe di una scuola materna, quella dei bimbi di 5 anni: ci sarà chi ormai ha sei anni e chi ne ha appena compiuti 5, perché c'è una data-spartiacque (in Italia il 1 gennaio) per l'iscrizione a scuola in un anno scolastico o nel successivo. Ebbene, i più "giovani" della classe hanno il 60 per cento in più di probabilità di ricevere la diagnosi di ADHD, la sindrome da deficit di attenzione e iperattività, rispetto ai più grandi. Lo ha dimostrato una ricerca statunitense pubblicata sul Journal of Health Economics, condotta su 12mila bimbi americani, riaccendendo la discussione su una malattia che secondo alcuni è stata "inventata" ad arte, a pochi giorni dalla Settimana Europea dell'ADHD, dal 18 al 26 settembre.

TERAPIA CON FARMACI - «Un bimbo del 31 dicembre si ritrova con l'etichetta di ADHD assai più facilmente di uno nato a 24 ore di distanza, il 1 gennaio, solo perché è il più piccolo della sua classe e viene messo a confronto con compagni più avanti nello sviluppo», scrive l'autore, Todd Elder dell'università del Michigan, ipotizzando che negli Stati Uniti un buon 20 per cento dei 5 milioni di bimbi con la diagnosi di ADHD non sia affatto malato. Un dato non irrilevante, visto che di là dall'oceano alla diagnosi fa spesso seguito la terapia con i farmaci, sostanze psicoattive simili alle anfetamine al centro di una bufera perché accusate di "drogare" i bambini, esponendoli a effetti collaterali gravi. Il dibattito ferve anche nel nostro Paese che però nel 2007 ha istituito, unico al mondo, un Registro dei bambini in cura per l'ADHD con i due farmaci in commercio in Italia, metilfenidato o atomoxetina: i medicinali possono essere prescritti solo dai Centri iscritti al Registro, che ha anche stilato criteri precisi per il percorso diagnostico e terapeutico. «In questo modo vogliamo evitare eccessi di diagnosi o prescrizione - spiega Pietro Panei, responsabile del Registro presso l'Istituto Superiore di Sanità -. Un bimbo con sospetto ADHD, segnalato dal pediatra, viene valutato presso i centri di neuropsichiatria infantile del territorio dove, in caso di diagnosi, inizia la psicoterapia. Se i problemi non si risolvono, arriva a uno dei nostri centri di riferimento e qui ripete i test diagnostici; poi, in caso di conferma di ADHD, si decide la strada terapeutica più indicata dando sempre la precedenza al trattamento senza farmaci. L'uso improprio dei medicinali preoccupa tutti».

EFFETTI COLLATERALI - I due farmaci usati per l'ADHD infatti non sono privi di effetti collaterali: con il metilfenidato per esempio si rischiano danni cardiovascolari, l'atomoxetina aumenta il pericolo di suicidio. E di fatto si sa ancora poco sulle conseguenze di un uso a lungo termine, iniziato in tenera età: per capire meglio gli effetti sulla crescita è in corso uno studio europeo a cui partecipa anche il Registro ADHD italiano. «Sono farmaci da usare con cautela, solo quando servono davvero - interviene Maurizio Bonati, responsabile del Laboratorio per la Salute Materno Infantile dell'Istituto Mario Negri di Milano -. Ma in Italia siamo lontani dagli eccessi statunitensi, dove c'è una tendenza alla medicalizzazione indotta anche dalla spinta a risparmiare: le pillole costano molto meno che imbarcarsi in psicoterapia dopo aver superato un iter diagnostico che richiede più di uno specialista e dalle 10 alle 12 ore di sedute, test e valutazioni cliniche del bambino». La diagnosi è peraltro un nodo critico di tutta la faccenda. Chi sostiene che l'ADHD sia di fatto un'invenzione delle case farmaceutiche sottolinea l'inadeguatezza dei test, a cui risulterebbe positivo qualunque bambino appena un po' vivace: nel questionario, che può essere usato anche da genitori e insegnanti per indirizzare i primi sospetti (ma non per fare la diagnosi vera e propria, per cui serve il medico), ci sono nove situazioni da valutare, tra cui per esempio l'incapacità del bimbo di tenere in ordine le proprie cose, la riluttanza a fare i compiti, la tendenza a non ascoltare. A prima vista ci si potrebbe ritrovare qualunque alunno delle elementari, ma i sintomi tra le altre cose devono persistere da almeno sei mesi, essere incongrui con il grado di sviluppo del bambino, creare disagio in più di un contesto.

DOSARE LE ENERGIE - «Le valutazioni di genitori e insegnanti servono perché è essenziale capire se e come i problemi si manifestino in diversi momenti della vita del bimbo - sottolinea Giuseppe Chiarenza, vicepresidente della Società Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza -. In una visita a due praticamente nessuno manifesta problemi di distrazione e iperattività, è in gruppo che essere attenti richiede più energie. E i bimbi con ADHD sono come motori perfettamente funzionanti, che però consumano troppo: dobbiamo insegnare loro a dosare le energie, dandogli per esempio più tempo per assolvere ai loro compiti o assegnandogliene di meno gravosi». Resta un fatto: come per molte patologie neuropsichiatriche la diagnosi è clinica, non ci sono marcatori biologici della malattia. Un'altra freccia nell'arco di chi nega l'esistenza dell'ADHD, ma qualcosa sta forse cambiando: «Esistono ormai prove che l'elettroencefalogramma dei bimbi con ADHD è diverso dalla norma e ha caratteristiche specifiche - dice Chiarenza -. La valutazione dell'attività elettrica del cervello può indicare chi sta rispondendo ai farmaci, mentre i test approfonditi sull'attenzione individuano chi può trarre maggior beneficio dalle medicine. Una diagnosi accurata è fondamentale per impostare il trattamento più opportuno, che non per forza richiede il farmaco: spesso basta insegnare ai genitori un nuovo modello di comportamento col figlio, che lo gratifichi e lo incoraggi anziché farlo sentire diverso e "difficile", per innescare una risposta positiva», conclude il neuropsich

La ricerca: Quando si è in auto il litigio scatta dopo 22 minuti: ecco i motivi

Chi è al volante tende a non sopportare i consigli del passeggero. E c'è anche chi finisce «scaricato»

MILANO - Il posto peggiore per litigare? In auto. E' una situazione nota a molti, ripensando magari all'ultima vacanza: si sale in macchina e dopo pochi minuti inizia il primo battibecco. Col partner o con l'amico seduto a fianco. Stando ad un sondaggio tra gli automobilisti britannici, ci vogliono in media solo 22 minuti prima che scatti la scintilla; il resto del viaggio lo si trascorre poi nella maggior parte dei casi senza aprire bocca, col broncio. Ma può andare anche peggio: il compagno di viaggio sgradito può anche essere «scaricato» senza complimenti. La fatica della guida stimola i litigi, e la causa scatenante è spesso banale. I dati della ricerca presentati dal Daily Mail e raccolti dalla casa automobilistica Seat evidenziano che gli atteggiamenti degli inglesi al volante possono avere conseguenze anche molto serie: un automobilista su dieci ha ammesso di aver già avuto un litigio col compagno di viaggio talmente feroce da mettere fine alla relazione, partner o amico di turno che fosse.

I MOTIVI DELLE LITI - Se per gli automobilisti inglesi i disaccordi sul tragitto da prendere (o quando ci si perde) sono l'argomento dominante nelle discussioni (44%), la frenetica ricerca per trovare un parcheggio occupa il secondo posto (37%). Dall'indagine emerge poi che litigare per lo stile di guida (troppo veloce) sia motivo di scontro nel 34 per cento dei casi. Attenzione anche ai consigli che il passeggero dà alla persona al volante; prudenza pure nella scelta della musica o quando si alza (troppo) l'aria condizionata nell'auto (guarda la scheda).

IL PADRE CHE «SCARICA» IL FIGLIO - A luglio fece scalpore in Germania la reazione di un padre che, dopo un violento litigio, buttò fuori dall'auto il figlio quattordicenne, lo lasciò in mezzo all'autostrada e spinse sull'acceleratore. Quando la polizia di Würzburg soccorse il ragazzo, il padre aveva già percorso 180 chilometri. Dalla ricerca britannica emerge che almeno un automobilista su cinque abbia già fatto scendere il compagno di viaggio dall'auto e si sia poi rifiutato di farlo risalire. Tuttavia, quasi nella stessa percentuale sono stati i compagni di viaggio a pretendere di fermare l'auto e di proseguire a piedi. Per molte coppie (22%) viaggiare insieme in auto è diventato talmente stressante che ci rinunciano a priori.

LE REGOLE PER EVITARE UN BATTIBECCO - Sono diverse le cause perché in auto aumenta lo stress e si litiga, sostengono alcuni psicologi: una combinazione tra la posizione dei sedili (che non consente di guardarsi negli occhi); lo spazio ristretto; l'impossibilità di fuga. Ciò nonostante, esiste qualche trucco per evitare conflitti e raggiungere la meta senza compromettere i rapporti. Per esempio, è bene non affrontare temi delicati nella conversazione; non scegliere il tipo di musica da ascoltare ancora prima che il viaggio sia iniziato; non mangiare o bere in auto e soprattutto rinunciare al navigatore e a telefonate di lavoro.

Esteri: Ahmadinehad difende Carla Bruni E su Sakineh: «Mai condannata a morte»

Il presidente iraniano: informazioni distorte dalla Germania hanno portato alla mobilitazione contro l'Iran


MILANO - Il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, smentisce che Sakineh Mohammadi-Ashtiani sia stata condannata a morte per lapidazione. «Qualcuno in Germania ha diffuso notizie false al riguardo e questo ha portato a proteste contro l'Iran», ha dichiarato in una intervista alla rete televisiva americana Abc, a margine del suo viaggio a New York per l'assemblea delle Nazioni Unite. Anche se la donna fosse colpevole, avrebbe comunque diritto a quattro diversi gradi di appello, ha precisato.

LE REAZIONI INTERNAZIONALI - Nelle settimane scorse le dichiarazioni di alcuni esponenti del suo governo erano però state di altro tenore ed erano incentrate sul fatto che la comunità internazionale non si dovrebbe occupare di una vicenda di giustizia interna e che al limite le preoccupazioni dovrebbero guardare le famiglie delle vittime. La donna, infatti, oltre che di aldulterio è accusata di avere ordito l'uccisione del marito e la pena di morte, secondo le autorità iraniane, sarebbe stata legata a questo capo di imputazione e dunque non si tratterebbe di un caso politico, come invece la mobilitazione internazionale l'ha trasformato.

IN DIFESA DI CARLA BRUNI - Ahmadinejad si è anche schierato dalla parte di Carla Bruni, la moglie del presidente francese Nicolas Sarkozy, che un giornale filogovernativo iraniano aveva definito una «prostituta» che «merita di morire» e lo aveva fatto proprio per la presa di posizione della premiére dame sulla condanna a morte per lapidazione di Sakineh. Il presidente iraniano ha definito quegli attacchi un «crimine» e ha spiegato che certi insulti sono anche «contrari all areligione». Se c'è davvero una giustizia, ha aggiunto, i loro autori dovranno essere perseguiti. «Un mezzo di informazione può insultare la moglie di un presidente europeo - si è chiesto Ahmadinejad senza citare espressamente il quotidiano Kayhan, che aveva puntato il dito contro Carla Bruni -? Da quale tipo di Islam ciò è permesso?».

I DETENUTI IRANIANI - Nel corso della stessa intervista, Ahmadinejad ha detto di volere dagli Usa la liberazione di otto cittadini iraniani «detenuti illegalmente». «Non è fuori luogo - ha detto - chiedere al governo americano di compiere un gesto umanitario e di rilasciare gli iraniani arrestati e detenuti illegalmente negli Stati Uniti». La richiesta fa seguito al rilascio da parte dell'Iran dell'escursionista americana Sarah Shourd, arrestata sotto l'accusa di spionaggio in compagnia di altri due americani il 31 luglio del 2009.

Gossip: Mauro Marin attacca gli animalisti davanti al circo: «Andate a lavorare»

Il vincitore del Grande Fratello ha preso le difese degli artisti di Moira Orfei. Intervento dei carabinieri


MILANO - Si è sfiorato lo scontro fisico sabato sera a Castelfranco Veneto (Treviso), davanti al circo di Moira Orfei, tra il vincitore dell'ultima edizione del Grande Fratello Mauro Marin e una decina di attivisti del movimento «100% animalisti». Marin, secondo una nota degli stessi animalisti, avrebbe cercato di dissuadere gli attivisti a proseguire nella protesta contro l'utilizzo di animali nel circo. Dopo aver rilevato di essere un amante degli animali e aver difeso il diritto al lavoro degli artisti circensi, Marin avrebbe invitato gli animalisti ad «andare a lavorare», suscitando l'ira degli stessi. Il circo di Moira Orfei, a Castelfranco sino a domani prima di trasferirsi a Mantova, è stato al centro della protesta di «100% animalisti» sin dal suo arrivo in Veneto. Dopo un volantinaggio venerdì, sabato gli attivisti hanno presidiato l'ingresso e la biglietteria, sino allo scontro con Marin. Il tutto si è risolto con l'intervento dei carabinieri che sorvegliavano la manifestazione. (fonte: Ansa)

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