lunedì 30 agosto 2010

Cronaca: Incidente d'auto per Balotelli, illeso Manchester, scontro tra la sua Audi e una Bmw. Controllato all'etilometro, è risultato in regola

Nessuna conseguenza, ma per colpa del ginocchio salta un turno in campionato

Incidente d'auto per Balotelli, illeso

Manchester, scontro tra la sua Audi e una Bmw. Controllato all'etilometro, è risultato in regola

Mario Balotelli, centravanti del Manchester City, illeso dopo l'incidente (Milestone Media)
Mario Balotelli, centravanti del Manchester City, illeso dopo l'incidente (Milestone Media)
ROMA - Mario Balotelli è uscito illeso da un incidente stradale che si è verificato stamani a Manchester. Lo scrive il tabloid britannico Sun nella versione on line. L'attaccante del City era al volante della sua Audi A8 quando si è scontrato con un'altra auto, una Bmw nera, secondo il racconto del giornale.

I CONTROLLI DELLA POLIZIA - Il giovane attaccante è stato sottoposto all'etilometro secondo la prassi inglese. La polizia intervenuta sul posto ha controllato i documenti di Balotelli, che sono risultati in regola. Entrambe le macchine coinvolte nell'incidente sono rimaste danneggiate e sono state portate via con il carro attrezzi. Balotelli si è poi regolarmente allenato con i compagni del Manchester City, ma secondo il Sun non partirà per la trasferta di domani a Sunderland in Premier League perchè non ha ancora recuperato dall'infortunio al ginocchio. (

I love it!

Da qui si ricomincia!

Campionato calcio: Benitez e il colpo che manca Primi segnali di nervosismo

Una regia certamente non tifosa dell'Inter ha scritto il copione dell'ultimo fine settimana: da una parte l'Inter che interrompe la striscia di successi a Montecarlo; dall'altra il Milan che pone fine alla depressione dei propri tifosi regalando e regalandosi Ibrahimovic, il grande ex chiamato a colmare la differenza tra le due squadre. Non solo: con il colpo di teatro che ha portato lo svedese in rossonero, il Milan ha invertito la rotta degli ultimi anni, trasformando i cugini dell'Inter nei parenti poveri in una estate di mercato all'insegna dell'austerity.

Proprio di un colpo, avrebbe bisogno ora l'Inter: nella notte di Montecarlo è sembrata una squadra stanca, la sorella brutta di quella della tripletta targata Mourinho. Un gruppo confuso caduto contro l'Atletico di Sanchez Flores: per questo Moratti era e resta irritato. Il presidente voleva il quinto titolo, ma nonostante non si arrivato, il numero uno nerazzurro non si è ancora convinto che la squadra, spompata dalle gare della scorsa stagione, necessiti di nuovi innesti. I nomi che Rafa Benitez ha fatto al club sono quelli di Mascherano e Kuyt: due rinforzi ha chiesto, uno per il centrocampo, l'altro per l'attacco dopo la partenza di Mario Balotelli per il Manchester City. Ma nessuno dei due desideri del tecnico nerazzurro sarà esaudito: l'argentino è andato al Barcellona, mentre l'olandese compagno di Sneijder in nazionale resterà al Liverpool. Lo ha detto lui stesso, la partita a questo punto sembra davvero chiusa.

Dal canto suo, Benitez proprio ieri però ha iniziato a mostrare irritazione per i mancati arrivi. «Ogni allenatore vorrebbe giocatori che conosce, io sono il tecnico e ho detto cosa mi piace. Ora la società vedrà cosa è possibile fare – dice Rafa -. Io parlo con Branca e lui parla con il presidente, la comunicazione è chiara. Noi pensiamo al Bologna, sulle altre cose lavorano loro due». Al netto delle difficoltà mostrate in campo, proprio questo è il cuore del problema e proprio qui risiede il malumore di Benitez: abituato in Inghiterra a fare il manager, e non solo l'allenatore, qui si trova senza quel potere che ormai aveva imparato a gestire alla perfezione. Un concetto (e una mancanza) che lo spagnolo tra l'altro sottolinea fin dal giorno della sua presentazione. «Io sono un tecnico, al mercato ci pensa la società», continua a ripetere da quel dì. Una frase che nasconde un messaggio non difficile da decifrare: se non vinciamo nulla è colpa di chi non ha voluto prendere rinforzi, non certo di chi quegli acquisti li aveva individuati. Oltre a questo, c'è un messaggio ancora più chiaro che l'ex tecnico del Liverpool ha già fatto pervenire ai vertici: vi ho dato i nomi dei giocatori che volevo, gli altri non mi interessano.

Questo il senso delle parole di Benitez che questa sera senza Maicon (non convocato per infortunio) esordisce in campionato al Dall'Ara contro il Bologna ma comincia a mordere il freno e la prospettiva che dopo Castellazzi, Biabiany, Coutinho (più Mancini e Suazo di ritorno), non lo fa certamente felice. Se così fosse Benitez si ritroverebbe a dover giocare una stagione con i resti della squadra voluta da Mourinho: troppo poco per reggere tutti i fronti in cui l'Inter è impegnata. Questo almeno fino a gennaio, quando il mercato riaprirà. Ci sono ancora due giorni, oggi e domani, per mettere a segno almeno l'acquisto di un attaccante, utile a tamponare la partenza di Balotelli. Ma lo scenario di queste ultime settimane non fa ben sperare né i tifosi, né Benitez.

Campionato calcio: Bentornato Ibra, è già Milan show

Bentornato Ibra, è già Milan show

MILANO
Ibra in tribuna e Pato in campo. Ce n'è stato a sufficienza per addolcire il ritorno in città dei vacanzieri milanisti, non tanti quanti ne aspettavamo per il saluto a Ibrahimovic però felici di aver visto una squadra molto diversa dal mortorio esibito contro la Juve nel Trofeo Berlusconi una settimana fa. Anche facendo la tara per la pochezza imbarazzante del Lecce, lo spettacolo offerto dei rossoneri li rilancia nella corsa per lo scudetto: Allegri ha già dato un'identità di gioco usando gli stessi uomini di Leonardo e non c'è una squadra in Italia che abbia un attacco così creativo per cui se incontra avversari che assistono alla creazione, la manovra ha un grande successo. La prova del nove verrà nelle partite toste, quando Ronaldinho affronterà avversari che morderanno le caviglie e non l'erba abboccando alle sue finte.

È stata la serata dei buoni sentimenti e della riappacificazione tra la curva e Berlusconi dopo la contestazione di fine luglio a Milanello. L'effetto Ibra vale più delle riforme. «A Milanello, a San Siro e in società presente: bentornato presidente». Si può discutere sulle qualità rimaiole degli ultrà, il senso però è chiarissimo: si è ricreato il nuvolone di ottimismo che le parole di Ibra hanno fatto salire in cielo, quando è arrivato al centro del campo camminando su un tappeto rosso come i divi a Cannes. «Sono felice, quest'anno vinceremo tutto» ha detto l'ex attaccante dell'Inter. Eccolo là. Si è sbilanciato. Non sappiamo se avrà ragione e se vincerà il sesto scudetto alla sesta stagione in Italia, certamente ha qualche chance di riuscirci se quanti ieri hanno giocato benissimo in sua assenza lo faranno con lui in campo. A Barcellona non ci riuscivano ma questa è un'altra storia.

Tutti felici e contenti, insomma. Beh, proprio tutti no. Borriello, l'agnello sacrificale di fine mercato, non ha giocato con serenità quella che presumibilmente è stata l'ultima partita da titolare nel Milan: ne ha azzeccate poche e gli hanno pure annullato un gol per fuorigioco. E chissà in quali condizioni sopravvive il fegato di Inzaghi, sempre più riserva. Superpippo ha giocato una mezz'ora furente tanto più che Pato non gli dà mai il pallone e il palo gli ha negato una rete a tu per tu con Rosati. All'ultimo minuto tanto insistere lo ha premiato: su un tocco della difesa, Inzaghi si è avventato e ha realizzato il 4-0.

A parte quei due, i milanisti avranno in Ibrahimovic un compagno di riferimento tecnico al centro dell'attacco e lo svedese potrà avvantaggiarsi dei tagli che Ronaldinho distribuisce nelle giornate di grazia, facendone assist straordinari. Il brasiliano è in un periodo di mobilità, cioè ha ricominciato a correre con un raggio d'azione che raggiunge i 30 metri e non i pochi centimetri dell'anno scorso. Suggerisce e rifinisce, infila la palla in corridoi spiazzanti per le difese: il gol del 3-0 di Pato (che legge le intenzioni del suo connazionale meglio degli altri) nasce da un suo passaggio filtrante e altri ne ha distribuiti nel primo tempo a Seedorf, che li ha sprecati davanti alla porta altrimenti parleremmo di goleada storica. Ora il Milan ha due rifinitori di lusso, l'altro è Pirlo, per innescare Pato. Il ragazzo ha sbloccato la partita al 17' con un diagonale rasoiato nell'angolo opposto, l'ha sigillata definitivamente con il 3-0 dribblando anche il portiere.

Nella ripresa il brasiliano è scoppiato però è davvero un'arma preziosa purché sia in salute: che sia andato ad abbracciare il medico dopo ogni gol dimostra che lo sa anche lui. È stato un dominio, non un confronto. Il Lecce ha manovrato per i primi dieci minuti, poi ha ammainato bandiera salvo issarla di nuovo per brevi periodi del secondo tempo. La difesa milanista non è mai andata in affanno. Nesta, che come Pato era assente contro la Juve, l'ha diretta senza sbavature, Thiago Silva è persino salito in attacco per realizzare il 2-0 in mischia. Tutto troppo semplice, forse per invogliare Ibrahimovic a sorridere nonostante la rinuncia a qualche milione.

Campionato: Bianconeri deludenti a Bari: Krasic e Quagliarella in ombra Del Neri realista: «Sappiamo che sarà un anno complicato»

Volendola guardare dal lato positivo per la Juve, e già si fa una discreta fatica, a Bari s'è almeno vissuto un pomeriggio didascalico: su come si applica il 4-4-2, quello che da quest'anno dovrà tornare a essere legge pure in casa Juve. In particolare, attacchi insistenti sulle corsie, innescati da triangolazioni profonde, spesso di prima, e sforamento dell'altrui trincea del fuorigioco: tutto ciò che ha fatto benissimo la squadra di Ventura, che aveva l'indiscutibile vantaggio di addestrarsi da un anno sullo stesso copione, con apprezzabili risultati. Gigi Del Neri non può avere ovviamente quella scioltezza che deriva dall'abitudine, ma pure disponeva di più qualità e tecnica: non s'è avvistata, macinata dagli sprint di Alvarez e Ghezzal, dalla regia di Almiron, ieri in versione Xabi Alonso ma con più corsa, e dalle giocate di Donati, sgusciato dalla panchina in versione fenomeno, con gol incluso.

Guai a battezzare un campionato dal primo passo, pregasi rivedere l'avvio funambolico di quello passato, ma le spie si sono accese lo stesso: «Quando si perde - confessa alla fine il tecnico - i campanelli d'allarme si sentono sempre molto. Non abbiamo fatto una buona partita, e lo sappiamo, e dovremo migliorare gli errori». Per dare l'idea: se la batosta per 3-1 nel dicembre della scorsa stagione fu esagerata nel punteggio, l'1-0 di ieri è decisamente troppo ridotto. A parte l'avvio, il Bari ha dominato, sprecando almeno quattro grosse occasioni per sigillare la partita, e non tenerla in vita fino all'ultimo secondo, quando Giorgione Chiellini, comunque il migliore, ha spedito oltre la traversa il colpo di testa del pareggio, soletto ai bordi dell'area piccola. Il non arrendersi allevia l'animo di Del Neri, ma nessuno può essere soddisfatto. «Sappiamo che sarà un'annata complicata - continua l'allenatore - e dobbiamo pensare solo a lavorare». Ai suoi concede qualche alibi, «perché ci mancavano cambi di ruolo e gente come Amauri e Iaquinta che dà forza all'attacco», ma pure prende nota dei peccati: «Sul loro gol dovevamo fare più attenzione, perché tutto è nato da una punizione battuta velocemente da loro, e una squadra esperta come la nostra non dovrebbe concederlo».

Invece ha concesso di tutto, sui versanti laterali, dove Alvarez e Ghezzal hanno affettato tutti, e pure in mezzo, perché Donati e Almiron, quello che a Torino pareva uno da Gialappa's, hanno comandato ritmi e spazi. La Juve ha messo il naso davanti solo con un colpo di testa alto di Bonucci (7') e con un'incursione centrale di Felipe Melo, chiusa con un rasoterra deviato poco lontano dal palo (34'), ma per il resto sono stati guai. Cominciati dopo neppure tre minuti, quando Almiron ha forato il fuorigioco per Barreto, che ha sparato altissimo davanti a Storari. Occasionissima venti minuti più tardi, quando un triangolo tra Ghezzal e Barreto ha messo l'algerino davanti a Storari: gol impedito solo per uscita fenomenale del portiere, che s'è beccato pure una gomitata in testa, giocando il primo tempo con una vistosa benda. Con una così evidente occupazione territoriale, il gol era davvero questione temporale: ci ha pensato Donati, entrato per l'ammaccato Gazzi, che ha infilato l'angolo lontano dal limite dell'area. Sull'episodio, non proprio ermetica la guardia di Marchisio e, poco più avanti, di Bonucci e Chiellini. Nella ripresa, Del Neri ha mischiato uomini, ma il dominio del Bari è rimasto: una deviazione di De Ceglie e una di Chiellini hanno evitato due gol fatti. «Alla fine ho avuto la consapevolezza che dall'anno scorso non è cambiato nulla», ha detto dei suoi Ventura. Toccherà alla Juve dimostrare che non è così anche per lei.

Formula1: Gp del Belgio, domina Hamilton Così torna leader del mondiale

Secondo Webber, nonostante la disastrosa partenza, poi un ottimo Kubica e Massa. Gara da dimenticare per Button, Vettel e Alonso


La vecchia volpe colpisce ancora: Hamilton, quando meno te lo aspetti riesce sempre a stupire, proprio come ha fatto al Gp del Belgio dove tutti puntavano su Webber, Vettel o Alonso. E invece no: alla fine è proprio lui, Hamilton, a dominare la gara e tornare sul tetto del mondo, in cima alla classifica mondiale. Certo, l'inglese ha avuto due colpi di fortuna (la goffa partenza di Webber e il fatto di essere riuscito a tornare in pista dopo l'uscita alla curva numero 8), ma come ha spiegato lui stesso "qualcuno dall'alto mi ha aiutato in quell'occasione"... In ogni caso sono davvero degni di nota i suoi giri veloci e la capacità di ripartire da zero dopo l'ingresso della safety car.

Una gara molto importante perché con questa la vittoria Lewis Hamilton si riporta in testa al Mondiale con 182 punti, scavalcando l'australiano della Red Bull Mark Webber che ne ha 176. Terzo l'altro pilota Red Bull Sebastian Vettel con 151 punti, quarto il campione del mondo in carica Jenson Button a quota 147. Quinto Fernando Alonso a 141 punti.

Da questa classifica si capisce che Webber dal suo canto ha poco da recriminare perché dopo quella partenza terribile dalla pole (si è trovato di colpo cinque macchine davanti) ha saputo rimontare bene, non ha sbagliato mai e alla fine si è beccato un meritato secondo posto, che lo lancia alla grande nella rincorsa al campionato, anche perché il suo compagno di squadra Vettel - designato come prima guida dal team - è stato capace di mettere in scena un vero campionato
di scemenze, culminate con un sorpasso più che azzardato ai danni di Button. Risultato? Button messo Ko e lui penalizzato con un passaggio a velocità ridotta ai box.

Chi invece ha fatto spettacolo è stato Kubica, bravissimo, e meritatissimo terzo. Bene anche per Massa che senza strafare è riuscito a portare a casa un bel quarto posto salvando l'onore della Ferrari.

Ma è altrettanto bella la quinta posizione per la Force India di Adrian Sutil davanti alle Mercedes di Nico Rosberg e Michael Schumacher. Ottava piazza per la Sauber di Kamui Kobayashi che ha preceduto la Renault di Vitaly Petrov e la Toro Rosso di Jaime Alguersuari. Insomma, nel giorno del trionfo di Hamilton, sono tanti i piloti a gioire. Peccato solo per l'undicesima posizione - appena fuori dai punti - di Vitantonio Liuzzi su Force India, e per la gara dell'altro italiano, Jarno Trulli su Lotus, che ha chiuso in penultima posizione.

Ordine d'arrivo
1. Lewis Hamilton (GBR/McLaren-Mercedes) i 308,052 km in 1 h 29:04.268 (media: 207,510 km/h)
2. Mark Webber (AUS/Red Bull-Renault) a 1.571
3. Robert Kubica (POL/Renault) a 3.493
4. Felipe Massa (BRA/Ferrari) a 8.264
5. Adrian Sutil (GER/Force India-Mercedes) a 9.094
6. Nico Rosberg (GER/Mercedes) a 12.359
7. Michael Schumacher (GER/Mercedes) a 15.548
8. Kamui Kobayashi (JPN/Sauber-Ferrari) a 16.678
9. Vitaly Petrov (RUS/Renault) a 23.851
10. Jaime Alguersuari (ESP/Toro Rosso-Ferrari) a 29.457
11. Vitantonio Liuzzi (ITA/Force India-Mercedes) a 34.831
12. Pedro de la Rosa (ESP/Sauber-Ferrari) a 36.019
13. Sébastien Buemi (SUI/Toro Rosso-Ferrari) a 39.895
14. Nico Hülkenberg (GER/Williams-Cosworth) a 1 giro
15. Sebastian Vettel (GER/Red Bull-Renault) a 1 giro
16. Heikki Kovalainen (FIN/Lotus-Cosworth) a 1 giro
17. Lucas Di Grassi (BRA/Virgin-Cosworth) a 1 giro
18. Timo Glock (GER/Virgin-Cosworth) a 1 giro
19. Jarno Trulli (ITA/Lotus-Cosworth) a 1 giro
20. Sakon Yamamoto (JPN/Hispania-Cosworth) a 2 giri

Mondiale piloti
1. Lewis Hamilton (GBR) 182,0 punti
2. Mark Webber (AUS) 179,0
3. Sebastian Vettel (GER) 151,0
4. Jenson Button (GBR) 147,0
5. Fernando Alonso (ESP) 141,0
6. Felipe Massa (BRA) 109,0
7. Robert Kubica (POL) 104,0
8. Nico Rosberg (GER) 102,0
9. Adrian Sutil (GER) 45,0
10. Michael Schumacher (GER) 44,0

Mondiale costruttori
1. Red Bull 330,0 punti
2. McLaren 329,0
3. Ferrari 250,0
4. Mercedes GP 146,0
5. Renault 123,0
6. Force India 57,0
7. Williams F1 40,0
8. Sauber 27,0
9. Toro Rosso 11,0

Calcio: Capello riapre a Beckham "Può tornare in Nazionale"

Il ct dell'Inghilterra torna sui suoi passi dopo aver definito 'troppo vecchio' il 35enne ex Milan: "Il rapporto fra me e David è molto buono. Quando avrà recuperato e sarà davvero in buone condizioni, parleremo''


LONDRA - Fabio Capello torna sui suoi passi e riapre le porte della nazionale a David Beckham. Prima della recente amichevole con l'Ungheria, il commissario tecnico dell'Inghilterra aveva infatti annunciato che non avrebbe più chiamato lo 'spice-boy'. "Probabilmente è un po' troppo vecchio", aveva detto l'allenatore di Pieris. Ora, però, a quanto pare, il ct dei Tre Leoni ci ha ripensato e sembra pronto a tornare sulla sua decisione. "Prima di tutto Beckham deve tornare a giocare ma le porte della nazionale sono sempre aperte, stiamo seguendo tutti i giocatori", le parole di Capello riportate dal domenicale 'News of the World'.

PER BECKHAM 115 PRESENZE IN NAZIONALE - Beckham, 35 anni, è il giocatore con più presenze nella nazionale inglese (115) dopo il portiere Peter Shilton. Attualmente il giocatore dei Los Angeles Galaxy sta recuperando dall'infortunio al tendine d'Achille riportato in primavera quando era nel Milan e che lo ha costretto a fare da spettatore al Mondiale sudafricano. "Quando avrà recuperato e sarà davvero in buone condizioni, noi due parleremo - aggiunge il ct -. Io penso che il futuro sia con i giovani, ma tutti conosciamo il valore di alcuni veterani. Punterò sui giovani perché dobbiamo pensare agli Europei ma nessun giocatore è escluso a priori".

CAPELLO-BECKS, NO PROBLEM - Capello inoltre puntualizza di non aver alcun problema personale con il centrocampista. "Il rapporto fra me
e David è molto buono. Ho parlato con lui al telefono perché è stato parte dello staff della nazionale ai Mondiali di Sudafrica. Normalmente non telefono ai giocatori - conclude Capello - ma nel suo caso l'ho fatto".

IL CT SUI LIBRI PER MIGLIORARE L'INGLESE - Sempre secondo il 'News of the World', il tecnico italiano avrebbe raccolto l'invito rivoltogli la settimana scorsa dalla Football Association, dopo i malumori manifestati da alcuni giocatori della Nazionale per le difficoltà che il ct incontra con la lingua, lamentando il fatto che Capello non riesca ad esprimere appieno le sue sensazioni in allenamento e nelle conversazioni con la squadra, un ostacolo non da poco nella comunicazione e nella gestione del gruppo: dunque l'allenatore friulano (ancora si avvale dell'interprete per superare le difficoltà linguistiche in alcune interviste) starebbe passando circa due ore al giorno sui libri per migliorare il suo inglese, a quasi due anni di distanza dal suo sbarco a Londra. (29 agosto 2010)

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