martedì 14 agosto 2012

Ecco il modo per guadagnare con la crisi


Salvare il patrimonio dall'eurocrisi è la sfida più difficile per ogni risparmiatore. Per aiutare i lettori, il Giornale ha interpellato due esperti nella movimentazione dei portafogli titoli

da ilgiornale.it


Salvare il patrimonio dall'eurocrisi è la sfida più difficile per ogni risparmiatore. Per aiutare i lettori a orientarsi il Giornale ha interpellato due esperti nella movimentazione dei portafogli titoli. Armando Carcaterra, direttore investimenti della società di gestione Anima (tra i leader in Italia), ha suggerito come impostare il proprio portafoglio nell'arco di 12 mesi, mentre Corrado Caironi, stratega di R&Ca-ricercaefinanza.it (ed ex numero uno in Italia dei colossi americani BlackRock e Merrill Lynch), ha ipotizzato uno scenario per ottenere un rendimento nei prossimi 6 e 18 mesi.

Per entrambi la parola d'ordine è «prudenza». Se il mercato si riprenderà, si potranno ottenere rendimenti fino al 7%, ma se le incertezze della zona euro dovessero persistere, è meglio privilegiare la liquidità in tutte le sue forme: Bot, conti di deposito e anche «pronti contro termine».

Per cogliere tutte le opzioni possibili, anche dal punto di vista valutario, è comunque meglio affidarsi ai fondi sia che investano in obbligazioni sia che puntino sulle azioni. In questo modo si riducono i rischi legati alle strategie «fai-da-te».

6 mesi  La parola d'ordine è liquidità: dai conti di deposito anche il 3%

Difendere il proprio patrimonio e cercare un rendimento soddisfa­cente in un orizzonte di breve termine come quello a sei mesi è una sfida interessante. Soprattutto perché i mercati in quest'ultimo periodo ci hanno abituati a turbolenze spesso inaspettate con una sequela di rialzi e ribassi di difficile lettura.

Ecco perché se non si è disposti a rischiare, ma si è soprattutto inten­zionati a proteggere dai rischi i propri risparmi, la parola d'ordine è li­quidità. Se il capitale disponibile si aggira intorno ai 10mila euro o poco più,ovviamente,l'unica possibilità è comperare i«pronti contro termi­ne » (un prestito di titoli a breve scadenza che le banche remunerano ge­neralmente al 2,5% netto su scadenze semestrali).

Se, invece, la disponibilità è più elevata, si può aprire il proprio porta­foglio a un ventaglio di opportunità, cioè si può differenziare. Per chi ha un atteggiamento conservativo sei mesi non sono il termine idea­le per esporsi ai mercati azionari, dunque il proprio tesoretto può es­sere dislocato come segue. Il 10% può essere investito in fondi spe­cializzati in titoli di Stato dell'area euro a breve termine (il rendimen­to è basso perché questi prodotti ovviamente puntano sulla sicu­rezza tedesca più che sul rendi­mento italiano). Un 25% invece può essere accantonato nei conti di deposito (i depositi vincolati ai quali viene applicato un tasso van­taggioso) come quelli di Banca Mediolanum, CheBanca! e Conto Arancio. A sei mesi si riescono a spuntare rendimenti fino al 3 per cento. Il 45% può essere investito sui fondi obbligazionari governa­tivi dell'area euro a medio termi­ne, mentre il restante 20% in fondi obbligazionari globali (cioè che investono in tutto il mondo) specializ­zato nel settore industriale e in titoli ad alto rendimento. Questo panie­re può rendere fino al 4% netto se la situazione di incertezza perdurerà. Se l'impostazione del mercato dovesse migliorare si potrebbe comun­que ottenere un 2,5% netto.

Chi ama le scommesse, invece, può replicare il portafoglio prudente con una piccola variante.Anziché puntare il 45%sulle obbligazioni sta­tali dell'area euro a medio termine, si riduce questa componente al 30% utilizzando il residuo 15% per investire su un fondo azionario globale incentrato sulle azioni dei Paesi sviluppati che garantiscono elevati divi­dendi. In questo modo si dovrebbe riuscire a strappare un rendimento del 4,5% netto che può arrivare fino al 5%, se i mercati dovessero orien­tarsi positivamente. Si tratta, comunque, di una buona performance te­nuto conto del nervosismo delle Borse.

12  mesi Un mix bilanciato di fondi in attesa che passi la bufera

Un portafoglio per stare tranquilli nei prossimi dodici mesi. Avere un po' di pazienza in più,in questo caso,potrebbe consentirci di appro­fittare della svolta decisiva dei mercati, ormai attesa da molti mesi. Se la Bce e il Fondo salva-Stati scrivessero la parola «fine» alle speculazioni nei confronti della moneta unica con interventi a sostegno dei Paesi più in difficoltà, le prospettive sarebbero positive.

Ecco, dunque, come prepararsi al bel tempo sulle piazze finanziarie. Se la propensione al rischio è bassa e si bada soprattutto al capitale, il primo pensiero deve essere la liquidità. In questo caso, un 20% investito in un Bot annuale dovrebbe garantire un rendimento lordo del 2% cir­ca. Un altro 12% dovrebbe essere allocato su un fondo obbligazionario che investa in titoli di Stato italiani in modo da garantirsi dei buoni rendi­menti, mentre un 8%su un fondo obbligazionario dell'area euro per sta­re sicuri. Un altro 20% andrebbe stanziato per acquistare quote di un fondo obbligazionario dedica­to alle società industriali e finan­ziarie dell'Eurozona (rendimenti attorno al 5%). Mentre un altro 20% dovrebbe essere ripartito tra un fondo obbligazionario dedica­to alle società industriali dei Paesi sviluppati e un altro dedicato ai bond industriali e finanziari dei Paesi emergenti.Quest'ultima mi­scela dovrebbe strappare un altro 3%di rendimento.L'ultimo 20%a nostra disposizione può essere in­vestito sui fondi azionari. Anche in questo caso diversificare è im­portante, perciò meglio mettere il 10%su un azionario europeo e l'al­tro 10% su un azionario interna­zionale. Secondo stime prudenti, in un contesto positivo, gli aziona­ri potrebbero portarci un 10% net­to spingendo il rendimento del nostro portafoglio vicino al 4,5% (3% se invece i mercati dovessero invece impostarsi negativamente).

Il risparmiatore che ama la scommessa e, dunque, non teme le incer­tezze dei mercati azionari può modificare il paniere raddoppiando la quota di fondi azionari in portafoglio al 40% (20% area euro e 20% globa­le). Il restante 60%, perciò, dovrà essere rimodulato secondo la riparti­zione esposta sopra. Il 15% dedicato al Bot annuale, il 15% ripartito tra l'obbligazionario di Stato italiano (9%) e quello dell'area euro (6%), il 15% dedicato ai bond societari europei e il 15% per quelli dei gruppi in­ternazionali (7,5% Paesi sviluppati e 7,5% Paesi emergenti). In questo modo il rendimento netto può arrivare fino al 6% se i mercati dovessero impostarsi positivamente. In caso contrario, la componente obbliga­zionaria e di liquidità (nonché la diversificazione valutaria) dovrebbe­ro garantire circa il 4 per cento. 

18 mesi Giocare la carta dei «future» per aumentare i rendimenti

Guadagnare e mettere i risparmi al sicuro in un arco di 18 mesi segna una profonda differenza tra i profili degli investitori. Chi ha una propen­sione bassa al rischio, infatti, resterà lontano dalle azioni e beneficerà indirettamente di eventuali rialzi. Chi, invece, ha la passione per la Bor­sa, deve garantirsi un rendimento superiore a quello che conseguireb­be se parcheggiasse la sua liquidità in un Btp. Più si allungano le scaden­ze, infatti, più il fattore-rendimento è decisivo per chi vuole scommette­re. Ma andiamo con ordine.L'investitore con una bassa propensione al rischio può mantenere sempre il 25% nei conti di deposito (in questo caso il rendimento netto si manterrà quasi sempre al di sopra del 3,5% visto il vincolo più lungo), mentre il 10% resterà sempre investito su fon­di dedicati ai titoli di Stato a breve termine dell'area euro.

La componente in fondi obbligazionari a medio termine dovrebbe es­sere impostata sul 30%, mentre lo spazio per i fondi globali dedicati alle obbligazioni societarie ad al­to rendimento dovrebbe attestar­si sul 35 per cento.

Questo mix dif­fer­ente dovrebbe consentire il rag­giungimentodi un rendimento netto del 4,5%, sia nel caso i merca­ti restino nervosi sia che si avviino sulla strada del rialzo.

Discorso molto diverso per chi, invece, è disposto ad azzardare. Innanzitutto il 50% va messo al ri­paro tramite un 10% di liquidità (conti di deposito)e un 40%di fon­di obbligazionari dell'area euro. Il restante 50% si può ripartire tra un 25% di fondi obbligazionari globa­li dedicati alle società ad alto ren­dimento ( quelle con la cedola più elevata), un 15% dedicato a un fon­do azionario globale composto da titoli che staccano un elevato di­vi­dendo e un 10% con un fondo azionario che punta sui Paesi emergenti (Brasile, Russia, India e Cina in primis). Questa soluzione, se il mercato riparte, può garantire fino al 7% netto.

Ma se le Borse dovessero continuare a essere preda dell'incertezza,il rendimento può scendere fino al 5-5,5 per cento. Come detto in prece­denza, questa redditività non è molto premiante rispetto a quella garan­tita dal portafoglio conservativo. Ecco perché gli investitori più esperti hanno una carta per «pompare» il rendimento: i future, ossia i contratti per comprare (call) o vendere (put) a una determinata scadenza un de­terminato titolo.

Se si è ottimisti si può usare il 10%di liquidità come ga­ranzia per acquistare una call sull'indice azionario globale Msci World.

Se il mercato salirà,il nostro portafoglio sarà trascinato ancor più all'in­sù dal future. I pessimisti, invece, possono comprare una put per limita­re i danni in caso di ribassi.

 

lunedì 13 agosto 2012

Kizomba Romana | 13 Agosto 2012 | Programmazione Agosto & Settembre ‘12

TOC TOC TOC | BOM DIA, BUONGIORNO A TUTTI GLI AMANTI DELLA KIZOMBA!
Questo lunedì 13/08/2012 è bellissimoooooooooo.

Alcune informazioni da memorizzare:

0) Estate Romana 2012: Ogni mercoledì di agosto abbiamo un Apericena al Blou Up – Lungo Tevere dei Mellini, 7. Vicinissimo agli ex-Professionisti, Piazza Cavour, il locale dove organizzavamo “I momenti di Kizomba Romana”. Venite in tanti, più siamo, più Kizomba balleremo. C’è una sala che potrebbe essere aperta solo per la KIZOMBA/FARRÓ/BACHATA!

1) A settembre partirá il corso base di Kizomba. Si realizzerà nella sede dell’Associazione VIDA NOVA | San Lorenzo.

2) Da settembre, due domeniche al mese, avremo l’Apericena Kizomba|Forro|Bachata a San Lorenzo.

3) Una volta al mese Kizomba Romana insieme ad alcuni amici (altre organizzazioni) vi faremo una sorpresa. I dettagli arriveranno tra breve.

PREPARATEVI!!

PS: A settembre si terrà il primo Festival Italiano di Kizomba. Gli interessati si possono scrivere al sitohttp://www.kife.it/ col nostro promocode “Kizomba Romana” per avere uno sconto.

Maggiori informazioni:

Kizomba Romana – Dolci Emozioni
Facebook: https://www.facebook.com/kizomba.romana
Web: http://www.kizomba-romana.angolaxyami.com

venerdì 10 agosto 2012

Calcioscommesse, 10 mesi a Conte Assolti Bonucci, Pepe e Di Vaio Calcioscommesse, 10 mesi a Conte Assolti Bonucci, Pepe e Di Vaio

Dieci mesi per l'allenatore della Juve. Nessuna pena per i due giocatori, all'epoca al Bari e all'Udinese: la Procura aveva chiesto 3 anni e 6 mesi e un anno. Le sentenze


Il tecnico della Juventus, Antonio Conte è stato squalificato per 10 mesi dalla Commissione Disciplinare della Federcalcio in merito al processo sul calcioscommesse e quindi salterà la finale di Supercoppa italiana contro il Napoli in programma domani.

La Commissione Disciplinare Nazionale ha prosciolto da ogni accusa i calciatori della Juventus Leonardo Bonucci e Simone Pepe, nell'ambito del terzo processo sportivo sul calcioscommesse. I due giocatori erano stati deferiti dalla Procura federale per la presunta partecipazione alla combine della partita Udinese-Bari del maggio 2010.

Le sentenze emesse oggi dalla Commissione Disciplinare Nazionale, presieduta da Sergio Artico, in relazione ai due procedimenti sul calcio scommesse relativi alle inchieste condotte dalle Procure della Repubblica di Cremona e Bari: nessuna penalizzazione per il Bologna nel prossimo campionato. E' questo il verdetto della Commissione Disciplinare, che ha anche assolto Marco Di Vaio, condannando invece a sei mesi di stop Daniele Portanova. La Procura aveva chiesto due punti di penalizzazione per il club rossoblu, mentre per i due giocatori le richieste erano rispettivamente di un anno per omessa denuncia e di tre anni per illecito.

Lecce e Grosseto escluse dal campionato di competenza di Serie B 2012/2013, con assegnazione da parte del Consiglio federale a uno dei campionati di categoria inferiore (e ammenda di euro 30.000 al Lecce), penalizzazione per Novara (-2), ammende per Bologna (30.000 euro) e Ancona (10.000) e un totale di 19 tesserati condannati (oltre ai patteggiamenti già definiti in aula).

 

martedì 31 luglio 2012

Incremento delle tasse universitarie, ma cosa succede? “Una tragedia tutta italiana”.

tasse-universita[1]

Nell’ultima versione del decreto legge sulla cosiddetta “spending review”, la revisione della spesa dello Stato che comporterà un risparmio di 4,5 miliardi per il 2012 e di 10,5 miliardi per il 2013, gli aumenti delle tasse universitarie riguarderebbero tutti gli studenti e non solo quelli fuori corso come si era detto inizialmente.

Oggi, alle 10.30, il Senato dovrà votare (e si dovrebbe conoscere nei dettagli) quest’ultima versione del decreto, che comprende le modifiche contenute in un maxi emendamento e sulla quale ieri sera il governo ha posto la propria fiducia: «Pongo la fiducia sul testo con alcune modifiche di coordinamento», aveva annunciato poco prima della discussione il ministro per i rapporti con il Parlamento, Pietro Giarda. Nell’ambito delle “modifiche di coordinamento” rientrerebbero anche alcuni elementi di sostanza, come per esempio l’estensione dell’aumento delle tasse universitarie anche agli studenti in corso.

Lo ha spiegato ieri sera il presidente della Commissione bilancio del Senato, Antonio Azzollini, che ha esaminato il testo del decreto e dato la sua approvazione venerdì scorso. Il decreto sulla revisione della spesa pubblica contiene infatti alcuni interventi sulla scuola, compreso quello sulle tasse universitarie. Il testo uscito nei giorni scorsi dalla commissione Bilancio prevedeva la possibilità di alzare le tasse solo per i fuori corso in base a tre diverse classi di aumento stabilite su altrettante fasce di reddito: aumento del 25 per cento con un ISEE (reddito) familiare fino a 90 mila euro lordi l’anno, del 50 per cento fino a 150 mila, del 100 per cento oltre i 150 mila.

Il maxi emendamento avrebbe confermato queste regole, aggiungendo il fatto che l’aumento delle tasse diventa possibile anche per gli studenti in corso con il limite che per i primi tre anni a partire dall’anno accademico 2013-2014 e se il reddito familiare di tali studenti è medio-basso, cioè inferiore ai 40 mila euro lordi l’anno, questi rincari non potranno «essere superiori all’indice dei prezzi al consumo dell’intera collettività» .

Il Corriere della Sera spiega come quest’ultima versione (già ipotizzata dal governo e poi scartata «per dare all’intervento un significato non solo economico ma anche meritocratico») sia legata alle analisi fatte dalla Ragioneria generale dello Stato e dal ministero dell’Economia:

E qui bisogna guardare alle difficili condizioni delle università italiane. Attualmente ogni ateneo non può ottenere dalle tasse degli iscritti più del 20% di quello che riceve ogni anno dal ministero dell’Istruzione con il cosiddetto Ffo, il fondo di finanziamento ordinario. Il punto è che negli ultimi anni il Ffo è in costante calo e così anche le università che non hanno fatto salire le tasse hanno finito per violare quella regola. Solo pochi mesi fa un ateneo prestigioso come quello di Pavia è stato condannato dal Tar della Lombardia per aver sforato quella soglia dell’1,33%. E altre sentenze sarebbero arrivate a breve perché – secondo i calcoli dell’Udu, l’Unione degli universitari – una buona metà degli atenei italiani è nelle stesse condizioni. Per questo – sempre nel decreto sulla spending review – il governo ha tirato fuori dal calcolo di quel 20% le tasse pagate dagli studenti fuori corso. La speranza era che sarebbe stato sufficiente alzare quella parte del gettito, le tasse dei fuori corso, per mettere a posto i conti di un settore sempre più in sofferenza. Ma le cose non stanno così.

Inoltre, l’aumento del 100 per cento delle tasse per chi è fuori corso e ha un reddito familiare superiore ai 150 mila euro si applicherebbe solo a 30 mila persone e non garantirebbe alle università un’entrata sufficiente. Anche per questo l’aumento delle tasse sarebbe quindi stato esteso anche agli studenti in corso. Il nuovo provvedimento, se otterrà stamattina il voto del Senato, passerà alla Camera per essere convertito in legge giovedì o venerdì.

Via|Il post

Italia in crisi 2012: Mai tanti disoccupati, record storico di 2,8mln, lo rileva l’Istat

lavoro_-precario[1]

ROMA - Il tasso di disoccupazione a giugno é al 10,8%, in rialzo di 0,3 punti percentuali su maggio e di 2,7 punti su base annua. E' il tasso più alto da gennaio 2004 (inizio serie storiche mensili). Lo rileva l'Istat (dati destagionalizzati, stime provvisorie). Guardando le serie trimestrali è il più alto dal III trimestre 1999. Il numero dei disoccupati a giugno è di 2 milioni 792 mila. Lo rileva l'Istat (dati provvisori). Si tratta di un record storico, il livello più alto dall'inizio delle serie mensili (gennaio 2004) e delle trimestrali (quarto trimestre 1992).
L'Istat inoltre fa sapere che a giugno gli occupati sono 22 milioni 970 mila, in calo dello 0,1% rispetto a maggio (-29 mila unità). La diminuzione, aggiunge l'Istituto, riguarda in particolare le donne. A confronto con giugno 2011 il numero di occupati mostra invece una lieve crescita (+11 mila unità). Il tasso di occupazione è pari al 56,9%, in diminuzione nel confronto congiunturale di 0,1 punti percentuali e stabile in termini tendenziali.
Il numero di disoccupati a giugno registra un boom, in rialzo su base annua del 37,5%, ovvero di 761 mila unità. Lo rileva l'Istat (dati provvisori e destagionalizzati), aggiungendo che su maggio la crescita è pari al 2,7% (73 mila unita).

Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a giugno è al 34,3%, in diminuzione di un punto percentuale su maggio. Lo rileva l'Istat (dati destagionalizzati e a stime provvisorie) aggiungendo che tra i 15-24enni le persone in cerca di lavoro sono 608 mila. I giovani disoccupati rappresentano il 10,1% della popolazione di questa fascia d'età.

A giugno l'Istat registra un forte calo del numero di inattivi, ovvero di chi non ha un'occupazione e neppure la cerca: su base annua la diminuzione è di 752 mila unità (-5%), mentre su maggio il calo è pari a 52 mila unità (-0,4%). Quindi continua a salire la partecipazione al mercato del lavoro, ma spesso accade che la maggiore offerta si traduce in disoccupazione.

domenica 29 luglio 2012

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