mercoledì 19 maggio 2010

[ZI100519] Il mondo visto da Roma

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Il mondo visto da Roma

Servizio quotidiano - 19 maggio 2010

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Santa Sede


Benedetto XVI: il messaggio di Fatima insegna a sperare in Dio
Catechesi all'Udienza generale del mercoledì
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 19 maggio 2010 (ZENIT.org).- Il messaggio che viene da Fatima è un messaggio “consolante”, non di paura, che parla di speranza in Dio. Di una speranza che va oltre gli orrori della storia. E' quanto ha detto questo mercoledì Benedetto XVI nel ripercorre, in occasione dell’Udienza generale del mercoledì in Piazza San Pietro, le tappe salienti del suo recente viaggio apostolico in Portogallo.

Parlando di fronte a circa 30 mila persone il Papa ha spiegato che quello affidato dalla Madonna ai tre pastorelli “è un messaggio incentrato sulla preghiera, sulla penitenza e sulla conversione, che si proietta oltre le minacce, i pericoli e gli orrori della storia, per invitare l’uomo ad avere fiducia nell’azione di Dio, a coltivare la grande Speranza, a fare esperienza della grazia del Signore per innamorarsi di Lui, fonte dell’amore e della pace”.
 
 “Un’esperienza toccante e ricca di doni spirituali” così ha descritto il Pontefice il suo viaggio in Portogallo, durante il quale, ha confessato, si è “sentito spiritualmente sostenuto” da Giovanni Paolo II, che per ben tre volte si è recato a Fatima, per ringraziare la Vergine dopo l’attentato del tredici maggio in piazza San Pietro.

Benedetto XVI ha detto di essersi fatto “pellegrino con i pellegrini” e di aver affidato alla Vergine le gioie e le sofferenze del mondo, come pure la vita dei sacerdoti.

“In questa nobile Terra – ha continuato il Santo Padre –, come in ogni altro Paese segnato profondamente dal cristianesimo, è possibile costruire un futuro di fraterna intesa e di collaborazione con le altre istanze culturali, aprendosi reciprocamente ad un dialogo sincero e rispettoso”.

Al termine delle sintesi nelle diverse lingue della sua catechesi, Benedetto XVI ha ricordato ai fedeli l’attuale periodo liturgico della Chiesa, caratterizzato dalla Novena della Pentecoste.

Successivamente ha rivolto ai giovani l'invito “ad essere docili all'azione dello Spirito Santo”; parlando ai malati li ha incoraggiati ad accoglierlo come Consolatore che li “aiuti a trasformare la sofferenza in offerta gradita a Dio per il bene dei fratelli”; mentre ai novelli sposi, ha auspicato che la vita di ogni famiglia “sia sempre alimentata dal fuoco dello Spirito, che è l'Amore stesso di Dio”.

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L'Eucaristia, fonte di rinnovamento spirituale, afferma il Papa
Pubblicata la sua lettera al legato pontificio al Congresso Eucaristico di Toledo

TOLEDO, mercoledì, 19 maggio 2010 (ZENIT.org).- Benedetto XVI prega affinché il X Congresso Eucaristico Nazionale di Spagna, che si celebrerà a Toledo dal 27 al 30 maggio, promuova un rinnovamento spirituale.

Lo indica nella lettera che ha indirizzato al legato pontificio per le celebrazioni, il Cardinale Angelo Sodano, datata 21 aprile e pubblicata questo mercoledì dalla Sala Stampa della Santa Sede.

“Offriamo preghiere affinché, alimentati con il pane divino, si rinnovino le anime e gli spiriti e si arricchiscano di pietà”, afferma il Pontefice nel testo, scritto in latino com'è d'uso per questo tipo di documenti.

Benedetto XVI sottolinea che “in pieno Anno Sacerdotale e Anno Giubilare Compostelano il Popolo di Dio si vede colmato di grazie celesti e di commemorazioni salvifiche con cui, sostenuto, può svolgere la sua missione nelle occupazioni quotidiane che devono essere compiute con forza e diligenza”.

Il Congresso Eucaristico Nazionale è organizzato dall'Arcidiocesi di Toledo in collaborazione con la Conferenza Episcopale Spagnola (CEE).

Ha l'obiettivo di approfondire la conoscenza dell'Eucaristia, rivitalizzare la celebrazione e l'adorazione eucaristica e vivere l'Eucaristia come segno di carità.

Nella sua lettera al Cardinal Sodano, il Papa sottolinea sul valore dell'Eucaristia: “Crediamo fermamente che tutti i beni fluiscano, come da una fonte, dal Signore stesso”.

“I fedeli, che si avvicinano a lui in piena fiducia, si riempiono di grazia e si arricchiscono copiosamente con i suoi doni celestiali”, aggiunge.

Nel testo, il Pontefice si riferisce al porporato come alla “persona idonea per esercitare questo ministero e svolgerlo in modo mirabile”, “per la tua dignità e il posto di spicco che occupi tra i Padri del Collegio Cardinalizio”.

Allo stesso modo, chiede “di trasmettere a tutti un caloroso saluto e di impartire, a mio nome, a tutti i partecipanti a questo avvenimento la nostra Benedizione Apostolica, di modo che sia annuncio di grazie divine e stimolo di rinnovamento spirituale”.

Il X Congresso Eucaristico Nazionale di Spagna ha come tema “Mi avvicinerò all'altare di Dio, la gioia della mia giovinezza”, e fa parte del Piano Pastorale della CEE 2006-2010, intitolato “Io sono il pane della vita (Gv 6,35). Vivere l'Eucaristia”.

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Il Papa benedirà la statua restaurata della Madonnina di Monte Mario
E visiterà il Monastero domenicano di Santa Maria del Rosario

CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 19 maggio 2010 (ZENIT.org).- Benedetto XVI benedirà il 24 giugno la statua restaurata della Madonnina di Monte Mario, ha reso noto questo mercoledì un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede.

La grande statua della Madonna, di 9 metri di altezza, in rame, dorata, era crollata dal suo piedistallo, alto 19 metri, in seguito a un forte temporale con vento violento il 12 ottobre scorso.

“L’evento del crollo ha provocato un vasto moto di affetto e di devozione da parte di autorità e di popolo della Capitale con la richiesta di rivedere quanto prima la Madonnina benedicente al suo posto”, spiega la nota vaticana.

“Lo stesso Benedetto XVI, in un messaggio al Superiore Generale degli Orionini, aveva auspicato 'che la statua venga quanto prima ricollocata a devozione di tutti i romani'”.

Il Papa si recherà alle 10.30 al Centro “Don Orione” per sostare in preghiera e benedire la statua di Maria “Salus populi romani”, che è stata ricollocata sulla torre.

In seguito “incontrerà la Comunità delle Monache di clausura Domenicane del Monastero di Santa Maria del Rosario in Via Cadlolo”.

Nel monastero sono custodite l’antica icona della Vergine Hagiosorritissa, detta Madonna di San Luca (sec. VII), e preziose reliquie di San Domenico, di Santa Caterina da Siena e altri santi e sante domenicani.

“Il breve pellegrinaggio del Santo Padre, con la benedizione della Madonnina restaurata, assume un grande significato religioso e civile per tutta la città, essendo la statua memoria di eventi storici incisi nella coscienza popolare”, sottolinea la nota vaticana.

La visita di Benedetto XVI a Monte Mario coinciderà anche con la “Festa del Papa”, che la Famiglia Orionina promuove ogni anno in tutto il mondo, seguendo la tradizione iniziata da San Luigi Orione.

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Benedetto XVI riceverà Zapatero in Vaticano il 10 giugno
In occasione della presidenza spagnola dell'Unione Europea

ROMA, mercoledì, 19 maggio 2010 (ZENIT.org).- Il presidente del Governo spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero, sarà ricevuto il 10 giugno in Vaticano, secondo quanto ha confermato a ZENIT questo mercoledì mattina l'Ambasciata di Spagna a Roma.

L'Ambasciata precisa che Zapatero andrà solo in Vaticano.

La visita si inserisce nel contesto della presidenza spagnola dell'Unione Europea, che si concluderà il 1° giugno.

Dal 16 al 21 agosto 2011 il Papa è atteso a Madrid per la Giornata Mondiale della Gioventù.

Quello del 10 giugno sarà il secondo incontro tra il presidente del Governo spagnolo e Benedetto XVI, dopo quello a Valencia, nel Palazzo episcopale, in occasione della vista del Pontefice nel luglio 2006 per l'Incontro Mondiale delle Famiglie.

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Mons. Giovanni Santucci, nuovo Vescovo di Massa Carrara-Pontremoli
Sostituisce mons. Eugenio Binini

CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 19 maggio 2010 (ZENIT.org).- Papa Benedetto XVI ha nominato Vescovo di Massa Carrara-Pontremoli monsignor Giovanni Santucci, finora Vescovo di Massa Marittima-Piombino.

Lo rende noto un comunicato diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede questo mercoledì, nel quale si spiega che il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi presentata da monsignor Eugenio Binini in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Monsignor Giovanni Santucci è nato a Pietrasanta, nell'Arcidiocesi di Pisa e in provincia di Lucca, il 14 maggio 1949.

Si è formato nel Seminario Minore e in quello Maggiore dell’Arcidiocesi di Pisa ed è stato ordinato sacerdote il 28 giugno 1974.

Dopo l'ordinazione sacerdotale, ha frequentato lo Studio Teologico Domenicano di Bologna.

Nel suo ministero ha svolto vari incarichi: dal 1974 al 1981, è stato Vicario parrocchiale del Duomo di Pontedera; dal 1981 al 1989, Parroco di Maria Ausiliatrice a Marina di Pisa; dal 1986 al 1999, membro del Consiglio degli Affari Economici della Diocesi; dal 1987 al 1995, Rettore del Seminario Arcivescovile; dal 1989 al 1999, Canonico della Chiesa Primaziale; dal 1995 al 1999, parroco della Propositura di San Martino a Pietrasanta; dal 1998 al 1999, parroco della Parrocchia del SS. mo Salvatore a Pietrasanta.

È stato membro del Consiglio Presbiterale e del Collegio dei Consultori, e Vicario foraneo di entrambi i Vicariati della Versilia storica.

Eletto alla sede di Massa Marittima-Piombino il 28 ottobre 1999, è stato ordinato Vescovo il 5 dicembre 1999.

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Notizie dal mondo


Portogallo: il Presidente firma la legge sulle unioni omosessuali
E' un "passo indietro", lamentano i Vescovi

LISBONA, mercoledì, 19 maggio 2010 (ZENIT.org).- Il Presidente del Portogallo, Aníbal Cavaco Silva, ha firmato la legge che legalizza le unioni tra omosessuali approvata dal Parlamento l'11 febbraio scorso.

Per i Vescovi del Portogallo, si tratta di un “passo indietro” che “mina la costruzione della coesione sociale”, come spiega un comunicato del portavoce della Conferenza Episcopale, padre Manuel Morujão.

Padre Morujão ricorda le parole pronunciate da Benedetto XVI il 13 maggio a Fatima, esortando le iniziative dei rappresentanti delle organizzazioni cattoliche impegnate nell'ambito sociale per “tutelare i valori essenziali e primari della vita, dal suo concepimento, e della famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile tra un uomo e una donna”, fondamentali per la costruzione del bene comune.

“Vista la grave crisi che sta vivendo il Paese e le sfide complesse che dobbiamo affrontare, si dovrebbe promuovere l'unità tra i portoghesi, e non la divisione”, segnala il testo.

Il comunicato termina quindi chiedendo “una strategia di impegno e non di rottura”.

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In Oceania segni di "fede, speranza e amore"
Messaggio dei Vescovi del continente a Benedetto XVI

ROMA, mercoledì, 19 maggio 2010 (ZENIT.org).- Nonostante le sfide che l'Oceania si trova a dover affrontare, ci sono molti segni di “vibrante fede, speranza e amore”.

Lo dichiarano in un messaggio inviato a Benedetto XVI i Vescovi della Federazione delle Conferenze Episcopali dell’Oceania (FCBO), che dal 10 al 14 maggio hanno celebrato a Sydney (Australia) la loro assemblea sul tema “Walking his way, bearing his fruit, living his life” (“Camminare sulla sua via, portare i suoi frutti, vivere la sua vita”).

“Affrontiamo molte sfide nelle nostre Diocesi e nelle nostre rispettive Nazioni: tensioni politiche e difficoltà economiche in alcune, la diffusione di una mentalità secolarizzata, che cerca di escludere il cristianesimo in altre. Ma notiamo molti segni positivi di vibrante fede, speranza e amore”, spiegano i Vescovi nel Messaggio, come riferisce Fides.

All’assemblea, che si tiene ogni 4 anni, hanno partecipato oltre 90 presuli provenienti da 17 Nazioni. Durante i lavori, è stato eletto come nuovo presidente della Federazione monsignor John Dew, Arcivescovo di Wellington (Nuova Zelanda), che sostituisce monsignor Peter Ingham, Vescovo di Wollongong (Australia).

Intervistato da Fides, monsignor Ingham ha affermato che l'incontro è stato “molto proficuo” e “ha dato modo di costruire buoni rapporti di comunione fra i Vescovi delle diverse Conferenze”.

“Abbiamo cercato di fornire a tutti i partecipanti un’occasione di crescita professionale, con la presenza di biblisti, e fornendo suggerimenti spirituali, teologici e pastorali, sugli argomenti emersi dagli ultimi due Sinodi dei Vescovi”.

Il tema centrale del dibattito, ha rivelato, è stato quello della comunione, “che è sempre necessario coltivare a tutti i livelli ed è la base del nostro ministero episcopale”.

“Nei forum previsti, abbiamo poi avuto modo di condividere gioie, dolori e speranze”, ha aggiunto. “L’impostazione generale è quella di voler condividere le risorse, umane e professionali, di cui le singole Conferenze dispongono”.

Il presule ha quindi riferito le sfide più importanti che affronta la Chiesa in Oceania, sottolineando in primo luogo “l’emergere di una mentalità secolarizzata che vuole escludere la religione dalla vita pubblica”.

In altre aree, ha aggiunto, “ci si confronta con instabilità politica, corruzione nei Governi, serie difficoltà economiche”.

Ricordando che “il crollo delle certezze e dei valori morali tradizionali crea un vuoto”, perché “il 'vecchio' non c’è più, ma il 'nuovo' non emerge ancora”, il Vescovo Ingham ha constatato che questa situazione è “una grande opportunità per la Chiesa per riproporre il messaggio di Cristo” e “assegna anche una grande responsabilità nell’evangelizzare”.

“Inoltre occorre affrontare a livello pastorale i problemi della povertà e della diffusione dell’Aids, che chiedono risposte urgenti e concrete”, ha concluso.

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Italia


L'inatteso pontificato di Giovanni Paolo II
Realismo e profezia del giovane Wojtyla
di Mariaelena Finessi


ROMA, mercoledì, 19 maggio 2010 (ZENIT.org).- «Personalmente ricordo la mia totale sorpresa, ma anche la mia gioia per questo “colpo d’ala”». Il cardinale Camillo Ruini, presidente del Comitato per il Progetto culturale della Conferenza episcopale italiana, ripesca nella memoria lo stupore provato, 32 anni fa, alla notizia dell'elezione di Karol Wojtyla al soglio pontificio. L'intervento del porporato, che dal 1991 al 2008 è stato vicario del Papa per la diocesi di Roma, si inserisce nella tavola rotonda organizzata il 18 maggio nell’ambito dell’incontro del Centro universitario Cattolico (Cuc) su "L’inatteso pontificato di Giovanni Paolo II". Ospiti della Lumsa, a Roma, anche lo storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi e il giornalista Arrigo Levi.

Sacerdote a Reggio Emilia-Guastalla, in quel lontano 1978, Ruini avrebbe avuto una «conoscenza personale del Papa» solo a partire dal Convegno di Loreto del 1985, ritenuto il momento d’inizio della svolta nella Chiesa italiana. Una svolta che, a dire il vero, il porporato sostiene essere iniziata prima, per volontà dello stesso Wojtyla. «Il motivo e lo scopo di questo impegno erano profondi ma anche semplici. Man mano che aumentava la sua conoscenza della situazione dell’Italia e della Chiesa italiana – spiega -, il Pontefice poteva scoprire, o comunque meglio percepire, la presenza di un convincimento diffuso», anche se spesso sottaciuto. E cioè la convinzione «che il processo di secolarizzazione fosse irreversibile e che l’unica strategia pastorale, culturale e politica che avesse speranza di ottenere risultati non effimeri fosse quella di non contrastare tale processo, bensì di accompagnarlo e, per così dire, di “evangelizzarlo”, evitando che esso degenerasse in un “secolarismo” ostile alla fede cristiana».

Convinto «che la secolarizzazione non fosse il destino inevitabile della modernità», Giovanni Paolo II riteneva, anzi, che il suo punto culminante fosse ormai alle nostre spalle e che il grande compito della Chiesa di oggi fosse «l’evangelizzazione intesa in senso forte e pieno, come capacità di portare Cristo al centro della vita e della cultura e quindi anche del divenire della storia». La Chiesa perciò doveva «prendersi cura dell’uomo, nel concreto della sua esistenza e delle sue situazioni» senza tuttavia ripudiare «le proprie ricchezze tradizionali e anche devozionali».

E «grande sorpresa» è stata quella che provò anche monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei, per la scelta di un Papa il cui «amore per la Chiesa è stato tale che egli non ha esitato a scandalizzare molti col chiedere perdono per le sue rughe ». Nel suo «non abbiate paura», sta del resto la chiave per leggere un Pontefice che «non si è stancato di ripetere quanto sterile e fuorviante sia il tentativo di voler escludere il Cristo dalla storia. La pretesa di costruire senza di lui la città dell’uomo è stata la torre di Babele dell’ideologia comunista», ma «anche il capitalismo, ai suoi occhi, si rivelava incapace di garantire il bene comune».

Seppe guardare lontano, con profezia, oltre il presente. «Un Papa itinerante», ricorda Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa. Andato realmente ovunque e che conosceva moltissime lingue. Eppure, «se anche sapesse parlare le lingue – monsignor Crociata cita, parafrasandola, la lettera di Paolo ai Corinzi -, senza la carità sarebbe nulla». Parole e alfabeti, quelli coniati da Wojtyla di cui «si dovrà scrivere un dizionario per i viandanti smarriti nei deserti esistenziali».

«Da ebreo miscredente – a parlare è Arrigo Levi - posso dire che forse l'unica occasione in cui ho pianto, tenendo mia moglie per mano, è quando ho visto Wojtyla a Gerusalemme», chiedere perdono al popolo ebraico. «Era una svolta della storia». Tanto più che l'arrivo del Papa polacco – fatto che forse sfuggiva agli stessi cardinali che lo elessero - «rappresentò il principio della fine dell'Unione Sovietica». E la storia, infatti - come sostiene Andrea Riccardi, ricostruendo il Conclave che lo portò sul trono di Pietro - ha un debito nei confronti di Giovanni Paolo II. Anzi, «credo che la storia sia il vero monumento che noi possiamo fare a Karol Wojtyla»

Di lui si è detto che fosse troppo conservatore o, al contrario, troppo progressista. Un dilemma, quello della sua identità cattolica, che Giovanni Paolo II si assunse personalmente la responsabilità di interpretare, coniugando la novità con la tradizione. «Egli - conclude Riccardi – mise in crisi la categoria del cattolico modellata sulla politica». Era, più semplicemente, «l'uomo del post Concilio», che ha accompagnato la Chiesa verso una nuova centralità dell’individuo.

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Hanno ottenuto un figlio pregando padre Clemente

di padre Piero Gheddo*

ROMA, mercoledì, 19 maggio 2010 (ZENIT.org).- Il 16 maggio scorso si è svolto nella casa del Pime a Mascalucia (Catania) un incontro tra circa 160 partecipanti all’associazione “Famiglie missionarie Aquila e Priscilla”, nata tre anni fa per iniziativa di padre Adriano Cadei  e padre Bruno Piccolo, centrata sulla figura del Venerabile padre Clemente Vismara (1897-1988), per 65 anni missionario in Birmania, la cui beatificazione è prevista nei prossimi anni.

Clemente è invocato “Protettore dei bambini” perché ha sempre raccolto nella sua missione di Mong-Lin e poi Mong-Ping, nella diocesi di Kengtung fra le tribù dei monti birmani, migliaia di bambini e bambine allevandoli con l’aiuto delle suore di Maria Bambina fino all’età del matrimonio e dando loro istruzione, un mestiere ed educandoli alla fede e alla vita cristiana. Viveva con 200-250 orfani, bambini abbandonati, handicappati, figli di lebbrosi o di fumatori d’oppio, gemelli condannati all’eliminazione. Dalla sua cura dei piccoli sono  venuti fra l’altro una decina di sacerdoti e molte più suore, oltre a molti professionisti e personalità della società civile.

L’incontro del 16 maggio è iniziato al mattino con la mia conferenza su “Come padre Clemente educava i suoi ragazzi”, cioè i suoi criteri educativi che possono insegnare molto alle famiglie e alle scuole italiane oggi; e le testimonianze di cinque coppie di giovani sposi che hanno ottenuto il loro primo figlio pregando padre Clemente, mentre non riuscivano ad ottenerlo in altro modo. Infine la proiezione di un “diaporama” (diapositive musicate e commentate)  sul viaggio in Birmania di padre Adriano Cadei, anche lui missionario in Birmania  (ora a Mascalucia), e del dott. Sebastiano Percolla che assieme alla moglie Concetta ed alla figlia Roberta hanno ripercorso i luoghi in cui è vissuto padre Clemente . Dopo il pranzo in comune, alle 16  la Santa Messa solenne con omelia sull’Ascensione di Gesù e la preghiera comunitaria per tutti i bambini delle famiglie che partecipano ad “Aquila e Priscilla”, con l’elenco dei loro nomi, i cui genitori hanno chiesto di ricordarli al Signore.

Il fatto che merita di essere segnalato è che la devozione a padre Clemente, diffusa da “Aquila e Priscilla” anche con il loro bollettino mensile (omonimo) inviato da tre anni on-line specialmente alle famiglie, ha portato ad una moltiplicazione delle preghiere per i bambini. Commoventi le testimonianze portate all’incontro di Mascalucia da cinque giovani coppie che hanno ottenuto il loro primo figlio attraverso la preghiera in comune fra marito e moglie a padre Clemente. E hanno portato con sé i piccoli, mentre altri sono già in arrivo. Una signora ha detto fra le lacrime, ed è stata molto applaudita, che era incinta e i medici le consigliavano di abortire perché il bambino non poteva nascere bene. Lei e il marito l’hanno voluto ad ogni costo e oggi hanno un bel bambino che è la gioia di tutta la famiglia. Un’altra signora dice: “Avevo già 45 anni quando donai una foto di padre Clemente ad una mia conoscente che non era riuscita ad avere una gravidanza. Ne tenni una per me e pregavo per lei affinché fosse esaudito il suo desiderio. Dopo qualche mese ho avvertito che qualcosa cambiava in me. Ho pensato: è la menopausa che arriva. Ho fatto gli esami e quasi non credevo quando mi dicono: lei è incinta! Il bambino è nato bene e non sappiamo come ringraziare il Signore che ce l’ha dato. Anche la mia conoscente ebbe la grazia della gravidanza e della maternità”.  

Le famiglie che hanno ottenuto il loro figlio pregando padre Clemente sono molto più numerose. Di due altre non presenti sono state lette le testimonianze scritte.  Le famiglie presenti a Mascalucia hanno pregato affinché padre Clemente Vismara venga presto proclamato beato e presentato a tutta la Chiesa come un missionario modello e protettore dei bambini.   



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*Padre Piero Gheddo (www.gheddopiero.it), già direttore di Mondo e Missione e di Italia Missionaria, è stato tra i fondatori della Emi (1955), di Mani Tese (1973) e Asia News (1986). Da Missionario ha viaggiato nelle missioni di ogni continente scrivendo oltre 80 libri. Ha diretto a Roma l'Ufficio storico del Pime e postulatore di cause di canonizzazione. Oggi risiede a Milano.

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La cultura, un punto in comune per il dialogo con gli ortodossi
Iniziano le Giornate di cultura e spiritualità russa in Vaticano

di Carmen Elena Villa

CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 19 maggio 2010 (ZENIT.org).- La cultura, l'arte e la musica sono diventati elementi indispensabili per il dialogo tra cattolici e ortodossi.

Attraverso la musica “possiamo dire qualcosa che non si può dire con termini diplomatici o politici”, ha detto l'Arcivescovo ortodosso Hilarion di Volokolamsk, presidente del Dipartimento per le Relazioni Esterne del Patriarcato di Mosca.

Il presule è intervenuto a un incontro con i giornalisti che ha avuto luogo questo mercoledì mattina nella sede del Pontificio Consiglio della Cultura a proposito delle Giornate di cultura e spiritualità russa in Vaticano, in svolgimento fino a questo giovedì.

L'evento è promosso dal Patriarcato di Mosca, dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e dal Pontificio Consiglio della Cultura.

“E' possibile vivere questo dialogo a diversi livelli, anche nelle persone semplici”, ha detto l'Arcivescovo.

“E' cresciuta infatti la coscienza tra cattolici e ortodossi di non essere in competizione ma alleati”, ha spiegato. Le rivalità del passato “dovrebbero restare lì, nel passato”.

Ha quindi segnalato le nuove sfide che bisogna affrontare in questo dialogo tra cattolici e ortodossi, come “la decristianizzazione dei nostri Paesi”. “Abbiamo un campo cargo, e questa coscienza darà una collaborazione maggiore”.

Nuovi tempi che esigono un dialogo aperto

Il Vescovo Hilarion ha sottolineato che i cambiamenti culturali esigono sempre più un dialogo aperto tra cattolici e ortodossi: “Oggi ci sono tanti matrimoni misti. Speso incontriamo una persona ortodossa insieme a un'altra cattolica”.

“Tutta la cultura russa è fondata su un mondo cristiano”, ha ricordato l'Arcivescovo. “Quando tutte le attività erano proibite, la cultura ci portava avanti”.

“Anche la musica spirituale russa si fa molto sentire nella liturgia cattolica, per non parlare di quante persone leggono Dostojevski e altri autori”.

L'attuale pontificato

Hilarion di Volokolamsk ha ricordato che in vari settori della Chiesa ortodossa “è stata accolta in modo positivo l'elezione di Benedetto XVI”, soprattutto per “la sua posizione nelle questioni morali”, e ha assicurato che da parte degli ortodossi “c’è un impegno per osservare e promuovere i valori tradizionali”.

Quanto ai temi teologici del dialogo tra ortodossi e cattolici, ha segnalato che “durerà molti anni e non possiamo compromettere la collaborazione in altri campi”.

“Ogni tappa del dialogo finisce con un testo in cui i cattolici e gli ortodossi dicono qualcosa insieme. L'importante è che sia recepito non solo dai teologi, ma anche dai fedeli”.

Superare le differenze

“Non dobbiamo ripetere gli sbagli del passato. E' importante che i risultati del nostro lavoro possano essere recepiti”, ha proseguito l'Arcivescovo.

Dal canto suo, il Cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ha dichiarato che questa iniziativa è un'opportunità per “approfondire una nuova dimensione dei nostri rapporti ecumenici stessi”.

“La triste millenaria separazione tra l'Oriente e l'Occidente non è causata solo da differenze teologiche, neppure solo da conflitti politici, ma soprattutto da un allontanamento, un estraniamento ed una alienazione culturale, che oggi, nel segno dell'integrazione tra Europa Orientale ed Occidentale”, ha aggiunto il porporato.

Una distanza che “dobbiamo superare” non nel senso di un livellamento, “ma nel senso di un reciproco arricchimento, in una comunione senza fusione o assorbimento”.

La comunione può essere “una forte testimonianza comune della ricchezza della cultura europea e delle sue radici cristiane, oggi, purtroppo, spesso dimenticate oppure negate e rifiutate”.

Attività

Nel contesto di queste Giornate si realizzerà un'esposizione fotografica nella parrocchia ortodossa russa di Santa Caterina dal titolo “La chiesa ortodossa russa oggi”, con fotografie di Vladimir Chodakov.

Ci sarà anche un simposio sul tema “Ortodossi e cattolici in Europa oggi. Le radici cristiane e il comune patrimonio culturale di Oriente e Occidente”, con l'intervento del Cardinale Kasper, di monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, Pavel Lungin, Andrea Riccardi e Boris Ananiev.

Questo giovedì, alle 18.00 nell'Aula Paolo VI, si svolgerà in onore di Papa Benedetto XVI un concerto dell'Orchestra Nazionale Russa, del Coro Sinodale di Mosca e della Cappella di Corni russa.

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Segnalazioni


"I Venerdì di Propaganda": la Madonna in Michelangelo
Il 21 maggio prossimo alla Libreria Internazionale Paolo VI di Roma
ROMA, mercoledì, 19 maggio 2010 (ZENIT.org).- Venerdì 21 maggio prossimo alle ore 17.30 nell'ambito de "I Venerdì di Propaganda: temi e autori", presso la Libreria Internazionale Paolo VI in via di Propaganda 4 a Roma, verrà presentato il nuovo volume di padre Stefano De Fiores "La Madonna in Michelangelo. Nuova interpretazione teologico-culturale" (LEV).

Dopo aver contestualizzato la produzione mariana del Genio di Caprese nell'orizzonte dell'umanesimo e rinascimento, l'autore offre due autentiche e inedite scoperte: l'interpretazione femminista ante litteram, data da Michelangelo agli antenati dipinti nella volta della Sistina, e la nuova interpretazione del cambiamento operato dall'artista nella Madonna del Giudizio universale: da una Madre che intercede a una fedele discepola che riflette l'atteggiamento del Figlio.

Tre personaggi della cultura e dell'interpretazione artistica si sono fatti garanti della serietà dell'opera di De Fiores, come il direttore generale del Ministero dei beni culturali, il dott. Maurizio Fallace, e il Direttore dei Musei Vaticani, il prof. Antonio Paolucci.

In merito al libro l'Arcivescovo Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio per la cultura ha scritto: «Certo è che Michelangelo - come ben osserva De Fiores - non si accontenta di loro e, accanto ai 40 antenati maschi, introduce ben 27 donne ad essi collegate nelle Sacre Scritture, rivelando una "novità rivoluzionaria pro muliere", destinata a far risplendere quell'unicum assoluto che è Maria posta nel cuore della parete centrale, ossia nell'affresco supremo».

Padre Stefano De Fiores è considerato uno dei rappresentanti più qualificati della mariologia contemporanea. Ordinario emerito di Mariologia Sistematica alla Pontificia Università Gregoriana, insegna varie discipline mariologiche alla Pontificia Facoltà Teologica Marianum.

Conta al suo attivo l'organizzazione di  20 convegni mariani nazionali e di 26 Colloqui internazionali di mariologia. È socio fondatore e presidente dell'Associazione mariologica interdisciplinare italiana. Ha al suo attivo 36 opere mariologiche e "La Madonna in Michelangelo" è la prima opera che pubblica con la Libreria Editrice Vaticana.

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Interviste


Pierina de Micheli, 48 anni per diventare beata
La suora fece coniare la miracolosa medaglia con il volto santo di Gesù

di Mariaelena Finessi


ROMA, mercoledì, 19 maggio 2010 (ZENIT.org).- Pierina de Micheli, suora milanese ma romana d’adozione, verrà elevata all’onore degli altari domenica 30 maggio, presso Santa Maria Maggiore a Roma.

«È la prima volta che una beatificazione avviene in questa basilica», racconta emozionata suor Nora Antonelli, Superiora generale delle Figlie dell'Immacolata Concezione di Buenos Aires. «Siamo felici che sia stata accolta la nostra richiesta».

A presiedere la celebrazione ci sarà monsignor Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei Santi. Mistica, madre Pierina dedicò tutta la vita a diffondere il culto del volto di Cristo e, al tempo stesso, a lottare contro Satana. Delle vere e proprie sfide, annotate nel diario personale ritrovato dalle consorelle nella cella del convento dopo la sua morte, nel 1945.

Don Fabrizio Poloni, delegato vescovile per le Cause dei Santi della Diocesi di Novara, racconta che - ancora adolescente – la suora ebbe delle manifestazioni ultraterrene. Come quella volta in cui, poco più che bambina, le parve di sentire la voce di Gesù che le chiedeva «Nessuno mi dà un bacio d'amore in volto per riparare il bacio di Giuda?».

La piccola promise che avrebbe provveduto lei a quel bacio: nacque forse allora il suo sofferto sentimento religioso. Tant'è – come ricordano i biografi Mariella Scatena e Piersandro Vanzan - che la giovane pregava addirittura la Madonna delle Grazie «perché "non voleva la vocazione" e anzi aveva fatto dire una novena "per perderla"».

Eppure, è a madre Pierina che si deve la diffusione dell’immagine del volto di Cristo, fatta coniare in una medaglia, diffusa soprattutto in America Latina, dove sono presenti le religiose. Quello stesso anno, 1938, il fotografo Giovanni Bruner riuscì a catturare nel telo della Sindone le fattezze del Cristo morto: era la stessa immagine racchiusa nella medaglietta. In questa intervista, il postulatore della causa di beatificazione, l'avvocato Andrea Ambrosi, racconta il difficile cammino per arrivare alla beatificazione di Pierina de Micheli.

Come mai madre Pierina, pur essendo milanese, è stata così amata dai romani?

Ambrosi: Fondatrice dell'Istituto "Spirito Santo" di Roma per l'educazione e l'insegnamento scolastico, la suora era nella capitale nel periodo peggiore della Seconda guerra mondiale, coinciso peraltro con gli ultimi anni della sua esistenza. Vissuta tra i quartieri Aventino e Testaccio, si è fatta amare perché era d'aiuto a chiunque si rivolgesse a lei. Dai sacerdoti alle famiglie, dai ragazzi ai bisognosi. Conversando con i responsabili di alcune congregazioni religiose ho appurato come madre Pierina fosse rimasta, ad esempio, nei cuori di tanti giovani che venivano a Roma per studiare: lei li curava, dava loro la colazione. Per non parlare del legame che aveva stretto col popolo. In questo senso, è stata romana molto più di altri.

Quando ha iniziato ad occuparsi della causa di beatificazione della suora?

Ambrosi: Dal 1995. A coinvolgermi fu suor Pia, per molto tempo direttrice all'Istituto Spirito Santo. Una donna molto intelligente e alla quale volevo molto bene. Preoccupata del fatto che la causa, avviata nel 1962 - cioè 17 anni dopo la morte di madre Pierina – si fosse arenata, mi chiese di occuparmene. E così abbiamo lavorato insieme quasi fino alla fine, cioè fino al 18 marzo 2009. Pochi giorni dopo, il 3 aprile, ci sarebbe stata infatti la lettura del decreto sul miracolo.

Potrebbe spiegare la ragione di un tempo così lungo?

Ambrosi: Il motivo principale è che per ben tre volte è cambiata la procedura presso la Congregazione delle Cause dei Santi. Naturalmente, la causa si è dovuta adattare ai cambiamenti: iniziata secondo il codice di diritto canonico del 1917, quindi secondo una normativa molto più complessa e farraginosa, si è fermata quando nel 1969 è subentrata la riforma della "Sanctitas Clarior". Ho dovuto quindi lasciare le norme precedenti per abbracciare queste altre sostituite poi, nel 1983, dalla costituzione apostolica "Divinus perfectionis Magister" che, ancora una volta, ha rivoluzionato tutto il processo.

Un'ultima curiosità: qual è stato il miracolo che, riconosciuto come tale, ha spalancato le porte alla beatificazione della religiosa?

Ambrosi: Alla suora si sono rivolti coloro che hanno pregato per la guarigione di un uomo morente, colpito da aneurisma, completamente rimesso a distanza di un paio d'ore dall'invocazione di madre Pierina.

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I tanti Nomi di Maria
Intervista a padre Stefano De Fiores, docente alla Pontificia Facoltà Teologica "Marianum"

di Maurizio Tripi

ROMA, mercoledì, 19 maggio 2010 (ZENIT.org).- Si svolgerà ad Ischia presso la parrocchia di S. Antonio Abate dal 27 al 28 maggio prossimi il XXVI Colloquio Internazionale di Mariologia "Maria la Donna dai molti Nomi".

A presiedere il Colloquio internazionale sarà monsignor Filippo Strofaldi, Vescovo di Ischia. Modererà il giornalista Enrico Vidau, segretario dell'AMI (Associazione Mariologica Interdisciplinare Italiana).

Per conoscere ragioni e scopi dell'incontro, ZENIT ha intervistato uno degli ideatori del Colloquio, padre Stefano De Fiores, Presidente dell'Associazione Mariologica interdisciplinare Italiana.

Padre, qual è  il carisma della mariologia nell'epoca di Internet?

De Fiores: I mezzi di comunicazione rischiano oggi di esaurirsi nell'apparire senza trasmettere nessun messaggio vitale. Maria riempie Internet con la sua figura portatrice di valori. Nella sua vicenda evangelica ella si mostra come una donna ebrea abituata a riflettere sugli eventi della vita, a rispondere con responsabilità alla vocazione di Madre del Verbo di Dio incarnato, a proiettare chi incontra verso Dio autore della sua grazia straordinaria. Soprattutto in questa «società liquida» (Z. Baumann), incapace di impegni solidi e permanenti, Maria rappresenta la persona che fa della sua vita un dono nelle mani del Padre e persevera fino alla croce e alla pentecoste tra i discepoli di Cristo. Anche attraverso Internet è possibile suscitare la lode di Maria da parte delle generazioni umane.

Potremmo definire la figura di Maria come unificatrice tra Oriente ed Occidente visto che sia gli ortodossi quanto i musulmani ne riconoscono il valore e l'importanza?

De Fiores: Una madre vuole sempre il bene dei figli, la loro concordia e fraternità. Tanto più Maria, che Giovanni 19,25-27 addita come la Gerusalemme che accoglie nelle sue mura i figli di Dio dispersi per radunarli nell'unico tempio costituito da Cristo. Maria è certamente elemento di unità tra ortodossi e cattolici, caratterizzati da profonda venerazione e amore verso di lei. Anche i musulmani, che incontrano difficoltà nel dialogo su Cristo, sono invece molto propensi ad onorare la madre di Gesù lodata a più riprese nel Corano. Perfino tra i cristiani evangelici Maria comincia ad apparire non già come elemento separante, ma persona biblica tutta orientata a Cristo salvatore.

Questo è il XXVI Colloquio Internazionale di Mariologia. C'è ancora molto da approfondire sul culto mariano?

De Fiores: La tematica del Colloquio è nuova ed interessante, in quanto affronta per la prima volta il fatto costatabile dei molti nomi con cui Maria è invocata dai padri della Chiesa e dai fedeli. S'indagherà le cause di questo fenomeno, già presente nella Scrittura che chiama Maria «colmata di grazia» e «benedetta fra le donne», ma che si svilupperà nei secoli sulla base degli interventi di lei nella storia locale attraverso apparizioni e miracoli. Lo stesso Manzoni ne Il Nome di Maria canta: «O Vergine, o Signora, o Tuttasanta, / che bei nomi ti serba ogni loquela». Si tratta di non assolutizzare questi e altri titoli fino a metterli in competizione tra loro, poiché la persona di Maria rimane unica: quella della Madre di Dio fatto uomo.

Quali sono le sfide che interpellano la mariologia in questo nuovo Millennio?

De Fiores: La mariologia avrà futuro in quanto sarà capace di rinnovarsi nei metodi e nei contenuti per poter rispondere alle esigenze dei tempi. Essa non ha ancora valorizzato sufficientemente la Via della bellezza additata da Paolo VI, la Via della spiritualità tanto cara a Giovanni Paolo II, la Via dell'antropologia su cui insiste Benedetto XVI. Soprattutto la mariologia deve mostrare che Maria, lungi dal tenere la donna in stato d'inferiorità, la promuove in campo civile e religioso invitandola ad assumere il proprio compito con impegno e responsabilità. Inoltre Maria è parte importante della nuova evangelizzazione, come «segno del Dio vicino» che aiuta a risvegliare la coscienza del battesimo per una maggiore fedeltà a Cristo. Infine Maria nelle sue apparizioni eleva la qualità di vita della Chiesa e prepara i fedeli alle lotte future contro le forze di morte in atto nel mondo.

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Udienza del mercoledì


Benedetto XVI: Fatima, luogo privilegiato della misericordia di Dio
Intervento in occasione dell'Udienza generale del mercoledì

CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 19 maggio 2010 (ZENIT.org).- Riportiamo di seguito il testo dell'intervento pronunciato da Papa Benedetto XVI questo mercoledì durante l'Udienza Generale concessa in Piazza San Pietro ai circa 13.000 pellegrini presenti, provenienti da tutto il mondo.





* * *

 

Cari Fratelli e Sorelle,

oggi desidero ripercorrere insieme a voi le varie tappe del Viaggio apostolico che ho compiuto nei giorni scorsi in Portogallo, mosso specialmente da un sentimento di riconoscenza verso la Vergine Maria, che a Fatima ha trasmesso ai suoi veggenti e ai pellegrini un intenso amore per il Successore di Pietro. Ringrazio Dio che mi ha dato la possibilità di rendere omaggio a quel Popolo, alla sua lunga e gloriosa storia di fede e di testimonianza cristiana. Pertanto, come vi avevo chiesto di accompagnare questa mia visita pastorale con la preghiera, ora vi domando di unirvi a me nel rendere grazie al Signore per il suo felice svolgimento e la sua conclusione. Affido a Lui i frutti che ha portato e porterà alla comunità ecclesiale portoghese e all’intera popolazione. Rinnovo l'espressione della mia viva riconoscenza al Presidente della Repubblica, Signor Anibal Cavaco Silva e alle altre Autorità dello Stato, che mi hanno accolto con tanta cortesia e hanno predisposto ogni cosa perché tutto potesse svolgersi nel migliore dei modi. Con intenso affetto, ripenso ai Confratelli Vescovi delle diocesi portoghesi, che ho avuto la gioia di abbracciare nella loro Terra e li ringrazio fraternamente per quanto hanno fatto per la preparazione spirituale e organizzativa della mia visita, e per il notevole impegno profuso nella sua realizzazione. Un particolare pensiero dirigo al Patriarca di Lisbona, Cardinale José da Cruz Policarpo, ai Vescovi di Leiria-Fatima Mons. Antonio Augusto dos Santos Marto e di Porto Mons. Manuel Macario do Nascimento Clemente e ai rispettivi collaboratori, come pure ai vari organismi della Conferenza Episcopale guidata dal Vescovo Mons. Jorge Ortiga.

Lungo tutto il viaggio, avvenuto in occasione del decimo anniversario della beatificazione dei pastorelli Giacinta e Francesco, mi sono sentito spiritualmente sostenuto dal mio amato predecessore, il venerabile Giovanni Paolo II, che si è recato per tre volte a Fatima, ringraziando quella «mano invisibile» che lo ha liberato dalla morte nell’attentato del tredici maggio, qui in questa Piazza San Pietro. La sera del mio arrivo ho celebrato la Santa Messa a Lisbona nell’incantevole scenario del Terreiro do Paço, che si affaccia sul fiume Tago. E’ stata un’assemblea liturgica di festa e di speranza, animata dalla partecipazione gioiosa di numerosissimi fedeli. Nella Capitale, da dove sono partiti nel corso dei secoli tanti missionari per portare il Vangelo in molti Continenti, ho incoraggiato le varie componenti della Chiesa locale ad una vigorosa azione evangelizzatrice nei diversi ambiti della società, per essere seminatori di speranza in un mondo spesso segnato dalla sfiducia. In particolare, ho esortato i credenti a farsi annunciatori della morte e risurrezione di Cristo, cuore del cristianesimo, fulcro e sostegno della nostra fede e motivo della nostra gioia. Ho potuto manifestare questi sentimenti anche nel corso dell'incontro con i rappresentanti del mondo della cultura, tenutosi nel Centro Culturale di Belém. In tale circostanza ho posto in evidenza il patrimonio di valori con cui il cristianesimo ha arricchito la cultura, l’arte e la tradizione del Popolo portoghese. In questa nobile Terra, come in ogni altro Paese segnato profondamente dal cristianesimo, è possibile costruire un futuro di fraterna intesa e di collaborazione con le altre istanze culturali, aprendosi reciprocamente ad un dialogo sincero e rispettoso.

Mi sono recato poi a Fatima, cittadina caratterizzata da un’atmosfera di reale misticismo, nella quale si avverte in maniera quasi palpabile la presenza della Madonna. Mi sono fatto pellegrino con i pellegrini in quel mirabile Santuario, cuore spirituale del Portogallo e meta di una moltitudine di persone provenienti dai luoghi più diversi della terra. Dopo aver sostato in orante e commosso raccoglimento nella Cappellina delle Apparizioni nella Cova da Iria, presentando al Cuore della Vergine Santa le gioie e le attese nonché i problemi e le sofferenze del mondo intero, nella chiesa della Santissima Trinità ho avuto la gioia di presiedere la celebrazione dei Vespri della Beata Vergine Maria. All’interno di questo grande e moderno tempio, ho manifestato il mio vivo apprezzamento ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose, ai diaconi e ai seminaristi venuti da ogni parte del Portogallo, ringraziandoli per la loro testimonianza spesso silenziosa e non sempre facile e per la loro fedeltà al Vangelo e alla Chiesa. In quest’Anno Sacerdotale, che volge al termine, ho incoraggiato i sacerdoti a dare priorità al religioso ascolto della Parola di Dio, all’intima conoscenza di Cristo, all’intensa celebrazione dell’Eucaristia, guardando al luminoso esempio del Santo Curato d’Ars. Non ho mancato di affidare e consacrare al Cuore Immacolato di Maria, vero modello di discepola del Signore, i sacerdoti di tutto il mondo.

Alla sera, con migliaia di persone che si sono date appuntamento nella grande spianata davanti al Santuario, ho partecipato alla suggestiva fiaccolata. E’ stata una stupenda manifestazione di fede in Dio e di devozione alla sua e nostra Madre, espresse con la recita del Santo Rosario. Questa preghiera tanto cara al popolo cristiano ha trovato in Fatima un centro propulsore per tutta la Chiesa ed il mondo. La "Bianca Signora", nell’apparizione del 13 giugno, disse ai tre Pastorelli: «Voglio che recitiate il Rosario tutti i giorni». Potremmo dire che Fatima e il Rosario siano quasi un sinonimo.

La mia visita in quel luogo così speciale ha avuto il suo culmine nella Celebrazione eucaristica del 13 maggio, anniversario della prima apparizione della Madonna a Francesco, Giacinta e Lucia. Riecheggiando le parole del profeta Isaia, ho invitato quell’immensa assemblea raccolta, con grande amore e devozione, ai piedi della Vergine a gioire pienamente nel Signore (cfr Is 61, 10), poiché il suo amore misericordioso, che accompagna il nostro pellegrinaggio su questa terra, è la sorgente della nostra grande speranza. E proprio di speranza è carico il messaggio impegnativo e al tempo stesso consolante che la Madonna ha lasciato a Fatima. E’ un messaggio incentrato sulla preghiera, sulla penitenza e sulla conversione, che si proietta oltre le minacce, i pericoli e gli orrori della storia, per invitare l’uomo ad avere fiducia nell’azione di Dio, a coltivare la grande Speranza, a fare esperienza della grazia del Signore per innamorarsi di Lui, fonte dell’amore e della pace.

In questa prospettiva, è stato significativo il coinvolgente appuntamento con le organizzazioni della pastorale sociale, alle quali ho indicato lo stile del buon samaritano per andare incontro alle necessità dei fratelli più bisognosi e per servire Cristo, promuovendo il bene comune. Molti giovani apprendono l’importanza della gratuità proprio a Fatima, che è una scuola di fede e di speranza, perché è anche scuola di carità e di servizio ai fratelli. In tale contesto di fede e di preghiera, si è tenuto l’importante e fraterno incontro con l’Episcopato portoghese, a conclusione della mia visita a Fatima: è stato un momento di intensa comunione spirituale, in cui abbiamo insieme ringraziato il Signore per la fedeltà della Chiesa che è in Portogallo e affidato alla Vergine le comuni attese e preoccupazioni pastorali. Di tali speranze e prospettive pastorali ho fatto cenno pure nel corso della Santa Messa celebrata nella storica e simbolica città di Porto, la "Città della Vergine", ultima tappa del mio pellegrinaggio in terra lusitana. Alla grande folla di fedeli radunata nell’Avenida dos Aliados ho ricordato l’impegno di testimoniare il Vangelo in ogni ambiente, offrendo al mondo Cristo risorto affinché ogni situazione di difficoltà, di sofferenza, di paura sia trasformata, mediante lo Spirito Santo, in occasione di crescita e di vita.

Cari fratelli e sorelle, il pellegrinaggio in Portogallo è stato per me un'esperienza toccante e ricca di tanti doni spirituali. Mentre mi restano fisse nella mente e nel cuore le immagini di questo indimenticabile viaggio, l’accoglienza calorosa e spontanea, l’entusiasmo della gente, rendo lode al Signore perché Maria, apparendo ai tre Pastorelli, ha aperto nel mondo uno spazio privilegiato per incontrare la misericordia divina che guarisce e salva. A Fatima, la Vergine Santa invita tutti a considerare la terra come luogo del nostro pellegrinaggio verso la patria definitiva, che è il Cielo. In realtà tutti siamo pellegrini, abbiamo bisogno della Madre che ci guida. "Con te camminiamo nella speranza. Sapienza e Missione" è il motto del mio Viaggio apostolico in Portogallo, e a Fatima la beata Vergine Maria ci invita a camminare con grande speranza, lasciandoci guidare dalla "sapienza dall’alto", che si è manifestata in Gesù, la sapienza dell’amore, per portare nel mondo la luce e la gioia di Cristo. Vi invito, quindi, ad unirvi alla mia preghiera, chiedendo al Signore di benedire gli sforzi di quanti, in quella amata Nazione, si dedicano al servizio del Vangelo e alla ricerca del vero bene dell'uomo, di ogni uomo. Preghiamo inoltre perché, per intercessione di Maria Santissima, lo Spirito Santo renda fecondo questo Viaggio apostolico, e animi nel mondo intero la missione della Chiesa, istituita da Cristo per annunciare a tutti i popoli il Vangelo della verità, della pace e dell’amore.

[Il Papa ha poi salutato i pellegrini in diverse lingue. In Italiano ha detto:]

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i sacerdoti del Collegio Internazionale San Paolo di Roma, che hanno terminato gli studi nelle diverse Università Pontificie e stanno per ritornare nei rispettivi Paesi, e li esorto a vivere sempre con fedeltà il ministero pastorale, facendo tesoro della formazione spirituale e teologica ricevuta in questi anni a Roma.  Saluto il gruppo di fedeli provenienti da Galatone, che partecipano all’Università delle Terza Età: a loro e ai familiari estendo la mia Benedizione. Saluto i fedeli provenienti da Roccamonfina e da Casalbordino: volentieri benedirò le corone auree che saranno poste sulle effigi della Madonna che si trovano nei rispettivi Santuari. Saluto i rappresentanti dell’associazione Memorial Bardelli, accompagnati dal Vescovo di Pistoia Mons. Mansueto Bianchi, gli esponenti dell’associazione Famiglia Legnanese, e i militari della Scuola Nunziatella di Napoli.

Mi rivolgo, infine, ai giovani, ai malati ed agli sposi novelli.

Siamo nella Novena della Pentecoste ed invito voi, cari giovani, ad essere docili all'azione dello Spirito Santo, donato ai credenti nei sacramenti del Battesimo e della Confermazione. Esorto voi, cari malati, ad accogliere lo Spirito Consolatore, affinché vi assista nelle difficoltà e vi aiuti a trasformare la sofferenza in offerta gradita a Dio per il bene dei fratelli. Auguro a voi, cari sposi novelli, che la vita della vostra famiglia sia sempre alimentata dal fuoco dello Spirito, che è l'Amore stesso di Dio.

[© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana]

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