lunedì 8 novembre 2010

Il Califfo è in bolletta Chiede la legge Bacchelli

Temeva che tutto finisse per diventare una noia terribile. Franco Califano è
invece finito a combattere contro un nemico ancora più temibile, la miseria. O
almeno è ciò che il cantautore 72enne sostiene, invocando l'aiuto di Stato per
il suo caso "disperato": «Il 15 luglio di quest'anno - racconta al Corriere -
sono caduto dalle scale e mi sono rotto tre vertebre. Questo incidente ha fatto
venir meno la mia unica consistente fonte di reddito, ovvero le serate. E mi ha
messo in ginocchio».

Tanto che il Califfo ora chiede per sé l'applicazione della legge Bacchelli,
quella che prevede un vitalizio per i grandi artisti, intellettuali e sportivi
che versano in situazioni d'indigenza: «Io non credevo che fosse possibile -
ammette -. Ma alcuni amici, come il mio medico curante e il senatore Domenico
Gramazio del Pdl hanno preso a cuore il mio caso e mi hanno spiegato che esiste
una legge, la cosiddetta legge Bacchelli, che prevede un sussidio mensile
vitalizio per persone che abbiano dato lustro alla cultura italiana. Ne so
poco, ma mi sembra di avere tutti i requisiti per beneficiarne».

Poco importa che Califano incassi più di 1.600 euro al mese in diritti
d'autore: ««Mah, io non so bene come funzioni la Siae, so soltanto che prendo
circa diecimila euro a semestre. Sempre diecimila. Non ce la faccio. In questo
momento non sono più autosufficiente». Il sostegno statale per lui è quasi
dovuto: «È vero, sono stato un artista di fama, ma ho avuto anche un sacco di
guai . Non dimentichiamo che fui arrestato nel 1970 per possesso di
stupefacenti, nella vicenda che coinvolse Walter Chiari, e rifinii in carcere
nel 1983 per lo stesso motivo e pure per porto abusivo di armi, questa volta
insieme a Enzo Tortora. In entrambi i processi sono stato assolto perché il
fatto non sussiste. Forse lo Stato mi deve qualcosa».

I meriti artistici, sia come autore per altri sia come interprete, non mancano
al Califfo e i bisogni, ora che anni di eccessi chiedono il conto, sembrano
reali. Eppure, a molti potrebbe apparire irrispettoso concedere un beneficio a
una persona che ammette di aver sempre fatto la bella vita: «Non ero uno che
badava a spese . Quando usciva un nuovo modello di auto il primo veicolo
disponibile era il mio. Per non parlare delle moto. Quando avevo storie con
attrici importanti abitavo all'Excelsior o al Grand Hotel. Avevo sempre come
minimo tre macchine, una Mercedes, una Jaguar decappottabile e una Maserati o
una Ferrari». Ecco, forse oggi potrebbe accontentarsi di un po' di meno.

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