domenica 12 settembre 2010

Calcio Riecco Beckham In campo dopo 6 mesi

Il 35enne centrocampista inglese, assente dallo scorso 14 marzo in seguito alla rottura del tendine d'Achille, ha giocato gli ultimi 20' della sfida vinta dai Galaxy sui Columbus. ''E' bello tornare a calpestare l'erba, ma dopo dieci minuti credevo di morire dalla stanchezza''

LOS ANGELES (Stati Uniti) - David Beckham, assente dallo scorso 14 marzo in seguito alla rottura del tendine d'Achille del piede sinistro riportata durante Milan-Chievo, è tornato in campo nel corso del match di MLS (Major League Soccer) tra i suoi Los Angeles Galaxy e i Columbus (3-1 il finale). Beckham, 35 anni, ha fatto il suo ingresso sul terreno di gioco al 70' accompagnato dagli applausi del pubblico. ''E' bello calpestare di nuovo l'erba - le parole del giocatore inglese - Ho recuperato in fretta e sono contento" ha aggiunto Beckham per il quale i medici avevano previsto il rientro in ottobre. La volontà di Beckham è stata molto apprezzata dal suo tecnico Bruce Arena. "Questa sua caparbia nell'accorciare i tempi di recupero deve essere d'esempio per i nostri giocatori'', ha detto. "Da qui alla fine della stagione l'obiettivo è farlo giocare una partita intera''. Il ritorno in campo non è stato facile, dopo quattro minuti Beckham è stato ammonito per un fallo su Emmanuel Ekpo. ''Dopo dieci minuti ero talmente stanco che credevo di morire - ha spiegato a fine match - poi però è andata meglio''.
(12 settembre 2010)

Serie A Mezzogiorno di fuoco La festa è del Brescia

Le rondinelle battono 3-2 il Palermo e conquistano i primi tre punti. Segna Dallamano, pareggia Pastore, poi Eder e Caracciolo (su rigore). Nella ripresa riapre i giochi Balzaretti, poi Sereni salva il risultato

BRESCIA - Dopo i tonfi di Roma e Milan e i balbettii dell'Inter, anche il Palermo toppa nel secondo turno di campionato. A gioire è il Brescia che sfodera i suoi gioielli nel giorno del debutto casalingo e si scrolla subito di dosso la rabbia per la sconfitta di Parma: Diamanti non è ancora al meglio ma già lascia intravedere le sue qualità, già più in palla il brasiliano Eder e soprattutto il portiere Matteo Sereni, che era un lusso per la cadetteria e oggi l'ha ricordato al calcio italiano. Se la rimonta del Palermo non si è concretizzata, gran parte del merito va all'estremo difensore di scuola Samp, che salva il risultato in diverse circostanze, soprattutto in pieno recupero su Pastore.

PRIMO TEMPO SCOPPIETTANTE - L'avvio è subito di marca bresciana: già dopo 3' un tiro dal limite di Dallamano, deviato da Migliaccio, si infila alla sinistra di Sirigu, ingannato dal movimento di Eder. Il Palermo fatica a reagire, complice uno schieramento tattico in cui Hernandez è l'unica punta e non è proprio il punto di riferimento ideale. Pastore riesce comunque a trovare il gol del pari, illusorio, perché dopo sei minuti è di nuovo la squadra di Iachini a condurre: Diamanti ispira ed Eder conquista il 'Rigamontì con un gol che mostra tutto il suo bagaglio tecnico. Sereni comincia il suo show deviando sulla traversa un gran tiro di Pastore e Caracciolo mette il risultato in ghiacciaia all'intervallo, procurandosi e trasformando il rigore del 3-1.

SERENI
PARA TUTTO - Delio Rossi fa il diavolo a quattro negli spogliatoi e corregge la formazione aggiungendo Maccarone al pacchetto avanzato: il Palermo scende in campo nella ripresa con tutt'altro piglio ma il colpo resta a lungo in canna ai rosanero. Ancora Sereni protagonista, su un colpo di testa sotto misura del solito Pastore e ancora su Hernandez. Il Brescia si disimpegna bene e si rende insidioso in contropiede, prima di complicarsi la vita da solo: un retropassaggio sciagurato di Baiocco regala a Balzaretti il pallone del 3-2, che rende ancor più palpitanti gli ultimi minuti. I rosanero non hanno più gambe ma tanto cuore ed è ancora Pastore ad arrivare a un soffio dal pareggio in pieno recupero: Sereni dice di no e con la sua manona afferra tre punti preziosissimi per il Brescia.

SERENI: "BELLO ESSERE DECISIVI A 35 ANNI" - Proprio Matteo Sereni, MVP dell'incontro, non può nascondere la propria soddisfazione per la propria prestazione e per il successo del suo Brescia, di fatto deciso dalle sue parate: "Sono contento per i tre punti e per la mia prova - ammette l'estremo difensore delle Rondinelle - l'ultima parata? La mia forza è stata quella di rimanere in piedi fino alla fine. A 35 anni riesco ancora a fare certe cose e a divertirmi e questo mi dà gioia. Dedico questa vittoria ai miei figli".

IACHINI: "RESTIAMO UMILI" - Predica calma, anche se è visibilmente contento, il tecnico del Brescia, Beppe Iachini: "Abbiamo fatto un'ottima partita contro un buon Palermo - ammette l'allenatore dei lombardi - siamo stati compatti, corti, aggressivi, sempre pronti a verticalizzare per andare a creare difficoltà ai nostri avversari. Possiamo migliorare ancora molto, ad esempio nella gestione del possesso di palla. Dovremo evitare di volare troppo alti, rimanendo umili. Diamanti? Crediamo in lui, ha bisogno di trovare la migliore condizione per essere determinante".

ROSSI DELUSO - Deluso, sull'altra sponda, Delio Rossi: "Abbiamo fatto come quelli che hanno la patente da tempo e all'esame non stanno attenti, mentre quando si ha il foglio rosa queste cose non accadono. Siamo venuti meno come squadra e la nostra forza è stata sempre quella. Dobbiamo capire qual è la nostra realtà, ma il nostro atteggiamento deve essere diverso. Non mi è piaciuto quello del primo tempo, abbiamo regalato 45' minuti agli avversari. Il trand è cambiato nella ripresa, dove abbiamo prodotto tanto anche con un pizzico di sfortuna dalla nostra parte''.

BRESCIA-PALERMO 3-2 (3-1)
BRESCIA (4-3-1-2): Sereni 7,5; Berardi 6, Martinez 5,5, Bega 5,5, Dallamano 6; Baiocco 5,5, Cordova 6 (40' st Filippini sv), Hetemaj 6; Diamanti 6,5 (8' st Koné 5,5); Caracciolo 6.5, Eder 7 (28' st Possanzini sv). (1 Arcari, 3 Daprelà, 18 Possanzini, 19 Budel, 21 De Maio). Allenatore: Iachini
PALERMO (4-3-2-1): Sirigu 6; Cassani 6, Bovo 5,5, Munoz 5, Balzaretti 5.5; Migliaccio 5,5 (34' st Ilicic sv), Liverani 6 (24' st Bacinovic sv), Nocerino 5,5; Kasami 5,5 (1' st Maccarone 6), Pastore 6.5; Hernandez 5. (99 Benussi, 24 Rigoni, 25 Glick, 36 Darmian). Allenatore: Rossi
ARBITRO: Tagliavento di Terni
RETI: nel pt 3' Dallamano, 23' Pastore, 28' Eder, 44' pt Caracciolo (rig); nel st 38' Balzaretti
ANGOLI: 6-2 per il Palermo
RECUPERO: 2' e 3'
AMMONITI: Diamanti, Hernandez per gioco falloso, Koné per comportamento non regolamentare (12 settembre 2010)

F1 Alonso domina a Monza Poi Button e quindi Massa

F1
Alonso domina a Monza
Poi Button e quindi Massa
Il merito del trionfo Ferrari è principalmente dello spagnolo che, dopo una partenza sbagliata (era in pole ma si è trovato subito dietro a Button), è riuscito a mantenere i nervi saldi. Hamilton ritirato


MONZA - Con una gara perfetta in cima ad un week end perfetto la Ferrari trionfa a Monza. Alonso primo, Massa terzo. Un risultato importante per il morale, per l'immagine ma soprattutto per la corsa al titolo mondiale. Che adesso è ufficialmente riaperta: con i 25 punti della vittoria, Alonso sale in classifica in terza posizione, a 166 punti, meno 19 dalla Vetta, occupata da Webber (187) e Hamilton (182).

"E' la vittoria più bella della mia carriera insiema a Barcellona del 2006", spiega Alonso e va detto che il merito del trionfo è principalmente tutto suo. Lo spagnolo, dopo una partenza sbagliata (era in pole ma si è trovato subito dietro a Button), è riuscito a mantenere i nervi saldi, è rimasto incollato al diffusore della McLaren per metà gara poi, non avendo velocità sufficiente per farlo in pista, ha aspettato la sosta ai box per riprendersi il comando della corsa e portarsi a casa li primo posto. Ma la bella notizia è un'altra: alle spalle dello spagnolo si è vista una squadra compatta, motivata, per niente disposta a concedere qualcosa agli avversari. Nemmeno un centimetro. Nemmeno un millesimo di secondo. E non è un caso che è stato solo grazie allo straordinario lavoro dei meccanici durante il cambio gomme se Fernando è riuscito a guadagnare quel secondo su Button che poi si è rivelato decisivo.

Per la prima volta dall'inizio della stagione, poi, c'è da fare i complimenti a Felipe Massa. Il brasiliano,
forse ancora un po' troppo aggressivo con il compagno di squadra in partenza (i due hanno sfiorato il contatto in almeno un paio di occasioni), ha fatto una gara robusta e veloce, è finito meritatamente al terzo posto, e ha tolto molti punti agli avversari in chiave mondiale. Se capisse una volta per tutte il significato della parola squadra potrebbe essere lui la pedina vincente della Ferrari nello sprint finale.

Il week end perfetto per le rosse è stato completato dalle deludenti prestazioni dei principali rivali. Le Red Bull, partite malissimo, non hanno portato a casa più di un quarto e sesto posto con Vettel e Webber, mentre la McLaren ha conosciuto la disfatta di Lewis Hamilton che, troppo ingenuo in partenza, si è scontrato con Massa e ci ha rimesso l'avantreno, la gara e la testa della classifica. Il secondo posto di Jenson Button è una magra consolazione, per gli inglesi. Il campione del mondo in carica è indietro in classifica (ora è quarto a un punto da Alonso) e tutti quei punti nelle sue mani sono da considerarsi quasi sprecati, buoni solo per la classifica costruttori.

Adesso il pensiero di Domenicali e compagnia vola a Singapore. Un'altra pista teoricamente favorevole alla Ferrari, assomiglia molto a Montecarlo dove Alonso quest'anno aveva stupito tutti quanti prima di schiantarsi contro il muretto di recinzione. Alla Ferrari servirà un altro week end perfetto. E un'altra valanga di punti. Allora potrà davvero cominciare a sognare.


ORDINE D'ARRIVO
1. Fernando Alonso (Esp) Ferrari in 1h16'24"572 alla media di 240,859 Km/h
2. Jenson Button (Gbr) McLaren-Mercedes a 2"938
3. Felipe Massa (Bra) Ferrari 4"223
4. Sebastian Vettel (Ger) Red Bull-Renault 28"193
5. Nico Rosberg (Ger) Mercedes 29"942
6. Mark Webber (Aus) Red Bull-Renault 31"276
7. Nico Hulkenberg (Ger) Williams-Cosworth 32"812
8. Robert Kubica (Pol) Renault 34"028
9. Michael Schumacher (Ger) Mercedes 44"948
10. Rubens Barrichello(Bra) Williams-Cosworth 1'04"200
11. Sebastien Buemi (Sui) Toro Rosso-Ferrari 1'05"000
12. Vitantonio Liuzzi (Ita) Force India-Mercedes 1'06"100
13. Vitaly Petrov (Rus) Renault 1'18"900
14. Pedro De la Rosa (Esp) Sauber-Ferrari 1 giro
15. Jaime Alguersuari (Esp) Toro Rosso-Ferrari 1 giro
16. Adrian Sutil (Ger) Force India-Mercedes 1 giro
17. Timo Glock (Ger) Virgin-Cosworth 2 giri
18. Heikki Kovalainen (Fin) Lotus-Cosworth 2 giri
19. Lucas Di Grassi (Bra) Virgin-Cosworth 2 giri
20. Sakon Yamamoto (Jpn) HRT-Cosworth 2 giri
Giro più veloce: (52.) Alonso in 1'24"139

CLASSIFICA MONDIALE PILOTI
1. Mark Webber (Aus) 187 punti
2. Lewis Hamilton (Gbr) 182
3. Fernando Alonso (Esp) 166
4. Jenson Button (Gbr) 165
5. Sebastian Vettel (Ger) 163
6. Felipe Massa (Bra) 124
7. Nico Rosberg (Ger) 112
8. Robert Kubica (Pol) 108
9. Michael Schumacher (Ger) 46
10. Adrian Sutil (Ger) 45 (12 settembre 2010)

Il personaggio: Ma a Maradona si perdona tutto? Napoli lo rivuole a tutti i costi, nonostante i guai con il fisco. Gli italiani lo amano senza condizioni. Perché questo è l'unico modo: se ragioni, vorresti strangolarlo

MILANO - Qualora il funzionario di Equitalia, la società concessionaria della riscossione fiscale, si trovasse davanti Diego Armando Maradona, nato a Lanús (Argentina) il 30 ottobre 1960, non gli chieda un autografo. L'uomo penserà a un trucco, a un modo di fargli scucire i 31 milioni di euro che deve al fisco italiano, in seguito a una complicata storia di evasione, accertamenti e mancati ricorsi. Ricordi invece una frase pronunciata da Diego nel film «Amando Maradona» di Javier Vasquez: «Quando penso alle cose che mi sono successe, sorrido».

La fortuna e la disgrazia di Maradona è che non sorride da solo: il mondo sorride con lui. Di gioia, per quello che ha fatto; di compassione, per quello che ha distrutto. L'esattore di Equitalia faccia il suo mestiere: chieda i soldi. Noi amanti del calcio - altrettanto italiani, meno equi - faremo il nostro. Eserciteremo il diritto a essere stupiti da un uomo che ha una pagina di Wikipedia lunga come un ricorso tributario e folle come un romanzo di Hunter S. Thompson, quello di «Fear and Loathing in Las Vegas. A Savage Journey to the Heart of the American Dream». «Paura e disgusto a Las Vegas, una selvaggia cavalcata nel cuore del sogno americano». Togliete Las Vegas e aggiungete «sud» ad «americano»: avrete Maradona. Diego Armando è la rappresentazione di una condizione umana ipotetica di terzo tipo: l'irrealtà. Quello che vi sarebbe potuto succedere se aveste un talento smisurato, una smisurata voglia di vivere e foste cresciuti in Argentina, un paese senza mezze misure, dove la trinità laica è formata da tre irregolari: Che Guevara, Evita Peron e, appunto, Diego Maradona. Mi è capitato di parlare di lui con Javier Zanetti, il capitano dell'Inter: ho visto un uomo emozionarsi e tornare bambino.

Per i cinquant'anni, il 30 ottobre, Maradona vorrebbe tornare al San Paolo di Napoli, e ha incaricato l'amico Salvatore Bagni di organizzare il tutto. Un modo forse per dimenticare le delusioni da allenatore al Mondiale sudafricano - dove vestiva come lo sposo alla fine del pranzo di nozze, e ha mostrato altrettanto lucidità - ma anche un gesto verso la città che, insieme a Buenos Aires, l'ha amato senza condizioni. Perché questo è l'unico modo di amare Maradona: se ragioni, vorresti strangolarlo.

Il santo peccatore: non poteva non piacere ai napoletani. Un maestro della confessione e dell'autoindulgenza, abbastanza onesto da ammettere che le stimmate se le è procurate da solo («Ho sbagliato e ho pagato. Ma il pallone non si sporca»). Deciso comunque a pentirsi, a cambiare, a svoltare. Sospeso due volte per positività a test antidoping nel 1991 (uso di cocaina) e nel Mondiale 1994 (uso di efedrina); dopo il ritiro ufficiale dal calcio nel 1997 ha imboccato uno scivolo che - tra droghe, alcol e pessima alimentazione - l'ha portato a pesare 130 chili, a scassarsi cuore e polmoni. By-pass gastrico, epatiti, arresti cardiaci e giudiziari, cliniche psichiatriche e una overdose di sigari cubani, l'unica di cui si abbia notizia. La vita di Maradona è perfino educativa. Qualsiasi genitore del mondo può prenderne la biografia e dire ai figli: «Ecco: non così».
Eppure è molto amato. Nonostante tutto questo o a causa di tutto questo? Impossibile rispondere. Di sicuro la sua vita sregolata lo ha tenuto al centro dell'attenzione. Oltre la sua volontà, probabilmente. «Così come voi giornalisti avete il diritto di giudicare i giocatori, noi abbiamo il diritto di giudicare voi!», ha gridato una volta. Un'altra volta ha innaffiato con la canna da giardino le troupe televisive in attesa. Chissà che invidia Mourinho, se lo venisse a sapere.

Emotivo, eccessivo, enfatico, empatico. Maradona non parla alla testa, prende la pancia. «Diego ha imparato negli stadi come si governa una folla, sa tastare il polso della piazza, ha sempre radunato gente intorno a sé» scrive Emanuela Audisio in «Il ventre di Maradona» (Mondadori, 2006). Non è strano che il suo esordio nel 2005 come conduttore televisivo - «La Noche del 10» - sia stato un trionfo. Se Baggio avesse le pause di Celentano, le giacche di Fiorello, la chiacchiera di Bonolis e l'autostima di Berlusconi potrebbe tentare una mossa del genere: non altrimenti.
Il talento purissimo ha fatto il resto. Nel calcio esistono tanti buoni giocatori, diversi giocolieri e pochi campioni: l'unico campione-giocoliere è stato lui. I suoi palleggi pre-partita erano, insieme, circensi e serissimi. I suoi gol folli o meravigliosi, come quelli messi nella porta dell'Inghilterra il 22 giugno 1986, ai Mondiali del Messico.

Sfottendo la storia, che aveva visto l'Argentina sconfitta nelle Falklands, Maradona segnò il primo con la mano, il secondo partendo da centrocampo, dopo aver scartato metà squadra avversaria. Il gol più perfido e più bello del secolo, nel giro di quattro minuti.
«Se la tua mano è quella di Dio, chi ti ha dato quelle gambe?» cantano a Buenos Aires. È una buona domanda, alla quale Equitalia non sa rispondere, e noi nemmeno.

Formula1: Festa Ferrari a Monza Alonso in pole, Massa 3°

Lo spagnolo per la prima volta in stagione davanti a tutti, al suo fianco in prima fila la McLaren di Button. Subito dietro l'altra Rossa e la Red Bull di Webber. Quinto Hamilton

Montezemolo abbraccia Alonso
MONZA - Fernando Alonso partirà in pole position nel Gp d'Italia, tredicesima prova del mondiale di formula uno in programma domani (ore 14) sul circuito di Monza. Il pilota spagnolo, alla prima pole stagionale (numero 19 in carriera), è stato il più veloce nell'ultima manche delle qualifiche girando in 1'21"962. Per la Ferrari è un ritorno in prima fila dopo un digiuno di 30 gare: la pole sfuggiva alle rosse dall'edizione 2008 del Gp del Brasile. Per ritrovare una monoposto di Maranello davanti a tutti al via del Gp d'Italia, invece, si deve tornare al 2004.

Al suo fianco Alonso avrà la McLaren-Mercedes dell'inglese Jenson Button (1'22"0084). Ad aprire la seconda fila sarà l'altra Ferrari del brasiliano Felipe Massa, terzo miglior tempo in 1'22"293. Subitro dietro la Red Bull dell'australiano Mark Webber (1'22"433). Quinta posizione in griglia per la McLaren-Mercedes dell'inglese Lewis Hamilton (1'22"623). Il leader del Mondiale partirà vicino alla Red Bull del tedesco Sebastian Vettel (1'22"675) che completa la terza fila. Seguono la Mercedes Gp del tedesco Nico Rosberg (1'23"027), la Williams del tedesco Nico Hulkenberg (1'23"037), la Renault del polacco Robert Kubica (1'23"039) e la Williams del brasiliano Rubens Barichello (1'23"328). Delusione, ancora una volta, per Michael Schumacher. Il sette volte campione del mondo, al volante della Mercedes Gp, per la quarta gara consecutiva ha fallito la qualificazione alla terza manche delle qualifiche e
scatterà dalla sesta fila. In nona fila c'è la Lotus di Jarno Trulli, in decima la Force India di Vitantonio Liuzzi.

DEDICATO AI TIFOSI - "Questa pole è dedicata ai nostri tifosi, sono contento per Alonso e anche per Massa. Domani ce la giocheremo, il mondiale è ancora aperto", ha detto Luca Cordero di Montezemolo al termine delle qualifiche. Il presidente della Ferrari considera ancora aperto il discorso mondiale: "Sono felice che tutto questo sia avvenuto su una pista che ci ha sempre dato tante gioie. Ora dobbiamo cercare di vincere domani. Per noi, per i nostri tifosi e per il Mondiale".

ALMENO IL PODIO - Raggiante Fernando Alonso. "E' una bellissima sorpresa. Domani, come minimo, serve un podio", ha raccontato lo spagnolo. "Quando ai box mi hanno detto che riuscivo a tenere la pole position, alcune monoposto stavano ancora girando, ho pensato che qualcuno sarebbe arrivato in extremis a soffiarmi la pole. Invece, stavolta ho resistito fino alla bandiera a scacchi. E' una bellissima sorpresa, una grossa soddisfazione. Per rimanere in corsa per il mondiale serve come minimo un podio. Non avverto particolare stress, ma non ci possiamo permettere altri passi falsi. Se poi riusciamo a vincere, sarà fantastico. Domani abbiamo la chance per fare un ottimo risultato, a quel punto vedremo cosa fanno gli altri e faremo i conti".

GRIGLIA DI PARTENZA
Prima fila
1. Fernando Alonso (Spa) Ferrari 1'21"962
2. Jenson Button (Ing) McLaren-Mercedes 1'22"084
Seconda fila
3. Felipe Massa (Bra) Ferrari 1'22"293
4. Mark Webber (Aus) Red Bull 1'22"433
Terza fila
5. Lewis Hamilton (Ing) McLaren-Mercedes 1'22"623
6. Sebastian Vettel (Ger) Red Bull 1'22"675
Quarta fila
7. Nico Rosberg (Ger) Mercedes 1'23"027
8. Nico Hulkenberg (Ger) Williams 1'23"037
Quinta fila
9. Robert Kubica (Pol) Renault 1'23"039
10. Rubens Barrichello (Bra) Williams 1'23"328
Sesta fila
11. Adrian Sutil (Ger) Force India 1'23"199
12. Michael Schumacher (Ger) Mercedes 1'23"388
Settima fila
13. Kamui Kobayashi (Jap) Sauber 1'23"659
14. Sebastien Buemi (Svi) Toro Rosso 1'23"681
Ottava fila
15. Jaime Alguersuari (Esp) Toro Rosso-Ferrari 1'23"919
16. Pedro de la Rosa (Esp) Sauber-Ferrari 1'24"044
Nona fila
17. Jarno Trulli (Ita) Lotus-Cosworth 1'25"540
18. Heikki Kovalainen (Fin) Lotus-Cosworth 1'25"742
Decimafila
19. Vitantonio Liuzzi (Ita) Force India-Mercedes 1'25"774
20. Timo Glock (Ger) Virgin-Cosworth 1'25"934
Undicesima fila
21. Lucas Di Grassi (Bra) Virgin-Cosworth 1'25"974
22. Bruno Senna (Bra) Hispania-Cosworth 1'25"847
Dodicesima fila
23. Sakon Yamamoto (Jpn) Hispania-Cosworth 1'27"020
24.*Vitaly Petrov (Rus) Renault 1'23"819
(11 settembre 2010)

Miss Italia: Forse Sharon Stone non ci sarà

Forse la star più attesa dell'edizione 2010 non ci sarà. Secondo il sito web di Tv Sorrisi e Canzoni Sharon Stone, che avrebbe dovuto incoronare la nuova reginetta del Belpaese nell'ultima serata del 13 settembre (LEGGI LA SUA INTERVISTA), ha avuto un malore ed è stata ricoverata in ospedale a Los Angeles per accertamenti prima di imbarcarsi questa mattina per l'Italia. Le sue condizioni non sarebbero comunque gravi.

In caso di assenza della star di Hollywood, il pubblico si dovrà accontentare degli ospiti numerosi ospiti che calcheranno il palco di Salsomaggiore. A farla da padrone, come nell'anno passato, saranno le celebrità femminili.

PRIMA SERATA - Tra gli ospiti maschili ci sarà Alberto di Monaco, che si contenderà il titolo di principe dell'edizione 2010 con Emanuele Filiberto di Savoia, suo intervistatore. Confermata anche la presenza di Massimo Ranieri, per un omaggio al teatro e alla canzone napoletana. Ma la ciliegina sulla torta sarà la coppia Ridge-Brooke, in arrivo direttamente dal set di Beautiful, ovvero gli attori Ronn Moss e Kelly Lang che premieranno Miss Cinema. Per aggiudicarsi la corona le contendenti reciteranno con gli attori Lorenzo Flaherty, Roberto Farnesi e Flavio Montrucchio.

SECONDA SERATA - Al Palacotonella hanno promesso di far visita alle miss Rosita, Angela e Margherita Missoni, Vivienne Westwood (nella foto) e Diane von Furstenberg, signore della moda internazionale che presiederanno alla serata in cui sarà scelta la Miss Eleganza, durante la quale le ragazze indosseranno le loro creazioni. Interverranno anche Lapo Elkann, l'attrice Anna Valle (Miss Italia 1995) e soprattutto la pop star Kylie Minogue che proporrà il successo dell'estate 'All the lovers' e il suo ultimo singolo.

TERZA SERATA - Oltre a Sharon Stone è attesa anche la cantante Anastacia. Altri ospiti saranno l'attore Flavio Insinna, il cantante nostrano Cesare Cremonini e gli otto insegnanti di danza di Ballando con le stelle.

Bellezza. Miss Italia: Come ti misuro la Miss

Un team di universitari studia le concorrenti di Miss Italia: un software confronta i volti e stabilisce la formula dell'armonia femminile


Una di loro forse è perfetta. Una tra le sessanta candidate forse ha un viso con tutti i millimetri giusti, tutti gli angoli esatti, tutte le volumetrie adeguate per corrispondere alla bellezza matematicamente determinata. Quale di loro? È un segreto che neanche Wikileaks riuscirebbe ad espugnare. "I professori" hanno già calcolato le proporzioni del volto ideale, ma non vogliono rivelare quale dei sessanta volti campionati gli si avvicina di più: "Non possiamo favorire nessuna concorrente", si schermisce Alberto Laino dell'Università Federico II di Napoli, "ma posso dirle che almeno una ventina ci sono vicinissime". E comunque saperlo probabilmente non servirebbe a nulla, non si diventa Miss Italia per medietà assoluta, per corrispondenza algebrica a un modello, perché ha ragione Karl Kraus, alla donna più bella manca sempre una cosa per essere perfetta: un difetto.

Ma allora perché li hanno fatti venire a Salsomaggiore, "i professori", con quel macchinario inquietante da sala di posa fotosegnaletica della questura, perché hanno chiesto alle sessanta finaliste della passerella di bellezza nazionale di sottoporsi all'innocua fucilazione simultanea di cinque fotocamere digitali collegate a un software d'avanguardia, perché le ragazze hanno accettato, docili incuriosite e un po' spaurite, di farsi disegnare griglie di nei sulle graziose faccine, perché si sono lasciate trasformare in poliedri luminosi e poi in metalliche maschere che si muovono nello spazio virtuale del monitor come carrozzerie d'auto nello studio di un progettista?

Perché i loro bei visi non sono solo belli, sono anche utili. Alla medicina, e quindi alla salute e perché no alla felicità di altre donne. "I professori" ci tengono a sottolinearlo. "Questo esperimento mette la bellezza al servizio della scienza e non viceversa", scandisce Raoul D'Alessio, docente di estetica facciale all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, coordinatore della ricerca promossa dalla Sido, la Società italiana di ortodonzia ("La bellezza comincia sempre dal sorriso..."). "Mi raccomando. Non siamo venuti per scoprire le proporzioni matematiche della bellezza. La bellezza scientificamente non esiste, è un concetto storico, sociale e individuale. Esiste invece l'armonia di un volto, e quella la possiamo misurare". Come si può misurare la proporzione aurea di un rettangolo, che la storia dell'arte e la psicologia della gestalt ci dicono essere più gradita all'occhio.

E allora ecco, "i professori", come a Salsomaggiore li chiamano con mistico rispetto per la scienza che incarnano, sono venuti a calcolare il "volto aureo", là dove è più facile trovarlo. "È dal 2003 che utilizziamo tecniche fotogrammetriche per rilevare volti", spiega Luigi Maria Galantucci del dipartimento di Prototipazione rapida e reverse engineering del Politecnico di Bari, che ha fornito l'avanzatissima tecnologia necessaria, "ma qui abbiamo un campione già fortemente selezionato": le sessanta più belle tra ventimila, filtrate da centinaia di giurie popolari, un giudizio di Paride di massa che esprime il gusto diffuso, il concetto medio di bellezza dell'italiano 2010, condizionamenti sociali (moda e tv) e stereotipi inclusi, ovviamente. Ma visto che lo scopo della ricerca è appunto scoprire la formula algoritmica della gradevolezza femminile corrente, cercarla qui è partire con metà del lavoro già fatto.

Il resto lo fa il computer. Spruzzando il volto della cavia con cinquantamila punti di rilevazione, spennellandolo con un laser, e ottenendo in cinque millesimi di secondo un calco matematico del viso, confrontabile con tutti gli altri, un calco per la prima volta tridimensionale, capace di cogliere il mistero di quella che Roberto Deli, ordinario di Ortognatodonzia del Gemelli, definisce "la visione più sfuggente eppure più importante del volto, mistero eterno per i pittori: il tre-quarti". Poi, fare la media è un gioco da ragazzi.

Ci provò anche Zeusi, il pittore-superstar dell'antichità, come software solo il suo occhio infallibile. Per immaginare Elena, la donna più bella del mondo, convocò le dodici ragazze più graziose di Crotone, colse il meglio da ciascuna e lo mischiò nel cocktail perfetto. Avete scoperto anche voi il volto di donna a cui tutte vorrebbero somigliare? "Per carità", reagisce D'Alessio, "questi patchwork di solito sono un fallimento, freddi come statue. Niente mostri artificiali, noi ricaviamo misurazioni utili". Utili a chi? A chi, per sfortuna, ha necessità di ritrovare un volto. Donne obbligate a ricorrere alla chirurgia plastica dopo un trauma o una patologia sfigurante. Si tratterebbe di dare ai chirurghi, che ora lavorano un po' a istinto o sulla base di miti quasi cabalistici come il numero phi (proporzione di 1,680 tra linee orizzontali e verticali), qualche indicazione più specifica sulle misure che daranno al volto artificiale gradevolezza e armonia. Non c'è il rischio che diventino un modello anche per chi una faccia a posto già ce l'ha? Cosa direbbe a una donna che volesse adeguare il suo volto al vostro risultato medio, con un taglietto qui e un botulino là? "Che farebbe un errore enorme. Non siamo costruttori di pupazzi. Ogni volto ha un'armonia in sé, modificando un particolare l'insieme cambia in peggio".

E dunque, ragazzine che state leggendo, visto che vi vedo un po' eccitate, la norma non esiste, e riponete pure il doppio decimetro nell'astuccio di scuola, perché in ogni caso stiamo parlando di scarti di decimi di millimetro dalla media. Eh sì. Pare che la selezione artigianale dei giurati abbia già normalizzato l'infinita varietà delle fisionomie muliebri. Ed ecco perché le ragazze impacciate sui gradini di Salsomaggiore ci sembrano un po' tutte sorelle fra loro, ma non ci sembrano affatto figlie delle miss Italia del passato.

"Tra noi e queste ragazze c'è la stessa differenza che fra le donne dell'Ottocento e quelle del Novecento", ammette Isabella Verney, prima vincitrice di "5 mila lire per un sorriso", il paleo-concorso del 1939. Il tipo svedese, ad esempio, così di moda negli anni Sessanta, non va più: "Troppo biretruso", stabilisce il professor Laino, qualsiasi cosa significhi, "è un volto sempre bello ma oggi giudicato meno attraente". Già, il volto ha una storia, sensibile alle mode e ai condizionamenti, e Patrizia Mirigliani che ha ereditato dal papà-patron Enzo il timone di Miss Italia lo sa bene: "Più o meno ogni quindici anni c'è una rivoluzione nei volti delle concorrenti". E i Professori sono in grado di raccontarcela, anche se le rilevazioni del passato erano più rozze e imprecise. La storia naturale del volto è una minuscola tettonica della muscolatura maxillo-facciale che altera di micromisure le altimetrie cutanee e produce sempre nuovi fenotipi, che poi la cultura (maschile) di ogni epoca premia o boccia con spietato darwinismo, trasformandola in una storia sociale del sex-appeal.

Dunque, millimetri a parte, ecco finalmente quello che volevate sapere fin dall'inizio, ecco cosa differenzia statisticamente il volto medio della "bella italiana" di oggi da quello medio: osso mascellare più prominente, con tendenza a dominare sull'asse naso-labbra: un profilo meno "rinascimentale". Fronte più ampia. Profilo più acuto, naso lievemente tendente al convesso. Labbro superiore sempre più prominente e sviluppato. Faccia più piatta e dal contorno più rotondo, tratto caratteristico della neotenia (permanenza dei caratteri infantili). Mandibola normoruotata, ridotta in proporzione rispetto alla mascella ma con angolo più delineato, tendenza Manuela Arcuri per capirci. Mento pronunciato ma in sintonia con le labbra.
Poco sexy detta in questi termini, non è vero? Meglio così. Le misure medie, lasciamole all'utile manuale dei chirurghi ricostruttori. Il fascino è altra cosa. Non ci si innamora della trigonometria. Ci può sedurre la forma di un seno, mai quella di un coseno.

Related Posts with Thumbnails