sabato 9 gennaio 2010

Lo Stato si=?ISO-8859-1?Q?=20=E8=20?=fermato a Rosarno.

La Rete del Grillo del 2010/01/08
LA RETE DEL GRILLO
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Il post di Beppe Grillo
GLI SPARTACUS NERI DI ROSARNO

Cosa ci fanno più di diecimila immigrati irregolari nelle campagne calabresi? E' ovvio, portano benessere a chi li sfrutta. Per farlo vivono in condizioni igieniche da porcile, sono pagati poco e in nero, non hanno nessun tipo di assistenza. La risposta cieca pronta e assoluta del solito coglione terzomondista è sempre la stessa: "Sono qui da noi perché fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare!". Tutto il contrario, pagate gli italiani il giusto e ci sarebbe la fila di calabresi disoccupati per prendere il loro posto.

... [continua]


FORZA ISLANDA!

"La Costituzione islandese è basata sul principio fondamentale che il popolo è sovrano. E' responsabilità del presidente far sì che la volontà del popolo prevalga". L'affermazione è di Olafur Ragnar Grimsson, presidente dell'Islanda, che ha rifiutato di firmare la legge che prevede quattro miliardi di euro di compensazione al Regno Unito e all'Olanda, tra gli altri Paesi, per il fallimento della banca Landsbanki e la conseguente perdita dei depositi detti Icesave di clienti europei. Il prossimo 20 febbraio si terrà un referendum promosso da 60.000 islandesi. Toccherà ai cittadini decidere se ripianare il debito della banca attraverso le tasse. Quasi certamente gli islandesi voteranno no alla legge e si vedranno così negato l'ingresso nella UE per ritorsione. Gli islandesi affermano un principio: i cittadini non possono accollarsi il debito delle banche. Lo Stato è pubblico e la banca è un istituto privato. Forza Islanda!

... [continua]


Liste Civiche Incontro Nazionale
Il miglior commento

SCHIFANI E IL PARLAMENTO PULITO
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commento di Walter Valente (Voti: 72)

La mattina del 7 gennaio, carico di buoni propositi, tento di raggiungere il centro storico della mia città con l'obiettivo di esporre il tricolore che ha origine proprio qui a Reggio Emilia.
Per sottolineare il mio disaccordo con l'invito che il sindaco ha rivolto alla seconda carica dello Stato preparo un cartello di dimensioni ben visibili.
Nella via che conduce alla piazza del municipio un uomo in borghese con modi bruschi mi chiede di vedere il mio cartello. Subito mi rendo disponibile ma in pochi secondi otto poliziotti si avvicinano a me per verificare le mie intenzioni.
Come l'agente della Digos legge la parola Mafia sul cartello mi dice di rassegnarmi." Questo cartello è offensivo per la seconda carica dello Stato e non può essere esposto; mi dia un documento".
Chiedo che mi venga lasciato almeno un lato del cartello, niente da fare. Dopo una telefonata in questura mi viene concesso di spostarmi da li.
Cerco di raggiungere il centro solo con il tricolore in mano, vengo pregato da un secondo agente, questa volta solo, di non provare ad avvicinarmi alla piazza tanto non sarei riuscito a passare. Mi viene chiesto a che organizzazione appartengo; rispondo che non appartengo a nessuna organizzazione, voglio solo mostrare il mio dissenso esponendo Tricolore e Costituzione.
Raggiungo finalmente il centro privato del cartello e anche un pò spaventato.
Il mio cartello riportava su un lato:
" QUOUSQUE TANDEM ABUTERE SCHIFANI PATIENTIA NOSTRAM?" (Per quanto tempo puoi Schifani abusare della nostra pazienza?). Probabilmente gli agenti non conoscevano il latino e comunque è meglio non rischiare di dispiacere al caro Renato.
Sull'altro lato recitava "MAFIA, SIMPATIZZANTI DELLA MAFIA E CORRUZIONE DISONORANO IL NOSTRO TRICOLORE".
Sarò stato schedato? giudicate voi.

Lettere dalla Rete

IN CARCERE SI CONTINUA A MORIRE

di C. G.

2010. Anno nuovo, vita vecchia. Sempre la stessa. Tempo due giorni e l'osservatorio permanente sulle morti in carcere del 2010 già scrive un primo nome: Pierpaolo Cuillo che, sabato 2 gennaio, nel carcere di Altamura in provincia di Bari si è tolto la vita, asfissiandosi con il gas delle bombolette per cucinare, ipotesi che però deve essere ancora confermata.
Ma si fa finta di nulla: non se ne parla nemmeno nei titola di coda di quelli che hanno la pretesa di essere telegiornali. Di alcuni casi, poi, non si parla più; come quello di Stefano Cucchi. Parliamone noi allora: ora sappiamo di un medico che doveva tacere al pronto soccorso del carcere di Regina Coeli, il giorno in cui fu visitato Stefano Cucchi. Di quel medico, che sarebbe stato persino a costretto ad autosospendersi dal servizio, ha parlato il 21 dicembre Ignazio Marino, che ha rivelato un altro dettaglio inquietante a proposito di quel sanitario, che è già stato sentito dalla Commissione e ha già confermato di aver ricevuto le pressioni dai suoi vertici per autosospendersi dall'incarico: Marino ha fatto presente agli inquirenti che quando la commissione da lui presieduta aveva deciso di convocare il medico, l'amministrazione del carcere di Regina Coeli aveva risposto che questi era impossibilitato a presentarsi perché all'estero, addirittura in viaggio di nozze. In re!
altà, in pochi giorni i parlamentari della Commissione accertarono che il medico era in Italia e riuscirono a raccogliere la sua deposizione. Attualmente sono indagate nove persone, tra agenti penitenziari accusati del pestaggio e medici del Sandro Pertini che non avrebbero posto in essere tutti gli accorgimenti sanitari per evitare la tragedia.
E non è finita, purtroppo, qui. Il centro studi "Ristretti orizzonti ", che da anni si occupa della questione carceraria con precisione e competenza, presenta un quadro da dittatura sudamericana. «Morti per "infarto" con la testa spaccata, per "suicidio" con ematomi e contusioni in varie parti del corpo. Quello che non è possibile vedere, ma a volte emerge dalle perizie mediche (quando vengono disposte e poi è dato conoscerne l'esito), sono costole spezzate, milze e fegati "spappolati", lesioni ed emorragie interne. Questo è quanto emerge dalle cronache, dalle perizie, dalle fotografie (quando ci arrivano) e questo è quanto ci limitiamo a testimoniare». Un rapporto mette insieme trenta casi di morti dalle dubbie circostanze avvenuti dal 2002 a oggi.
Alcuni esempi? Si va da Stefano Guidotti, 32 anni, trovato impiccato alle sbarre del bagno ma col volto ricoperto escoriazioni e una serie di macchie di sangue sul pavimento, a Kolica Andon, 30 anni, albanese, che si uccide dopo 35 giorni di sciopero della fame. «Preferisco morire», aveva detto, «piuttosto che restare qui dentro da innocente». Da Mauro Fedele, detenuto nel carcere di Cuneo, al quale viene diagnosticata la morte per "arresto cardiocircolatorio" mentre suo padre denuncia un «corpo di pieno di lividi, con la testa fasciata e segni blu su collo, sul petto, sui fianchi e all'interno delle cosce, sia a destra sia a sinistra», a Marco De Simone, con problemi psichici, che viene dichiarato "incompatibile con il regime carcerario" ma viene ugualmente detenuto e si impicca 48 ore dopo essere arrivato a Rebibbia. Poi c'è Marcello Lonzi, ufficialmente morto "per collasso cardiaco", le cui foto raccontano di un corpo inequivocabilmente martoriato di lividi. Stessa sorte di Habteab Eyasu, 36 anni, eritreo, che si uccide impiccandosi in una cella di isolamento della Casa Circondariale di Civitavecchia. Le foto mostrano una ferita in fronte e una grande macchia di sangue dietro la nuca. C'è Manuel Eliantonio, 22 anni, che scriveva: «Cara mamma, qui mi ammazzano di botte almeno una volta la settimana e mi riempiono di psicofarmaci…». Lo trovano morto in un bagno del carcere di Marassi, a Genova, con il volto coperto di ecchimosi.
In alcuni di questi casi il dramma ha persino dei risvolti paradossali e a dir poco assurdi, come nel caso di Gianluca Frani, 31 anni, che si sarebbe suicidato impiccandosi a un tubo dello scarico del water, nel carcere di Bari. Piccolo dettaglio: Frani era paraplegico e semiparalizzato. Oppure il caso di Sotaj Satoj, 40 anni, albanese, che muore nel reparto Rianimazione dell'Ospedale di Lecce dopo tre mesi di sciopero della fame. Dopo la sua morte, gli agenti continuarono a piantonarlo per ore: credevano stesse fingendo, per tentare la fuga.
Arthur Schopenhauer diceva: "la malvagità, si dice, la si sconta nell'altro mondo; ma la stupidità in questo"; forse le due cose, malvagità e stupidità non sono poi così distanti, e c'è chi le rappresenta bene. Con tutto il rispetto. Per le forze dell'ordine? No. Rispetto per chi, con molta probabilità, è loro stessa vittima.


PRIMADINOI.IT VUOLE RESISTERE

di primadinoi (blog)

Se fossimo in un Paese normale un quotidiano di successo e conosciutissimo, come è questo, non solo non avrebbe alcun problema di sopravvivenza ma riuscirebbe a dare un lavoro sicuro a qualche decina di persone. Invece, ci troviamo nel Paese dove è ormai normale per i politici "segnalare" agli imprenditori persone che diventano merce di scambio, dove il prezzo da pagare è l'annullamento dei diritti fondamentali e dell'interesse pubblico.
Se è normale tutto questo lo è anche "invitare" gli stessi sedicenti imprenditori ad aiutare un "giornale amico" e a non avere rapporti con quell'altro che è invece "nemico", solo perchè dice la verità, scomoda ma pur sempre verità.
Un meccanismo illegale (che abbiamo più volte denunciato) che in un sistema di corruzione spinto come quello in cui siamo costretti a vivere non è nemmeno il peggiore degli aspetti.
Incide pesantemente però su quello che i teorici economisti chiamano "il libero mercato" il quale diventa così il primo schiavo, inquinato dai conflitti e vessato. Dove c'è sempre più spazio per i giornali delle marchette e meno per gli altri forse un pò più utili.
Abbiamo deciso di sfruttare le nuove logiche legate al Web per aggirare il fattore "ambientale" e consegnare chiaramente e direttamente il futuro di questo quotidiano nelle vostre mani, nelle mani di chi da anni legge, si indigna, si meraviglia, scopre e magari ci critica.
I contenuti del giornale rimarranno gratis e consultabili da tutti perchè crediamo fortemente nella gratuità di internet e della libera circolazione delle informazioni.
Dopo quattro anni di storia, battaglie e sacrifici la palla passa a voi, a voi la possibilità di scrivere il futuro di questo quotidiano e decidere se c'è ancora spazio per noi.
A voi sta decidere se davvero si ha voglia di guardare dritto negli occhi il vero Abruzzo.
Grazie fin da ora per quanto farete.


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