venerdì 8 agosto 2008

[PckNews] L'Ilva di Taranto chiede al Governo di emettere diossina in quantità 8 volte superiore rispetto al FVG

L'Ilva chiede a Taranto un limite di diossina a 3,5 nanogrammi a metro
cubo. Ma in Friuli Venezia Giulia il limite è 0,4: ossia oltre 8 volte di
meno


--- Sulla diossina l'Ilva chiede al governo limiti molto blandi.
PeaceLink: "Inaccettabile" ---

La diossina di Taranto è un contaminante nazionale. Per PeaceLink il
potenziale cancerogeno e genotossico della diossina dispersa nell'ambiente
è questione globale perché entra nella catena alimentare
8 agosto 2008


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Il 7 agosto l'Ilva ha inviato alla Regione e al Ministero dell'Ambiente le
proprie proposte per la riduzione delle diossine emesse dal proprio
impianto di agglomerazione di Taranto.

Apprendiamo che l'Ilva non intenderebbe scendere sotto i 3,5 nanogrammi di
diossine a metro cubo e che l'impianto per immettere l'urea (per la
riduzione delle diossine) non sarebbe pronto prima del giugno 2009.

E' una posizione grave e inaccettabile per almeno quattro motivi.

* In primo luogo con l'aggiunta di urea l'Ilva era riuscita a scendere a
giugno 2008 a 2,5 nanogrammi a metro cubo e ad agosto 2008, invece di
proporre un limite ancora più basso e migliorare ulteriormente, ha
l'ardire di indicare un limite peggiorativo più alto, per mantenersi sul
sicuro in caso di controlli di ARPA Puglia.

* In secondo luogo le prime rilevazioni di ARPA Puglia all'Ilva del giugno
2007 hanno dato una media di 3,9 nanogrammi a metro cubo, valore non molto
distante dal limite di 3,5 che l'Ilva indica per gli anni a venire al
Ministero dell'Ambiente per l'Autorizzazione Integrata Ambientale.

* In terzo luogo PeaceLink, pochi giorni fa, ha segnalato, con dovizia di
particolari (si veda http://www.peacelink.it/editoriale/a/26917.html), che
nelle acciaierie austriache di Linz sono pronte e disponibili da subito le
tecnologie per far scendere le emissioni di diossine degli impianti di
agglomerazione addirittura sotto 0,1 nanogrammi per metro cubo.

* Infine in Friuli Venezia Giulia, a Trieste, un analogo impianto di
agglomerazione deve sottostare al limite "europeo" di 0,4 nanogrammi a
metro cubo: non è accettabile che un cittadino di Taranto debba essere
esposto ad un rischio-diossina più di 8 volte superiore rispetto ad un
cittadino di Trieste.

In buona sostanza l'Ilva fa un passo indietro anziché fare un passo in
avanti. Chiede limiti permissivi a tutela delle proprie emissioni
"sporche". Noi chiediamo limiti "europei" a tutela della nostra salute.
L'Ilva, dunque, sulle questioni veramente importanti continua a seguire la
strada dei rinvii e delle deroghe come ha fatto con i precedenti "Atti di
intesa". Mostra di non avere capito che, con l'adozione da parte
dell'Italia delle norme europee sull'Autorizzazione Integrata Ambientale
(AIA), la musica è cambiata e che se vorrà l'AIA sarà obbligata ad
adottare le migliori tecnologie già oggi disponibili. E il pubblico
interessato vigilerà.
Annotiamo infine che, invece di affrontare un confronto pubblico sulla
validità dei numeri e dei contenuti del cronoprogramma presentato a giugno
2008 per la riduzione delle emissioni inquinanti (specificatamente
richiesto dall'Accordo di programma), l'Ilva corre a Roma in pompa magna,
getta un po' di fumo negli occhi e fa proposte che a nostro parere
offendono l'intelligenza di chi crede nel risanamento ambientale. Se
l'Ilva continuerà a rifiutare il confronto pubblico, noi continueremo con
la nostra azione di sollecitazione. Segnaleremo le macroscopiche
inadeguatezze presso tutte le Istituzioni nazionali ed europee, tecniche,
politiche e giudiziarie.

Al momento condividiamo la decisa e rigorosa posizione assunta dalla
Regione Puglia e dal suo massimo organo tecnico che è l'ARPA Puglia: non
faremo mancare il nostro appoggio promuovendo la massima unità e
mobilitazione delle forze interessate alla difesa dell'ambiente e della
salute.

Infine aggiungiamo una precisazione doverosa. Sarebbe errato pensare alla
diossina dell'Ilva di Taranto come ad una vertenza locale: siano di fronte
ad una potenziale fonte di contaminazione globale che supera i confini
delle regioni. Le diossine sono addirittura inquinanti transfrontalieri.
Il caso Ilva-diossina è ormai un caso nazionale che interessa
complessivamente l'ecosistema, la salute e la catena alimentare di una
comunità molto estesa. Dovrebbe preoccupare il potenziale cancerogeno e
genotossico degli oltre 7 chili di diossina "persistenti" e dispersi
nell'ambiente dal centro siderurgico di Taranto in oltre 45 anni di
attività, prima come Italsider poi come Ilva. Perché allora non si
applicano i limiti del Friuli Venezia Giulia e le migliori tecnologie
disponibili in Europa? Perché chiedono di chiudere ancora gli occhi su
questo terribile scenario? Siamo quindi di fronte ad una fonte di
contaminazione diffusiva che deve vedere mobilitata l'intera comunità
regionale e nazionale.

Per PeaceLink

Ing. Biagio De Marzo
Prof. Alessandro Marescotti

http://www.peacelink.it
http://www.tarantosociale.org

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