sabato 8 ottobre 2011

Dieci anni di guerra in Afghanistan, le Ong: “La strategia internazionale ora cambi”

Manifestazioni in molte città del mondo per chiedere un cambio di passo. Le organizzazioni non governative: passare dall’intervento militare spesso devastante per i civili, alla ricostruzione sociale, economica e civile di un paese esausto dopo tre decenni e più di guerre ininterrotte

Un enorme aquilone si è alzato oggi nel cielo nuvoloso di Londra, davanti alla sede del Parlamento britannico, a Westminster. Attorno all’aquilone, alcune decine di manifestanti con un cartello: “Afghanistan, 10. Time to get it right”. Più o meno: Afghanistan, 10 anni dopo è tempo di raddrizzare le cose.

Manifestazioni simili si sono svolte in altre capitali europee, come Parigi, Berlino, L’Aja, Oslo e Stoccoloma. L’iniziativa simbolica è stata organizzata da un ampio network di Ong europee presenti in Afghanistan, preoccupate come le loro controparti in loco, che il ritiro delle truppe previsto a partire dal 2014 possa preludere al completo disinteresse della comunità internazionale per le sorti dei cittadini afgani. Che insomma, dieci anni di guerra e intervento internazionale, iniziati con i bombardamenti statunitensi il 7 ottobre del 2001, possano essere passati invano.

La richiesta delle Ong europee ed afgane (in totale un cartello che riunisce circa 120 organizzazioni) è che il Paese, i suoi cittadini, non vengano abbandonati e che la strategia internazionale cambi: dall’intervento militare massiccio e spesso devastante per i civili, alla ricostruzione sociale, economica e civile di un paese esausto dopo tre decenni e più di guerre ininterrotte.

“Nei dieci anni passati dalla caduta del regime dei talebani, miliardi dollari sono stati spesi nel Paese – scrivono sul sito web Together Afghanistan alcune delle organizzazioni coinvolte nella campagna – L’aiuto internazionale ha cambiato qualcosa: ci sono più strade, più scuole, più ospedali di prima. Eppure, l’Afghanistan è ancora classificato come uno dei paesi più poveri e meno sviluppati del mondo”.

Le ragioni di questo fallimento sono complesse: corruzione, appoggio internazionale a discutibili signori della guerra che sono stati capaci di riciclarsi nel nuovo clima politico, attenzione quasi esclusiva agli aspetti militari della sicurezza, violenza. Ma quello che chiedono le Ong è che si parta con un nuovo approccio, molto lontano sia dalle preoccupazioni muscolari dei comandi Nato (l’Alleanza ha annunciato per i prossimi giorni un nuovo piano strategico), sia dalle manovre iper-politiche del governo del presidente Hamid Karzai. “Un approccio che assicuri che gli aiuti internazionali vadano a vantaggio degli afgani e sul lungo periodo – scrivono ancora le Ong – Un approccio che protegga i diritti, i civili e la dignità individuale; un approccio che porti a una giusta e stabile pace nel paese che possa essere accettata da tutti gli afgani”.

Queste richieste, accompagnate da dati raccolti sul campo, come quelli contenuti nella ricerca diffusa ieri da Acbar, un coordinamento di oltre 110 organizzazioni internazionali e afgane, sullo stato dei servizi basici in Afghanistan, saranno portate all’attenzione dei governi e delle agenzie internazionali che si riuniranno il 5 dicembre a Bonn, nella conferenza internazionale sul futuro del Paese.

Lo stesso presidente Karzai, in un’intervista alla Bbc, ha ammesso i fallimenti del suo governo e della coalizione internazionale: “Quello che dovremmo fare è fornire ai cittadini afgani un ambiente più sicuro – ha detto il presidente – Il governo afgano e la comunità internazionale hanno certamente fallito da questo punto di vista”.
Con la prospettiva della Transition strategy – la progressiva estensione del controllo del paese e delle responsabilità di sicurezza alle truppe afgane da parte della Nato – e con quella del ritiro a partire dal 2014, c’è il rischio che il fallimento significhi un ritorno dei talebani al potere o una nuova guerra civile come quella che ha dilaniato il paese dopo il ritiro dei sovietici. Per questo, dicono le Ong di Together Afghanistan e le altre impegnate nel lavoro di ricostruzione sul campo, è tempo di “mettere le cose a posto” e orientare l’aiuto internazionale verso la ricostruzione civile e la tutela dei diritti, a partire da quelli delle donne. È il solo modo per evitare che dietro l’ultimo soldato rimanga solo un campo di macerie.


A dieci anni dall'inizio del conflitto nel paese asiatico, l'organizzazione italiana ha prodotto un filmato dove fornisce alcuni importanti dati sul conflitto in corso: dal numero delle vittime militari e civili fino ai soldi spesi in un decennio di guerra. A differenza dei governi italiani che hanno finanziato la missione con 4 miliardi di euro, nello stesso periodo Emergency ha speso 55 milioni per le sue attività in Afghanistan, poco più dell'1 per cento. Con questo denaro l'associazione ha curato più di 3 milioni di persone.

di Joseph Zarlingo |

giovedì 6 ottobre 2011

VENERDÌ 07 OTTOBRE 2011 || KIZOMBA ROMANA PRESENTA ||✮ KUDURO NIGHT ✮|| al Cafè Cretcheu.

KUDURO NIGHT IN ROMA

Una serata piena di sorprese e ballerini scatenati.
L'evento è imperdibile per gli amanti dell'afrosound: KIZOMBA VS ZOUK | KUDURO VS SALSA | DANCE VS SOUKUSS
=> Dalle 22:30 - Lezioni GRATIS di Kizomba
Si segue una serata di musica a 360°.
Il Cafè Cretcheu, in via An**** 13, 00198 Rome - Piazza Fiume/Porta Pia
L'entrata è gratis.
Vieni a vedere!

KIZOMBA IN ROMA - ZOUK A ROMA

LIBYA 06/10/2011: YouTube ha rimosso VSMRK’s per aver raccontato le dura verità sulle bombe della NATO

FROM: Controlled YouTube has removed one of the few Truth on Libya showing accounts after it revealed the results of NATO bombings on Sirte hospital.

If you click at VSMRK’s YouTube account address, as from today you’ll get the following screen and message:

This account has been terminated due to repeated or severe violations of our Community Guidelines and/or claims of copyright infringement.

Those “severe violations” exist of videos which were uploaded on October 5 and which showed the results of the heavy NATO bombings on the hospital of Sirte which has been repeatedly hit over the past few days during the indiscriminate bombardments on Libyan leader Gaddafi’s hometown. The videos showed part of the hospital being blackened by explosions and hit by bullets from the NATO-rebel forces as well as the numerous victims of the criminal NATO bombing and shelling, and included the following descriptions:

Red Cross reported that NATO Mercenaries were directly attacking Sirte hospital, Hichem Khadhraoui said that “Several rockets landed within the hospital buildings while we were there. We saw a lot of indiscriminate fire At the same time, NATO is stopping civilians from reaching the hospital by bombing roads, residential areas, causing hundreds of wounded civilians to die in the process. Khadhraoui reported that “other wounded or ill people cannot get to the hospital because of the fighting and NATO air strikes”.

and (quoting Libya’s spokesman Moussa Ibrahim who visited Sirte on September 26):

The hospital already had stopped working altogether because there is little water, the hospital lacks food and any sort of electricity, it lacks medicine and lots of medical equipment has stopped working. Above that the sewage system of Sirte stopped working so many streets are flooded at the moment, which is of course a ripe environment for diseases, referring to the World Socialist Web Site article The slaughter in Sirte.

One of the last videos VSMRK uploaded included an undated report by a rebel who has been caught by the Libyan army and who told of abductions and killings of Libyan civilians by NATO. Another video mentioned PressTV has become more and more a NATO tool.

During the passed few months the account of VSMRK has shown lots of demonstrations by the five million Libyans who have been protesting against the NATO aggression on Libya which has killed thousands of Libyan men, women and children. Those demonstrations as well as the results and victims of the NATO “humanitarian” bombing of Libya are not showed by the mainstream media and therefore must have been a reason for censorship by Zionist controlled YouTube.

NATO already has tried to cut off any kind of communication in an attempt to hide their criminal actions in Libya by bombing TV stations and phone lines. On the occasion of the anniversary of the Al-Fateh Revolution on September 1, Libyan leader Muammar Gaddafi said about that:

“They [NATO] cut off all communications because they can’t breathe. They fear my voice, to only hear me is already dangerous to the colonizers. Those colonizers and agents fear us communicating and being in touch with each other, which proves that the enemy is weak. If they weren’t weak they wouldn’t have bombed our TV and they would have allowed us to communicate with each other.“

From: Eccleza.

mercoledì 5 ottobre 2011

Legge Bavaglio: L’auto-sospensione di Wikipedia un grido di allarme

legge-bavaglio-wikipedia-sospesa Cara lettrice, caro lettore,

in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.

 

Il Disegno di legge - Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., p. 24, alla lettera a) del comma 29 recita:

«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.

Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.

Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.

Purtroppo, la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all'opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive— di chiedere l'introduzione di una "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l'intera pagina è stata rimossa.

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
Articolo 27

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.

Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l'abbiamo conosciuta fino a oggi.

Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell'onore e dell'immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all'arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per "non avere problemi".

Vogliamo poter continuare a mantenere un'enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?

Gli utenti di Wikipedia

Sospetti - Sarah Scazzi, Melania Rea e Yara Gambirasio, le difficili analisi

Sarah Scazzi, Melania Rea e Yara Gambirasio sono tre casi molto difficili per gli inquirenti, non perché gli assassini non hanno lasciato tracce e prove, ma perché le interferenze sono tante.

Se l'interesse mediatico ha spinto a proseguire indagini difficili e lunghe è vero che i mass-media e la … politica vogliono i loro colpevoli che li … soddisfino.

Così non accetteranno mai un assassino comune, un orco ovvio, ma lo vogliono con caratteristiche speciali, appartenente a qualche setta satanica, uno zio per bene in apparenza, ma mostro dentro, i bravi ragazzini che fanno un branco e diventano predatori, o soldati e soldatesse tutto sesso e droga in caserma.

Spero e temo per loro che saranno delusi tutti: certi personaggi esistono solo nella loro fantasia un po' malata.

E' morto Gianni Nardi, salvò il Milan dal crac del 1984

Gianni è stato vice-presidente del club rossonero dal 1984, fu decisivo per evitare il fallimento della società rossonera e per il passaggio della proprietà a Berlusconi.

Addio a Gianni Nardi, anima del Milan2 (La foto: Vice-presidente Gianni Nardi con la moglie, la signora Maria)

La famiglia milanista è in lutto per l’imprevista scomparsa di Gianni Nardi, storico vice-presidente del club rossonero. Nardi, che aveva 80 anni, ha ricoperto la carica dal 1984 ed è stato determinante per il salvataggio della società e per il passaggio della proprietà nelle mani di Silvio Berlusconi.

"Il nostro presidente, l'intera dirigenza del club rossonero, lo staff, i giocatori, tutti i dipendenti di via Turati, di Milanello e del Centro Vismara, tutti i collaboratori ne salutano la figura, con infinita commozione", si legge in un messaggio sul sito del club rossonero. ''Il cordoglio di tutto il Milan è lo stesso di tutti i milanisti - continua la nota -.Ogni sportivo rossonero oggi si stringe nell'abbraccio alla famiglia, alla quale rivolgiamo dal sito ufficiale le più sentite e sincere condoglianze. La sua passione e il suo amore per il Milan sono sempre stati fortissimi. Ciao Gianni!''.

Il primo Milan dopo la Stella e dopo i difficilissimi primi anni '80, lo costruì proprio Gianni Nardi. Non era il presidente, ma era come se lo fosse. Fu lui a convincere Nils Liedholm a tornare al Milan nel 1984. Fu lui a promuovere il rafforzamento della squadra con gli acquisti di Terraneo, Di Bartolomei, Virdis, Wilkins e Hateley.

Addio a Gianni Nardi, anima del Milan!

Addio a Gianni Nardi, anima del MilanL’amicizia, l’amicizia prima di tutto! 
Gianni Nardi e moglie con Luther Blissett, estate 1984

Emergenza Milano: Profughi occupano per protesta la piazza di Pieve Emanuele

Il Sindaco: Prima o poi qualcosa doveva succedere

profughi occupano piazze - stiamo stanchi I circa 250 profughi ospitati in un residence a Pieve Emanuele, nel milanese, oggi per protesta hanno occupato la piazza davanti alla struttura bloccando la circolazione di auto e mezzi pubblici. ''Prima o poi doveva succedere qualcosa'' ha detto Rocco Pinto, il sindaco della cittadina che ospita rifugiati dal 15 maggio. Il motivo della protesta riguarda i documenti e il mancato versamento della diaria promessa (2,5 euro al giorno).

La denuncia è di Ettore Fusco, sindaco di Opera, comune confinante con Pieve Emanuele. "Quanto sta accadendo in queste ore era inevitabile - spiega Ettore Fusco - il nostro Stato si è dimostrato ancora una volta debole e inconcludente. Vivendo il territorio e conoscendo la realtà del sud Milano avevamo ampiamente previsto questa rivoluzione frutto dell'abbandono e della non curanza che il governo centrale ha nei confronti degli enti locali".

L’assessore alle Politiche sociali al governo

"Erano stati promessi aiuti e soprattutto tempi certi - prosegue il sindaco - promesse che non sono state mantenute e le cui conseguenze, ora ricadono sulla cittadinanza. Intanto gli agenti della polizia locale presidieranno il confine per evitare che gruppi di profughi si trasferiscano a Opera".

E24 | Agenzie

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