venerdì 19 febbraio 2010

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ZENIT

Il mondo visto da Roma

Servizio quotidiano - 19 febbraio 2010

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Il 17 ottobre saranno proclamati sei nuovi santi
Benedetto XVI presiede il Concistoro per la canonizzazione di sei Beati

ROMA, venerdì, 19 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha tenuto questo venerdì mattina, nel Palazzo Apostolico, il Concistoro ordinario pubblico per la canonizzazione di sei Beati, che si svolgerà il 17 ottobre prossimo.

Presenti alla cerimonia 37 Cardinali - fra i quali Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, e Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano – e una trentina di Arcivescovi e Vescovi.

Maria Elena MacKillop (1842-1909), originaria di Melbourne sarà la prima santa australiana. Creò le prime due scuole cattoliche per l’istruzione gratuita al fine di combattere la piaga dell’analfabetismo. Insieme a un gruppo di giovani diede inizio al primo nucleo delle Suore di San Giuseppe del Sacro Cuore di Gesù, dette Giuseppine. Non si impegnò solo a istruire i bambini, ma si occupò anche delle loro famiglie e di quei detenuti di cui nessuno si prendeva cura.

Il Beato Andrea Bessette (1845-1937), canadese di Montreal, rimase orfano a 12 anni e ed emigrò negli Stati Uniti. Una volta tornato in patria, entrò come fratel Andrea nella Congregazione della Santa Croce. La sua devozione a San Giuseppe gli ottiene per intercessione del Santo straordinarie guarigioni e la sua cella era sempre visitata dai fedeli.

La spagnola Giovanna Giuseppa Cipitria y Barriola (1845-1912) da semianalfabeta arrivò a fondare le Suore Figlie di Gesù, dedicandosi all’educazione e all’istruzione delle bambine e delle giovani.

Giulia Salzano (1846-1929), cresciuta in un orfanotrofio, fu maestra elementare. All'insegnamento affiancava anche l'organizzazione di laboratori di cucito per l’arredamento delle Chiese povere. Fondò la Congregazione delle Suore Catechiste del Sacratissimo Cuore di Gesù per l’insegnamento della dottrina cristiana e la diffusione della devozione verso l’Eucaristia.

Camilla Battista Varano (1458-1524), figlia di un principe Giulio Cesare Da Varano, signore di Camerino, ai fasti di palazzo e a un matrimonio di convenienza preferì la vocazione religiosa. Abbracciò la regola delle Clarisse di Urbino, prendendo il nome di suor Battista. Visse anni di grande misticismo. Prima di morire fondò a Camerino un monastero di cui diventerà abbadessa.

Stanislao Kazimierczyk (1433-1489), sacerdote professo dell’Ordine dei Canonici Regolari Lateranensi, spinto dalla carità pastorale fu diligente dispensatore della parola di Dio, maestro di novizi e più tardi di giovani religiosi. Molto stimato dai confratelli, era assai richiesto per le confessioni.

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Nessuna lettera al Papa per le dimissioni di mons. Fisichella
La dichiarazione del portavoce vaticano, padre Federico Lombardi

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 19 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Né il Santo Padre né il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone hanno ricevuto la dichiarazione firmata da alcuni membri della Pontificia Accademia per la Vita, in cui si critica il Presidente di questa stessa Accademia, mons. Rino Fisichella.

E' quanto ha riferito la Radio Vaticana riportando la risposta del Direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, alle domande di alcuni giornalisti.

Secondo quanto riferito da alcuni organi di stampa nel documento – tra i cui firmatari comparirebbe anche il prof. Michael Schooyans – diffuso al termine della recente Plenaria della Pontificia Accademia per la Vita, che si è tenuta in Vaticano dall'11 al 13 febbraio, si chiederebbe la rimozione dal suo incarico dell'Arcivescovo Fisichella.

Dal canto suo, riporta l'emittente pontificia, padre Lombardi ha fatto notare che il prof. Schooyans non era presente alla recente Assemblea plenaria dell’Accademia per la Vita, che sarebbe stata il luogo naturale per affrontare l’argomento.

Il tutto sarebbe nato da un articolo di mons. Fisichella pubblicato su “L'Osservatore Romano” il 15 marzo 2009 e riguardante il caso di un bambina brasiliana fatta abortire, a Recife, dei due gemelli che portava in grembo, frutto delle ripetute violenze subite dal giovane patrigno.

La vicenda aveva da subito infiammato l'opinione pubblica e non solo in Brasile, tanto che molti giornali francesi si erano scagliati contro la Chiesa, e in particolare contro l'Arcivescovo di Olinda e Recife, mons. José Cardoso Sobrinho, che aveva condannato il duplice aborto.

Nel suo articolo – che in seguito genererà numerose proteste – mons. Fisichella aveva giudicato inappropriata la decisione dell'Arcivescovo di Olinda e Recife di annunciare in modo pubblico e rapido la scomunica - "un fatto - osservava Fisichella - che si attua in maniera automatica" - delle persone coinvolte, perché in questo modo non si aiuta a mostrare il volto materno della Chiesa.

Successivamente la Congregazione per la Dottrina della Fede era stata costretta a intervenire sulla questione pubblicando una "Chiarificazione" apparsa l'11 luglio 2009 nell'edizione quotidiana italiana de "L'Osservatore Romano".


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L'augurio del Papa per la Campagna di Fraternità in Brasile
Il tema dell'edizione di quest'anno è "Economia e vita"

BRASILIA, venerdì, 19 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Papa Benedetto XVI ha lodato la Campagna di Fraternità (CF) della Chiesa in Brasile in un messaggio inviato al presidente della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB), monsignor Geraldo Lyrio Rocha.

La Campagna, aperta questo mercoledì, si svolge durante la Quaresima. L'edizione di quest'anno ha per tema “Economia e vita” e come motto “Non potete servire Dio e il denaro”.

Realizzata per la terza volta in forma ecumenica, la CF riunisce cinque Chiese cristiane membri del Consiglio Nazionale delle Chiese Cristiane del Brasile, responsabile per la Campagna 2010.

Il Papa ha augurato successo alle Chiese e alle comunità ecclesiali brasiliane “che quest'anno hanno deciso di unire i propri sforzi per riconciliare le persone con Dio, aiutandole a liberarsi dalla schiavitù del denaro”.

“Ricordo che la schiavitù nei confronti del denaro e l'ingiustizia hanno origine nel cuore dell'uomo, dove si trovano i germi di una misteriosa convivenza con il male”, ha scritto.

“Vi esorto a perseverare nella testimonianza dell'amore di Dio, del Figlio di Dio che si è fatto uomo, dell'uomo a cui Dio ha donato la vita, dell'unico Bene che può saziare il cuore umano”.

Anche il Consiglio Mondiale delle Chiese, che riunisce 349 Chiese di tutto il mondo e più di mezzo miliardo di cristiani, ha espresso il proprio sostegno alla Campagna di Fraternità in Brasile.

In un messaggio, afferma che “è impegnato in questa riflessione, discutendo le interrelazioni tra ricchezza e potere, che generano ingiustizia e povertà, oltre a ledere gravemente la creazione di Dio”.

“E', quindi, una causa che mobilita la famiglia cristiana non solo in Brasile, ma in tutto il mondo”, conclude.

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Notizie dal mondo


Iraq: quattro cristiani uccisi in quattro giorni
Il Patriarca vicario caldeo chiede aiuto alla comunità internazionale

MOSUL, venerdì, 19 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Questa settimana, quattro cristiani sono stati assassinati a sangue freddo a Mosul. “La situazione è tragica”, ha avvertito il Patriarca vicario caldeo, monsignor Shleimun Warduni.

Dopo aver parlato personalmente della situazione nella città irachena con il Vescovo di Mosul, monsignor Amil Shamaaoun Nona, il Patriarca vicario caldeo ha dichiarato al blog Bagdadhope che “il Governo locale, ma soprattutto il Governo nazionale iracheno, non sta facendo nulla per porre fine a questo massacro”.

Per questo, monsignor Warduni ha chiesto “a tutta la comunità internazionale di esercitare pressioni sui propri Governi e che questi, a loro volta, le esercitino per quanto possibile sul Governo iracheno”.

L'ultimo cristiano assassinato nella città è Zaiya Toma Soro, un giovane che studiava all'Università di Mosul per diventare professore.

Mercoledì è stato intercettato da due uomini che dicevano di appartenere alle forze dell'ordine e che gli hanno sparato, uccidendolo.

Secondo un testimone, alcuni poliziotti che si trovavano vicino al luogo del crimine non sono intervenuti celermente per evitare l'omicidio.

Il funerale del ragazzo è stato celebrato questo giovedì. Il feretro ha attraversato le strade della città preceduto da una delegazione di scout.

Alla sepoltura era presente il Vescovo della Chiesa assira dell'Est, Mar Isaac Yousip.

“La comunità irachena cristiana non deve morire – ha detto monsignor Warduni –. Nel mondo lo dicono tutti”.

“Aiutateci allora a vivere e ad andare avanti non solo per testimoniare il Vangelo come facciamo da secoli, ma anche per continuare ad essere ciò che siamo: iracheni!”.

“Noi cristiani siamo innocenti, non abbiamo fatto del male a nessuno, vogliamo solo vivere in pace nel nostro Paese”, ha sottolineato il Patriarca vicario caldeo.

“Se non ci vogliono qui, se vogliono sradicarci dalla nostra terra, lo dicano – ha dichiarato –. Altrimenti, ci lascino in pace”.

Il Patriarca vicario si è anche rivolto alla comunità cristiana irachena che vive negli Stati Uniti e che soffre per ciò che sta accadendo nel Paese.

“Scrivete ai vostri delegati al Congresso – li ha esortati –. Informate il Governo degli Stati Uniti della nostra richiesta di aiuto”.

Mosul, sul fiume Tigri, è considerata la patria del cristianesimo in Iraq, ed è la città che per tradizione accoglie il più alto numero di fedeli del Paese.

A causa della crescente influenza di Al Qaeda e dell'attività di altri estremisti nella regione, i cristiani stanno abbandonando la zona, preoccupati anche per il fatto di essere un facile obiettivo negli scontri tra curdi e arabi nella città.

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Assassinato un sacerdote in Messico
Alcuni sconosciuti lo hanno aggredito per rubargli il furgoncino

CITTA' DEL MESSICO, venerdì, 19 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Il sacerdote José Luis Parra Puerto, della chiesa dell'Assunzione, accanto alla Cattedrale Metropolitana di Città del Messico, è stato assassinato dopo essere stato derubato la sera di mercoledì scorso del furgoncino su cui viaggiava verso una delle colonie dell'ovest del Distretto Federale.

Padre José Luis Parra e un suo accompagnatore sono stati costretti da alcuni sconosciuti a uscire da un negozio aperto 24 ore su 24 nella colonia Vasco de Quiroga, e il sacerdote è stato ferito alla testa.

Gli uomini hanno portato via il furgoncino con il sacerdote ferito, mentre l'accompagnatore è stato fatto scendere all'avenida 508, dove ha chiesto aiuto alle forze di sicurezza.

Padre José Luis è stato assalito e assassinato mentre stava per lasciare a casa sua Ulises Amado Amílcar, di 21 anni, impiegato della Cattedrale Metropolitana.

Secondo le dichiarazioni di Amado Amílcar, il sacerdote lo stava lasciando a casa verso le 23.30 di mercoledì, quando i delinquenti lo hanno intercettato per rubargli il furgoncino. Il sacerdote ha opposto resistenza ed è stato colpito dai malviventi. Il cadavere di padre Parra Puerto è stato rinvenuto all'interno del furgoncino a Netzahualcóyotl.

Il sacerdote apparteneva all'Arcidiocesi di Città del Messico ed era vicario della parrocchia dell'Assunzione. Era anche cappellano dei Cavalieri di Colombo nel Distretto Federale. Era nato nel 1960 ed era stato ordinato sacerdote nel 1986.

Il portavoce dell'Arcidiocesi Primaziale di Città del Messico, padre Hugo Valdemar Romero, ha chiesto alla Procura Generale di Giustizia del Distretto Federale (PGJDF) di arrestare i “veri responsabili” dell'omicidio di padre José Luis.

Padre Valdemar Romero ha definito il crimine un fatto “assolutamente condannabile e sacrilego”, e ha avvertito che c'è “grande costernazione nell'Arcidiocesi per la notizia”.

Il portavoce dell'Arcidiocesi ha ricordato padre José Luis come un “sacerdote esemplare e molto amato”, e ha considerato che in sua memoria deve svolgersi “un'indagine rigorosa” che conduca all'“arresto dei veri delinquenti”.



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Tony Blair: no a un cattolico come ambasciatore britannico? È ridicolo
Commento dell'ex Primo Ministro britannico alla BBC

LONDRA, venerdì, 19 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Tony Blair ha criticato la politica del Governo britannico di proibire ai cattolici di rappresentare il Paese presso la Santa Sede definendo il divieto “la cosa più ridicola che abbia mai sentito”.

E' quello che l'ex Primo Ministro, convertitosi al cattolicesimo, rivela in un documentario diffuso questo mercoledì dalla BBC dell'Irlanda del Nord.

Nel reportage, intitolato “Il nostro uomo in Vaticano”, Blair commenta la sua sorpresa nel venire a conoscenza di questo retroscena che aveva fatto sì che nel 2005 il posto di ambasciatore rimanesse vacante.

“Ho detto: 'E' il Vaticano, il Papa, è cattolico. Vuol dire che noi attualmente come politica... non possiamo avere un cattolico?'. Ho detto: 'Che significa? E' la cosa più ridicola che abbia mai sentito'”, ha commentato Blair secondo quanto riporta la BBC.

“Può immaginare che abbiamo detto per anni che l'unica categoria di persone che non possiamo avere come ambasciatore presso la Santa Sede è quella di chi ne condivide la fede?”, ha aggiunto.

“Oltre ad essere discriminatorio, quanto può essere stupido?”, ha chiesto.

Le relazioni diplomatiche formali tra l'Inghilterra e la Santa Sede sono state stabilite per la prima volta nel 1479; di fatto, l'incarico di ambasciatore presso la Santa Sede è il più antico nel servizio diplomatico del Regno Unito.

Sotto Enrico VIII i rapporti dell'Inghilterra con il Vaticano si sono interrotti per poi riprendere nel 1914.

La BBC ha fatto sapere che un memorandum del Foreign Office del 1917 stabilisce che la rappresentanza della Gran Bretagna presso la Santa Sede “non dovrebbe essere svolta con irragionevole timore del Papa”.

La scelta dell'Amministrazione Blair ricaduta su Francis Campbell, ancora ambasciatore britannico, ha invertito finalmente questa tendenza.

L'ambasciata è ora considerata una “parte vitale della rete internazionale del Regno Unito”, come spiega il sito dell'ambasciata. “La missione lavora congiuntamente con la Santa Sede su sviluppo internazionale, dialogo interconfessionale e cambiamenti climatici. Lo stesso atteggiamento si ritrova nell'ecumenismo, nella prevenzione dei conflitti, nel disarmo e nei diritti umani, senza dimenticare il valore della Santa Sede come punto di ascolto globale”.

“In un'era in cui la religione emerge ancora una volta nelle relazioni internazionali, il Vaticano è fondamentale per il continuo dibattito politico sulla giusta relazione tra fede e politica – aggiunge –. Il Vaticano ha un'influenza stabilizzatrice chiave nel dibattito fede-politica globale, e aiuta a mantenere una discussione razionale”.

Il ruolo di Campbell come ambasciatore sarà di importanza vitale in quest'anno di preparativi per il viaggio di Benedetto XVI in Gran Bretagna, che avrà luogo a settembre.

Il Santo Padre ha già suscitato delle proteste in Inghilterra quando nel ricevere in udienza i Vescovi di questo paese, il 1° febbraio, ha detto che una legislazione progettata per difendere l'uguaglianza impone “limitazioni ingiuste alla libertà di agire secondo il proprio credo a comunità religiose”, e a volte “viola veramente la legge naturale”.

Il Governo britannico sta discutendo una Legge sull'Uguaglianza, la cui finalità è quella di tutelare le persone contro le discriminazioni per sesso oppure per orientamento sessuale.

I critici avvertono che questo provvedimento potrebbe restringere la libertà della Chiesa di selezionare le sue équipes o anche sacerdoti che vivano in base agli insegnamenti e alla moralità della Chiesa.

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Il segreto della comunicazione cattolica: la persona dietro lo schermo
L'Arcivescovo di Rio de Janeiro sul Messaggio del Papa sulle comunicazioni

di Alexandre Ribeiro

RIO DE JANEIRO, venerdì, 19 febbraio 2010 (ZENIT.org).- L'Arcivescovo di Rio de Janeiro, monsignor Orani João Tempesta, sostiene che “il grande segreto di ogni comunicazione cattolica è la persona che sta dietro allo schermo, alla telecamera, al microfono, alla direzione”.

Se questa persona “ha principi cristiani, tutto il lavoro sarà utile alla vita umana con dignità”, ha dichiarato in un articolo inviato a ZENIT.

Monsignor Tempesta ha commentato il Messaggio di Benedetto XVI per la 44ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (il 16 maggio), sul tema “Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola”.

“Benedetto XVI chiede ai sacerdoti di mettere mano ai moderni mezzi di comunicazione, soprattutto a quelli che negli ultimi anni hanno conosciuto un'ampia diffusione, come Internet, perché il messaggio di Gesù Cristo possa diffondersi in modo efficace nel mondo contemporaneo”, ricorda l'Arcivescovo.

A suo avviso, gli uomini, “che si avvalgono sempre più dei nuovi mezzi di comunicazione, devono ascoltare, attraverso questi, anche l'annuncio di Dio e del suo amato Figlio, il nostro Redentore”.

Il presule cita il Papa dicendo che la pastorale nel mondo digitale “deve poter mostrare agli uomini del nostro tempo, e all’umanità smarrita di oggi, che Dio è vicino; che in Cristo tutti ci apparteniamo a vicenda”.

Allo stesso modo, ricorda la sfida lanciata dal Pontefice a che gli uomini di Dio sviluppino e mettano in pratica “una pastorale che renda Dio vivo e attuale nella realtà odierna e presenti la saggezza religiosa del passato come ricchezza a cui attingere per vivere degnamente il tempo presente e costruire adeguatamente il futuro”.

La Chiesa, ha affermato l'Arcivescovo, “con i suoi sacerdoti, deve prendere sul serio le parole del Santo Padre”. “Il successo della sua missione evangelizzatrice dipende, in parte, dal suo impegno effettivo nel campo dei mezzi di comunicazione moderni, questo vasto orizzonte missionario che ci è stato aperto”.

Il presule avverte anche del fatto che i sacerdoti sono consapevoli che l'annuncio attraverso i nuovi media “non sostituisce in alcun modo il contatto personale e la vita comunitaria del Popolo di Dio”.

Quando la Chiesa annuncia la Parola di Dio, presta un “grandissimo servizio alla cultura”. I sacerdoti, “avvalendosi della nuova 'agorà' dei tempi attuali, i nuovi media, contribuiranno in modo decisivo all'incremento della cultura e all'arricchimento dell'uomo di oggi”.

“I nuovi mezzi di comunicazione rappresentano, come ha detto giustamente Benedetto XVI, un 'continente digitale', un ampio continente che reclama la presenza dell'annuncio salvifico. Procediamo in acque più profonde”, ha esortato.

[Traduzione dal portoghese di Roberta Sciamplicotti]

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"Maria, segno di identità dei popoli cristiani"
Prossimo Congresso Mariano Internazionale a Gibilterra

di Nieves San Martín

GIBILTERRA, venerdì, 19 febbraio 2010 (ZENIT.org).- In occasione del VII Centenario della devozione a Nostra Signora d'Europa, patrona di Gibilterra e del suo Campo, e del I Centenario della Diocesi di Gibilterra, dal 5 al 7 marzo si svolgerà nella piazza suddetta un Congresso Mariano Internazionale sul tema “Maria, segno di identità dei popoli cristiani”.

L'asse del Congresso sarà la figura della Vergine Maria da un punto di vista interdisciplinare - religioso, storico, artistico e antropologico -, ha reso noto a ZENIT Ramón de la Campa, del Vescovado di Gibilterra.

Il Congresso si concentra sullo sviluppo della devozione mariana nella storia della Chiesa e della civiltà occidentale, soprattutto nel sud della Penisola iberica, dividendo lo studio, da un punto di vista metodologico, in sei sezioni: La devozione alla Theotokos nella storia della Chiesa cattolica; Maria nell'ecumenismo e nel dialogo interreligioso; Bibbia, liturgia e pratiche devozionali; La devozione alla Theotokos e il Sud della Penisola iberica; Attori e promotori della devozione mariana; La Theotokos e l'arte.

I congressisti potranno iscriversi fino a venerdì 26 febbraio. Il presidente del Comitato Esecutivo del Congresso è il Vescovo di Gibilterra, monsignor Charles Caruana.

Gibilterra, una delle Diocesi più piccole del mondo (appena cinque chilometri quadrati), ha uno status peculiare all'interno della Chiesa cattolica. Ha circa 24.000 cristiani tra cattolici e protestanti, e solo sei parrocchie. Il Vescovo è indipendente dalle Conferenze Episcopali spagnola e britannica. Dipende direttamente da Roma, anche se in genere è invitato alle assemblee dei Vescovi di Spagna e Regno Unito.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]

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Il Cardinale Stanislaw Dziwisz visiterà Cuba
Invitato dall'Ordine di Malta e dall'Arcidiocesi dell'Avana

L'AVANA, venerdì, 19 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Il Cardinal Stanislaw Dziwisz, Arcivescovo di Cracovia (Polonia), ha accettato un invito della rappresentanza a Cuba dell'Ordine di Malta e dell'Arcivescovo dell'Avana, il Cardinale Jaime Ortega, a visitare l'Arcidiocesi dal 22 al 25 febbraio.

Il programma della visita – informa la pagina web dell'Arcidiocesi – include una Messa per i giovani nella parrocchia di San Francesco di Paola, martedì 23, e la presentazione del documentario “Testimonianza”, sulla vita di Giovanni Paolo II, che verrà proiettato nella Cattedrale dell'Avana mercoledì 24 febbraio.

E' la seconda visita del Cardinale polacco nell'isola, perché ha accompagnato Papa Giovanni Paolo II nel 1998.

L'attuale Arcivescovo di Cracovia è stato per trent'anni segretario personale di Karol Wojtyła, da quando questi era Arcivescovo di Cracovia (1966-1978) e poi quando è stato eletto Papa nel 1978, fino alla morte nel 2005.

Dopo la morte del Pontefice polacco, Benedetto XVI lo ha trasferito alla sede metropolitana di Cracovia il 3 giugno 2005, creandolo Cardinale presbitero nel Concistoro del 24 marzo 2006.

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Italia


Mons. Crociata: "Educare significa abilitare alla capacità di giudicare"
Intervenendo al Convegno della CEI su "La pastorale della scuola e l'istanza educativa"

ROMA, venerdì, 19 febbraio 2010 (ZENIT.org).- “Educare significa abilitare alla capacità di giudicare e di scegliere”. E' quanto ha detto giovedì in occasione della messa di apertura del Convegno nazionale di pastorale della scuola, tuttora in corso di svolgimento a Roma, il Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), il Vescovo Mariano Crociata.

L'incontro promosso dall'Ufficio nazionale per l'Educazione, la Scuola e l'Università della CEI ha per tema “La pastorale della scuola di fronte all’istanza educativa” e si concluderà il 20 febbraio.

“Educare – ha continuato mons. Crociata nella sua omelia, secondo quanto riferito dall'agenzia Sir – significa, o comunque comporta, accompagnare e condurre a elaborare la capacità di distinguere, e quindi di giudicare e di scegliere”.

“In questo – ha sottolineato ancora – sta una grande lezione, purtroppo spesso drammaticamente dimenticata, se non rimossa o respinta, poiché non raramente si ritiene che la persona si forma seguendo un moto di autonoma e incontrollata spontaneità priva di giudizi e di punti di riferimento”.

Tuttavia, ha precisato, “non c’è crescita e maturazione umana, e neanche realizzazione sociale e professionale, senza il prezzo della fedeltà, della fatica e del lavoro assiduo e oneroso, senza la capacità di sacrificarsi e di rinunciare a qualcosa di sé o, semplicemente, a se stessi”.

Nell'aprire i lavori nella mattinata di giovedì il Segretario della Commissione episcopale per l'Educazione cattolica, la Scuola e l'Università, mons. Michele Pennisi, aveva detto invece che “bisogna rivendicare la libertà di educazione non come una battaglia per difendere privilegi confessionali, ma come una battaglia civile che garantisca un vero pluralismo e un'autentica laicità, valorizzando le scuole paritarie cattoliche o di ispirazione cristiana come luogo educativo per la società civile, essenziale per il bene comune”.

Il Vescovo di Piazza Armerina aveva poi osservato “che non è accettabile la tesi che considera come un mondo separato ed estraneo alla missione propria della comunità cristiana la scuola pubblica, sia essa paritaria che statale, fondata sull'autonomia e quindi aperta al territorio”.

Il presule aveva quindi sollecitato un maggior sostegno da parte delle autorità statali e degli enti locali, perché “l'apporto degli insegnanti di religione, il servizio delle scuole paritarie e dei centri di formazione professionale d'ispirazione cristiana rappresentano punti di forza del sistema educativo integrato d'istruzione e di formazione”.

Dal canto suo don Cesare Bissoli, docente emerito di Catechesi biblica presso la Pontificia Università Salesiana, intervenendo questo venerdì ha ricordato che “Gesù non ha mai fatto il guru solitario, ma è stato veramente uomo della gente, anzi delle singole figure, e sovente povere, marginali ed emarginate” e che “ha sempre curato il singolo, pur incontrando la massa”.

Il biblista, intervenuto sulla figura dell’educatore nei Vangeli, ha poi fatto notare che quello di Gesù era uno “stile” educativo “certamente suggestivo e attraente, fatto di dedizione amorosa, totale e fedele, oggi qualificato con la categoria dell’ospitalità, di una santità ospitale”.

Secondo don Cesare Bissoli, “nell’arte educativa di Gesù lo scopo è il fattore decisivo, è la sua eredità maggiore, perché il fine per lui non era una teoria del bene, alla maniera kantiana, ma il volto del Padre da svelare agli uomini”.

Successivamente è intervenuto anche don Riccardo Tonelli, docente emerito di Pastorale giovanile presso l’Università Pontificia Salesiana, il quale ha sottolineato che “la pastorale, orientata verso l’integrazione tra la fede e la vita, ha bisogno del supporto culturale di una educazione, orientata a far maturare in umanità”.

“Nello stesso tempo – ha detto –, la pastorale dialoga con l’educativo, offrendo quella ispirazione radicale che sostiene, incoraggia e valuta la ricerca autonoma e competente”.

“Noi accogliamo abitualmente le ragioni di senso e di speranza, le prospettive di futuro e gli inviti alla responsabilità nel presente – ha spiegato don Tonelli – attraverso quella relazione che assicura un dialogo tra i giovani con le generazioni che li hanno preceduti”.

Siamo “in emergenza”, invece, “quando si rompe questa relazione e non sappiamo più dove andare a ritrovare le ragioni per vivere e per sperare”.

“Per vivere abbiamo però bisogno almeno di sopravvivere”, ha poi fatto notare il sacerdote: “E così spesso queste ragioni le accogliamo dal primo venuto, da colui che grida più forte o che possiede attributi speciali per sedurre e incantare. L’esito è quello che vediamo e che tanto preoccupa”.

Di qui, ha concluso, la necessità di “ricostruire una figura di educazione, che sappia immaginare contenuti al servizio della vita e della speranza, all’interno di una rinnovata e ricostruita relazione intergenerazionale”.

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Interviste


Esercizi spirituali in Vaticano per progredire nella santità
Intervista a don Enrico dal Covolo

di Antonio Gaspari

ROMA, venerdì, 19 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Da sabato 21 febbraio fino a sabato 27 febbraio si terranno, alla presenza del Pontefice Benedetto XVI, gli Esercizi spirituali per la Curia Romana.

Nell’Anno Sacerdotale in corso, le meditazioni saranno proposte dal sacerdote salesiano don Enrico dal Covolo, 59 anni, Postulatore generale della famiglia di don Bosco e professore ordinario di Letteratura cristiana antica presso la Pontificia Università Salesiana, sul tema “'Lezioni' di Dio e della Chiesa sulla vocazione sacerdotale”.

Per meglio comprendere lo scopo e la finalità di questi Esercizi spirituali, ZENIT ha intervistato don Enrico dal Covolo.

Quali sono le “lezioni di Dio” e quali quelle “della Chiesa” sulla vocazione sacerdotale’?

Dal Covolo: In questi giorni di Esercizi, le prime, le lezioni di Dio, impegneranno soprattutto le due meditazioni del mattino; le seconde, invece, la meditazione del pomeriggio.

Le lezioni di Dio, come è noto, si esercitano attraverso la sacra pagina, cioè attraverso la Sacra Scrittura, secondo il metodo antico e venerando della lectio divina, articolata nelle sue tappe fondamentali: lectio, meditatio, oratio, contemplatio.

Le lezioni della Chiesa passeranno invece – in questi Esercizi – attraverso la parola dei Papi e di alcuni Documenti del Magistero, occasionalmente citati; ma soprattutto attraverso una delle lezioni più importanti che la Chiesa può dare: quella della santità sacerdotale, realizzata da alcuni modelli insigni. Di questi modelli ci occuperemo nelle meditazioni del pomeriggio, dedicate ad alcuni “medaglioni” di sacerdoti esemplari.

In che modo e quali argomenti utilizzerà per affrontare la crescita lenta delle vocazioni?

Dal Covolo: Gli argomenti che affronterò sono legati alle tappe fondamentali descritte dai racconti biblici di vocazione: la chiamata di Dio, la risposta dell’uomo, la missione, il dubbio, la conferma rassicurante da parte di Dio.

Questo “canovaccio” presiede anche all’intenzione generale delle varie giornate: lunedì sarà la giornata vocazionale; martedì la giornata missionaria; mercoledì la giornata penitenziale; giovedì la giornata cristologica; venerdì la giornata mariana.

Ho cercato anche di scegliere i “medaglioni” in corrispondenza con i temi delle varie giornate. Eccoli, nell’ordine: sant’Agostino; il santo Curato d’Ars; il curato di campagna di Bernanos; il venerabile don Giuseppe Quadrio; il venerabile Giovanni Paolo II.

Come si svolgono gli Esercizi spirituali per la Curia e quali sono le ragioni che li motivano?

Dal Covolo: Gli Esercizi spirituali si svolgono nella Curia romana nella prima settimana di Quaresima, dalla sera di domenica fino alla mattinata di sabato. Vi partecipano, oltre al Santo Padre e alla Casa pontificia, i Cardinali e i Superiori dei vari Dicasteri.

Si svolgono nel Palazzo apostolico, in quella Cappella Redemptoris Mater che il Santo Padre Giovanni Paolo II fece restaurare in maniera estremamente suggestiva. Non mancherò, nel corso della predicazione, di fare riferimenti alla decorazione musiva della Cappella. Fra l’altro, sulla parete di fondo, è raffigurato anche il Venerabile Giovanni Paolo II, con la Cappella Redemptoris Mater fra le sue mani.

Come ho già accennato, la nervatura degli Esercizi è costituita da tre meditazioni, due al mattino e una al pomeriggio: sono diciassette meditazioni in tutto, comprese quelle di apertura e di chiusura.

Il motivo degli Esercizi Spirituali è sempre il medesimo, valido per tutti i fedeli: quello di “mettere ordine nella propria vita”, per usare le parole stesse del grande Maestro degli Esercizi spirituali, sant’Ignazio di Loyola.

Ma soprattutto nel clima culturale circostante - e in modo speciale all’inizio della Quaresima -, tutti i sacerdoti, dal Papa in giù, sentono ogni anno la necessità di fare nuova la grazia della loro ordinazione, e le motivazioni profonde del loro servizio alla Chiesa.

Quali sono, secondo lei, le cause della crisi delle vocazioni e quali i rimedi proposti?

Dal Covolo: I motivi di questa crisi sono ben noti.

Da una parte quella di un materialismo dilagante, che tende ad appiattire ogni anelito spirituale. I modelli culturali imperanti – specialmente attraverso i massmedia – sembrano fare di tutto per rendere “incredibile” il progetto di vita del Crocifisso Risorto.

Dall’altra parte – ma questo si vede anche nella vocazione al matrimonio – ci sta la resistenza di molti giovani d’oggi ad assumere impegni definitivi.

Il rimedio? Il rimedio fondamentale è la cura della “dimensione contemplativa” della vita: la preghiera, i Sacramenti, la meditazione, la lectio divina… In secondo luogo, la sollecitudine educativa affinché questi giovani facciano “esperienze significative” di dono e di servizio. Solo così potranno accorgersi che le promesse del consumismo sono fatue, e che solo il dono di sé appaga veramente la loro sete di felicità.

Infine: mi permetto di chiedere a tutti i lettori di ZENIT una speciale intenzione di preghiera per la settimana che ci sta davanti. Non che io voglia fare a tutti i costi “una bella figura”. Quello che mi sta a cuore è che questi giorni di grazia possano segnare un progresso nella santità, sia per i partecipanti agli Esercizi, sia – più in generale – per tutti i fedeli e per tutti gli uomini di buona volontà.



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Il lavoro come vocazione
Ciclo di incontri a Milano sul tema "Libertà, scelta e professione"

di Antonio Gaspari

ROMA, venerdì, 19 febbraio 2010 (ZENIT.org).- E’ iniziato giovedì 18 febbraio a Milano il ciclo di conferenze sul tema “Libertà, scelta e professione” promosso da Ingegneria senza Frontiere, la Cappellania Universitaria Beato Ferrini e l’Associazione Laureati del Politecnico di Milano.

Il primo incontro, moderato da Emanuela Colombo, delegato per la Cooperazione allo Sviluppo del Politecnico di Milano, ha visto l’intervento del prof. Giacomo Samek Lodovici, docente di Storia delle dottrine morali e ricercatore in Filosofia morale all’Università Cattolica sul tema “Libertà, libero arbitrio e doveri morali”.

Secondo gli organizzatori il ciclo di otto incontri (4 marzo, 15 aprile, 6 maggio, 27 maggio, 17 giugno, 1 luglio 15 luglio) è mirato a “ricomporre le essenze che guidano e spingono gli individui nell’ambito personale e professionale per lottare contro l’indifferenza e l’individualismo alfine di tendere verso un’auspicata felicità”.

“L’approfondimento di tematiche di carattere etico presso un centro universitario – si spiega ancora – nasce da esigenze quali il recupero dell’originario etimo della parola “università”: una comunità di docenti e studenti impegnati nella ricerca e acquisizione di superiori competenze culturali e professionali”.

La centralità della persona e la dimensione comunitaria vengono indicati come “valida impostazione della universitas studiorum”.

Gli organizzatori degli incontri affermano inoltre che “è doveroso superare la frammentazione specialistica delle discipline e recuperare la prospettiva unitaria del sapere” così come indirizzare “l’impegno della ricerca scientifica verso la domanda esistenziale di senso” perchè “la persona abbisogna anche della sapienza, di quella scienza cioè che si esprime nel “saper-vivere”.

L’obiettivo finale è quello di mutare la scolorita espressione “cercare un lavoro” in quella più pregnante “cercare la propria vocazione professionale” in cui si percepisce una “assai più marcata eco personalista”.

Per approfondire temi e finalità di questi interessanti incontri ZENIT ha intervistato don Alberto Marsiglio, Cappellano Universitario, presso il campus Bovisa del Politecnico di Milano, tra i promotori dell’iniziativa.

Perché avete dato vita a questo ciclo di incontri dal titolo “Libertà, scelta e professione”?

Don Alberto: L’idea di questo percorso nasce da un gruppo di studenti di Ingegneria senza Frontiere e dal loro desiderio di una formazione completa che li renda capaci di affrontare le sfide lavorative che li attendono nei prossimi anni.

L’approccio quantitativo alla realtà – guadagno indiscutibile del mondo moderno – non è sufficiente a comprendere la realtà nella sua interezza: da qui l’impegno a superare una trasmissione meccanica di competenze settoriali vista come sufficiente alla formazione professionale e il creare spazi per l’elaborazione di contenuti e aspetti legati anche ai valori della persona.

Accanto al desiderio degli studenti di Ingegneria senza frontiere è sorta la collaborazione con la Cappellania Universitaria del Politecnico di Milano, da sempre attenta ad una formazione integrale dell’uomo e quindi interessata non unicamente alla preparazione al mondo del lavoro ma ad acquisire le capacità personali di sostenere tutti gli aspetti della propria vita. Non da meno la collaborazione con l’Associazione Laureati del Politecnico che sostiene e che sosterrà questi studenti una volta entrati con le proprie responsabilità nel mondo del lavoro.

Quali sono i temi che si affronteranno e con quale criterio sono stati scelti?

Don Alberto: Per l’uomo è difficile decidere e a volte ciascuno di noi vorrebbe poter evitare di affrontare delle decisioni. Ma è inevitabile: ogni uomo decide qualcosa ad ogni istante della propria vita; e se decide controvoglia, o inconsapevole, o nella fretta, o senza preparazione e riflessione (e quante volte nel mondo del lavoro si è chiamati a decisioni veloci ed impreviste…) emerge forte la domanda se la decisione presa sia realmente legata a ciò che pensavamo e volevamo.

Il rischio dell’uomo chiamato alle prestazioni veloci, efficaci ed immediate è di decidere senza scegliere, di decidere senza volere, di decidere senza esercitare il proprio giudizio sulla realtà, e conseguentemente di agire senza esercitare la propria libertà.

Obiettivo di ogni persona è di arrivare a decidere di sé e delle proprie azioni – anche lavorative e professionali - come frutto di una scelta e come esercizio della propria libertà: da qui il titolo del ciclo.

I temi partono da questi fondamenti fino a toccare alcuni aspetti interessanti della professione ingegneristica: la tecnologia, l’impresa, la collaborazione nel contesto della globalizzazione.

Obiettivi degli incontri, mission, progetto culturale?

Don Alberto: In un contesto sempre più evidentemente complesso occorre aiutarci a non semplificare la realtà in maniera eccessiva però a renderci capaci di “sintesi” efficaci: la realtà è complessa e rimane sempre tale, ma è l’uomo chiamato a vivere sinteticamente la propria vita.

Se il sapere è frammentato in discipline specialistiche, l’uomo desidera anche una sapienza capace di dare prospettive unitarie e di rispondere alle domande di senso.

Quale è l'aspetto più rilevante dell'iniziativa?

Don Alberto: La collaborazione tra realtà come Ingegneria senza frontiere, la Cappellania Universitaria, l’Associazione Laureati del Politecnico di Milano è uno degli aspetti interessanti: tre realtà molte diverse per storia, per impostazione, ma che si sono trovate insieme a riflettere su questi temi che riguardano tutti.

Una collaborazione nell’organizzazione che sfocerà anche nella modalità delle varie conferenze: l’intervento previsto di un singolo relatore dovrebbe essere unicamente il catalizzatore iniziale per dare spazio poi a un dibattito che metta in luce le posizioni e le riflessioni dei vari attori che hanno contribuito alla realizzazione di questo ciclo.

Vorremo che fosse il dibattito post-relazione il momento più interessante e costruttivo di questo evento, dando voce così ad un confronto il più ricco possibile.

[Per maggiori informazioni:

Cappellania Universitaria Beato Ferrini c/o Politecnico di Milano

Campus Bovisa

pastorale.bovisa@polimi.it

Tel +39 022399 8022 (lunedì e mercoledì 14.30 - 17.30)]

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Spiritualità


La Quaresima, occasione per cercare negli altri il volto di Dio
Messaggio quaresimale dell'Ordinario militare per l'Italia

ROMA, venerdì, 19 febbraio 2010 (ZENIT.org).- “Nei volti cerco il tuo Volto” è il titolo del Messaggio che l'Arcivescovo Vincenzo Pelvi, Ordinario militare per l'Italia, ha inviato ai militari per la Quaresima 2010.

Quello quaresimale, afferma nel testo, è un “tempo di grazia, per cercare e contemplare, da uomini retti, la luce del volto di Dio”.

Il volto, constata, “è l’espressione per eccellenza della persona, ciò che la rende riconoscibile e da cui traspaiono sentimenti, pensieri, intenzioni del cuore”.

“Dio, invisibile per natura, nella sua benevolenza ha rivelato il suo volto” e “ha preso un volto umano, lasciandosi vedere e riconoscere in Gesù Cristo, Volto da fissare nei tanti volti della nostra Quaresima”.

Deserto e monte

Nel suo Messaggio, monsignor Pelvi spiega che nell'itinerario quaresimale si aprono “due scenari non usuali per la nostra voglia di immaginare: il deserto e il monte”.

Nelle prime due domeniche, infatti, “c’è un invito a meditare il 'volto della prova' e il 'volto della gloria', il deserto della tentazione e il monte della trasfigurazione”.

Nelle tre prove di Gesù, osserva l'Arcivescovo, “sono sintetizzate le prove di ogni uomo che vive sulla terra”.

“La tentazione del pane, del potere e dell’idolatria accompagnano i nostri giorni, immagine dei giorni di Cristo; le sue tentazioni sono il volto delle nostre e noi in lui possiamo superarle”.

L’uomo “è chiamato a salire sul monte, diventare trasparenza della gloria, persona dal volto luminoso, trasfigurato dall’incontro con Colui che è totalmente Altro”.

La forza della conversione

“Tra il volto della lotta e il volto della meta, tra la fatica dell’esodo e la vetta della Pasqua si snoda il 'volto della conversione' (terza domenica), quello del perdono (quarta domenica) e della misericordia (quinta domenica)”, prosegue il Messaggio dell'Ordinario militare.

“La conversione diviene rinnovata fiducia di un Dio paziente che dissoda il terreno di un albero senza frutto e quotidianamente lo concima”.

In Gesù, “Dio per primo si converte all’uomo, gli va incontro, perché ritorni a desiderare il suo Volto”.

“Il vero ostacolo alla conversione, al ritorno al Signore con tutto il cuore”, sottolinea il presule, è “l’io, presuntuoso e ribelle”.

Il volto del padre

Il volto di Dio che Gesù rivela, sottolinea monsignor Pelvi, “non è di un padrone, ma di un padre che fa festa quando ritrova il figlio che accetta di lasciarsi vestire dalle vesti più belle, di ricevere l’anello al dito e di calzare i sandali dell’uomo libero”.

“Nel riconoscersi con un volto di figlio nel Figlio si riscopre il senso di una vita bella e serena, proiettata in un orizzonte di speranza. È la vittoria sulla morte della solitudine, della noia, dell’indifferenza e del peccato; è l’incontro della miseria con il Volto della misericordia”.

“Abbiamo l’annuncio della vita nuova che Dio, in Gesù definitivamente semina nel cuore dell’umanità, non più schiava e nascosta dietro una maschera per proteggersi, ma ospitale con l’Altro e con gli altri”.

“Dio traccia i lineamenti del volto umano, perché il mondo cresca in armonia e pace”.

Riconoscere i fratelli

Se “abbiamo l’Eterno nell’animo”, dichiara l'Ordinario militare, “siamo in grado di cogliere nel volto dell’altro un fratello in umanità, non un mezzo ma un fine, non un rivale ma un altro me stesso, una sfaccettatura, la somiglianza divina del mistero umano”.

La nostra percezione del mondo, e in particolare dei nostri simili, dipende infatti soprattutto dalla presenza in noi dell’immagine di Dio.

“E’ una sorta di risonanza: chi ha il cuore vuoto, non percepisce che immagini piatte, prive di spessore. Più, invece, noi siamo abitati da Dio, e più diventiamo sensibili nel riconoscere la sua presenza nel volto del povero, dell’affamato, del sofferente, imparando a donare e sfamare, consolare e accogliere”.

In questo contesto, la Quaresima è un tempo favorevole per la santificazione.

“Lo è per ogni battezzato e a maggior ragione per noi sacerdoti chiamati a celebrare ogni giorno ciò che viviamo e a vivere ciò che celebriamo”, ha riconosciuto.

Per questo, ha chiesto nell'Anno Sacerdotale a Gesù Buon Pastore “la grazia di impegnarci perché il suo Volto sia onorato e riconosciuto ovunque, soprattutto nel volto di chi soffre e di chi promuove ogni forma di carità e giustizia con coraggio e coerenza”.

“Apprenderemo come si è amati e come si ama, dove si trova la conversione, il perdono e la misericordia e come si diviene costruttori di quella Verità, che da lui si irradia e a lui conduce”, conclude.

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Parola e vita


Quaresima: Gesù vince la tentazione contro la vita

di padre Angelo del Favero*

ROMA, venerdì, 19 febbraio 2010 (ZENIT.org).- “Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: 'Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane'. Gesù gli rispose: 'Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo'. Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: 'Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do’ a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo'. Gesù gli rispose: 'Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto'. Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: 'Se tu sei Figlio di Dio gettati giù di qui; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinchè essi ti custodiscano; e anche: Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra'. Gesù gli rispose: 'E’ stato detto: Non metterai alla prova il Signore tuo Dio'. Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato” (Lc 4,1-13).

La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo”: il Messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima 2010, si può riassumere con le parole dell’evangelista Giovanni: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Si tratta dell’abbondanza infinita della vita di Dio, che l’uomo aveva già ricevuto in dono e conservata fino al giorno della sua disobbedienza originale.

In principio, infatti, Dio ha creato l’uomo nella libertà dell’amore e nell’innocenza della vita, colmandolo di gioia per la comunione con Lui; ma poi,“per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono” (Sap. 2,24).

Appartengono alla morte tutti coloro che liberamente scelgono il peccato, vivendo come se il Dio della vita non ci fosse, e, di conseguenza, non riconoscendo nemmeno l’inviolabile divina dignità dei loro fratelli. E’ questa l’ingiustizia diabolica che ha portato Caino ad uccidere il fratello Abele e, oggi, spinge l’uomo a congiurare contro la vita come mai ha fatto da quel primo omicidio.

Ma Dio, Fonte della Vita, “al momento fissato” ha mandato il Suo Figlio, che è la Vita in Persona, a riconciliare gli uomini con Sé per mezzo della Croce, strumento tremendo e meraviglioso della “giustizia” del Padre. Tale giustizia è perciò l’opera del suo amore misericordioso, che in Cristo ci ha resi figli della Vita, partecipi della sua divina abbondanza.

Gesù ha così rivelato il principio e il fondamento dell’inviolabile dignità di ogni uomo, già presente tutta intera fin dal primo istante del concepimento, quando non è ancora sviluppata la personalità: non riconoscere da questo istante tale dignità costituisce la più grave e deleteria delle ingiustizie.

Lo ha implicitamente affermato lo stesso Benedetto XVI, il 13 febbraio scorso davanti all’Assemblea della Pontificia Accademia per la Vita, ribadendo che la dignità della persona è “un principio fondamentale, che la fede in Gesù Cristo Crocifisso e Risorto ha da sempre difeso, soprattutto quando viene disatteso nei confronti dei soggetti più semplici e indifesi: Dio ama ciascun essere umano in modo unico e profondo.(…) Quando si invoca il rispetto per la dignità della persona è fondamentale che esso sia pieno, totale e senza vincoli, tranne quelli del riconoscere di trovarsi sempre dinanzi a una vita umana”.

Il Vangelo di questa I Domenica di Quaresima getta un fascio di luce divina nell’abisso del peccato contro la vita, anzitutto mostrandoci la strategia subdola e menzognera del diavolo, l’avversario e distruttore principale della vita umana. Luca descrive il Signore, apparentemente in balìa fisica del diavolo, impegnato a combattere con la sola forza della Parola per non “entrare” nella tentazione che satana Gli presenta di volta in volta: non solo in ognuna delle tre descritte dall’evangelista, ma in “ogni tentazione” (Lc 4,13).

Come va inteso questo “ogni”? La risposta comincia ad affiorare se ricordiamo un testo fondamentale del Concilio Vaticano II: “Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo a ogni uomo” (Costituzione pastorale “Gaudium et spes”, n. 22). In forza di questa comunione ontologica con l’umanità di ogni individuo assunta dal Verbo nell’incarnazione, Gesù ha potuto e ha dovuto sperimentare l’ambito totale della fragilità della nostra carne, per poterla sanare radicalmente in tutti gli uomini.

Perciò era giusto che Egli fosse tentato in tutto, come noi peccatori. Questo “tutto” non si riferisce però alle singole, innumerevoli occasioni di peccato, ma al peccato come movente, desiderio, come fame di sè.

Pensiamo all’ambito attuale, gravissimo, del peccato contro la vita: ad esempio una donna che si ritrovi suo malgrado incinta, tra grandi difficoltà e lasciata “nel deserto” di una angosciante solitudine a dover decidere se tenere il bambino o no, mentre amiche, servizi sociali e perfino i genitori la spingono ad abortire. Ebbene, questa terribile tentazione Gesù l’ha combattuta? l’ha vinta? Oppure: Lui che aveva il potere di risuscitare i morti, in che modo si è misurato con la perversa tentazione di decidere sulla vita e sulla morte di un uomo? E ancora: Gesù, Autore della vita e figlio di un miracolo nel grembo, ha conosciuto la tentazione essenzialmente diabolica del figlio ad ogni costo (fecondazione artificiale)?

Queste domande, volutamente provocanti, anzitutto ci conducono ad affermare che la Bibbia non va presa alla lettera, perciò: “Tutto ciò è mistero,…non possiamo penetrarlo a fondo e la confessione di questa impotenza deve restare al di sopra di tutto quanto è possibile dire sull’esistenza di Gesù” (R. Guardini, “Il Signore”, cap. 5).

Detto questo, dobbiamo tuttavia credere che realmente non è esistita, non esiste e non esisterà mai tentazione alcuna, di uomo o donna, che l’umanità di Gesù non abbia dovuto combattere e vincere nei quaranta giorni di prova nel deserto (il numero 40 è simbolico e significa la pienezza di un periodo corrispondente all’arco della vita).

Egli infatti non è stato sottoposto a tre tentazioni di seguito, ma all’unica e triplice radice che sta alla base di ogni tentazione umana (la miriade dei rami è generata tutta da questo tronco trigemino): “la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita” (1 Gv 2,16).

Commenta al riguardo s. Agostino: “Ecco, dunque, le tre concupiscenze: ogni cupidigia umana è causata dalla concupiscenza della carne, dalla concupiscenza degli occhi o dalla superbia terrena. Il Signore stesso fu tentato dal diavolo su queste tre concupiscenze” (“Commento alla Prima lettera di Giovanni” II,14).

Il tronco iniquo e ben piantato di cui parlo è la “legge di gravità” del peccato originale: quella tendenza egocentrica che è l’amore egoistico di sé, una sorta di bocca sempre spalancata dell’io affamato di piacere e gratificazione, vero e proprio istinto originale che si innesta psicologicamente sulla paura della morte (Sap 1,16-2,24). Ascoltiamo, allora, la Parola del Vangelo che ci libera da questa legge maligna e confrontiamola con il testo di 1Gv 2,16.

Se sei il Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane” (Lc 4,3): corrisponde alla “concupiscenza della carne”, cioè il comportamento di chi vuole unicamente soddisfare le proprie esigenze e così trasforma il suo desiderio in bisogno impellente, in “voracità” dell’io-carne.

Gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: 'Ti darò tutto il loro potere e la loro gloria...'” (Lc 4,5-6): corrisponde alla “concupiscenza degli occhi”, quella stimolata dalla sensualità e alimentata dai media e dalla pubblicità, vera e propria droga (internet può diventarlo) che spinge irresistibilmente la volontà alla ricerca del piacere, e, più comunemente, fa del benessere materiale e psicofisico il criterio del vivere, abolendo totalmente l’idea della rinuncia e del sacrificio come educazione necessaria al vero bene, personale e comune.

Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù di qui...” (Lc 4,9): corrisponde alla “superbia della vita”, l’ostentazione di una sicurezza morale falsa e menzognera, la pretesa vertiginosa di decidere da sé ciò che è bene e ciò che è male misurando tutto l’ambito morale con il metro assoluto della propria coscienza, tanto certa quanto erronea perché svincolata dalla legge eterna naturale inscritta dal Creatore in ogni uomo.

Tutto ciò equivale a dire che nel deserto, in quei quaranta giorni, in Gesù e con Gesù era presente ogni essere umano, concretamente tentato nella sua nativa e storica fragilità, in forza della comune natura umana assunta dal Figlio di Dio incarnato. In Lui ogni tentazione, e in particolare quella contro la vita nel grembo, è destinata a venir meno, ad esaurirsi, per la forza vittoriosa della Parola, e di questa Parola che oggi è annunziata “nel deserto”: “Lo libererò, perché a me si è legato, lo porrò al sicuro perché ha conosciuto il mio nome. Mi invocherà e gli darò risposta; nell’angoscia io sarò con lui, lo libererò e lo renderò glorioso” (Salmo 91/90, v.15).

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* Padre Angelo del Favero, cardiologo, nel 1978 ha co-fondato uno dei primi Centri di Aiuto alla Vita nei pressi del Duomo di Trento. E' diventato carmelitano nel 1987. E' stato ordinato sacerdote nel 1991 ed è stato Consigliere spirituale nel santuario di Tombetta, vicino a Verona. Attualmente si dedica alla spiritualità della vita nel convento Carmelitano di Bolzano, presso la parrocchia Madonna del Carmine.

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