sabato 31 maggio 2008

Aldo Moro, l'intelligenza degli avvenimenti | Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera| di Paolo Bustaffa

Aldo Moro, l'intelligenza degli avvenimenti

A 30 anni dall'eccidio di via Fani e dal rapimento dello statista, ucciso dalle Br, il richiamo a un «nuovo senso del dovere» di Paolo Bustaffa (Sir)

«Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere».
Parole che hanno attraversato gli ultimi trent'anni della storia italiana e sono ancora vive, anzi hanno ancor più spessore morale, culturale e politico.
Aldo Moro le aveva poste al centro di uno dei suoi ultimi discorsi con quella "intelligenza degli avvenimenti" che aveva sostanziato la sua esperienza culturale e politica.

Oggi, a trent'anni da una tragedia in cui mani assassine distrussero altre cinque vite (Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi) si ritorna a riflettere su quel "nuovo senso del dovere". Non per contrapporre la stagione dei diritti a quella dei doveri ma per riaffermare che l'una non può essere senza l'altra e che solo se insieme le due stagioni possono risanare la democrazia, riabilitare la politica, realizzare il bene comune.

In questa prospettiva si collocava il richiamo di Moro a scelte coraggiose e lungimiranti di fronte alle frontiere sociali e culturali che si aprivano. Aveva colto, in particolare, i segni che anticipavano la crisi profonda nel rapporto tra società e politica, tra cittadini e istituzioni, tra esperienze sociali spontanee e partiti. Non ne era affatto scoraggiato, sapeva che una crisi è un passaggio difficile e sofferto ma non è la fine di tutto.

«No - confermava nei suoi ultimi scritti - non sono un pessimista, vedo che tutto questo, anche se può in qualche misura tralignare, è il cammino dell'uomo, un andare più in alto e avanti... So che, pur con distorsioni ed errori, per i quali si paga talvolta un alto prezzo, avanza nella nostra epoca una nuova umanità, più ricca di valori, più consapevole dei suoi diritti, più impegnata nella vita sociale».

Il realismo cristiano accompagnava un'intelligenza che non temeva la complessità, neppure quella politica, ma la amava.
«Il fenomeno sociale che prima alimentava e muoveva, attraverso distinti canali, i partiti - osservava Moro - oggi si amplia, si approfondisce, diventa in una certa misura influente per se stesso e si sviluppa al di là dei partiti, con una spinta non differenziata, più mirando all'unione che non alla divisione».

In questo contesto la crisi della forma Partito era ben visibile ma non ne era angosciato, sapeva che il passaggio al "nuovo" avrebbe richiesto uno straordinario supplemento di pensiero e d'anima. Diversamente si sarebbe spalancata la porta al qualunquismo, all'antipolitica, all'affarismo.

«Al Partito forza e struttura - sottolineava - si va sostituendo il Partito idea, il Partito che accende e utilizza l'intelligenza delle cose nelle masse di popolo sempre più vaste e sempre più partecipi, quali protagoniste della vicenda politica. L'intelligenza che può dominare gli avvenimenti forse non è più concentrata in un solo luogo sociale, forse è diffusa in un maggior numero di livelli dell'essere sociali».

Non si trattava dunque di cancellare il Partito ma di progettare un altro modo di essere del Partito e del suo interloquire con la società.
La difficoltà e la sfida che Moro coglieva riguardavano le persone, le modalità, i linguaggi, i tempi per mettere in comunicazione i diversi livelli della partecipazione perché insieme concorressero alla ricerca e alla realizzazione del bene comune. Pensieri che allora e in anni successivi sembrarono peregrini, fuori dalla realtà, inattuali. La storia e la cronaca non offrono però elementi a sostegno di questa valutazione.

«Oggi Moro - commentava anni addietro Mino Martinazzoli - sta in una inattualità, in una distanza, rispetto ad una interpretazione bassa, rassegnata, subalterna, del gesto della politica. E oserei dire che siccome però non è vero che la politica non conta, che non è vero che soltanto le ragioni della tecnica e dell'economia potranno in alcun modo garantire e rassicurare il nostro destino, è proprio esprimendo un tanto di fedeltà a questa inattualità di Moro, che possiamo conservare un poco di memoria e di futuro». Dominare con intelligenza gli avvenimenti è l'eredità di Moro: che non sia politicamente una consegna inattuale dipende sempre più dalle nuove generazioni alle quali le generazioni adulte devono però restituire memoria e futuro.

Romasette

venerdì 30 maggio 2008

Aldo Moro, fare politica senza paura | Lo straordinario legato di un politico per tutte le stagioni | Intervento del Sen. Franco Marini

Aldo Moro, fare politica senza paura

Lo straordinario legato di un politico per tutte le stagioni

Intervento del Sen. Franco Marini

Con viva commozione mi associo al cordoglio espresso oggi in quest'Aula in occasione del ricordo del tragico rapimento di Aldo Moro, della barbara e crudele uccisione sua e dei cinque uomini di scorta.
Ancora non si è potuta fare piena luce sulle ragioni di quei fatti, sui mandanti, su tutti gli esecutori, sul disegno criminale che era stato ordito.

La nostra memoria civile e politica soffre di questo vuoto di piena conoscenza, anche perché molti degli autori materiali di quei fatti, pur avendo perduto la loro folle e cinica sfida allo Stato democratico, non hanno mai voluto offrire una piena e leale collaborazione.
Come ha detto il Presidente Napolitano "non devono esserci tribune", per coloro che non accettano le regole elementari di trasparenza nella vita democratica.

Ma oggi voglio richiamare il Moro vivo, il suo pensiero, il suo agire politico. E' ovvio che cinque minuti mi consentono solo tre per me importanti sottolineature,

La prima. / La memoria di Moro, negli anni recenti si è spesso soffermata sugli ultimi suoi discorsi, quando – non senza lucido coraggio – delineava l'evoluzione della democrazia italiana verso la dimensione di una democrazia compiuta, dove forze politiche di maggioranza e di opposizione si confrontavano e si alternavano per il governo del Paese.
Moro non temeva questa maturazione democratica, anzi la disegnava come una sfida per la Democrazia cristiana, anche per sollecitarne una iniziativa di rinnovamento all'altezza dei bisogni del Paese.

Moro, infatti, era anzitutto un democratico cristiano convinto, mai integralista, ovvero mai animato da un senso di superiorità o di demonizzazione dell'avversario politico.
Moro aveva una concezione forte e basilare del Partito, della sua funzione e della sua autonomia, nei tanti anni nei quali la Democrazia cristiana e i Governi si intrecciavano profondamente.

Parlando al Consiglio nazionale della DC nel gennaio del 1964, in occasione della nascita del primo centro-sinistra, Moro sollecitava "l'azione di un Partito che, conquistata attraverso un lungo dibattito ed una tormentata esperienza una linea politica capace di tradursi in atto, la approfondisce, l'arricchisce di contenuto, la salda con le proprie migliori tradizioni politiche, la pone in costante collegamento con l'opinione pubblica e con il corpo elettorale".

E' la sintesi forte del suo pensiero: un Partito che nella discussione, nell'analisi franca al suo interno, definisce la linea politica e poi si pone in costante collegamento con la società, con gli elettori, per spiegare le proprie proposte e le proprie ragioni, per sviluppare quella funzione di canale di partecipazione democratica che la Costituzione assegna ai Partiti.
Non un Partito virtuale o mediatico (quanto è attuale questo richiamo) ma una forza politica di uomini e di donne che si pone al servizio del Paese, che discute, analizza e si unisce sempre per offrire una proposta forte e incisiva per il governo e per lo sviluppo della società.

La seconda. / Proprio il rapporto costante con la società e con i suoi cambiamenti è alla radice della sua concezione del potere e della democrazia. "Ci deve pur essere una ragione, un fondamento ideale, una finalità umana per i quali ci si costituisce in potere e il potere si esercita, dice Moro nel 1969. Al di fuori di essi, al di fuori del rispetto di un criterio di moralità, il potere non è più un riferimento efficace e perde la sua credibilità, per prospettare un ordinamento sociale libero".

"Tempi nuovi si annunciano e avanzano in fretta - prosegue Moro- Il vorticoso succedersi di rivendicazioni, la sensazione che storture, ingiustizie, zone d'ombra, condizioni d'insufficiente dignità e d'insufficiente potere non siano oltre tollerabili, l'ampliarsi del quadro delle attese e delle speranze dell'intera umanità, la visione del diritto degli altri, anche dei più lontani, da tutelare non meno del proprio, il fatto che i giovani, sentendosi a un punto nodale della storia, non si riconoscano nella società in cui sono e la mettano in crisi, sono tutti segni dei cambiamenti e del travaglio doloroso nel quale nasce una nuova umanità".

Queste analisi senza veli – espresse senza paura e senza seminare paura - di fronte ai cambiamenti enormi che si manifestavano, fanno emergere tutta la grandezza di Moro, per il quale la politica aveva una dimensione umana e per questo doveva occuparsi dei problemi sociali delle persone, della loro crescita civile e democratica.
Questa sua visione della politica lo accompagnerà tutta la vita, fino al confronto con i suoi carcerieri, quando probabilmente scoprì che si trattava anche di giovani dissennati che volevano sovvertire lo Stato e la vita sociale. Anche prigioniero Moro tenta di capire e di dialogare. Le sue lettere sono segnate da questa coscienza umana della politica, dai rapporti con i suoi amici di partito e con la sua famiglia.

Non una visione eroica o ideologica, superiore e staccata dalla realtà, non un senso del potere chiuso, ma una profonda dedizione umana alla politica, al valore del legame personale e morale con le persone: la politica come strumento di partecipazione e di progresso per tutti gli uomini. In questo forse ritroviamo la complessità della sua ispirazione cristiana.
Per ricordare oggi Moro dobbiamo ripensare all'attualità della sua lunga lezione che per oltre 35 anni ha accompagnato la nostra crescita democratica e ha alimentato la nostra coscienza collettiva. Moro ha vissuto nel servizio al Paese ed è stato ucciso proprio perché credeva che la politica fosse una attività che doveva dipendere solo da chi la vive e dai cittadini che democraticamente vi partecipano.

La terza. / Io non ebbi dubbi sulla dolorosa necessità che lo Stato tenesse. Mi colpirono però, dopo la sua morte, considerazioni sulla sua condotta durante i 55 giorni della prigionia. Gli furono attribuite incertezze, eccessiva insistenza sui suoi compagni di partito per la trattativa, quasi un cedimento dinanzi alla pressione dei terroristi. Voglio ricordare invece – lo fa la storiografia più recente – la grande nobiltà e la lucidità del suo comportamento. L'analisi accurata delle sue lettere dimostra che restò vigile e determinato fino alla morte. Usò, con la sua intelligenza, il veicolo unico che i terroristi gli lasciavano per comunicare, le lettere, a volte non recapitate, come quella in cui parlava del dolore per la morte della sua scorta, per tenere un filo tutto suo personale con i destinatari dei suoi scritti. In sintesi, Moro non si lasciò piegare dalla violenza e dal cinismo dei suoi carcerieri, difese fino alla fine, in condizioni disperate, la sua visione della vita e della politica.

Moro fu un uomo il cui assassinio costituì una tragica, irreparabile perdita, per la politica e per la democrazia italiane.

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Livia Turco: "La tutela della salute degli immigrati- prosegue- e' infatti fondamentale per la tutela della salute di tutta la comunita'.

Livia Turco:  "La tutela della salute degli immigrati- prosegue- e' infatti fondamentale per la tutela della salute di tutta la comunita'.

"La sicurezza dei cittadini non si costruisce solo con le pene severe e con le espulsioni. La sicurezza si costruisce anche attraverso politiche di integrazione degli immigrati, a partire dalla tutela della salute".

Lo afferma Livia Turco, capogruppo del Pd in commissione
Affari Sociali ed ex ministro della Salute.

"La tutela della salute degli immigrati- prosegue- e' infatti fondamentale per la tutela della salute di tutta la comunita'.

Prevenire le malattie degli immigrati e contrastare le malattie connesse alla poverta' e' un dovere primario ed e' un modo per garantire la sicurezza di tutti. Per questo e' gravissima la scelta del governo di finanziarie l'abbattimento dell'Ici cancellando anche il finanziamento del 'centro nazionale delle malattie dei migranti e della poverta' che ha sede presso il San Gallicano di Roma".

Turco sottolinea che il centro "vanta una lunga storia di
assistenza volontaria alle persone piu' povere e ai migranti ed aveva finalmente ricevuto un sostegno pubblico divenendo centro nazionale che agisce in collegamento con l'Organizzazione Mondiale della Sanita' e che si basa su una rete assistenziale presente a Roma, in Puglia e in Sicilia. Il centro offre assistenza e promuove un'attivita' per prevenire, appunto, le malattie di immigrati e poveri".

L'ex ministro aggiunge che "queste ultime hanno purtroppo
conosciuto una significativa diffusione. Mi auguro che si tratti di una grave svista e che il governo voglia riconsiderare la cancellazione di un Istituto cosi' significativo, non a caso inaugurato alla presenza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano".


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Nudo e Seduzione - New York, Marco e Yasmina: il racconto è sul corpo; Prima lui spoglia e scruta i corpi

Nudo e Seduzione - New York, Marco e Yasmina:

Prima lui spoglia e scruta i corpi con l'obiettivo della sua macchina fotografica, ne esalta le forme e l'eleganza. Poi lei li incide e li riveste di colore, svelandone l'anima. Una coppia nella vita e nell'arte. Marco Guerra e Yasmina Alaoui, fotografo corteggiato dal mondo dalla moda lui e artista che ha sedotto Parigi lei, lavorano a quattro mani sulle immagini, fondendo le loro tecniche di lavoro per creare atmosfere intime dal sapore esotico. Marco gioca con la luce e le linee sinuose dei nudi su cui Yasmina ricama con l'inchiostro i percorsi delle emozioni. Il progetto si intitola "One thousand and one dreams" ed è in mostra dal 5 giugno alla Opera Gallery di New York.

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E Cossutta lancia la Festa dei partigiani: mai una via Almirante | «gli atti violenti, le aggressioni di stampo fascista, nazista e razzista», | Monica Guerzoni


Anpi Le celebrazioni si terranno a Gattatico dal 20 al 22 giugno
E Cossutta lancia la Festa dei partigiani: mai una via Almirante
di Monica Guerzoni


ROMA — Non sono ancora stanchi di lottare per la libertà, vogliono che la memoria della Resistenza non si spenga e così i partigiani italiani hanno deciso di passare il testimone ai giovani. Dal 20 al 22 giugno si terrà a Gattatico, Reggio Emilia, la prima festa nazionale dell'Anpi e il luogo — il Parco del Museo Cervi, dove vissero i sette fratelli Cervi trucidati dai nazifascisti — dice già molto. L'idea è venuta agli «eredi» di una lunga storia di passione civile e demo-cratica, cioè ai ragazzi sui quali l'associazione ha investito per non morire, per assicurarsi un futuro di testimonianza.

È con una certa emozione che Armando Cossutta, partigiano nelle Brigate Garibaldi, lancia l'iniziativa nella sala stampa di Montecitorio alla presenza di Giuliano Vassalli, presidente emerito della Consulta ed ex partigiano anche lui. E dice, Cossutta, che la memoria va tenuta viva oggi più che mai, in giorni di «attacchi contro quei principi e quei valori ». A preoccupare l'ex presidente del Pdci non sono soltanto «gli atti violenti, le aggressioni di stampo fascista, nazista e razzista», ma anche la «crescente campagna di revisionismo culturale e storico». Cossutta ritiene «francamente ipocrita» l'idea di una riconciliazione nazionale «senza verità» e sospetta un disegno politico per «screditare e delegittimare la grande epopea della Resistenza antifascista e della guerra di Liberazione nazionale». La polemica su Giorgio Almirante ancora non si spegne e Cossutta, pur senza nominarlo, condanna con forza e sdegno l'idea «politicamente inaccettabile» e «moralmente offensiva» di intitolargli una strada di Roma, città Medaglia d'oro della Resistenza: «Un uomo politico che non è stato semplicemente un esponente della Prima Repubblica ma fucilatore di partigiani e sostenitore del razzismo...».

La prima Festa partigiana si deve anche all'impegno di Maria Cervi, figlia di uno dei sette fratelli uccisi, che per due anni — fino all'improvvisa scomparsa un anno fa — ha lavorato con i giovani dell'Anpi per dare vita all'iniziativa.

Lungo e autorevole l'elenco delle adesioni, da Veltroni a Ciampi, da Epifani a Diliberto, da Ingrao a Rodotà passando per Nichi Vendola e Franco Giordano. La colonna sonora? «Bella ciao», ovviamente.

Corriere della Sera 30.5.08
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Piloti: Max Biaggi Valentino Rossi Troy Bayliss Nicky Hayden Marco Melandri Loris Capirossi Giancarlo Falappa Sete Gibernau Colin Edwards Marco Borciani
Makoto Tamada Alex Barros Lorenzo Alfonsi Cristina Peluso Mauro Sanchini Tony Cairoli Case moto: Suzuki Kawasaki Aprilia KTM Yamaha Honda BMW MV Agusta
Husqvarna Ducati Benelli Laverda Beta Bimota Modelli moto: Yamaha FZ6 MV Agusta Brutale Honda CR Honda VFR Ducati Multistrada Suzuki Bandit BMW R1200S
suzuki GSX-R 1000 Ducati Monster Honda Hornet Ducati 999 Ducati 749 Ducati Monster 696 Ducati 848  Abbigliamento moto: Caschi Nolan Caschi AGV Alpinestars
Caschi Marushin Tute in pelle Dainese Caschi Vemar Tucano Urbano Arlen Ness Berik

In Italia sono 60 i bambini sotto i 3 anni che vivono in carcere con le mamme | Il mondo dei piccoli dietro le sbarre | di Federica Fantozzi

In Italia sono 60 i bambini sotto i 3 anni che vivono in carcere con le mamme
Il mondo dei piccoli dietro le sbarre
di Federica Fantozzi


Un portone nero si apre, una ragazza in cappottino spinato lo varca. Dietro trova murales di fiori, Cenerentole e Dumbo. È un mondo a parte, quello dei bambini che vivono in prigione con le mamme detenute. Piccolissimi: a 3 anni vengono «scarcerati». Sono 60 in Italia, 20 nella sezione femminile di Rebibbia a Roma.

Di questi si è occupata la ragazza col cappottino: Luisa Betti, giornalista, autrice della video-inchiesta «Il carcere sotto i 3 anni». Immagini di bambini vivaci, timidi, prepotenti come Sabrina che non vuole far sedere l'amichetta, sfrontati: come ti chiami? «Al Capone a due anni». Testimonianze di mamme, giovanissime, autrici di piccoli reati ma anche espressione di disagio sociale: «Cosa do da mangiare a lui - una ragazza indica il neonato in braccio - Non ho lavoro. Vado a rubare. Per forza». In maggioranza rom e immigrate: a 30 anni hanno 7-8 figli, e il padre, da solo, non è in grado di gestirli. Eugenia Fiorillo è un'educatrice del nido creato a Rebibbia: «Finché il bimbo è qui la relazione con la madre è salvaguardata. Ma i fratellini più grandi sono fuori, c'è una separazione». Lacerante e sempre viva nei cuori materni.

È la domanda centrale: meglio che un piccolino stia con la madre in un ambiente ostile o viva in libertà senza la sua mamma nei primi anni di vita? Giovanni Bollea, neuropsichiatra infantile, intervenuto alla presentazione del documentario, non ha dubbi: «Ho grande rispetto per la giustizia, ma il bambino è sacro. Genitori, giudici, padreterno: tutti devono fare i conti con lui». Bollea parla di «diritto primitivo», vorrebbe le mamme ai domiciliari o almeno i bimbi fuori fino a sera: «I loro occhi non esprimevano felicità né speranza, solo sofferenza anche se la mamma li prendeva in braccio».

Emilio Di Somma, vicecapo del Dap, fa i conti con l'amara realtà: «Per lo Stato, la giustizia, la sicurezza, la burocrazia, un bambino non è protagonista ma un accidente. È un dramma affrontato periodicamente con aggiustamenti e palliativi». Gabriella Pedote, vicedirettrice di Rebibbia, è una giovane donna dall'aria gentile e appassionata, con due figli piccoli: «Conosco le storture del sistema ma sono orgogliosa del nostro asilo. Cerchiamo di non ferire troppo nè mamme né bimbi. Non è giusto che crescano in carcere, ma ne approfittiamo per far crescere le detenute come madri».

Tra le voci dell'inchiesta c'è Lucia Zainaghi, direttrice di Rebibbia, che spera in più flessibilità dei magistrati: «Ora la misura del lavoro esterno è prevista anche per accudire i figli». Eppure, i margini di incertezza sono tanti. La detenzione domiciliare è discrezionale. La casa famiglia è un sogno. Occorre coniugare diritti dei minori e sicurezza: «Si può essere madre e fior di delinquente» sintetizza Di Somma.

Una brutta pagina è quando una mamma, preoccupata perchè il figlioletto ha la febbre alta, non viene creduta e dà in escandescenze. «E' stata trattata da squilibrata, per fortuna l'ospedale ha rifiutato il ricovero coatto. Ogni madre sa capire se qualcosa non va, è l'istinto». La storia di Barbara è triste e assurda: in carcere da 6 mesi per un reato commesso 10 anni fa, da tossicodipendente. Intanto si è rifatta una vita, ha due figlie: Aurora, di 4 anni, a casa col padre; Gaia, 2, con lei. «È cambiata, confusa, mi chiede dov'è la sorella». Barbara ottiene i domiciliari, ma al primo giorno di asilo tarda mezz'ora e glieli revocano: «Sono venuti a prendermi e hanno sbattuto la porta in faccia ad Aurora. Io l'ho riaperta, ho salutato mia figlia. Poi, andando via, ho sentito il pianto».

l'Unita

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Sicurezza. Il Rovescio del Diritto - Pacchetto di sicurezza e le sue ambiguità democratiche e costituzionali, Giancarlo Ferrero

Sicurezza. Il Rovescio del Diritto - Pacchetto di sicurezza e le sue ambiguità democratiche e costituzionali
di Giancarlo Ferrero


Il governo non perde tempo: cavalcando la tigre della paura, forte del consenso poco consapevole dell'opinione pubblica spaventata ha già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26 maggio il decreto legge sul pacchetto di sicurezza. Essendo ormai entrato, seppure provvisoriamente, nel nostro ordinamento giuridico, i magistrati sono ovviamente tenuti ad applicarlo. Lo faranno con gli occhi rivolti al cielo pensando al tempo e al costo che richiederà la sua applicazione e con la consapevolezza che non darà sostanzialmente alcun risultato.

Mancavano già in passato e mancano tuttora gli strumenti amministrativi, cioè gli uomini ed i mezzi necessari per dare concreta esecuzione agli ordini giurisdizionali di espulsione. Il governo ne è così consapevole che ha espressamente previsto la reclusione per l'immigrato il quale trasgredisca l'ordine di espulsione, trasgressione che presuppone la reale possibilità di non ottemperare all'ordine stesso. Anche perché non sempre è nelle condizioni di dargli spontanea esecuzione per l'elevato costo del viaggio di ritorno e perché i Paesi limitrofi al nostro non gli consentirebbero di certo l'attraversamento del loro territorio e tanto meno la permanenza sullo stesso in virtù di un semplice provvedimento giurisdizionale di un giudice italiano.

L'art. 1 del decreto legge ha molto disinvoltamente sostituito l'art. 235 del codice penale, imponendo ai tribunali di espellere lo straniero od allontanare il cittadino di uno Stato membro dell'Unione europea (quindi anche un francese) condannato a più di due anni. Il tempo perché si avveri questa condizione, stante la ben nota rapidità della nostra giustizia, non è pudicamente preso in considerazione. Se la persona coinvolta continua a calpestare il nostro sacro suolo, commettendo il reato previsto dal secondo comma dell'articolo, dovrà essere sottoposto a nuovo processo penale (sempre che naturalmente venga colto in flagranza) con ovviamente la piena osservanza di tutte le forme e gli oneri processuali, quindi con i lunghi tempi e costi del processo penale. Se pervicace e attaccato all'ex bel paese, potrebbe arrivare all'età pensionabile senza aver subito il trauma del distacco forzata dalla sua patria adottiva! Delle fatiche e del tempo dedicato al caso dagli uomini delle forze dell'ordine, dai funzionari e magistrati non si tiene alcun conto "de minimis praetor non curat".

Purtroppo di questi particolari debbono però "curarsi" i dipendenti pubblici indicati che faticano a svolgere il loro lavoro "ordinario", mentre sempre più arduo si fa la ricerca di nuovi locali adeguati in cui rinchiudere i condannati forestieri (le nostre carceri come è noto sono sovra affollate e prossime al punto di rottura). Girare attorno alla questione, come si fa da anni, serve solo ad incancrenire la piaga; non è compito dei giudici occuparsi delle espulsioni, ma degli organi amministrativi ai quali però debbono essere dati i mezzi e gli strumenti necessari, affrontandone i costi se veramente si vuole limitare il fenomeno dell'immigrazione clandestina. Il pugno duro è spesso indice di una sostanziale impotenza ed è desti nato a colpire i più deboli ed emarginati con un rovesciamento dell'ottica dei valori statali. Non poche volte poi volendo a tutti i costi seguire la linea della durezza si finisce con l'infrangono i principi della stessa civiltà giuridica. Ne costituisce un significativo esempio l'ultimo comma dell'art. 1 del decreto che introduce una specifica circostanza aggravante (con un aumento della pena sino ad un terzo) se un reato viene commesso "da chi si trovi illegalmente sul territorio nazionale". In parole povere, uno stesso fatto previsto come reato viene sanzionato più severamente non per le modalità con cui è stato commesso o per le relazioni tra l'autore del reato e la vittima, ma semplicemente per quello che sei: un clandestino, un irregolare, un diversi dai bravi criminali nostrani! Per carità, stiamo tutti attenti che nessuno tocchi la nostra bella Costituzione e la preziosa autonomia e funzione della nostra illuminata Corte Costituzionale!

Molto pericolosa e con profili di incerta legalità è l'estensione ai sindaci del potere di emettere ordinanze con tingibili ed urgenti (la cui inosservanza costituisce un illecito) in materia di sicurezza ed ordine pubblico, su cui di norma sussiste la competenza dei prefetti. Considerato il numero di sindaci, le loro diverse impostazioni ideologiche, è facile prevedere molti difformi interventi sindacali che, oltre aggraveranno il lavoro dei prefetti, saranno causa di ricorsi ai tribunali amministrativi. Non riguarda direttamente gli immigrati la disposizione con tenuta nell'art. 5 che prevede dure sanzioni personali e patrimoniali (la confisca dell'immobile) per coloro che "cedono" a titolo oneroso l'uso degli immobili agli immigrati irregolari (e tali debbono considerarsi anche gli immigrati il cui permesso di soggiorno è scaduto). L'effetto sarà una forte riduzione degli affitti agli immigrati, con notevole peggioramento delle loro condizioni di vita, se non l'illecito ricorso a caro prezzo a prestanomi od a società fittizie.

Non fa per fortuna parte del decreto legge, ma del disegno di legge affidato al Parlamento, la norma che introduce l'atipico reato di immigrazione clandestina. Qui il governo ha voluto chiaramente provare di essere forte, tanto da poter maneggiare con disinvoltura la clava, scavalcando d'impeto sia i principi di solidarietà umana sia quelli minimali del diritto. Viene così punito non un comportamento asociale, ma lo "status" di una persona: l'essere un immigrato non regolare, anche se la sua vita è di specchiata virtù. Una decisione di forza che pone subito in sofferenza coscienze e costituzioni, in modo così sfacciato da provocare più stupore che indignazione. Oltretutto non è ben chiaro quando si commette il delitto: all'atto dell'ingresso (come riportato nel disegno di legge) clandestino nel nostro territorio (ivi compreso il mare territoriale) o nel momento in cui si diventa clandestini perché il permesso di soggiorno è scaduto (ma sarebbe necessario uno specifico emendamento)? Nel primo caso, si pensi agli sbarchi a Lampedusa, l'ingresso può essere dovuto a forza maggiore, mare in tempesta, mancanza di acqua e cibo prostrazione fisica condizioni tutte che non consentirebbero di ritornare indietro, neanche fuori dal mare territoriale senza rischiare la vita (vale a dire dove il reato non c'è, dato che non si arriva a punire l'intenzione).

 Secondo l'antica legge del mare, non è consentito lasciare in balia delle onde senza mezzi di sostentamento i naviganti sfortunati o improvvidi e per fortuna la nostra Marina ha sempre rispettato questa sacrosanta regola e ha scortato doverosamente gli sventurati superstiti nei porti. Gli immigrati così assistiti essendo, chiaramente clandestini, nel momento in cui entrano nel mare territoriale commettono peraltro il nuovo reato per cui è previsto l'arresto ed il ricorso al rito direttissimo (ovviamente inapplicabile nell'attuale situazione dei nostri uffici giudiziari). Con alta probabilità i magistrati italiani ravviserebbero piuttosto la sussistenza della tipica causa di esclusione della responsabilità penale (aver agito in stato di necessità o per forza maggiore) e procederebbero all'assoluzione dell'imputato.

Stante poi il pacifico principio della non retroattività della legge penale, la disposizione non potrebbe essere applicata a coloro che al momento dell'entrata in vigore del decreto erano già nel territorio italiano. Principio che indurrebbe tutti i clandestini non colti in flagranza a dichiarare che la loro presenza in Italia risale nel tempo. A meno che, in uno slancio di estreme fermezza, il reato non venga fatto consistere nella permanenza clandestina (a permesso di soggiorno scaduto) nel nostro territorio. Decine di migliaia di inutili processi si affollerebbero così nelle aule giudiziarie dove con un po' di buona volontà ed una manciata di lustri verrebbero smaltiti! Certo, anche in questo caso sorgerebbero le solite questioni di incostituzionalità, vere palle ai piedi dei legislatori decisionisti.

In qualche modo si terrebbero comunque fuori dalla mischia le badanti perché servono alla longevità e dignità dei nostri anziani di pura razza europea. Al Parlamento l'ultima (e speriamo illuminata) parola, al momento non può che consigliarsi a tutti gli addetti al lavoro di muoversi con molta ponderata lentezza e tanta pazienza.

l'Unità 30.5.08

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Francis*PAC
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Da Ponticelli a Pisa. Lo choc dell’Italia intollerante | Joana, giovane romena in Italia da 10 anni, spinta ed offesa: per te non c'è post.

Da Ponticelli a Pisa. Lo choc dell'Italia intollerante
di Massimo Solani, l'Unita


C'È UN CLIMA DI VIOLENZA e razzismo
che sembra dilagare in Italia. Un susseguirsi di episodi piccoli e grandi troppo spesso minimizzati dalla maggioranza. Eclatante il caso dell'aggressione xenofoba del Pigneto a Roma, dove una ventina di ragazzi coi volti coperti e le spranghe, sabato scorso hanno distrutto alcuni locali gestiti da commercianti extracomunitari dileguandosi poi nel nulla. Tutti tranne l'unica persona che si era presentata a volto scoperto che ieri si è presentata spontaneamente in Questura, probabilmente sapendo di essere già stato identificato e temendo l'arresto. Significativi, prima, i roghi dei campi rom a Pnticelli. Inquietante anche quanto successo lunedì all'Università Sapienza della Capitale dove dove quattro neofascisti, due appartenenti a Forza Nuova, hanno aggredito a colpi di spranghe e catene alcuni studenti che stavano "attacchinando" lungo il perimetro della città universitaria. Sei fermi (tre agli arresti domiciliari) e quattro feriti il bilanci dell'aggressione e degli scontri che si sono poi verificati.

Sono serviti invece quasi quattro mesi di indagini alle forze dell'ordine di Pisa per arrestare i sei giovani (fra loro anche una ragazza) che il 1 febbraio picchiarono a sangue un ragazzo livornese in una discoteca causandogli varie fratture, fra le quali anche tre vertebre. Nella casa di uno dei sei, alcuni dei quali vicini a gruppi ultrà del Pisa Calcio, la polizia ha ritrovato coltelli, manganelli telescopici e anche una mazza da baseball con la scritta Dux e il profilo di Benito Mussolini. E nel giorno del raid al Pigneto Christian Floris, uomo immagine del portale Deegay.it molto impegnato in campagne contro la discriminazione sessuale, è stato aggredito da due persone davanti al portone di casa sua. «Devi smetterla, hai capito?», hanno intimato i due al ragazzo dopo averlo picchiato.

È andata un poco meglio a il ballerino albanese Kadiu Kledi che mercoledì pomeriggio è stato aggredito da due persone all'interno della sua accademia di ballo, dove era in corso il saggio di fine corso dei bambini. Kledi, infatti, ha notato due persone che stavano riprendendo con una telecamera, e quando si è avvicinato per chiedere spiegazioni è stato aggredito. «Albanese di merda, ti rimando in Albania», gli ha gridato uno dei due mentre l'altro scappava.

Ma il segnale di quanto l'intolleranza e il razzismo siano ormai veleno quotidiano lo dà anche la storia di Joana Hotea, una giovane donna romena (28 anni) che a Roma è stata insultata a bordo di un autobus di linea dove era salita con in braccio il figlioletto di 15 mesi. «Tu non sali, zingara di merda», l'hanno apostrofata. Joana, che non è una rom ma una giovane donna integrata a Roma dove vive e lavora da 8 anni, non si è data per vinta ed è salita lo stesso. A bordo dopo gli insulti («Per te non c'è posto!») un uomo l'ha spintonata prendendola per i capelli.

l'Unità 30.5.08
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Festival dell'Economia: "Mercato e democrazia" | Passera: «La crescita bassa mette a rischio la democrazia» | Organizzato dal "Sole 24 Ore" e dalla casa editrice Laterza


Festival dell'Economia: "Mercato e democrazia" 
Passera: «La crescita bassa mette a rischio la democrazia»

dall'inviato Piero Fornara
 
 
TRENTO - Appuntamento al Castello del Buonconsiglio di Trento, giovedì pomeriggio 29 maggio, per la "vernice" del Festival dell'Economia. L'iniziativa, giunta alla terza edizione, è promosso dalla Provincia autonmoma, dal Comune e dall'università del capoluogo trentino e Organizzato dal "Sole 24 Ore" e dalla casa editrice Laterza, avendo Intesa Sanpaolo come partner e Fiat Group, Gioco del Lotto e Vodafone come main sponsor.
 
Tema di quest'anno è "Mercato e democrazia", di cui hanno discusso tra gli altri, nel dibattito di apertura, l'amministratore delegato di Banca Intesa Corrado Passera, il presidente delle Fs e dell'università di Trento Innocenzo Cipolletta, il coordinatore scientifico del Festival e docente alla Bocconi Tito Boeri. «Mercato e democrazia - ha messo in rilievo Cipolletta - non sembrano più andare di pari passo, così come ci si aspettava, e paurosamente, c'è chi vuole rinunciare all'uno o all'altro per proteggersi o per promettere protezioni a fronte di eventi che sembrano scappare di mano. Mercato e democrazia - ha continuato - non sono però i due poli opposti entro i quali occorre scegliere una via di mezzo. Sono il prodotto delle regole e dei comportamenti costruiti da noi e da noi vanno dunque continuamente rielaborati per poterli far crescere. Assieme».
 
«In queste condizioni - ha aggiunto Innocenzo Cipolletta – c'è chi sottolinea come il mercato può distruggere le fondamenta della democrazia moderna minando le basi sociali ed economiche della convivenza civile: mentre c'è chi sostiene che i regimi non democratici rischiano di essere più competitivi sui mercati internazionali perché non devono rispettare regole e costi imposti dalla democrazia». Fenomeni come l'affacciarsi sulla scena mondiale dei fondi sovrani e l'immigrazione stanno producendo, ha messo in rilievo «un clima di paura in molti soggetti che rischia di provocare un precipitoso ritorno all'indietro, verso sistemi di protezione e di chiusura nei confronti degli scambi internazionali, della libertà di circolazione delle persone, dei beni, dei servizi e delle persone, delle libertà nel loro insieme.»
 
«Come democratici - ha invece sottolineato Tito Boeri - non dobbiamo temere il mercato, che presuppone l'esistenza di regimi democratici. Dove si è cercato di abbandonare il mercato, la democrazia non ha retto». L'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo si è dichiarato meno ottimista di Boeri: «il mercato - ha messo in rilievo - attraversa tutto il mondo mentre le vere democrazie ne coprono meno del 20 per cento. E non è detto che l'evoluzione sia verso le democrazie più compiute. Sentiamo dire spesso che la democrazia "viene dopo", la storia dimostra invece che si può perseguire coesione sociale e crescita economica: non ci può essere mercato forte senza democrazia forte». L'Europa può giocare un ruolo: «Dobbiamo - ha affermato - competere di più come Europa, come mercato, ma anche come realtà politica. Anche per dimostrare che mercato e democrazia possono convivere in maniera positiva».
 
Con un "retro-pensiero" all'Italia, Passera ha sottolineato che «una crescita economica limitata mette a rischio anche la democrazia. Con un livello di crescita così basso i nostri problemi aumentano, tutto diventa più difficile da risolvere. La democrazia - ha detto ancora Passera - va in crisi sia quando non riesce più a decidere, a rispondere all'esigenza dei cittadini, sia quando c'è la paura che si diffonde e che dobbiamo naturalmente fronteggiare per il futuro. E in molte classi della società questo timore per il futuro si sta diffondendo. Tutti noi - ha concluso l'ad di Intesa SanPaolo - dobbiamo lavorare per favorire la crescita ed evitare di dover scegliere tra mercato e democrazia».
 
 
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Al Festival dell'Economia l'editorialista del "New York Times" | Paul Krugman: «Sorry, il mercato può esistere anche senza democrazia» | dall'inviato Piero Fornara

Paul Krugman: «Sorry, il mercato può esistere anche senza democrazia»

dall'inviato Piero Fornara

 
TRENTO - Al Festival dell'Economia, dopo l'inaugurazione nella storica e affollata Sala delle feste del Castello del Buonconsiglio di Trento, è toccato a Paul Krugman, a quest'omone con la barba, docente a Princeton, nonché celebre (e anche "scomodo") editorialista del "New York Times" fare l'intervento di apertura giovedì sera 29 maggio. Chiamato a rispondere di mercato e di ideologie, Krugman non ha portato a Trento un tipico messaggio di ottimismo americano: "Non è scritto da nessuna parte che il progresso economico porti necessariamente alla democrazia. E dunque il futuro non sta tanto nel Pil pro capite del mondo, quanto nel tipo di persone che vivono in questo mondo". Mentre le economie pianificate non possono sopravvivere senza un'ideologia – e il primo riferimento è stato alla Cina, per poi comprendere anche la Russia – le economie di mercato sembrerebbero non richiedere un sostegno ideologico.
Krugman si è detto peraltro convinto non solo della partecipazione democratica come valore in sé, ma ha aggiunto che non è stata tanto l'economia, in questi anni – e specie negli Stati Uniti – a condizionare la politica, quanto piuttosto il contrario. "Cosa sappiamo oggi sulla possibilità di sviluppo della democrazia in tutto il mondo?" si è chiesto e ha chiesto Krugman al folto pubblico della Sala Depero, sede di rappresentanza della Provincia autonoma (anche i posti delle due sale attigue, in collegamento video, erano esauriti). "Certo – ha detto – ripenso al 1989, a quell'anno dei miracoli, al crollo delle ideologie, ma anche al sogno di Tienanmen. Ripenso a quelli che sembravano segni di democrazia in crescita, tanto che Fukuyama potè parlare di fine della storia. Insomma, sembrava ineluttabile che il mercato spingesse verso società democratiche, ovunque".
Invece, non sono soltanto Paesi che potrebbero essere definiti marginali quali Cuba e Corea del Nord – ha aggiunto Krugman – a dirci di una diversa direzione. "Persiste soprattutto un capitalismo autoritario che trova in Cina e Russia i suoi esempi più clamorosi e dalle dimensioni che tutti conosciamo. Certo, in America Latina cogliamo segnali incoraggianti di democrazia, ma nel complesso la nostra certezza, rispetto agli anni immediatamente seguenti al 1989, è assai meno solida".
Krugman ha poi messo in fila una serie di dubbi, apparsi a tratti come dati di fatto, sui quali meditare. "Ci può bastare il fatto che tutti i Paesi ricchi siano oggi liberi? No, perché la Cina sta crescendo, non ha democrazia e paradossalmente, pur avendo creato la sua vertiginosa crescita tutta dopo il 1989, mantiene e continuerà a mantenere grandi livelli di povertà. La sua forza è data dalla popolazione, ma quando – fra meno di vent'anni – la Cina sarà la prima economia del mondo, avrà raggiunto il livello economico attuale della Russia. Andiamo verso un mondo dove alcune grandi potenze potranno non essere democratiche. Dunque, non è sempre vero che ricchezza vuole dire democrazia e la Cina lo sta a dimostrare.
Infine, Krugman ha guardato a casa sua, agli Stati Uniti. E qui l'anima liberal, la passione civile, sono apparse nitide. "C'è infatti un'altra domanda che dobbiamo farci – ha detto – ed è questa: quanto è sicura la natura democratica dei Paesi avanzati e ricchi? Tra il 2002 e il 2003 il mio Paese ha rischiato il tracollo della democrazia. Non finirò mai di dire cosa abbia rappresentato la figura di Bush e di un movimento politico ben preciso connotato solo da volontà di potere. Pressioni e lobby non si contano. Ci sono stati e ancora ci sono tanti segnali a dirci di una democrazia fragile. A partire dal fatto che le grandi compagnie telefoniche continuino a chiedere amnistie future per comportamenti generati da precise richieste della Casa Bianca. Io stesso sarei ben stupito del fatto di non essere stato intercettato e spiato in questi anni".
Negli Stati Uniti si avvicinano le elezioni e il libero commercio non sempre aiuta a prendere voti… E' il welfare il miglior antidoto al protezionismo – ha sottolineato ancora Krugman –La cosa migliore da fare sarebbe creare democrazie sociali, che tutelano meglio dalle conseguenze della globalizzazione, non a caso gestita meglio da Paesi come la Danimarca". "Ho l'impressione - ha comunque messo in rilievo - che si debba tentare di ridurre il nostro timore della globalizzazione. Mi preoccupa piuttosto la percezione di una parte della politica, che vede l'inizio di una catastrofe.
 
 
A Milano i termini più cercati su Google sono stati "Regione Lombardia", "Atm", "Superenalotto", "Inps", "Beppe Grillo", "Agenzia delle entrate", "MTV", "Alitalia", "Rai" e "Milan". A Roma: "Portaportese", "Dagospia", "Superenalotto", "Inps", "Beppe Grillo", "Rai", "Alitalia", "Inter", "Badoo" e "Juventus".
A Firenze: "Ataf", "Lamma", "La Nazione", "Fiorentina", "Beppe Grillo", "Enel, "Inps", "Juventus", "Codice Fiscale" e "Ferrovie dello Stato". A Napoli: "Napoli Calcio", "Ischia", "Circumvesuviana", "Ciao Amigos", "Gazzetta Ufficiale", "Uomini e Donne", "Snai", "Codice Fiscale", "Grande Fratello". A Palermo: "Gurs", "Palermo Calcio", "Agenzia delle Entrate", "Grande Fratello", "Badoo", "Superenalotto", "Inter", "Rai", "Dragon Ball", "Bollo Auto".
 

Tradimento amoroso, il primato alle cinquantenni | Ed è ben il 38% che ha confessato di tradire, senza vergogna. | La colpa è tutta nostra, di noi maschietti che non siamo all’altezza

Al secondo posto le 60enni: il 38% che ha confessato di tradire, senza vergogna

Tradimento amoroso, il primato alle cinquantenni italiane

Lo rivela un sondaggio dell'Ipsa. Fedeli il 42% delle intervistate over 50

ROMA - La passione? Non hanno dubbi: la vivono come avessero vent'anni, con la stessa intensità. Non certo con la stessa fedeltà. Parola di cinquantenni. Garanzia di sondaggi. Quello fatto dall'Ipsa (Istituto studi psicologici transdisciplinari) lascia alquanto perplessi: spetta alle cinquantenni il primato dei tradimenti, in assoluto. Lo fa più di una su due. Lo fa il 58% delle intervistate dall'Ipsa, oltre duemila donne di ogni età ed estrazione. La stessa percentuale di donne che ad una richiesta dell'osservatorio della Lancaster (questa volta mirata sulle cinquantenni, campione di 700 donne) non ha esitato a dire: viviamo la passione ed il sesso come avessimo vent'anni. Già, peccato che tra le ventenni soltanto l'11% ha confessato un tradimento al proprio partner. Sono le più fedeli, le ventenni. A dispetto delle loro (quasi) nonne. Proprio così: al secondo posto nella classifica dei tradimenti ci sono infatti le sessantenni. Ed è ben il 38% che ha confessato di tradire, senza vergogna. Un mondo alla rovescia. E dire che le quarantenni, solitamente inquiete e sessualmente al top, in questa speciale classifica dell'Istituto di psicologia sono al terzo posto con il 30% di tradimenti confessati, mentre le trentenni non arrivano ad ammettere nemmeno il 20% dei tradimenti (il 18% per la precisione).

Sharon Stone (Ansa)
«La colpa è tutta nostra, di noi maschietti che non siamo all'altezza», ha commentato sconsolato Fabio Visca, lui che con Fiamma Satta da oltre un decennio forma la affiatata coppia di Radiodue Rai. Oggi è stato lui il moderatore di un dibattito allestito per presentare questa ricerca, insieme a Monica Guerritore e a Tullio Solenghi. Del resto anche le parole di Fabio si basavano su numeri e non su semplici umori depressi: «Oltre l'80% delle cinquantenni si lamenta apertamente dell'inadeguatezza del proprio patner», leggeva il conduttore, dati alla mano. Facendo i conti: se otto su dieci sono scontente, alla fine sono quasi sei che si vanno semplicemente a far consolare da qualche altra parte.

Alessandra Arachi

Corriere della Sera
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In Italia 3,5 milioni di stranieri residenti | Istat, 100mila gli immigrati denunciati, tra questi il 2 per cento è regolare

In Italia 3,5 milioni di stranieri residenti

Istat, 100mila gli immigrati denunciati, tra questi il 2 per cento è regolare

La titolare curda di una paninoteca a Pontedera (Ansa)
ROMA - Arrivano da ogni parte del mondo e tutti insieme costituiscono un vero e proprio puzzle etnico e culturale che non ha precedenti nella recente storia europea: è questo il mondo degli stranieri in Italia secondo il Rapporto annuale dell'Istat, che fotografa una realtà fatta di persone giovanissime, concentrate soprattutto al Nord e al Centro del Paese. I cittadini stranieri residenti in Italia sono 3,5 milioni (il 5,8% del totale dei residenti), secondo le stime riferite al primo gennaio 2008. Lo evidenzia l'Istat nel rapporto annuale sulla situazione del Paese. Nel 2007 si è assistito ad un loro consistente incremento, grazie ad un saldo migratorio con l'estero stimato in oltre 454 mila unità, il valore più alto finora registrato nel nostro Paese. Immigrati uomini e donne che, rispetto al passato, sempre più spesso finiscono per sposarsi con un italiano/a. Se negli altri Paesi europei - fa notare l'Istat- l'immigrazione proviene in larga misura da una sola nazione o area geografica, gli stranieri regolarmente presenti in Italia provengono invece da ogni area del mondo, creando un «puzzle etnico e culturale»: le prime cinque comunità presenti sul nostro territorio, che racchiudono complessivamente meno della metà dei residenti, sono quelle di Romania (640mila), Albania (400mila), Marocco (370mila), Cina (160mila) e Ucraina (135mila).

MINORI - In continuo aumento i minorenni stranieri. Al primo gennaio 2007 erano 666mila, il 22,7% del totale degli stranieri residenti, quasi 80mila in più rispetto al 2006. Oltre la metà di tale incremento sono bambini nati in Italia da genitori entrambi stranieri. Gli altri sono minori arrivati per ricongiungimento familiare. Sempre al primo gennaio 2007, sono 398mila i cittadini stranieri residenti nati in Italia e che rappresentano la seconda generazione di immigrati. Nell'anno scolastico 2006-2007, gli alunni stranieri erano oltre 500mila (5,6% del totale) più del doppio rispetto all'anno 2002-2003 quando erano 240mila.

SICUREZZA - Un capitolo a parte merita il legame tra sicurezza e stranieri. «Il contributo degli stranieri a fenomeni di devianza è in aumento, ed è da ascriversi soprattutto alla componente irregolare, molto elevata nel caso dei reati di tipo strumentale e economico (furto, rapina, contrabbando)» afferma l'Istat nel rapporto annuale. Il capitolo di approfondimento restituisce comunque un quadro a tinte chiaro scure. Innanzitutto c'è da sottolineare che i tasso di devianza degli stranieri regolari, cioè la quota di stranieri regolari denunciati sul totale degli stranieri regolari, è pari al 2 per cento, un valore di poco superiore a quello dei cittadini italiani. Nei reati come risse, lesioni dolose, violenza sessuale, omicidi tentati e consumati «il contributo dei cittadini stranieri non è direttamente riferibile alla regolarità o meno della loro presenza; pertanto - spiega l'Istat - essi possono riguardare tanto gli immigrati regolari quanto gli irregolari, tanto gli stranieri quanto gli italiani». Dall'inizio degli anni Novanta molti reati - come il furto di auto e quelli in abitazione - sono diminuiti, così come gli omicidi, tranne quelli in famiglia. Ma il «tasso di rapine e di borseggi è il più alto degli ultimi 50 anni e per altri reati contro il patrimonio, i tassi sono più elevati di quanto non fossero negli anni '70 e '60. La "percezione del rischio non è omogenea sul territorio: nelle Isole e nel Nord-est sono diffusi livelli di preoccupazione inferiori alla media».

I DENUNCIATI - In tutto ciò gli stranieri denunciati nel 2006 sono stati oltre 100mila. I borseggi sono la fattispecie in cui chi viene dall'estero pratica maggiormente, in 7 casi su 10. «Quanto ai reati violenti, un terzo è compiuto da stranieri: si va dal 39 per cento dei denunciati per violenze sessuali al 36 per cento degli omicidi consumati e al 27 per cento dei denunciati per lesioni dolose". Rispetto al legame devianza-permesso di soggiorno valido o meno, sul "totale dei denunciati nel 2006 (oltre 100mila), la quota di stranieri in regola con il permesso di soggiorno è del 6 per cento, di poco superiore all'incidenza complessiva degli stranieri in regola sul totale della popolazione residente». Rispetto agli omicidi, in circa tre casi su 4, la vittima è uno straniero. "In particolare, spesso vittima e assassino hanno la stessa nazionalità: sembrerebbe quindi che la crescita degli omicidi che vedono coinvolti gli stranieri sia collegata più a questioni interne al gruppo che contro la società italiana nel suo complesso".

Corriere della Sera

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"Stranieri a numero chiuso" | Proposta di An a Torino: troppi problemi, non più el 10 per cento in ogni aula |

"Stranieri a numero chiuso"
Proposta di An a Torino: troppi problemi, non più el 10 per cento in ogni aula
MARIA TERESA MARTINENGO
TORINO
Troppi bambini stranieri nelle classi di certi quartieri. Con le famiglie italiane che cercano lontano da casa scuole meno multietniche, preoccupate che la preparazione dei figli sia rallentata. Il problema - sentito a Torino come nelle altre grandi città - è stato sollevato ieri dall'onorevole Agostino Ghiglia, presidente provinciale di An, e dal capogruppo in consiglio comunale Roberto Ravello, con una mozione di accompagnamento al bilancio che a breve Ghiglia trasformerà in risoluzione parlamentare. An chiede che nelle scuole materne comunali (a Torino accolgono 9 mila bimbi su 20 mila) non si superi il tetto del 10% di alunni stranieri.

«La questione tocca tutto il Paese e per questo porrò il problema anche in Parlamento - dice Ghiglia, padre di due bimbi piccoli -. È evidente che per dare pari opportunità a tutti e non far crescere una generazione di "stranieri in Italia" sia indispensabile limitare il numero dei bambini stranieri in ogni classe. A casa hanno genitori che non parlano l'italiano e che non li possono seguire nei compiti: ecco perché nella mozione torinese chiediamo un docente di sostegno, cioè di aiuto all'integrazione, ogni due allievi stranieri».

Per Ghiglia è necessario prendere decisioni concrete e costose. «Dobbiamo evitare - osserva - il dramma delle banlieue. Siamo criminali, se tagliamo risorse in questo campo. A prescindere dal colore del governo». Ricette? «Dobbiamo distribuire gli stranieri dove non ce ne sono con un servizio di minibus. In alternativa, dobbiamo moltiplicare le scuole nei quartieri a maggiore concentrazione. Si può fare un censimento dei locali comunali o privati non utilizzati». Parallelo, l'incremento dei docenti. «Altrimenti capiterà ancora più spesso ciò che accade oggi: gli italiani lasciano certe scuole e così pure molti stranieri che iscrivono i figli a scuole private. Del resto, se ci sono classi con il 55-60% di ragazzi le cui famiglie non parlano italiano, il timore che la scuola non tenga il passo di una preparazione adeguata: è ovvio».

A Torino l'assessore alle Risorse Educative, Luigi Saragnese, snocciola cifre «difficili da distribuire. Oggi il 22% dei nuovi nati ha almeno un genitore straniero. La presenza di studenti di origine non italiana nella scuola dell'obbligo è del 20%. A Torino si contano solo 7-8 scuole elementari che sono sotto il 10%». Saragnese ha appena incontrato le scuole della Circoscrizione 7, che ha il 34% di studenti non italiani. «Qui abbiamo una scuola dell'infanzia comunale con il 95% di stranieri e un nido con il 64%. È difficile non tenere conto del luogo di residenza delle famiglie. Tra l'altro, una legge degli Anni 80 ha eliminato la "zonizzazione", il criterio in base al quale ci si doveva iscrivere nella scuola più vicina a casa. Oggi c'è libertà di scelta».

Di fronte al fatto che Ghiglia bacchetti chi non vuole investire, Saragnese sorride. «Il costo degli insegnanti è esorbitante. A Torino, in questo momento di bilanci limitati, cerchiamo il dialogo con il governo per trasferire allo Stato, che ne ha la competenza, una parte delle scuole materne comunali. Costano 66 milioni l'anno. Stipendi soprattutto. Ma il dialogo non decolla». E conclude: «Dobbiamo tenere presente che gran parte dei bambini stranieri parlano italiano benissimo. Semmai hanno gli stessi problemi che avevano negli Anni 70 i bambini del Sud: strumenti culturali della famiglia limitati, difficoltà sociali ed economiche».


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REFERENDUM PROSTITUZIONE: Santanché: "Aboliamo la legge Merlin Case chiuse? No, meglio le coop" | In ogni caso "la legge Merlin ha più di 50 anni, va cambiata,

REFERENDUM PROSTITUZIONE

Santanché: "Aboliamo la legge Merlin
Case chiuse? No, meglio le coop"

L'esponente de la Destra, a capo di un gruppo di sole donne, ha depositato in Cassazione un quesito referendario al fine di "liberare le donne dalla schiavitù". E' è nato anche un sito www.stradeprotette.com.

Daniela Santanchè ha salito le scale del Palazzaccio a Roma per andare a depositare nella cancelleria della corte di Cassazione un quesito referendario: abolire, parzialmente, la legge Merlin, "un'iniziativa coraggiosa, di civiltà che non vuole - dice lei - avere nulla di provocatorio, ma che riguarda le donne che devono essere liberate dalla schiavitù dello sfruttamento e la sicurezza dei cittadini, che debbono avere strade protette e sicure".


Il comitato promotore è composto di sole donne, ed è già questa la novità, tanto che in cancelleria hanno dovuto preparare nuovi tabulati perché erano tutti prestampati col 'signori'. La portavoce de La Destra precisa subito: "Sono contro le case chiuse, le case di prostituzione dello Stato, sarebbe una battaglia di retroguardia", e ipotizza, se del caso, più moderne "cooperative di donne".

In ogni caso "la legge Merlin ha più di 50 anni, va cambiata, non può essere che la prostituzione sia un reato. Basta con i tabù". Per chi vuole saperne di più è nato anche un sito www.stradeprotette.com. , dove sarà poi possibile firmare anche per il referendum; la raccolta firme partirà dopo il via libera della corte, dalle spiagge alle strade, assicura battagliera Santanché, che fa anche un appello bipartisan alle forze politiche, e soprattutto alle donne, di qualunque schieramento.


L'iniziativa è "culturale, prima che politica", vuole "spezzare i tabù, il fare finta che non c'è", sottolinea la Santanchè, che - a chi vuole fare ancora lo struzzo - ricorda: in Italia, dal mattino alla notte inoltrata, sono sulle strade 70mila prostitute e "ogni corpo di donna sulla strada fa a guadagnare al mese 5000-7000 euro ai maschi".

Ecco perché "serve una nuova regolamentazione della prostituzione, per restituire la libertà alle donne da questa schiavitù e per dare sicurezza ai cittadini". "Non si fa altro - incalza Santanché - che parlare di sicurezza e poi non si pensa al problema della prostituzione sulle strade. Il governo nel pacchetto sicurezza metta anche questo". Si rivolge anche al ministro dell'Interno Maroni, perché "parlare di sicurezza senza affrontare la prostituzione non ha alcun senso. Gli manderò il quesito per l'abolizione della Merlin; mi piacerebbe che il governo si impegnasse per fermare lo sfruttamento delle donne sulle strade".


Perché infatti, si chiedono Santanché e le donne del comitato promotore sul sito dedicato all'iniziativa deve essere ancora in vigore una normativa che "fa reato della prostituzione esercitata nel chiuso di un`abitazione e lascia invece campo libero alla prostituzione esercitata all`aperto? Anche la più sfacciata e invadente, quella che avvelena e degrada le nostre strade e più offende e preoccupa i cittadini?". E via dalle strade le donne, avranno la "possibilità di decidere il proprio destino, anche quello di cercare una "possibilità di riscatto".

 

LUXURIA: PRINCIPIO SIA AUTODETERMINAZIONE

"Se si parte dal principio di autoderminazione delle lavoratrici del sesso, dopo si può discutere di tutto", ma più che lo strumento del referendum servirebbe "un ampio dibattito culturale e parlamentare". Vladimir Luxuria commenta così la proposta di referendum abrogativo di alcune parti della legge Merlin, presentata dalla portavoce de La Destra, Daniela Santanchè.


"Se si tratta di riaprire le case chiuse -spiega l'ex parlamentare di Rifondazione comunista- mi stupirebbe una proposta del genere fatte da una persone come la Santanchè che ha sempre dimostrato sensibilità verso la condizione della donna". Luxuria ricorda come nelle case chiuse dell'Italia 'ante legge Merlin', la donna era "schiacciata dal maschio italico, non aveva la possibilità di rifiutare i clienti, sottoposta a violente ispezioni mediche".
Oggi «si deve affrontare il tema della prostituzione con i centri erotici, in cui le lavoratrici del sesso possano unirsi in cooperative».
 

Sulle strade, invece, Luxuria propone una "politica di zonizzazione", l'individuazione cioè di zone "in cui le lavoratrici del sesso possano lavorare senza dare fastidio, ma anche sentendosi sicure e protette. Quelli che alcuni chiamano i quartieri del sesso". 
 

GIOVANARDI BOCCIA REFERENDUM: NO A CASE CHIUSE

"Multe e sequestro dell'automobile" per scoraggiare la prostituzione di strada. Ma "se si aprissero le case chiuse si aggiungerebbe semplicemente un altro segmento al variegato mondo dello sfruttamento". Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla Famiglia e alla Droga, intervistato dal quotidiano online Affaritaliani.it, boccia senza appello il quesito referendario promosso da Daniela Santanche' (La Destra) per abolire, parzialmente, la legge Merlin.

Secondo Giovanardi bisogna "prendere atto che c'e' gia' una realta' ben precisa: se qualcuno vuole accedere basta che prenda un giornale e telefoni, il tutto senza adescamento o sfruttamento e senza tutti quegli aspetti che vanno assolutamente combattuti, partendo dalla resa in schivitu' delle donne". Quello che serve, dunque, aggiunge il sottosegretario, "e' una lotta senza quartiere ai trafficanti e ai mercanti di schiavi e una battaglia a tutti gli aspetti inaccettabili della prostituzione di strada".


Per arginare poi la prostituzione di strada Giovanardi spiega che "e' necessario mettere in galera le bande di trafficanti e quelli che imbrogliano o rapiscono le donne in giro per il mondo obbligandole a prostituirsi, altrimenti le ammazzano, rendendole cosi' schiave. Una lotta senza quartiere contro sfruttatori e trafficanti". Ma non finisce qui: "Certamente servono anche sanzioni per i clienti, i quali riducono quartieri interi delle nostre citta' a vivere in situazioni indecorose e incivili".

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Immigrazione: ad Asti casa in affitto, ma solo a romeni | Affittuario soffri' razzismo nell'America degli anni '50

Immigrazione: ad Asti casa in affitto, ma solo a romeni
Affittuario soffri' razzismo nell'America degli anni '50


''Affittasi trilocale. Ma solo a romeni'': il cartello anti-xenofobo e' stato affisso sul portone di una palazzina nel centro di Asti. L'iniziativa e' di uno psicologo di 56 anni, Roberto Argenta che, in sintesi, spiega cosi' il suo gesto: negli anni '50 la sua famiglia fu costretta ad emigrare in Venezuela percio' lui ha conosciuto bene cos'e' la diffidenza verso lo straniero. E adesso non vuole che la stessa cosa succeda agli immigrati che raggiungono l'Italia.(ANSA).
(ANSA)
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Dova va l'Italia? Razzismo, Xenofobia, paura! Quale futuro? | L'Italia vista dai giornali stranieri! | Financial Times, Telegraph, Wall Street Journal

Dova va l'Italia? Razzismo, Xenofobia, paura! Quale futuro?

L'Italia vista dai giornali stranieri!
Financial Times, Telegraph, Wall Street Journal


Razzismo e xenofobia, la paura dei clandestini, i temi choc dei bambini di Ponticelli: sui siti di molti giornali stranieri si parla di Italia soprattutto per il problema dell'immigrazione. C'è interesse anche per la Torre di Pisa che non si muove più, ma tra i temi politici trovano spazio lo scandalo rifiuti, la crisi Alitalia e il processo Abu Omar. Un po' di gossip su qualche sito britannico: Silvio Berlusconi ha snobbato Margaret Thatcher e non è andato a una cena romana in suo onore.

Il Financial Times scrive del «futuro incerto» per gli zingari sotto Berlusconi: le comunità di Rom vivono nella paura di attacchi e espulsioni con la nuova «dura legislazione anti-immigrazione» messa a punto dal governo di centro-destra. Guy Dinmore riferisce che Amnesty International e altri gruppi di difesa dei diritti criticano il nuovo governo di centro-destra i i suoi predecessori di centro-sinistra per avere discriminato i Rom e legittimato l'uso di un linguaggio razzista. Su questo titola il sito della Bbc: «Italia condannata per "l'ondata di razzismo"». «La politica della paura ritorna in Italia» è il titolo di un reportage del Times di Londra: gli immigrati sono sotto attacco dalla «destra risorta e anche dalla teppa di vigilantes». «Molti italiani – scrive Richard Owen . temono che il loro modo di vita sia minacciato da una combinazione di immigrazione e globalizzazione. In un'economia a crescita quasi zero, le imprese familiari, spina dorsale dell'Italia, sono in difficoltà». L'Italia «resta un Paese tollerante – aggiunge – in parte grazie alle tradizioni cattoliche di ospitalità e carità». Ma «in tempi difficili, lo straniero è sempre odiato».

Il Telegraph punta sui temi in cui i bambini di Ponticelli hanno scritto che è giusto bruciare i campi Rom. L'articolo di Malcom Moore è corredato del disegno dei bambini che gridano "Lotta, lotta!" infierendo davanti alle baracche dei Rom. «Cosa, niente nanny? L'Italia ci ripensa sugli immigrati», titola il Daily Mail: gli italiani – spiega - si sono accorti che il giro di vite sugli immigrati li priverebbe di migliaia di stranieri che puliscono le loro case, guardano i loro bambini e i loro anziani. Quindi, chiedono un'esenzione per colf e badanti. «Queste richieste potrebbero trovare orecchie da mercante». Il problema delle "nanny" è messo in evidenza da un servizio Reuters ripreso tra gli altri sui siti dei giornali Usa New York Times, Washington Post e International Herald Tribune. Della violenza contro gli immigrati si occupa anche il settimanale Newsweek in un articolo in esclusiva per il web: «Gli indesiderati d'Italia». La xenofobia non è una novità per l'Europa, scrive Barbie Nadeau, «ma la palese ostilità verso gli immigrati ha preso una piega più brutta da quando è andato al potere il governo di destra di Silvio Berlusconi». Un altro segno del «crescente sciovinismo» dell'Italia è il fatto che la popolarità di Berlusconi è salita oltre il 50% dopo che è stato reso noto il pacchetto sicurezza anti-immigrazione. L'articolo cita il ministro dell'Interno Roberto Maroni, secondo il quale «l'Italia non è un Paese razzista». «Se gli attacchi continuano», conclude la Nadeau, «questo potrebbe diventare sempre più difficile da provare». Lo spagnolo El Pais ha un titolo sulle critiche della Chiesa alla politica sull'immigrazione di Berlusconi.

Sempre in tema di violenza, la notizia degli scontri alla Sapienza è riportata da qualche sito. «I neofascisti picchiano studenti a Roma» è il titolo del Telegraph, che osserva: «Molti italiani rimproverano al governo Berlusconi di incoraggiare un clima di odio, intolleranza e xenofobia. Il sito del quotidiano francese Le Figaro ha il flash d'agenzia sul «raid neofascista». La polemica scatenata dalla proposta del sindaco di Roma Gianni Alemanno di intitolare una strada romana a Giorgio Almirante compare sul britannico Independent.
Lo sgarbo di Berlusconi all'ex premier britannico Margaret Thatcher è un ghiotto pettegolezzo per il Daily Mail, che racconta come alla serata di Marilu e Gaetano Rebecchini in onore di "Mrs T" una trentina di invitati abbiano atteso invano l'arrivo Berlusconi, che non si è neppure scusato per l'assenza. Ne scrive anche il Telegraph: Berlusconi «snobba» il suo "idolo", eppure una volta saltò la festa di compleanno della figlia per andare a pranzo con la Lady di Ferro.

L'indagine a Napoli per l'emergenza rifiuti, con l'avviso di garanzia al prefetto Alessandro Pansa e i 25 arresti domiciliari, è riferita tra gli altri da Times Online, El Mundo e Washington Post. Un articolo del Wall Street Journal on line da un paio di giorni si occupa dell'«odore di profitto» fiutato dalla Germania nel risolvere la crisi dei rifiuti di Napoli.

Le sorti di Alitalia tornano alla ribalta con la presentazione dei conti in rosso. La famiglia Benetton, scrive il Times Online, sta valutando se aderire al consorzio italiano di salvataggio della compagnia aerea. Il quotidiano economico francese Les Echos scrive che Alitalia sprofonda di più nel rosso, ma che la perdita netta è meno importante di quanto dicevano le indiscrezioni. Secondo un commento dello spagnolo Expansion, il futuro di Alitalia passa probabilmente per l'integrazione in qualche grande gruppo europeo, «Ma è imprescindibile che l'esecutivo italiano metta da parte le anacronistiche posizioni protezionistiche e accetti la realtà di un'Europa che cammina, o dovrebbe farlo, verso un mercato unico». Il sito della tv Usa Cnn mette on line un servizio Ap «Alitalia cerca capitali dopo una perdita di 789 milioni di dollari», pubblicato anche dall'International Herald Tribune.

Si parla qua e là di grandi imprese italiane: «Enel ed Edison pronte a raccogliere la sfida nucleare», titola Les Echos. Il Wall Street Journal parla di nomine e scrive che Berlusconi probabilmente confermerà gli amministratori delegati di Eni ed Enel. Il quotidiano Usa dà anche la notizia del possibile ritorno della Fiat nel Nord America, argomento trattato anche dal Washington Post.

Agli sviluppi del processo di Milano sul rapimento dell'imam Abu Omar danno rilievo i siti di vari giornali americani. Sia Berlusconi che Prodi dovranno testimoniare nel processo, che mette nel mirino la cosiddetta "rendition", il programma della Cia di detenzioni segrete e illegali di presunti terroristi. Il Los Angeles Times ha un titolo sulla home page sulla testimonianza di Bruno Megale, della Digos «Funzionario italiano racconta di avere spiato sulle spie nel rapimento dell'ecclesiastico». Il New York Times ha un servizio di Elisabetta Povoledo «Gli investigatori italiani dicono che gli Usa hanno lasciato indizi ovvi nel caso del rapimento». «I cellulari sono stati cruciali per seguire le tracce della Cia» scrive sulla home page l'International Herald Tribune.

Ma niente di tutto questo interessa il quotidiano più diffuso degli Stati Uniti, Usa Today, attirato solo dal fatto che la Torre di Pisa ha smesso di muoversi, «per la prima volta da 800 anni».

Il sole 24 Ore

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beppe grillo, youtube, badoo, inps, agenzia delle entrate, myspace, inter, alitalia, milan, superenalotto, La novità di quest'anno è che abbiamo deciso di guardare lo Zeitgeist ancora più da vicino, definendo alcune macro aree divertenti, come mostre, concerti, biglietti e calendari. A voi la panoramica completa: I biglietti più popolari, vasco rossi, milan, inter, italia - francia, beppe grillo, milan - manchester, juventus, zelig, finale champions, ligabue
I concerti più popolari: vasco rossi, ligabue, biagio antonacci, elisa, negramaro, laura pausini, tiziano ferro, renato zero, subsonica, finley, I viaggi più popolari: india, parigi, londra, maldive, cuba, giappone, praga, new york, polinesia, grecia, Le mostre più popolari:, Cinema di Venezia, ezanne a Firenze, Chagall a Roma, Botero a Milano, Gauguin a roma, De chirico, Simbolismo a Ferrara, Tiziano, Impressionisti a Brescia, Turner a Brescia

Da: La Difesa della razza, 5 maggio 1942 - di Giorgio Almirante , Il razzismo nostro deve essere quello del sangue,

Da: La Difesa della razza, 5 maggio 1942 - di Giorgio Almirante
(vicedirettore della rivista).

"Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto lo spirito alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d'una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti, finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose - fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c'è he un attestato col quale si possa imporre l'altolà al meticciato e
all'ebraismo: l'attestato del sangue."

Album di famiglia


Riconosci qualcuno?


Riconosci qualcuno?

Dopo...

Il dopo è cronaca. La conosciamo tutti. Ma conoscerla non significa comprenderla. Lo dimostra che ancora oggi dei ragazzi in buona fede vengono usati senza scrupolo e si fanno usare. Gli opposti estremismi, l'odio politico a chi è servito e a chi serve?

http://cblog.thule-italia.org/

Ecco il dizionario cerebrale per leggere nel pensiero | Una equipe di neurologi Usa ha decifrato il 'codice linguistico' del cervello |

Ecco il dizionario cerebrale
per leggere nel pensiero

Una equipe di neurologi Usa ha decifrato il 'codice linguistico' del cervello, ovvero lo schema che la 'materia grigia' utilizza per associare a ciascuna parola un oggetto concreto. In futuro sarebbe così possibile svelare i pensieri

Cervello

Roma, 29 maggio 2008  - La scienza continua a fare passi da gigante, come una equipe di neurologi Usa che ha decifrato il 'dizionario linguistico' del cervello, ovvero lo schema che la 'materia grigia' utilizza per associare a ciascuna parola un oggetto concreto. Nel momento in cui una determinata combinazione di aree del cervello si attiva, significa che stiamo pensando a un nome specifico. 

Reso noto sulla rivista Science, il risultato potrebbe permettere in futuro di creare dispositivi per leggere nel pensiero basandosi su questo 'codice cerebrale'. Coordinati da Tom Mitchell della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, gli scienziati hanno osservato con la risonanza magnetica diverse combinazioni di attività cerebrale di volontari, collegandone ciascuna ad una parola. Poi utilizzando statisticamente queste associazioni tra attività neurale e singola parola, hanno dedotto il 'codice' di migliaia di altre parole. ''Crediamo di aver identificato un certo numero di unità di codice di base che il cervello usa per rappresentare il significato di alcune parole - ha detto Miitchell - e queste unità di codice possono essere assemblate per predire il codice di ogni altro nome concreto. Abbiamo dimostrato che questo modo di dedurre altri pezzi di codice è molto accurato''.

 Aver decriptato almeno in parte il codice del cervello servirà in futuro per studiare malattie come l'autismo, disturbi del pensiero come la paranoia, la schizofrenia, la demenza semantica. Il cervello funziona attivando aree neurali specifiche a seconda del comando che deve impartire al corpo o del pensiero che deve produrre. La risonanza magnetica funzionale permette di osservare l'attività cerebrale 'in diretta' e quindi di collegarla a una particolare funzione cerebrale. Per esempio se proviamo paura nel cervello si accenderà un'area chiamata amigdala che è a buon diritto considerabile il centro delle nostre paure. Lo stesso concetto associativo tra attività neurale e una determinata azione del cervello vale sempre.

Partendo da questo concetto già in passato alcuni scienziati avevano dimostrato che a ciascuna parola è ricollegabile un certo tipo di attività cerebrale. Così, per esempio, se pensiamo a una mela, nel nostro cervello si attiverà sempre e costantemente una serie di aree specifiche in un ordine cronologico preciso cui corrisponde il pensiero 'mela'. Tra queste aree accese a 'significare' mela, ci saranno di certo circuiti implicati nel gusto, nel ricordo, nella masticazione.

Partendo da ciò i neurologi stavolta si sono imbarcati in un'impresa ambiziosa: decifrare almeno una parte del codice del cervello, cioè di quelle combinaizoni di attività cerebrale che producono il significato di una parola. Hanno iniziato con nomi concreti chiedendo a nove volontari di pensare a 60 oggetti appartenenti a diverse categorie, animali, parti del corpo, costruzioni, vestiti, insetti, veicoli, vegetali.

A ciascuna di queste parole i neurologi hanno associato una unità di codice precisa, cioè uno schema preciso di attività cerebrale che genera il pensiero di un oggetto determinato. Hanno quindi decodificato una sorta di crittogramma neurale. Poi, ricorrendo all'uso del computer, i neurologi hanno dedotto, a partire dai pezzi di codice svelati, altri crittogrammi, decifrando il codice di altre migliaia di parole con un'accuratezza che si aggira intorno al 70-77%. ''Il nostro lavoro - ha detto Marcel Just, un altro autore dello studio - è un passo importante nella decifrazione del codice del cervello''.

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Verso una semantica cerebrale | Un computer che sa che cosa pensi | Per la prima volta si riesce a comprendere come il cervello codifichi i significati delle parole

Verso una semantica cerebrale

Un computer che sa che cosa pensi
Per la prima volta si riesce a comprendere come il cervello codifichi i significati delle parole


Se pensate a qualcosa di concreto, c'è un computer che può leggere la vostra mente. Un gruppo di ricercatori della Carnegie Mellon University ha infatti messo a punto un modello computazionale che può decifrare e predire l'esatto schema di attivazione del vostro cervello associato in modo univoco ai nomi delle cose concrete, di quelle cioè che potete vedere, sentire, tastare, odorare o gustare.

Già esistono apparecchiature in grado di rilevare gli schemi di attività motoria del cervello e in tal modo consentire di muovere con il solo pensiero il cursore di un computer su un monitor o un braccio artificiale, ma questo rappresenta un salto di qualità, in quanto si tratta della prima volta che si riesce a comprendere come il cervello codifichi i significati delle parole, in cui cioè ci si muove sul piano della semantica cerebrale.

Come illustrano in un articolo pubblicato sulla rivista "Science", i ricercatori - diretti dall'informatico Tom M. Mitchell e dal neuroscienziato Marcel Just - hanno dapprima mostrato di essere in grado di rilevare, attraverso la risonanza magnetica funzionale, le aree del cervello che sono attivate quando una persona pensa una specifica parola. Successivamente hanno iniziato a prevedere gli schemi di attivazione cerebrale per parole concrete - cose esperite attraverso i sensi - per i quali non esistevano ancora dati nell'archivio delle loro registrazioni fMRI.

Il lavoro potrebbe quindi condurre a un uso delle scansioni cerebrali per l'identificazione di pensieri ed essere applicato allo studio dell'autismo o di disturbi come la schizofrenia paranoide o le demenze semantiche come il morbo di Pick.

Il gruppo di ricerca ha sviluppato un modello computazionale sfruttando gli schemi di attivazione fMRI di 60 nomi concreti, e analizzando statisticamente un insieme di testi per un totale di mille miliardi di parole. Il modello computazionale combina queste informazioni sulle parole utilizzate nel corpus dei testi per predire gli schemi di attivazione di migliaia di nomi che si riferiscono a oggetti e sensazioni concrete con un'accuratezza decisamente superiore a quella di uan scelta casuale.

"Riteniamo di aver identificato un certo numero dei 'mattoni' fondamentali che il cervello utilizza per rappresentare i significati", ha dichiarato Mitchell. "Accoppiando questi risultati con metodi computazionali che catturano il significato di una parola dal modo in cui è utilizzata in files di testo, questi mattoni costitutivi possono essere assemblati per prevedere gli schemi di attivazione neuronale per qualsiasi parola concreta. E abbiamo trovato che queste previsioni per le parole per le quali sono disponibili dati fMRI per testarle."

"Noi siamo sostanzialmente dei percipienti e degli attori", ha proseguito Just. "Così il cervello rappresenta il significato di una parola concreta con il modo in cui una persona lo sente o lo manipola. Il significato di una mela, per esempio, è rapprresentato nelle aree cerebrali responsabili per il sapore, l'odore, la masticazione. Una mela è ciò che fate con essa. Il nostro lavoro è un piccolo ma importante passo nella decifrazione del codice cerebrale."

Oltre alle rappresentazioni in queste aree senso-motorie i ricercatori hanno trovato significative attivazioni in altre aree, incluse quelle frontali alssociate alle funzioni di pianificazione e alla memoria di lungo termine. Quando qualcuno pensa a una mela, può per esempio innescare memorie legate all'ultima volta in cui ha assaggiato una mela, o pensare a come procurarsene una.

"Ciò suggerisce una teoria del significato basata sulle funzioni cerebrali", aggiunge Just.

Nello studio, nove persone sono state sottoposte a fMRI mentre si concentravano su 60 parole stimolo, cinque parole per ciascuna delle 12 categorie semantiche individuate dai ricercatori, fra cui animali, parti del corpo, edifici, vestiti, insetti, veicoli e vegetali.

Per costruire il modello computazionale, i ricercatori hanno usato una macchina che sfrutta tecniche di apprendimento per analizzare la parole in un corpus di testi che riflette l'uso tipico delle parole dell'inglese. Per ogni parola, ne calcolava la frequenza di occorrenza in associazione a 25 verbi correlati a funzioni senso-motorie, come vedere, ascoltare, gustare, mangiare, spingere, ecc., in modo da costruire una caratterizzazione statistica dell'uso delle parole.

Questi 25 verbi, notano i ricercatori, rappresentano i mattoni costitutivi che il cervello utilizza per rappresentare i significati.

Sulla base di questi dati e degli schemi di attivazione cerebrale delle 60 parole stimolo i ricercatori sono stati così in grado di determinare come ogni co-occorrenza con uno dei 25 verbi influenzava l'attivazione ci ciascuno dei voxel (,ossia dei "pixel" tridimensionali) in cui era stata suddivisa la scansione in 3-D del cervello.

A questo punto, per predire lo schema di attivazione fMRI per qualsiasi parola concreta presente nel corpus di testi, il modello determina le co-occorrenze della parola con i 25 verbi ed elabora una mappa di attivazione sulla base del modo in cui queste co-occorrenze influiscono su ogni voxel.

Nei test di controllo, un modello computazionale separato era stato addestrato, per ciascuno dei nove soggetti, ricorrendo a solo 58 delle 60 parole stimolo e ai loro schemi di attivazione associati. Il modello veniva poi utilizzato per predire gli schemi di attivazione delle due parole restanti. In media è risultato che il modello aveva un'accuratezza del 77 per cento nel predire gli schemi di attivazione effettivamente riscontrati nei soggetti. Il modello si è dimostrato in grado di predire gli schemi di attivazione anche nelle aree semantiche per le quali non era stato"addestrato".

In un altro test il modello è stato infatti addestrato in solo dieci delle 12 categorie in cui erano classificate le 60 parole stimolo, per essere poi testato con le parole stimolo delle categorie omesse; se queste erano per esempio quelle di veicolo e vegetale, il modello doveva esprimersi su parole come aereo o sedano. In questo caso l'accuratezza delle previsioni scendeva un poco, al 70 per cento, un valore comunque molto superiore a quello casuale.

Ora i ricercatori cercheranno di studiare gli schemi di attivazione per le combinazioni nome-aggettivo, e di frasi semplici, e successivamente di affrontare anche il problema della rappresentazione di parole e concetti astratti. (gg)

Scienze

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Maggiori ricerche riguardanti le Ricette culinarie, 1. master cleanse recipe, 2. ratatouille recipe, 3. lemonade diet recipe, 4. mojito recipe, 5. zucchini bread recipe, 6. eggplant parmesan recipe, 7. dog food recipe, 8. chicken salad recipe, 9. meatloaf recipe, 10. simple syrup recipe, Maggiori ricerche riguardanti la Dieta, 1. weight watchers, 2. jenny craig, 3. volumetrics, 4. slim fast, 5. atkins diet, 6. beck diet, 7. ornish diet, 8. zone diet, 9. best life diet, 10. mediterranean diet, Maggiori ricerche riguardanti il Fitness, 1. pilates, 2. bikram yoga, 3. spinning, 4. cross fit, 5. zumba, 6. kettlebells, 7. triathlon training, 8. parkour, 9. bosu, 10. gym jones, fitness, squadre di calcio, link di sport , tra le parole più cercate al primo posto c'è script PHP, seguita da offerte hosting e da web marketing. E' invece molto frequentata l'area tutorials e manuali ma non si colloca nelle prime posizioni, la fa invece da padrone, se si considera che l'inserimento è stato fatto da poco, la keyword espressioni regolari e Linux.
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