venerdì 23 maggio 2008

Il miraggio delle centrali atomiche in Italia - Autorizzazioni, siti e finanziamenti almeno otto anni per la prima pietra, Maurizio Ricci - La Repubblica

Il miraggio delle centrali atomiche in Italia - Autorizzazioni, siti e finanziamenti almeno otto anni per la prima pietra

Maurizio Ricci - La Repubblica
L´esempio che amano fare gli addetti del settore è calabrese. L´autorizzazione per la costruzione di una normale centrale elettrica a gas, a Presenzano è del 2004. Grazie alla legge "sblocca centrali", varata dal 2002 dall´allora governo di centrodestra, sarebbe dovuta partire in un batter d´occhio.Quattro anni dopo, è ancora ferma in attesa della Via, la Valutazione di Impatto Ambientale. Non è un fatto solo calabrese e non è un´anomalia.

Ci sono voluti dieci anni per costruire un banale rigassificatore (in sostanza, un cubo di metallo dove si scongela il metano) a 17 chilometri dalla costa, in Emilia. Vent´anni non sono stati, ad ora, sufficienti a trovare una sistemazione alle scorie radioattive delle piccole centrali nucleari italiane, smantellate dopo il referendum del 1987. Infine, in Campania dovrà intervenire, a quanto pare, l´esercito per tutelare le discariche, non di scorie radioattive, ma dell´immondizia di casa.

L´Italia non sembra, insomma, il paese più adatto per testare un´agenda di reintroduzione del nucleare, come quella indicata dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, più ambiziosa anche di quelle con cui si cimentano paesi che, il nucleare, ce l´hanno già in casa. Gli stessi industriali italiani sono più cauti: mentre Scajola parla di posare la prima pietra di un gruppo di centrali nucleari entro i cinque anni dell´attuale legislatura, i tecnici della Edison (meno attenti ai ritmi elettorali) tratteggiavano, un paio di mesi fa, una possibile tabella di marcia di sei anni, con inizio della costruzione nel 2014, anziché il 2013.

Anche la tabella della Edison, peraltro, è soprattutto un esercizio di studio. I passaggi sono, però, gli stessi a cui deve pensare Scajola. Vediamoli. Il primo è la possibilità di svuotare il referendum del 1987 e riaprire, senza un altro referendum, che comporterebbe la perdita di un paio d´anni, l´opzione nucleare. Fatto questo, lo studio della Edison prevede un 2008 di dibattito sulla politica energetica (in sostanza, "nucleare sì, nucleare no"), mentre verrebbero definiti enti e competenze per regolamentare la nuova industria nucleare. Nel 2009, si dovrebbero scegliere i siti in cui localizzare le nuove centrali. Poi due anni per le autorizzazioni ai progetti. Dal 2012 inizierebbero i lavori di sterro. Prima pietra nel 2014. E´ una tabella realistica? Sulla base di quanto avviene negli unici due paesi europei che, dopo Cernobyl, stanno costruendo nuove centrali, parrebbe di no. In Finlandia, dove il consenso al nucleare è maggioranza ed esistono già cinque centrali, fra l´avvio del dibattito su un nuovo reattore e la posa della prima pietra sono passati non cinque o sei, ma otto anni.

In Francia, dove il nucleare garantisce già l´80 per cento dell´energia, l´Edf, il monopolio elettrico nazionale, si è presa 15 mesi solo per una discussione pubblica e popolare sulla costruzione del primo nuovo reattore dopo vent´anni. Anche i due anni per l´autorizzazione, dopo la scelta della localizzazione, sembrano assai magri, a guardare a quanto avviene in America, dove pure l´energia nucleare è diffusa. La Nuclear Regulatory Commission ha recentemente limato i tempi di approvazione, ma si prende comunque quasi quattro anni per valutare nel dettaglio localizzazione e progetto. Se si tiene conto di queste esperienze, la scadenza della prima pietra si allontana intorno a otto anni, a ridosso della fine della prossima legislatura, piuttosto che di questa. Il punto è cruciale.

Ci vogliono poi, almeno, cinque anni prima che il reattore cominci, concretamente, a funzionare. I nuovi reattori italiani (di terza generazione, quella oggi disponibile) entrerebbero in funzione dopo il 2020. Nel 2030, secondo le previsioni, dovrebbero arrivare i reattori di quarta generazione, più sicuri e con meno scorie. Poiché la vita media di un impianto nucleare è di 60 anni, l´Italia rischierebbe di trovarsi, per 50 anni, con impianti meno sicuri e obsoleti. Tanto più che i cinque anni per la costruzione sono un tempo minimo. In Finlandia hanno già sforato di due anni, con il risultato che il nuovo reattore, invece di 3 miliardi di euro, ne costerà 4,5 miliardi, perché i tempi, nel nucleare, determinano i costi.

Quanto costerebbe, dunque, un piano nucleare italiano? Ammesso di rispettare la tabella di marcia, la Edison calcola un costo di 20-40 miliardi di euro, per costruire 10-20 centrali, sufficienti a soddisfare il 25 per cento del fabbisogno nazionale di elettricità. Sulla base degli ultimi progetti americani, tuttavia, l´agenzia di rating Moody´s arriva ad un costo reale del 50-100 per cento superiore: il piano costerebbe fra i 30 e i 70 miliardi di euro, a seconda del numero delle centrali. Sono numeri decisivi, perché il costo dell´energia atomica è quasi tutto dato dal costo di costruzione dell´impianto.

E da questo dipenderanno le future bollette della luce. Anche a dimenticare la possibilità di incidenti e l´irrisolto problema di dove mettere decine di migliaia di metri cubi di scorie radioattive, l´energia nucleare sembra assicurare, a differenza di gas e petrolio, sicurezza di approvvigionamenti. Ma la bolletta sarà cara.


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Francis*PAC

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