lunedì 26 aprile 2010

[ZI100426] Il mondo visto da Roma

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Il mondo visto da Roma

Servizio quotidiano - 26 aprile 2010

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Belgio: il Papa chiede libertà d'espressione, anche per la Chiesa
Nell'udienza al nuovo ambasciatore, Charles Ghislain

CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 26 aprile 2010 (ZENIT.org).- Papa Benedetto XVI ha chiesto libertà d'espressione per la Chiesa ricevendo questo sabato il nuovo ambasciatore del Belgio presso la Santa Sede, Charles Ghislain, nominato nel marzo scorso e che ha presentato le sue lettere credenziali.

“La Chiesa rispetta la libertà di tutti di pensarla in modo diverso da lei; le farebbe anche piacere che venisse rispettato il suo diritto d'espressione”, ha dichiarato, sottolineando che la ricerca della verità e del bene figura tra le sfide essenziali del Paese.

Il Pontefice ha anche sottolineato l'importanza di difendere l'esistenza umana e “la necessità, per proteggerla, di una coesione sociale autentica, che non indebolisca la legittima diversità delle opinioni”.

Rimarcando l'universalità del valore di ogni vita, ha ribadito la “convinzione che la vita e la dignità umane costituiscono un bene prezioso che occorre difendere e promuovere con decisione, appoggiandosi al diritto naturale”.

La Chiesa, ha detto, “desidera continuare a essere un fattore di armoniosa convivenza fra tutti” e “contribuisce in modo molto attivo” alla vita del Paese, mettendosi “al servizio di tutte le componenti della società belga”.

Benedetto XVI ha anche ricordato il suo “diritto di esprimersi pubblicamente”, come qualsiasi individuo o istituzione, per offrire “il suo parere sulle questioni di interesse comune”.

“La Chiesa è depositaria di un insegnamento, di un messaggio religioso che ha ricevuto da Cristo Gesù. Può essere riassunto con le seguenti parole della Sacra Scrittura: 'Dio è amore' (1 Gv 4, 16)”.

Allo stesso modo, “proietta la sua luce sul senso della vita personale, familiare e sociale dell'uomo. La Chiesa, avendo come obiettivo il bene comune, non chiede altro che la libertà di poter proporre questo messaggio, senza imporlo a nessuno, nel rispetto della libertà delle coscienze”.

A questo proposito, ha portato l'esempio di San Damiano de Veuster per affermare che testimoni come lui mostrano “che il Vangelo è una forza di cui non c'è ragione di avere paura”.

Ha poi sottolineato l'impegno del Belgio in Europa fin dalle origini dell'Unione Europea, e in particolare la sua capacità di creare consenso.

“Per dare frutto a lungo termine, l'arte del consenso non si riduce a una capacità puramente dialettica, ma deve ricercare il vero e il bene”, ha segnalato.

Bendetto XVI ha avuto quindi un pensiero per monsignor André-Joseph Léonard, “che, con entusiasmo e generosità, ha iniziato da poco la sua nuova missione di arcivescovo di Malines-Bruxelles”.

Ha infine invitato i cattolici del Belgio a “testimoniare con audacia la loro fede”: “nei loro impegni nella società, facciano valere pienamente il loro diritto di proporre valori che rispettino la natura umana e che corrispondano alle aspirazioni spirituali più profonde e autentiche della persona”.

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No del quotidiano vaticano alla "superbomba" approvata da Obama

CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 26 aprile 2010 (ZENIT.org).- Il quotidiano della Santa Sede ha criticato l'annuncio fatto dagli Stati Uniti di voler sviluppare un'arma, definita potentissima, in grado di colpire entro un'ora qualsiasi bersaglio sulla faccia del pianeta.

“L'Osservatore Romano” osserva che il nuovo clima di cooperazione internazionale, venutosi a creare specialmente tra Stati Uniti e Russia, e la crisi economica a livello globale avrebbero dovuto portare la superpotenza mondiale a destinare maggiore sostegno allo sviluppo, invece di destinare ingenti somme di denaro a questo tipo di armamenti.

Nell'articolo a firma di Giuseppe Fiorentino, apparso nell'edizione del 27 aprile con il titolo “La nuova superbomba americana”, si sottolinea che l'annuncio arriva a pochi giorni dalla cerimonia a Praga per la firma del nuovo trattato Start tra la Federazione Russa e gli Stati Uniti.

Il quotidiano vaticano evidenzia inoltre la contraddizione di questa decisione presa dal presidente Barack Obama, premio Nobel per la pace 2009 e “'sognatore' di un mondo libero dalla minaccia atomica”.

La superbomba - il cui programma di sviluppo è stato denominato Conventional Prompt Global Strike (Cpgs) - sarà lanciata con un missile Minuteman, in grado di volare sopra i 115 chilometri di altitudine, che al momento opportuno sgancerà un aliante dotato di sofisticatissimi strumenti, i quali, dialogando con appositi satelliti, forniranno infallibili dati sulle manovre di avvicinamento al bersaglio.

Il progetto iniziale era stato avviato dal presidente George W. Bush ma era stato bloccato dalle proteste di Mosca.

Il quotidiano vaticano ha anche dato voce alle preocupazioni espresse dal Cremlino: “Se i Minuteman usati come vettori trasportano anche gli ordigni nucleari come è possibile stabilire che il lancio di un missile Cpgs non sia in realtà l'inizio di un attacco nucleare?”.

“Ma probabilmente l'Amministrazione Obama ritiene oggi di poter dare alla Russia - o anche alla Cina - le garanzie necessarie per evitare malintesi: i silos della nuova arma saranno distanziati da quelli con ordigni nucleari e potranno essere ispezionati periodicamente. Un'apertura dovuta all'atmosfera di fiducia che si respira tra Washington e Mosca o anche alla nuova vicinanza che la crisi economica globale ha imposto tra Stati Uniti e Cina”, aggiunge “L'Osservatore Romano”.

“Ma forse dell'inedito clima di collaborazione tra le due antiche su- perpotenze nemiche - e anche delle opportunità offerte dalla crisi globale - si poteva approfittare in senso diverso, magari cercando di favorire le politiche di sviluppo che secondo gli esperti sarebbero davvero capaci di trascinare il mondo fuori dalla recessione”, sostiene Giuseppe Fiorentino.

I test della nuova arma cominceranno nel 2014. Entro il 2017 potrebbe entrare nell'arsenale statunitense.

“Obama per quella data avrà certamente lasciato la Casa Bianca. Ma la superbomba potrebbe diventare la sua discutibile eredità alla causa della non proliferazione nucleare”, conclude l'articolo.

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Il Cardinal Bertone sottolinea la fedeltà di padre Tous, nuovo beato
Ricorda le sue parole "Anche se tutto è oscuro, bisogna essere sempre fedeli!"
BARCELLONA, lunedì, 26 aprile 2010 (ZENIT.org).- Il Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Tarcisio Bertone, ha beatificato questa domenica il cappuccino Josep Tous i Soler nella Basilica di Santa María del Mar di Barcellona (Spagna).

L'Arcivescovo di Barcellona, il Cardinale Lluís Martínez Sistach, ha presieduto la Messa, concelebrata dai Cardinali Ricard Maria Carles, Antonio Cañizares e Carlos Amigo, OFM, dal Nunzio Apostolico in Spagna, monsignor Renzo Fratini, da più di venti Vescovi e numerosi sacerdoti e religiosi.

Riempivano il grande tempio gotico noto come "la Cattedrale del mare" migliaia di pellegrini giunti da varie zone della Spagna, dall'Italia e dai cinque Paesi dell'America Latina in cui le suore di padre Tous svolgono la loro missione educativa e pastorale: Nicaragua, Costa Rica, Guatemala, Colombia e Cuba.

Nel suo discorso di benvenuto, il Cardinale Martínez Sistach ha chiesto al Cardinal Bertone di trasmettere al Papa "i sentimenti di comunione, affetto e adesione incondizionata".

"Sempre, ma specialmente in questi momenti, siamo al suo fianco e lo vogliamo accompagnare con la preghiera costante delle nostre comunità ecclesiali", ha affermato.

Uno dei momenti più emotivi della cerimonia ha avuto luogo quando, come culmine del rito di beatificazione, le reliquie del nuovo beato sono avanzate in processione e una grande immagine di padre Tous è stata scoperta tra canti e applausi.

Nella sua omelia, il Cardinal Bertone ha ricordato che quella di questa domenica era la prima beatificazione a celebrarsi a Barcellona dal XII secolo, anche se la città vicina di Mataró ha accolto il 23 gennaio scorso quella del sacerdote Josep Samsó i Elias.

"Desidero far giungere a tutti la vicinanza di Papa Benedetto XVI e trasmettere la sua benedizione, nell'attesa che egli stesso possa esprimervi il suo affetto direttamente quest'anno, nella sua visita a Barcellona per consacrare l'ammirevole tempio della Sagrada Familia", ha detto in catalano.

In quella stessa chiesa dedicata a Santa Maria, il sacerdote martirizzato nel 1936 ha esercitato il suo ministero sacerdotale tra il 1843 e il 1845.

Il porporato si è riferito alla storia e al valore di questa chiesa popolare barcellonese: "Al visitatore attento non sfuggono le ferite di questo bel tempio di Santa María del Mar, provocate da incendi, persecuzioni e altre circostanze avverse", ha detto.

"Ad ogni modo, malgrado tutte questi mutamenti, continua a compiere il suo dovere essenziale di accogliere il Popolo di Dio per celebrare il suo culto di lode a Dio e il suo impegno di vita di carità e fraternità tra tutti", ha aggiunto.

Si è quindi riferito alla vita di padre Tous come a "una vita piena di prove e difficoltà, esterne e interne, come la salute delicata che lo accompagnò sempre".

"Non si lasciò mai vincere dall'amarezza o dal risentimento, né conosciamo rimproveri o attacchi contro quanti gli impedivano di seguire la sua prima vocazione di cappuccino".

"Fu un uomo di una carità squisita, con una grande capacità di sopportare e comprendere le mancanze altrui", ha continuato.

"Numerose situazioni della sua vita mostrano anche la sua grande disponibilità all'accoglienza e al perdono. Si dice che non offese mai nessuno".

"Quanto risultano attuali quelle sue parole, che sono come un motto di vita: Anche se tutto è oscuro, bisogna essere sempre fedeli! Fedeli a Dio e fedeli agli uomini".

Si tratta di una caratteristica di padre Tous che anche il Papa ha sottolineato a mezzogiorno in Vaticano, dopo la recita del Regina Caeli.

"Malgrado numerose prove e difficoltà, non si è mai lasciato vincere dall'amarezza o dal risentimento", ha detto Benedetto XVI.

"Il suo esempio e la sua intercessione aiutino tutti, soprattutto i sacerdoti, a vivere la fedeltà a Cristo", ha auspicato.

Il Cardinal Bertone ha anche invitato ad essere fedeli alla fede e a riporre la propria fiducia in Dio, sottolineando che questa fiducia si concretizza e diventa forma di vita nella preghiera, nella partecipazione alla Messa domenicale, nella frequenza dei sacramenti e nel vivere la carità.

In questo modo, "si è forgiata l'anima più genuina di questa terra di santi, e padre Tous ce lo ricorda oggi, in un momento in cui l'indifferenza religiosa o il senso relativista della vita allontanano tanti dalla ricca identità cristiana trasmessa di generazione in generazione", ha detto.

Alle Suore Cappuccine della Madre del Divino Pastore, ha chiesto fedeltà al carisma con la "'saggezza del cuore' sempre mostrata da padre Tous, soprattutto quando vi ha proposto questa saggia norma: 'Insegnate più con amore di madri che con rigore di maestre'".

Durante la celebrazione, il coro di voci bianche di Montserrat - abbazia che il Cardinale ha visitato durante il suo soggiorno a Barcellona - ha interpretato vari brani.

Il Cardinal Bertone è arrivato sabato, ricevuto dal Cardinale Martínez Sistach e dal Ministro della Giustizia, Francisco Caamaño Domínguez, con il quale ha avuto una conversazione nella sala delle autorità dell'aeroporto di El Prat.

Nel pomeriggio, il Segretario di Stato vaticano ha visitato il tempio della Sagrada Familia, rimanendone molto colpito.

Ha ascoltato le spiegazioni del presidente della giunta costruttrice del tempio, Joan Rigol, e ha chiesto delle macchine che lavorano a poca distanza dalla chiesa per il treno ad alta velocità, ha reso noto l'Arcivescovado di Barcellona.

In seguito, ha presieduto un atto di preparazione spirituale alla beatificazione nel Palazzo dei Congressi della Catalogna, dove gli alunni dei centri educativi delle Suore Cappuccine della Madre del Divino Pastore hanno rappresentato un musical ispirato alla vita di padre Tous.



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Gesuita francese, nuovo rettore dell'Università Gregoriana
Padre François-Xavier Dumortier SJ
ROMA, lunedì, 26 aprile 2010 (ZENIT.org).- Il sacerdote gesuita François-Xavier Dumortier, fino a poco tempo fa provinciale dei Gesuiti in Francia, ex rettore del Centro Sèvres di Parigi, con esperienza accademica negli Stati Uniti, sarà il prossimo rettore della Pontificia Università Gregoriana di Roma.

Benedetto XVI ha deciso questa nomina, confermata a ZENIT questo lunedì dalla segreteria generale dell'Università, erede del Collegio Romano fondato da Ignazio di Loyola e affidata dalla Santa Sede alla Compagnia di Gesù.

Padre Dumortier sostituirà nell'incarico il 1° settembre prossimo padre Gianfranco Ghirlanda, S.I., consultore di numerosi dicasteri vaticani, che già era stato riconfermato per un secondo mandato triennale.

Padre Dumortier, che ha studiato Filosofia e Teologia al Centro Sèvres di Parigi e alla Weston Jesuit School of Theology di Cambridge (Massachusetts, USA), in un messaggio reso pubblico questo lunedì riconosce di essere "pienamente consapevole dell'importanza della Pontificia Università Gregoriana nella Chiesa e per la Chiesa".

"Fino ad ora non ho avuto occasioni di conoscere bene l'interiorità di questa prestigiosa istituzione, che raduna e unisce tante competenze e tanta dedizione. Ho dunque tutto da imparare da ciascuno di voi".

Rivolgendosi alla comunità accademica della Gregoriana, il sacerdote ha aggiunto: "Vi dedicherò il tempo necessario nelle settimane e i mesi prossimi, mentre andrò imparando una lingua che, fino ad oggi, ascoltavo volentieri ma senza saperla parlare: l'italiano".

In realtà, pur non essendo stato professore alla Gregoriana, padre Dumortier è ben informato sulla sua vita accademica, grazie alla partecipazione alla Commissio Interprovincialis Permanens, un comitato consultivo presso il Preposito Generale dei gesuiti per le istituzioni accademiche della Compagnia di Gesù a Roma.

Nato il 4 novembre 1948 a Levroux, in Francia, è entrato nella Compagnia di Gesù all'età di 25 anni, dopo aver compiuto gli studi di Scienze Politiche all'Institut d'Etudes Politiques de Paris e di Diritto all'Università Panthéon-Assas Paris II, dove si è laureato con un D.E.A. specializzato in Filosofia del Diritto.

Per vent'anni ha insegnato Filosofia, principalmente l'etica filosofica, al Centro Sèvres, la Facoltà di Filosofia e Teologia dei Gesuiti in Francia, di cui è stato rettore dal 1997 al 2003. Da quell'anno fino al 2009 è stato Provinciale della Provincia di Francia della Compagnia di Gesù.

L'Università Gregoriana deve il suo nome a Papa Gregorio XIII, che nel 1584 inaugurò una nuova sede del Collegio Romano, eretto nel 1551 dal fondatore della Compagnia di Gesù.

Oggi ha sei Facoltà (Teologia, Diritto Canonico, Filosofia, Storia e Beni Culturali della Chiesa, Missiologia, Scienze Sociali), tre Istituti (Spiritualità, Psicologia, Studi Interdisciplinari su Religioni e Culture) e quattro centri (Interdisciplinare sulla Comunicazione Sociale, Interdisciplinare per la Formazione dei Formatori al Sacerdozio, 'Cardinal Bea' per gli Studi Giudaici, Interdisciplinare Laikos).

La Pontificia Università Gregoriana conta attualmente circa 3.000 studenti, provenienti da più di 130 Paesi, da 821 Diocesi e da 84 istituti religiosi. Questa "universalità" è caratteristica anche del corpo docente, proveniente da circa 40 Paesi.

Per ulteriori informazioni, www.unigre.it

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Dove Dio piange


Un volto africano per la Chiesa in Ghana
Intervista all'Arcivescovo di Accra

ACCRA (Ghana), lunedì, 26 aprile 2010 (ZENIT.org).- La Chiesa cattolica in Ghana, che ha solo poco più di 125 anni, da Chiesa missionaria, sta diventando una Chiesa autenticamente ghanese, con l’uso degli idiomi locali nella lettura della Bibbia e nel culto.

Sebbene questo processo sia ben avviato, esistono ancora molti ostacoli da superare.

In questa intervista rilasciata al programma televisivo “Where God Weeps” realizzato da Catholic Radio and Television Network (CRTN), in collaborazione con Aiuto alla Chiesa che soffre, monsignor Gabriel Palmer-Buckle, Arcivescovo di Accra, Ghana, evidenzia i lavori e i progressi ancora da compiersi.

Eccellenza, il leitmotiv dei missionari era: “L’Africa deve essere evangelizzata dagli africani”. Quanto di questo è diventato realtà oggi in Ghana?

Monsignor Palmer-Buckle: Fu in effetti Papa Paolo VI, che nel 1969, nel fondare ciò che chiamiamo il Simposio delle Conferenze episcopali dell’Africa e del Madacascar, disse: “È necessario un Cristianesimo africano”.

Ed è avvenuto in Ghana?

Monsignor Palmer-Buckle: Sì, è avvenuto. In Ghana abbiamo oggi 19 diocesi, in cui tutti i vescovi sono ghanesi. Esistono diocesi in Ghana che ormai da quattro generazioni dispongono di un vescovo ghanese. L’ultimo vescovo straniero ha lasciato le coste del Paese nei primi anni ’70.

Qual è l’importanza di questi primi missionari per la Chiesa in Ghana?

Monsignor Palmer-Buckle: Dobbiamo ringraziare Dio per loro. I padri della Società missioni africane (SMA) hanno iniziato ad operare nel 1880. Sono stati i primi a recarsi a sud, a Elmina, vicino Cape Coast, e a iniziare un’evangelizzazione graduale lungo le coste che si spingeva verso nord.

Con grandi sofferenze fisiche... Deve essere stato difficile per degli europei lavorare in queste terre.

Monsignor Palmer-Buckle: Effettivamente il Ghana, a quel tempo, era chiamata il cimitero dei bianchi, perché molti uomini morivano di malaria nell’arco di sei o otto settimane dall’arrivo. Ma dobbiamo rendere grazie a Dio per la persistenza e la perseveranza. I missionari continuavano ad affluire. Sono arrivati gli uomini e le donne. Nostra Signora degli Apostoli è la congregazione femminile della SMA. Loro sono arrivate nel 1882 e hanno accompagnato i missionari nell’evangelizzazione del sud. A nord era presente la SMA, che era scesa a quel tempo da Ouagadougou, nella Upper Volta, oggi Burkina Faso, e si era stabilita nella parte settentrionale, per scendere verso la parte centrale del Paese. Oggi, se si guardano le statistiche del Ghana, abbiamo circa 1.400 preti, di cui circa 1.000 sono nativi del Ghana.

Quindi si tratta di un buon insediamento?

Monsignor Palmer-Buckle: Ottimo. Abbiamo circa 800 suore religiose, di cui almeno la metà sono indigene ghanesi. Abbiamo circa 600 fratelli religiosi, di cui – anche loro – più della metà sono ghanesi.

Quindi vi sono grandi speranze per la Chiesa locale?

Monsignor Palmer-Buckle: Le speranze sono grandi. Il Paese ha una popolazione di circa 22 milioni di persone, di cui poco meno del 20% è cattolico. I protestanti – anglicani, metodisti, presbiteriani, battisti e gli altri – ammontano a circa il 18%; un po’ più della popolazione cattolica. I musulmani sono circa il 16%. I pentecostali sono anche di più e sono entrati solo nel 1929.

Ma crescono velocemente?

Monsignor Palmer-Buckle: Molto velocemente. I pentecostali rappresentano circa il 24% della popolazione. Nell’insieme, il Ghana vanta un 68% di popolazione cristiana.

Il popolo del Ghana ha un grande amore per la Parola di Dio. Si dice che se qualcuno, al mercato, inizia a predicare, tutte le persone si fermano ad ascoltare perché è la Parola di Dio. Da dove deriva questo amore per la Parola?

Monsignor Palmer-Buckle: Non solo predicano la Parola di Dio, ma si vedono anche sulle vetture scritte che richiamano i versetti Esodo 14,14 o Matteo 7,7: “Chiedete e vi sarà dato”. La gente conosce le Scritture molto bene. Bisogna riconoscere il merito delle Chiese protestanti e in particolare dei pentecostali, per aver rafforzato l’amore per la Parola di Dio, per le Scritture, per la Bibbia. Ma bisogna anche dire che in questo abbiamo lavorato insieme, in un contesto ecumenico. Per esempio, lo scorso anno il Ghana ha celebrato il suo 50° anniversario dell’indipendenza. Una delle attività del Consiglio cristiano e della Conferenza episcopale del Ghana è stata quella di distribuire milioni di Bibbie ai giovani delle scuole medie. Ne abbiamo già distribuite circa 250.000 – non solo la Chiesa cattolica, ma l’intera famiglia cristiana – e stiamo ancora distribuendone, perché la nostra gente ama leggere le Scritture. Amano riferirsi alla Bibbia.

Il Ghana non è solo cristiano: sono presenti ancora molte religioni tradizionali. Quale può essere la diversa espressione delle tradizioni religiose ancora presenti in Ghana oggi?

Monsignor Palmer-Buckle: Dal nostro ultimo censimento, svoltosi nel 2000, solo circa l’8% della popolazione ancora appartiene saldamente alla religione tradizionale.

Si tratta di quella animista? Di che tipo di religione stiamo parlando?

Monsignor Palmer-Buckle: Dunque, la parola “animista” non è più utilizzata molto, perché significa credere negli spiriti. Noi crediamo nello Spirito Santo, ma non siamo animisti, giusto? La differenza sta nel fatto che loro credono che la foresta abbia uno spirito, che le acque abbiano spirito, le rocce e tutto il Creato abbia lo spirito. Ciò che noi ammiriamo in loro è il grande rispetto per il Creato, il loro rispetto per l’ambiente, che purtroppo noi cristiani abbiamo annacquato. Questo è un aspetto su cui stiamo facendo leva: la tutela del Creato, la conservazione dell’ambiente, che abbiamo imparato da loro. Stiamo sottolineando questo aspetto, su cui sembra possibile una buona sintonia con la religione tradizionale.

Un’altra cosa a cui dobbiamo dare loro atto è di aver conservato la loro struttura organizzativa tradizionale: hanno mantenuto i riti e i rituali che sono incorporati nella loro cultura religiosa. Hanno anche mantenuto l’istituto della famiglia, il rispetto nella famiglia tra padre, madre, tra genitori e figli; hanno mantenuto molto di questo, mentre noi stiamo vedendo che il Cristianesimo, ad un certo punto, ha iniziato a sottolineare maggiormente la salvezza individuale, rispetto a quella comunitaria; rispetto alla prospettiva sociale della storia della salvezza. Anche questo lo stiamo traendo da loro per metterlo in risalto.

Diventare cristiani significa talvolta dover abbandonare qualche aspetto di queste tradizioni. In che modo la Chiesa cerca di trovare un equilibrio a tale riguardo?

Monsignor Palmer-Buckle: Dobbiamo ammettere che, grosso modo, fino al Concilio Vaticano II, la mentalità era che tutto ciò che era tradizionale era pagano, demoniaco e non era buono. Grazie al Concilio, la Chiesa ci ha consentito di poter apprezzare i valori della nostra cultura. E noi stiamo iniziando a vedere che ci sono molte similitudini. Per esempio, i riti della nostra gente. Io vengo da Accra, dove c'è il rito di portare all’esterno i neonati. Questo avviene all’ottavo giorno...

Di che si tratta?

Monsignor Palmer-Buckle: È un rito con cui si dà il nome al bambino. Viene portato fuori, presentato alla società e gli viene dato il nome. Normalmente è il nome di uno dei suoi antenati che aveva vissuto una buona vita. Si crede quindi che l’antenato protegga il bambino, che quindi non appartiene più solo ai suoi genitori, ma all’intera tribù, e la tribù si prende carico di lui. È un rito meraviglioso. Io ho fatto la mia tesi dottorale su questo rito, per mostrarne le similitudini al nostro battesimo, attraverso il quale una persona rinasce nella famiglia di Dio e gli viene dato il nome che lo identifica nel Cristianesimo.

Il battesimo viene svolto nell’ambito di questo rito tradizionale?

Monsignor Palmer-Buckle: In molti luoghi si svolge il rito tradizionale la mattina presto, perché deve essere celebrato prima dell’alba, e poi si fa il battesimo, nel pomeriggio del sabato.

Alcuni elementi delle religioni tradizionali, come la poligamia, devono essere respinti dalla Chiesa. Come si comporta la Chiesa rispetto alle culture locali e tradizionali in questi casi?

Monsignor Palmer-Buckle: Non c’è solo la poligamia. Esistono anche riti violenti relativi alla vedovanza e altri fenomeni simili che stiamo cercando di affrontare.

Per esempio, quando un uomo moriva la moglie veniva maltrattata e sottoposta talvolta a forme di crudeltà o costretta ad abbandonare la casa.

Perché si pensava che fosse in qualche modo responsabile della morte del marito?

Monsignor Palmer-Buckle: In certi casi il motivo era questo. In altri casi era una sorta di terapia shock per aiutarla a superare il dolore della perdita del marito. Vi sono molti aspetti positivi e altri negativi. A causa della cattiveria umana, talvolta quelli negativi hanno oscurato quelli positivi.

Nella poligamia, per esempio, un uomo sposa due o tre mogli e fa dei figli con loro. Le mogli partecipano al lavoro agricolo, alle proprietà, e i figli sono forza lavoro. Ora, la difficoltà del Cristianesimo è quella di dover dire: manda via due delle tue mogli, insieme ai loro figli.

E come fate?

Monsignor Palmer-Buckle: Come facciamo? Come fece Abramo, che nel libro della Genesi mandò via Agar e suo figlio Ismaele. D’altra parte se guardiamo a oggi vediamo che alcuni dei problemi attuali risalgono agli episodi biblici, tra chi fa risalire le proprie origini a Isacco e chi a Ismaele. È molto triste. Noi, nella Chiesa cerchiamo di gestire questa situazione particolare.

In pratica, arriva un uomo che dice: voglio diventare cristiano; voglio diventare battista; mi trovo in una situazione di poligamia; ho quattro mogli. Come risponde la Chiesa a una situazione del genere?

Monsignor Palmer-Buckle: Gli diciamo ciò che la Chiesa dice ufficialmente: un uomo, una donna. Normalmente consigliamo all’uomo di scegliere la moglie più di età, quella con cui effettivamente sta, ma cerchiamo anche di aiutarlo a prendersi cura dei figli e delle donne senza necessariamente ricorrere a ciò che chiamiamo gli uffici matrimoniali che offendono la morale cristiana sull’adulterio eccetera. Non è facile. Vi sono stati casi in cui i figli di queste donne, insieme allo stesso uomo, hanno accusato la Chiesa di aver rovinato il loro sistema familiare, perché in molti, molti casi la convivenza è stata pacifica: i figli identificavano le donne come madri; in assenza del padre, le donne si sono fatte carico di tutti i figli. Si tratta ovviamente di una situazione ideale, ma altre situazioni sono state tutt’altro che ideali, con grandi rivalità tra le madri e tra i figli, generando così grandi sofferenze.

Quindi, cerchiamo di accompagnarli nella loro crescita. Una volta che hanno accolto Cristo, li accompagniamo nel loro cammino di fede, nella loro crescita nella conoscenza della fede. Con la grazia di Dio coloro che sono stati battezzati riescono a eliminare ciò che chiamiamo i residui di peccato di situazioni come la poligamia o come i riti della vedovanza o altri riti che possono non essere conformi alla fede cristiana o cattolica.

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Per maggiori informazioni: www.acs-italia.glauco.it



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Notizie dal mondo


Denunciato un "linciaggio mediatico" contro il Papa e il Cardinal Rivera
Dichiarazione del Consiglio degli Analisti Cattolici del Messico
di Nieves San Martín

CITTA' DEL MESSICO, lunedì, 26 aprile 2010 (ZENIT.org).- Il Consiglio degli Analisti Cattolici del Messico ha reso pubblica questo lunedì una dichiarazione sul "discredito mediatico su Papa Benedetto XVI e sul Cardinale Norberto Ribera Carrera per i casi di pederastia", che definiscono "linciaggio mediatico".

I laici che compongono il Consiglio degli Analisti Cattolici del Messico (CACM) denunciano nella loro dichiarazione - inviata a ZENIT da Carlos Montiel, presidente del Consiglio - che "l'intenzione di vari mezzi di comunicazione di informare sulla pederastia all'interno della Chiesa non è altra se non quella di effettuare una campagna di linciaggio mediatico contro il Papa e l'Arcivescovo primate del Messico, dedicandosi a sfruttare lo scandalo affondando nel giornalismo scandalistico che caratterizza quanti cercano di fare affari anziché trasmettere informazioni certe e veritiere".

"L'inefficienza di alcuni media li ha portati a diventare giudici relegando il loro lavoro di informatori per dedicarsi a punire". "Siamo di fronte a una tappa di mancanza di ricerche serie e a un flusso nella divulgazione informativa che promuove la morbosità e la calunnia", sottolineano.

Allo stesso modo, considerano che "l'inaccettabile discredito del pontificato del Santo Padre Benedetto XVI proviene dalla lobby politica, dall'impatto mediatico e dalle organizzazioni private che hanno visto colpiti i propri interessi, come conseguenza della campagna pro-vita e pro-famiglia intrapresa dalla Chiesa".

Secondo gli analisti cattolici, "si vuole ritirare dallo spazio pubblico la Chiesa cattolica, o quantomeno macchiare la sua immagine pubblica".

Analizzando la situazione attuale, aggiungono, si constata che "quanti cercano di diluire la leadership della Chiesa come formatrice di società e famiglie sono coloro che lottano per una falsa, perfida ed eufemistica democrazia per sottometterla agli interessi, ai capricci e alla volontà dello Stato e di alcuni partiti politici, con quella dipendenza sognata dell'aspetto religioso dal laicismo che vuole la rapida distruzione della religione".

Gli analisti cattolici esprimono la loro "piena adesione al Santo Padre Benedetto XVI, che ha affrontato, in modo decisivo, i deprecabili casi di pederastia", e chiedono "agli informatori e ai mezzi di comunicazione che hanno agito in modo ostile contro la Chiesa di presentare le prove che avvalorino i loro articoli o le loro opinioni".

Allo stesso modo, manifestano "sostegno all'Arcivescovo primate del Messico, il Cardinale Norberto Rivera Carrera, che ha annunciato la tolleranza zero contro i pederasti che possono agire nell'Arcidiocesi".

In questo senso, respingono "la campagna realizzata contro di lui attraverso l'attivazione di risorse giuridiche che sono una distrazione, un inganno mediatico e opportunista che cerca di trarre profitti economici riaprendo processi che, a suo tempo, vennero analizzati dalle autorità competenti che esonerarono il Cardinale".

"Per questo diciamo basta all'impatto mediatico promosso da quanti vogliono esigere dalla Chiesa indennizzi e l'instaurazione di processi giudiziari contro Papa Benedetto XVI e i presuli della Chiesa", sottolineano, affermando "con certezza che il Santo Padre è un leader necessario per promuovere e migliorare le relazioni sociali, politiche, economiche e culturali nel mondo".

Annunciano anche che "la Chiesa cattolica non ha perso la sua credibilità dopo gli scandali commessi da sacerdoti pederasti". Al contrario, ricordano "quei cattolici che in modo eroico hanno mantenuto la propria fede integra: Vescovi, sacerdoti, religiosi/e, leader e fedeli laici", e chiedono "ai responsabili dell'informazione e alle autorità competenti di vegliare sul rispetto della libertà religiosa e di smettere di influenzare il pubblico perché creda che tutta la Chiesa agisce con una morale doppia".

Ai deputati e senatori che compongono il Congresso chiedono poi "congruenza con i loro progetti legislativi sullo Stato laico e la libertà religiosa", e ai giudici "di essere imparziali nell'applicazione della giustizia".

"Il problema della pederastia - affermano - è senza dubbio inammissibile e allo stesso modo lo è l'aborto. Se il primo sfigura il futuro della persona, il secondo spezza, distrugge ed elimina ogni futuro di vita". Lamentano quindi "il dolore di coloro che hanno subito abusi commessi da alcuni pastori ed ex chierici della Chiesa".

Il Consiglio degli Analisti Cattolici del Messico "esprime solidarietà a tutte le vittime, chiedendo a Dio che allevi questa situazione abominevole, oltre alla sua grazia perché siano uomini e donne che denunciano il crimine, e che la loro coraggiosa testimonianza serva per migliorare tutta la società".

Concludono quindi esprimendo la loro "fiducia nella Misericordia divina per coloro che sono stati offuscati dal desiderio della distruzione del prossimo", affinché "siano illuminati perché, convertendosi, possano far parte della Chiesa di Cristo che è stata ferita dai loro peccati".

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]

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Caritas: la crisi alimentare in Niger va affrontata al più presto
La stagione delle piogge isolerà molte zone impedendo la consegna degli aiuti
ROMA, lunedì, 26 aprile 2010 (ZENIT.org).- La crisi alimentare nel Niger e in altre zone del Sahel Occidentale deve essere affrontata urgentemente, prima che la stagione delle piogge renda impossibile la consegna degli aiuti nelle regioni più remote.

E' l'avvertimento lanciato dalla Caritas, che sottolinea come "in alcune zone la situazione sia già molto negativa".

"Alcune persone mangiano solo piante selvatiche", ha affermato il volontario di Caritas Niger Bruno Sossou dopo una visita ai villaggi più remoti. "Gli aiuti devono arrivare rapidamente - ha osservato -. Tra 45 giorni inizierà la stagione delle piogge, e alcune aree verranno tagliate fuori".

Come diretta conseguenza della crisi alimentare, la gente sta abbandonando i villaggi per rifugiarsi nelle città o nei Paesi vicini. Molte scuole stanno chiudendo per mancanza di studenti, e i campi non vengono più coltivati.

La situazione è particolarmente preoccupante in Niger, ma interessa tutto il Sahel Occidentale. Milioni di persone sono a rischio a causa della siccità dello scorso anno e degli effetti a lungo termine delle crisi alimentari precedenti.

Più di 800.000 bambini sotto i cinque anni in Burkina Faso, Mauritania, Mali, Niger, nord della Nigeria e Ciad hanno bisogno di cure per far fronte a una malnutrizione grave.

"In Niger la crisi è stata sottovalutata. L'insicurezza alimentare era un argomento tabù sotto il Governo precedente, rovesciato con un colpo di Stato il 18 febbraio".

"Solo quando i media e le associazioni internazionali hanno esercitato pressioni sul Governo perché conducesse un'inchiesta sulla questione abbiamo avuto un quadro più chiaro della portata dell'emergenza", ha detto Raymond Yoro, segretario generale di Caritas Niger (CADEV Niger).

Secondo l'indagine condotta dal Governo a dicembre, circa 7,8 milioni di persone, quasi il 60% della popolazione del Paese, stanno finendo il cibo a loro disposizione.

"L'ambiente politico è fondamentale per il successo degli interventi umanitari - ha dichiarato Yoro -. Almeno ora siamo liberi di coordinare i nostri sforzi con altre ONG e abbiamo accesso a ricerche geografiche dettagliate che ci permetteranno di intervenire dov'è più necessario".

La Caritas sta per lanciare un appello per fornire aiuti alimentari d'emergenza a favore delle fasce più vulnerabili della popolazione. Il progetto mira ad aiutare quasi 250.000 persone in 327 villaggi.

"In una prima fase vogliamo affrontare l'emergenza con aiuti alimentari - ha detto Maliki Oumarou, responsabile delle emergenze di Caritas Niger -, ma in seguito vogliamo anche avviare un programma di riabilitazione incoraggiando attività redditizie nelle zone rurali e un miglioramento a lungo termine della sicurezza alimentare".

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Vocazioni: perché non io?
Lancio di una campagna della Chiesa in Francia
PARIGI, lunedì, 26 aprile 2010 (ZENIT.org).- La Chiesa cattolica in Francia sta realizzando dal 20 aprile al 5 maggio una campagna nazionale di comunicazione sulle vocazioni.

E' la prima campagna di questo tipo in un Paese in cui il sacerdozio non arriva a un centinaio di giovani all'anno, ha reso noto giovedì la Conferenza Episcopale Francese.

La domanda "Che cos'è un sacerdote?" è al centro di questa iniziativa di comunicazione, elaborata da un'agenzia, la Bayard Service, per la Giornata di preghiera per le vocazioni, celebrata questa domenica.

L'obiettivo della campagna, secondo un comunicato, è "chiamare ad agire insieme per la vocazione dei futuri sacerdoti e la formazione dei seminaristi delle Diocesi di Francia".

In questo contesto, cerca di valorizzare "il ministero del sacerdote, qualunque sia l'impegno personale dei giovani", "la funzione e la formazione dei futuri sacerdoti" e "la situazione dei sacerdoti nella società".

Sostenuta dalla Conferenza Episcopale Francese, la campagna si baserà su tre pilastri, ciascuno dei quali corrisponde a un pubblico particolare.

In primo luogo, rivolgendosi a giovani tra i 16 e i 22 anni, risponde a domande che sorgono in quell'età "sul proprio futuro e, perché no, su una possibile vocazione", indica il Servizio Nazionale per le Vocazioni.

Per giovani tra i 22 e i 30 anni si risponde poi a domande più precise come "Qual è la missione del sacerdote?", "In cosa consiste la sua formazione?", "Quali sono i suoi impegni?".

Ci si rivolge infine a giovani che hanno più di 30 anni per "promuovere il ministero sacerdotale e chiedere donazioni per finanziare i seminari".

Secondo il Servizio Nazionale per le Vocazioni, nel 2008 in Francia c'erano 15.440 sacerdoti diocesani (che lavorano nelle parrocchie) e 5.083 sacerdoti religiosi.

Questo numero ha sperimentato un calo costante. Al contrario, il numero dei diaconi (laici che offrono un servizio speciale alla vita della Chiesa) è in continuo aumento: nel 1970 ce n'erano 11, nel 2004 1.984 e nel 2007 2.061.

Per ulteriori informazioni, http://www.etpourquoipasmoi.org/

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Italia


Vescovi italiani contro la violenza sui minori
Sostegno alla Giornata nazionale promossa dall'Associazione Meter

ROMA, lunedì, 26 aprile 2010 (ZENIT.org).- Una ventina di Vescovi italiani hanno manifestato la loro solidarietà e il loro appoggio a don Fortunato Di Noto e all’associazione Meter (www.associazionemeter.org) in occasione della XIV Giornata Nazionale dei bambini vittime della violenza, indifferenza e sfruttamento, contro la pedofilia (GBV) che ha preso il via domenica con gli auguri del Papa, dopo la preghiera del Regina Caeli in piazza San Pietro, e che si concluderà il 2 maggio prossimo.

“E’ doveroso alleviare e denunciare una vergognosa assuefazione alla violenza”, sottolinea mons. Tommaso Ghirelli, Vescovo di Imola, in un messaggio per la Giornata che quest’anno ha come tema: “Povertà e minori. Responsabilità condivise”.

“La dignità di queste creature – ricorda il Vescovo di S. benedetto del Tronto, mons. Gervasio Gestori – è stata chiaramente difesa dal Signore Gesù, come ci attesta il Vangelo con parole chiare e forti”. Mentre, dal canto suo mons. Giovanni Ricchiuti, Arcivescovo di Acerenza, ringrazia l'associazione Meter “per l’opera di denuncia, di vigilanza, di sensibilizzazione sul tema tragico della pedofilia”.

“Il battage mediatico che con crudezza e particolare violenza si è accanito contro la Chiesa – sottolinea mons. Francesco Miccichè, Vescovo di Trapani – e in particolar modo contro i presbiteri, i vescovi e la stessa persona del Papa rei di aver occultato crimini orrendi commessi da membri, mi impone quest’anno di allertare e illuminare attraverso iniziative il clero e i fedeli sul fenomeno tristissimo. La Sua battaglia non è contro i mulini a vento, dobbiamo ridestare le coscienze e dare le coordinate per una azione mirata a smascherare gli orchi cattivi”.

“Rifiorisca una profonda primavera nella Chiesa e nella Società per gli innocenti che continuano a soffrire”, auspica mons. Felice di Molfetta, Vescovo di Cerignola – Ascoli Sitriano; e che “la GBV possa aiutare le singole comunità a tutelare ed aiutare i bambini a crescere serenamente e circondati da affetto sincero”, gli fa eco mons. Giorgio Micchiardi, Vescovo di Acqui.

Nel messaggio per la Giornata contro la pedofilia mons. Michele Pennisi, Vescovo di Piazza Armerina, ha scritto che “gli abusi e le violenze nei confronti dei minori dipendono spesso dall’estrema povertà di tante famiglie anche della nostra società e dalla povertà spirituale , morale ed affettiva di persone ricche schiave dell’idolo del sesso e del denaro che diventano corruttori e sfruttatori di bambini innocenti”.

“Dobbiamo ricordare sempre – ha aggiunto – le parole di Gesù nel Vangelo: 'Se uno accoglie un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. Ma se uno sarà di scandalo a uno di questi piccoli che credono in me, è meglio per lui che gli sia legata al collo una mola da asino e sia precipitato nel fondo del mare'".

“Questo peccato scandaloso – continua –, che tradisce il patto di fiducia inscritto nel rapporto educativo, acquista una gravità ancora maggiore se commesso da una persona consacrata ed è un reato che, accertata la verità dei fatti, bisogna denunziare senza tentennamenti e minimizzazioni collaborando con le autorità costituite nel reprimerlo”.

“Grazie ai Vescovi e a tutte le parrocchie e uomini e donne di buona volontà che ci sono vicini”, ha detto il fondatore dell'associazione Meter, don Fortunato Di Noto, per il quale: “La GBV è una piccola fiamma che arde per i più piccoli e non deve spegnersi mai più”.

La GBV viene celebrata presso la Parrocchia Madonna del Carmine di Avola sin dal 1995, su richiesta di famiglie e dei gruppi di bambini. Nel 1995, infatti, a seguito del tentato omicidio nei confronti di una bambina di 11 anni, dei racconti di alcuni episodi di abuso e del suicidio di un ragazzo di 14 anni, la comunità cristiana, guidata da don Di Noto, iniziò a riflettere sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, impegnandosi contro ogni forma di sfruttamento e di violenza all’infanzia, concentrando sforzi e risorse per contrastare soprattutto la pedofilia e la pedopornografia.

Nel 1996 e, successivamente, nel 1998, si aggiunsero tristi vicende accadute in Italia e all’estero, in particolare in Belgio; anni che videro una “stagione di violenza e di sangue”, l’apice della violenza su bambini, sottratti al calore delle loro famiglie. Parallelamente la pedofilia, il suo strutturatasi a livello criminale e le conseguenziali pseudo-celebrazioni di “orgoglio pedofilo”, imposero un ulteriore slancio alla Giornata dei bambini vittime, che, strutturata con due fondamentali momenti celebrativi (il primo commemorativo: preghiere e riflessioni; il secondo dedicato ai bambini e alle famiglie), ha assunto negli anni carattere nazionale.

Nel 2002, su sollecitazione istituzionale ed ecclesiale, la GBV è diventata un appuntamento e un forte richiamo in Italia e all’estero per la Chiesa, per la società civile e per le realtà politiche e culturali. I Vescovi, nelle loro diocesi, hanno invitato le loro comunità ecclesiali a pregare e riflettere sulla condizione dell’infanzia. Parrocchie e Associazioni, anno dopo anno, si sono coinvolte in questo appuntamento che è diventato sempre più condiviso.

Le alte cariche dello Stato (Presidente della Repubblica, Presidente del Senato e della Camera) nonché Ministeri e Enti locali (regioni, province e comuni) hanno da sempre aderito inviando un messaggio e celebrando momenti di ricordo e sensibilizzazione coinvolgendo università, scuole e aggregazioni politiche, sindacali e culturali.

Gli Sportelli Meter, presenti in diverse città italiane e i referenti all’estero, sono impegnati a promuovere annualmente la GBV che è celebrata dall’Associazione Meter Onlus in Italia dal 25 aprile alla prima domenica di maggio di ogni anno.

[Per maggiori informazioni rivolgersi all’Associazione Meter Onlus: gbv@associazionemeter.org, numero verde: 800 455270]

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Religiosi carmelitani e Diocesi di Roma celebrano il nuovo beato
Padre Angelo Paoli, apostolo dei poveri

di Carmen Elena Villa

ROMA, lunedì, 26 aprile 2010 (ZENIT.org).- Per il Cardinale Agostino Vallini, vicario generale della Diocesi di Roma, “essere pastori vuol dire essere prossimo al gregge, dedicarsi instancabilmente, prodigarsi con sollecitudine”, una missione che padre Angelo Paoli riuscì a compiere in sommo grado “infiammato dalla fede e illuminato dalla luce dello Spirito Santo”.

Il porporato ha presieduto la Messa di beatificazione del sacerdote carmelitano questa domenica mattina nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

Il tempio era pieno di migliaia di fedeli provenienti da varie parrocchie di Roma e di centinaia di sacerdoti, religiosi e religiose carmelitani.

All'inizio della cerimonia, il postulatore della causa di beatificazione, padre Giovanni Grosso O. carm., ha letto la biografia del beato. Monsignor Angelo Amato, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha poi pronunciato in rappresentanza di Papa Benedetto XVI la formula con cui padre Paoli ha ricevuto il titolo di beato.

E' stata quindi scoperta la sua immagine, in cui si contempla l'anziano sacerdote che aiuta i più poveri, e i fedeli hanno iniziato ad applaudire con entusiasmo.

Una fama di santità confermata

Angelo Paoli nacque nel 1642 e a 18 anni entrò in seminario. Nel 1661 emise i voti solenni nell'ordine carmelitano e sei anni dopo venne ordinato sacerdote. Scoprì con il tempo la sua chiamata particolare a dedicarsi ai più poveri e ai malati.

Nella sua omelia, il Cardinal Vallini ha sottolineato il suo “ideale altissimo di carità pastorale” scoprendo che “il Signore lo chiamava a vivere una vocazione speciale: quella di essere servo dei poveri nella vocazione sacerdotale e religiosa”.

Per ordine dei suoi superiori, padre Paoli venne inviato in varie città italiane per svolgere diverse attività: visse a Firenze, Corniola, Siena, Montecatini e Fivizzano. La sua ultima destinazione fu Roma, dove giunse nel 1867 e servì come maestro dei novizi nel convento di San Martino ai Monti.

Svolse anche un'intensa attività con i poveri, i carcerati e i malati, soprattutto quelli dell'ospedale San Giovanni. “Entrò in quell'ospedale rimanendo colpito dalle piaghe dei malati e dalle loro condizioni disperate. La passione di Cristo meditata nei luoghi santi la rivedeva ancora viva e sofferta nella carne e nell'umiliazione dei malati”, ha detto il vicario generale della Diocesi di Roma.

Angelo Paoli morì a Roma nel 1720. “La sua fama di santità si diffuse in città, così che chierici, religiosi, laici e anche nobili si affiancarono a lui, sempre disposto a coinvolgere tutti in quella che potremmo chiamare la sinfonia dell'amore”, ha detto il porporato. Una fama confermata questa domenica con la sua elevazione agli altari.

Sollievo materiale e spirituale

Il Cardinal Vallini ha affermato che padre Paoli si è speso in vari compiti: “curare il bene concreto delle persone, offrire sollievo alle loro pene materiali e spirituali, amare, aprirle all'abbraccio misericordioso di Dio”.

Il porporato ha anche sottolineato la virtù della carità, che “fu per il nostro beato l'impegno, la passione, l'ansia della sua vita, attraverso la quale trasmetteva l'amore di Dio e avvicinava a Dio”.

“Mai dimenticò l'amore e la cura dei poveri”.

“Come capita sempre nelle cose di Dio”, ha ammesso, “non mancarono incomprensioni, giudizi malevoli anche da parte dei suoi, ma egli rispondeva sempre con mitezza”.

Il vicario generale di Roma ha quindi ricordato l'“atteggiamento incrollabile di fiducia in Dio e di benevolenza verso di tutti”.

“Possa la sua luce incoraggiare a vivere con zelo secondo il Vangelo e a testimoniare con gioia e coraggio la carità di Cristo verso tutti gli uomini, specialmente i più poveri”, ha concluso il Cardinale.

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Segnalazioni


Mostra "Filatelia e Editoria. Ostensione della Sacra Sindone"
ROMA, lunedì, 26 aprile 2010 (ZENIT.org).- Dal 26 al 30 aprile presso la Libreria Internazionale Paolo VI, in via di Propaganda 4 a Roma, si terrà la mostra “Filatelia e Editoria. Ostensione della Sacra Sindone” organizzata dalla Libreria Editrice Vaticana in collaborazione con l’AFNIR “io collezionista”- Roma.

Il giorno 28 aprile, dalle ore 11 alle ore 18, le Poste Italiane saranno a disposizione per offrire un Annullo Speciale della Poste Italiane Spa a ricordo di questa mostra con relativo francobollo emesso per la Solenne Ostensione di Torino.

In concomitanza la Libreria Editrice Vaticana celebra questa speciale occasione espositiva della Sindone con la pubblicazione di due opere: “La Sindone e il ritratto di Cristo” di Barbara Frale e “Cristo nella letteratura d’Italia” di Neria De Giovanni.

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Interviste


Mondiali di calcio: la Chiesa è già "in campo"
La Chiesa sudafricana accoglie tifosi di tutte le squadre
di Anita S. Bourdin

JOHANNESBURG, lunedì, 26 aprile 2010 (ZENIT.org).- L'inizio della Coppa del Mondo di calcio avverrà l'11 giugno a Johannesburg (Sudafrica), ma la Chiesa è già "in campo".

Il giornalista francese Antoine Soubrier, che lavora in Sudafrica al servizio della Conferenza dei Vescovi dell'Africa Australe (Sudafrica, Botswana e Swaziland) da più di due anni, ha lanciato un'iniziativa "spirituale" in tutti sensi, ma anche molto concreta.

Si tratta di una pagina web per accogliere tutti i tifosi delle squadre di calcio: www.churchontheball.com.

Soubrier è stato inviato in Africa dalla ONG internazionale Fidesco per rafforzare il servizio di comunicazione della Conferenza e formare i vari uffici nell'utilizzo dei nuovi media.

Lei ha realizzato la pagina web Church on the Ball in occasione della Coppa del Mondo di Calcio 2010, che si svolgerà in Sudafrica: com'è nata l'idea di questa web?

Antoine Soubrier: Ho iniziato creando qualche mese fa una semplice pagina sulla web della Conferenza Episcopale (www.sacbc.org.za), proponendo alcune riflessioni su temi come la Chiesa e lo sport, il traffico di donne e bambini, l'Aids, la famiglia...

Solo questa pagina ha registrato più di 10.000 visitatori in pochi mesi, mostrando di rispondere a una domanda importante. Per questo abbiamo deciso di creare una web dedicata all'evento.

Questa Coppa del Mondo, la prima a svolgersi nel continente africano, è un'opportunità eccellente per la Chiesa cattolica in Sudafrica, che è minoritaria (l'8% della popolazione), per parlare di sé e dello straordinario lavoro che svolge con i più poveri.


Un sito Internet era il mezzo più economico e più semplice per arrivare a moltissima gente!

L'Arcivescovo di Durban, il Cardinale francescano Wilfrid Napier, la sostiene completamente. Come gli ha parlato della sua idea?

Antoine Soubrier: Ha partecipato fin dall'inizio a questo progetto. Egli stesso è un grande appassionato di sport! L'idea di una web originale e interessante lo ha subito attirato.

Per i cattolici che arriveranno in occasione della Coppa del Mondo, è uno strumento straordinario per conoscere gli orari delle celebrazioni, i vari eventi ecclesiali organizzati intorno agli stadi, la situazione della Chiesa in Sudafrica, i grandi luoghi di pellegrinaggio...

E' anche una buona opportunità per parlare del lavoro dei sacerdoti e dei laici impegnati nella sequela di Cristo, annunciare il Vangelo e servire la dignità delle donne e degli uomini che vivono in Sudafrica.

L'interesse dei mezzi di comunicazione secolari sudafricani (che parlano della Chiesa solo in rare occasioni e spesso in modo negativo) per questa pagina web è per noi uno stimolo a portare avanti quest'opera di comunicazione.

E' una pagina web piena di ritmo e di umorismo - in primo luogo dell'Arcivescovo! -, interessante anche per coloro che non sono tifosi di calcio, ma lo sono di Gesù. Quali sono i suoi primi destinatari?

Antoine Soubrier: Questa web è destinata a tutti, ma in primo luogo ai tifosi cattolici, per aiutarli a partecipare alla vita della Chiesa locale che li accoglierà.

E' anche destinata ai cattolici sudafricani, per farli sentire orgogliosi della loro Chiesa attraverso questo strumento vivo e moderno, che rende omaggio alla loro cultura e alla loro fede.

I buoni riferimenti della web, inoltre, attireranno sicuramente visitatori di altre religioni o non credenti.

E' un'opportunità per sottolineare i valori predicati dalla Chiesa come la carità, l'amore per il prossimo, il dialogo con le altre religioni e culture...

Dall'altro lato, nello sport si ritrovano alcuni di questi valori: il rispetto, la perseveranza, la pazienza...

Un tocco di umorismo permetterà poi ai cattolici di partecipare anche economicamente alla vita della Chiesa locale.

Stiamo creando una cappella virtuale, nella quale arderanno candele con i colori delle squadre di calcio selezionate per la Coppa del Mondo.

Il visitatore potrà comprare una candela con i colori della sua squadra preferita (per un minimo di 2 euro). Il denaro andrà direttamente a progetti caritativi locali.

Si propone uno strumento come il "libro di preghiere" del Mondiale 2010. Che cos'ha di speciale?

Antoine Soubrier: Questo libretto vuole essere un aiuto pratico e spirituale per i tifosi cattolici.

Propone numerose preghiere, per la maggior parte scritte da un sacerdote sudafricano, riflessioni, ma anche informazioni sulle parrocchie più vicine agli stadi, i loro contatti, i numeri telefonici d'emergenza...

E' una sorta di "libretto del pellegrino" per i tifosi. Se troviamo i mezzi per stamparlo con qualità, ne verranno distribuite centinaia di migliaia di esemplari in tutte le parrocchie del Paese.

Un tifoso del Paris Saint-Germain è morto a Parigi dopo alcuni scontri tra tifosi dei due estremi dello stadio del Parco dei Principi. Vi rivolgete anche ai tifosi violenti?

Antoine Soubrier: Ci rivolgiamo a tutti i tifosi. Per rispondere alla sua domanda, citerei il Cardinal Napier nell'editoriale di www.churchontheball.com.

"Non dimenticate che la vera vittoria è quella che permette la consacrazione della dignità delle persone". E' questo il messaggio che vogliamo inviare!"

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Forum


Quando i vietcong presero Saigon

di padre Piero Gheddo*

ROMA, lunedì, 26 aprile 2010 (ZENIT.org).- Il 25 aprile ricorreva il 35° anniversario della conquista del Vietnam dal Sud da parte dei nord-vietnamiti e dei vietcong. Sono a Roma per scrivere la biografia di padre Augusto Colombo, apostolo dei paria in India (1952- 2009) che ha costruito, fra l’altro, le prime due Università per i fuori casta nella diocesi di Warangal (Andhra Pradesh).

Nella primavera del 1975, padre Augusto, in compagnia del confratello padre Luigi Delissandri, tornando per vacanza in Italia riesce a realizzare uno dei sogni della sua vita: visitare le missioni in Asia e in altri continenti. E passa da Saigon proprio mentre il Vietnam del Sud stava crollando. In Archivio trovo due sue lettere a me indirizzate, che raccontano brevemente questa avventura.

Giunti a Saigon il 20 aprile 1975, con i vietcong e nord-vietnamiti alle porte della città, nella grande confusione di quei giorni visitano la capitale del Vietnam del sud e alcuni campi profughi: “La faccia bianca e il passaporto italiano sono un automatico lasciapassare”. Si spingono fino a 40 chilometri a nord sulla “Strada numero uno”, che da Saigon porta a Danang, Hué e Hanoi. Padre Augusto scrive:

Visitiamo un campo profughi, un accampamento di poverissima gente priva di tutto. Pur percorrendolo in auto, non riusciamo a visitarlo tutto. Ci dicono che Saigon è circondata da campi come questo. Centinaia di migliaia di famiglie fuggite davanti alla rapida avanzata dei nord-vietnamiti. Inoltrandoci in questo campo stiamo entrando in un mare di sofferenze: saranno dieci o più chilometri quadrati di miseria. Eppure al nostro passaggio non ci sono grida, invocazioni di aiuto. C’è una dignità silenziosa che impressiona.

Mi dicono che questo campo ha 50.000 profughi, ma certo nessuno li ha contati e poi ne arrivano continuamente di nuovi. A quanto mi pare di capire, attorno a Saigon ci sono almeno un milione di profughi dalle regioni del nord e del centro Vietnam…. In grande maggioranza sono donne, vecchi e bambini, poichè di uomini se ne vedono pochissimi. Migliaia di famiglie accampate sulla nuda terra, sotto tettucci di paglia, di rami, di tela, di fogli di plastica. Hanno accanto i loro averi con cui sono fuggiti: un sacco di roba, una bicicletta, un motorino, qualche vestito, pentole, valigie, un maialino, galline qua e là. Fanno una pena immensa.

Quelli con i quali riusciamo ad intenderci, in francese o in inglese, ci dicono che sono scappati per non vivere nelle zone conquistate dai comunisti, ma ormai i comunisti sono a pochi chilometri e fra qualche giorno credo prenderanno anche questo campo. Alla fine del nostro viaggio troviamo un capannone che è diventato una chiesa. Oggi è domenica e c’è un prete che celebra la Messa. Anche qui tutto è assurdo: i canti ben fatti, la pulizia dell’altare, le centinaia di Comunioni distribuite, un nugolo di ragazzini che servono la Messa, tutti ben allineati al fianco e attorno al tavolo diventato altare; e poi la gente che si inginocchia per terra e non si distrae né per i rombi dei cannoni, né per i sibili dei reattori che passano bassi sulle nostre teste. Ci fermiamo anche noi in preghiera assieme a questa fila dolente di fratelli  nella fede con una fede profonda. Non riusciamo poi a parlare con il prete vietnamita, che va subito in un’altra parte del campo per un’altra Messa.

Quando a sera torniamo a Saigon, ci avvertono che durante la giornata i nord-vietnamiti hanno bombardato il campo d’aviazione e non si sa se domani il nostro aereo potrà partire! Rimanere in trappola a Saigon spiacerebbe davvero!”.

Giunto ad Hong Kong il 23  aprile, padre Colombo mi scrive un’altra lettera nella quale si legge: “E’ stato un viaggio avventuroso. Partendo da Saigon, il cannone tuonava vicinissimo, tremavano tutte le finestre dell’aeroporto e si vedevano incendi a poca distanza! Ti assicuro che quando l’aereo, dopo molto ritardo, si è levato in volo, ho pregato con tanto fervore, come raramente avevo fatto in vita mia. Giunti  ad Hong Kong, abbiamo saputo dalla televisione che i voli passeggeri fra Saigon e Hong Kong e viceversa sono sospesi da oggi! Siamo partiti con uno degli ultimissimi voli. Il Signore ci ha veramente protetti!”.

Un ricordo di quei giorni tragici per i vietnamiti e soprattutto per i cattolici del Vietnam del sud, poiché al nord erano già sotto regime comunista dal 1953. E’ l’inizio della persecuzione che dura tuttora e della fuga, nei mesi e anni seguenti, di circa due milioni di “boat people”, 3.200 dei quali accolti in Italia dalle tre navi della Marina militare mandate nel 1978  dal Governo Andreotti, proprio per raccogliere quei profughi su imbarcazioni precarie, al largo delle coste vietnamite.

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*Padre Piero Gheddo (www.gheddopiero.it), già direttore di Mondo e Missione e di Italia Missionaria, è stato tra i fondatori della Emi (1955), di Mani Tese (1973) e Asia News (1986). Da Missionario ha viaggiato nelle missioni di ogni continente scrivendo oltre 80 libri. Ha diretto a Roma l'Ufficio storico del Pime e postulatore di cause di canonizzazione. Oggi risiede a Milano.

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