mercoledì 7 agosto 2013

I 100 giorni di Letta e l’Italia che muore, di Francisco Pacavira

100 giorni di letta - pacavira

LA MATEMATICA NON E' UNA OPINIONE | I numeri sottostanti servono a far riflettere la classe politica italiana, gli intellettuali, e la società in generale.

ITALIA SANGUINANTE. Nel 2012 79mila italiani hanno lasciato il paese, di questi, la situazione anagrafica oscillava tra un minimo di 20 e un massimo di 40 anni. 80% dei nuovi immigrati sono laureati, e circa il 20% hanno un dottorato di ricerca. Questa emorragia di cervelli causerà danni profondi al tessuto produttivo italiano.

I 100 GIORNI DI LETTA. Dopo ‪#‎100giorni‬ l'Italia non è cambiata. Le aziende continuano a chiudere. Le opportunità per i giovanni continuano a scarseggiare, il credito alle aziende è sempre più magro, infine il potere d'acquisto delle famiglie continua a scendere. Servono segnali chiari e forti, cure da cavallo, provvedimenti utili che rispondano a bisogni reali. Cosa ha fatto il Governo Letta tuttora? Chi sta beneficiando dalla sua azione politica ed economica? Quali riforme sono state fatte? E di queste, in quale modo hanno migliorato la vita degli italiani? Se in ‪#‎100giorni‬ non abbiamo visto nulla, sarà difficile vedere il meglio nei restanti. Svegliati Letta Jr. fatti valere, se non oggi, quando?

LA SPERANZA. L'anno 1945 è stato peggiore. L'Italia ha vissuto momenti peggiori e non sarà questa crisi a distruggere il paese. Tuttavia la situazione è preoccupante. Dalla politica all'economia. Dal sistema sanitario alle università. Dall'agricoltura all'industria. Tutto è in fibrillazione, tutto è sotto tensione. Con questo andazzo, domani bisognerà ricostruirsi tutto da capo. Urge dunque che la politica torni ad occuparsi della vita reale dei cittadini. Il Parlamento torni ad essere il luogo precipuo dove si discutono soprattutto i problemi dei cittadini. Urge, inoltre, che la giustizia torni ad essere più equilibrata e credibile. L'impunità dei politici e delle forze dell'ordine deve essere cancellata. Il contrario di tutto ciò si chiama dittatura nascosta.

L'ITALIA DEVE FARCELA DA SOLA. L'Italia merita di più. Gli italiani ce la possono fare, ma hanno bisogno di una guida, hanno bisogno di punti di riferimenti forti e chiari. L'esempio nell'agire per il bene comune, servono esempi, oggi più che mai. Non sarà l'Europa a salvare l'Italia, anzi, il contrario è quello che ci siamo ormai abituati. L'Italia deve salvarsi da sola. Ma per salvarsi, la classe politica, la società civile, i vari gruppi di interessi devono fare un grande esame di coscienza. Niente è eterno, per cui la Repubblica può regredire, la democrazia sgretolarsi, e il welfare sparire da un giorno all'altro. Ecco perché, oggi più che mai, tutti sono chiamati ad interessarsi di più delle sorti del paese.

Tu, si tu, cosa fai per il bene comune? Cosa fai per l'Italia? La crisi non è finita, per cui bisogna trovare nuove forme di lavoro, nuove strade. Questi che lasciano il paese non gettano la spugna, anzi, hanno le palle. Costoro ha deciso di lottare in modo diverso. E tu, cosa farai nei prossimi giorni? Ricordati che è la forza del singolo che trasforma una società.

Cfr. Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/8JI1h

FPB AKA ‪#‎KambasFPB‬

Scrittura Nera - Tutto Succede Per Una Ragione, by Francisco Pacavira

martedì 6 agosto 2013

Cosa hanno in comune Enrico Mattei & Henry Ford? by Francisco Pacavira

Francisco Pacavira Bernardo

Come sapete, sto studiando la vita e le opere di Enrico Mattei, il visionario italiano che ha fondato l’ENI. Seguendo le sue orme mi sono trovato a leggere alcuni fatti eccellenti della vita di Henry Ford. Proprio lui, l’inventore della nota casa automobilistica americana Ford. Un’idea a caldo circa i punti di contatto tra le due personalità: tutto e due sono stati dei visionari invidiabili; i due sono stati degli incorreggibili ottimisti ed infine grandi leader.

Sia l’imprenditore e manager italiano, sia l’imprenditore e inventore americano, hanno lasciato per le presenti e future generazioni un ricco legato di saggezza e di esempi di vita. Mattei ha cambiato l’Italia, a suo modo. Ford ha cambiato l’America e l’Occidente in generale, a suo modo.

Di Ford, oggi vorrei condividere con voi una delle sue frasi di grande impatto, secondo la quale "Avere un'idea, è un'ottima cosa. Ma è ancora meglio sapere come portarla avanti". In questo momento di grandi difficoltà politiche, economiche e dunque lavorative, ogni buona iniziativa è benvenuta, ma la sostenibilità deve costituire il banco di prova. Per portare avanti nuove idee, ci vogliono nuove idee.

Scrittura Nera - Tutto Succede Per Una Ragione, by Francisco Pacavira

domenica 4 agosto 2013

RAZZISMO ATROCE | La Torino bene discrimina gli italiani di pelle scura 4Agosto2013

Il sonno della ragione genera mostri. Questa è la chiave di lettura ai crescenti fatti di razzismo in Italia, estate 2013. Aumentano i reati, ma non gli indagati. Se gli atti  di razzismo sono tuttora perseguibili per legge, come mai non scattano nemmeno le indagini? Ho una possibile risposta: la moltiplicazione di questi reati è proporzionale alla crescita del razzismo istituzionale. Da Calderoli in poi, tutto è diventato normale.
Contro la Ministra Cecile Kyenge, non trovo parole per descrivere l’ignobilità di certi atti razzisti messi in atto dalla Lega Nord. Ormai non hanno in senso del ridicolo, e così facendo si sdoganano i comportamenti più animalesche che ogni società umana porta in sé.
Dimostratemi il contrario. Fatemi capire dove sbaglio. Scrivetemi circa lo sbaglio interpretativo. Tutto sarebbe diverso se a partire della classe politica il razzismo fosse condannato, perseguito per legge. Sarebbe diverso se in primis i politici dessero l’esempio, si impegnassero di più nella costruzione di una società multietnica, più aperta, più democratica.
Vi riporto l’ultimo atto della crescente “Onda razzista” in Italia. Nessuna regione d’Italia si salva. Gli atti di razzismo si stanno incrementando dal Nord al Sud, tutto in silenzio. Questa volta è successo nella Torino bene.

Via FPB| #kambasFPB

Il silenzio della ragione, Pacavira

L'ultimo schiaffo a Francesca, torinese con la pelle scura. E' accaduto in un negozio di calzature di un grande centro commerciale. Ma non è un episodio isolato:è accaduto anche quando cercava casa

di OTTAVIA GIUSTETTI | La Repubblica

"Qui non c'è nulla per te, non importa se hai denaro per comprare ciò che io ti posso vendere. Non importa che il mio interesse sia vendere. Per il fatto che hai la pelle scura io non voglio avere nulla a che fare con te". Lei è Francesca, una donna di 33 anni, di origini indiane, adottata all'età di quattro da una famiglia italiana. Vive a Torino da 29 anni. Lavora in uno studio legale, ha abitudini, amici, look italianissimi. Eppure il senso della risposta che si è sentita dare in un negozio di un grande centro commerciale pochi giorni fa quando è entrata per scegliere un paio di scarpe è proprio questo. Un gesto scontato prima di partire per un viaggio: scegliere qualche indumento adatto alla gita. Per Francesca non è lo stesso. Non è sufficiente che parli perfettamente la lingua, non basta che abbia un viso grazioso e occhi scintillanti e puliti. Il colore della sua pelle, in qualche luogo, la rende ancora "diversa". LEI non se ne stupisce e dice "è una cosa con cui faccio i conti da sempre, tante volte ho esitato prima di entrare in un negozio e ho preferito aspettare di tornarci con mia madre, è un fatto evidente che quando sono sola il trattamento che ricevo è diverso". Il "sentimento razzista", quello che negli anni Sessanta a Torino teneva fuori dalle case e dai luoghi di lavoro gli immigrati dal Sud, è vivo più che mai.

Potrebbe quella donna del negozio di scarpe aver risposto che non aveva nulla da venderle per qualche altra ragione se non per il fatto che il colore della sua pelle è diverso? "Ho anche provato a immaginare una ragione alternativa  -  dice Francesca  -  ma certi toni e certi sguardi sono inconfondibili, è anche umiliante doverlo ammettere, ma non c'è equivoco possibile, sono sicura". Insieme con lei era nel negozio la sorella. "Passeggiavamo per i centro commerciale e ho visto in vetrina quelle scarpe un po' tecniche che potevano servirmi per le escursioni più impegnative, ho visto che c'era anche il mio numero tra quelli disponibili e così siamo entrate. Una signora di mezza età mi è venuta incontro e mi ha chiesto cosa desideravo, io ho risposto che cercavo un paio di scarpe e lei mi ha chiesto per chi fossero. 'Per me', ho detto. Allora lei ha risposto 'mi dispiace non abbiamo niente'. Non mi ha chiesto modello o numero, mi ha liquidata così, e ha aspettato che uscissi". Nella domanda: "per chi sono?" c'è il senso dell'intera faccenda.

Francesca non l'avrebbe mai raccontato se non fosse stato per un'amica che ha provato enorme vergogna nel sentire il resoconto di una simile follia. Francesca che è uscita senza dire una parola avrebbe messo l'episodio nel cassetto delle umiliazioni sopportate con rassegnazione, una delle tante. "Sì, ho pensato che avrei ripiegato su un grande magazzino di attrezzature sportive, almeno lì ti cerchi da sola ciò che ti serve, modello e numero di scarpe, e alla cassa ci vai solo per pagare". Una soluzione accettabile, se non fosse per la ragione che la impone. Se non fosse per il pensiero che è costretta a fare una ragazza indiana che subisce la violenza di essere tenuta "ai margini" perché il suo aspetto esteriore evoca origini lontane. Che ha denaro per comprare un oggetto che desidera ma per qualche motivo le viene negato il diritto di spenderlo.

Le scuole torinesi sono felicemente multietniche da anni, i bambini e i ragazzi vivono con estrema naturalezza il fatto di avere compagni africani o cinesi, o indiani. E' una delle ricchezze della città. Come è possibile, allora, che una testimonianza come quella di Francesca riporti l'immagine di una realtà così diversa? "In effetti se devo pensare a un periodo della vita in cui ho avvertito meno la sensazione della discriminazione sono stati proprio gli anni della scuola  -  racconta lei  -  i miei genitori adottivi mi hanno iscritta in una privata pensando che l'ambiente fosse più protetto e che corressi meno il rischio di incontrare umiliazioni. La città non era ancora meta di grande immigrazione dai Paesi extracomunitari, perciò temevano che mi potessi trovare in situazioni difficili. Invece è stato un periodo molto sereno. E devo ammettere che anche nella ricerca del lavoro mi sono sentita a tutti gli effetti una cittadina italiana: ho un contratto a tempo indeterminato in uno studio legale come segretaria e mi trovo benissimo".

Poi però si verificano fatti assurdi nelle circostanze più inaspettate. "La storia delle case non date è ancora vera, per esempio. Io ho fatto una fatica incredibile a comprare l'appartamento dove vivo. Abitavo con i miei genitori a San Salvario e mi piaceva l'idea di restarci anche perché lo consideravo uno dei quartieri più multietnici di Torino. Invece era impossibile convincere i proprietari che ero una cliente affidabile. Una volta, presente l'agente immobiliare, il padrone dopo avermi vista disse che lui non la vendeva la sua casa agli extracomunitari. Io avevo persino una lettera di referenze dagli avvocati dello studio, non ci fu nulla da fare". Alla fine anche per questo Francesca ha aggirato l'ostacolo. Con pazienza, attraverso il passaparola ha trovato una casa e un proprietario senza pregiudizi. Ma è come per le scarpe, in fondo. Esiste una ragione valida per cui la conquista di un diritto indiscutibile debba passare attraverso mille porte chiuse in faccia? "No, non esiste - dice Francesca e quella che risponde è una persona che si considera privilegiata rispetto alla maggior parte degli stranieri che arrivano qui per guadagnarsi da vivere -. Non so immaginare quali fatiche e umiliazioni siano quotidianamente costretti a subire".

(04 agosto 2013)

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