giovedì 22 maggio 2008

La verità democratica dei due relativismi, Sergio Romano - Il Corriere della Sera

La verità democratica dei due relativismi

Durante un grande convegno sulla Verità, organizzato recentemente a Lugano dalla Fondazione Balzan, un filosofo inglese, Simon Blackburn, ha raccontata la storia (vera) di un seminario che si tenne qualche tempo fa in una università britannica fra rappresentanti delle maggiori religioni mondiali.Il primo a prendere la parola fu il buddista.

Parlò del modo in cui è possibile controllare i desideri, avanzare sulla strada dell'illuminazione, acquisire le quattro nobili virtù. E tutti gli intervenuti, in coro, gli dissero entusiasticamente: «Splendido! Se va bene per te è meraviglioso».Dopo di lui un indu parlò degli insegnamenti di Krishna, descrisse i cicli della sofferenza, della nascita e della rinascita; e tutti, in coro, dissero: «Splendido! Se va bene per te è meraviglioso».Il seminario continuò così sino all'intervento di un cattolico che parlò della caduta di Adamo, del messaggio di Cristo, della salvezza promessa, della vita eterna; e tutti ancora una volta dissero: «Splendido! Se va bene per te è meraviglioso». Ma il cattolico, infuriato, batté un pugno sul tavolo e gridò: «No! Non è sufficiente che vada bene per me. Questa è la parola del Dio vivente. Se non credete in essa sarete dannati in eterno». E i suoi colleghi, in coro: «Splendido! Se va bene per te è magnifico».Non credo che Benedetto XVI avrebbe battuto un pugno sul tavolo e alzato collericamente la voce. Ma la storiella di Blackburn ha il merito di evocare efficacemente la battaglia del successore di Giovanni Paolo II contro il relativismo etico e culturale. È una vecchia battaglia, naturalmente. Ma ha acquistato una nuova dimensione sotto l'impatto di due fenomeni che stanno mutando i caratteri delle società occidentali.Il primo è la presenza, sempre più numerosa, di immigrati che hanno un'altra fede, altri principi morali, altre tradizioni liturgiche, un altro concetto dello Stato e delle sue prerogative. Il secondo è lo straordinario progresso di scienze e tecniche che permettono agli uomini e alle donne di modificare a loro piacimento alcune fra le più antiche e consolidate funzioni naturali: la procreazione, la gravidanza, la nascita, la morte.Sino a quando la grande maggioranza dei cittadini di uno Stato aveva in queste materie opinioni non troppo diverse da quelle della Chiesa dominante, i governi e i parlamenti potevano limitarsi a tener conto delle minoranze, di tanto in tanto, con qualche modesta concessione legislativa. Oggi, in un contesto quantitativamente diverso, gli Stati sono costretti a prendere partito.Debbono considerare il relativismo una minaccia per la coesione sociale, come sembra dedursi dal discorso con cui Gianfranco Fini si è insediato alla presidenza della Camera dei deputati? O debbono essere anch'essi «relativisti»?Simon Blackburn ha risolto il problema sostenendo con una battuta che il relativismo è lo «scetticismo dei democratici». È giusto, ma temo che una battuta non aiuti i governi europei a risolvere il problema.Qualche utile indicazione invece è emersa dalla mia conversazione con una studiosa francese che ha presentato al convegno una relazione sul senso e i limiti del relativismo culturale. Come il padre (Raymond Aron), Dominique Schnapper ha una formazione sociologica, ha insegnato sociologia all'Ecole pratique des hautes études en sciences sociales e ha ricevuto il premio Balzan per la sociologia nel 2002. Ma è anche membro del Conseil Constitutionnel, equivalente francese (con qualche competenza in meno) della nostra Corte costituzionale, e ha più volte trattato in questi ultimi anni il problema dell'immigrazione.Nel suo intervento a Lugano e in un articolo scritto recentemente per Commentaire (la rivista fondata dal padre 30 anni fa), la Schnapper ricorda anzitutto che la democrazia, secondo Montesquieu, deve guardarsi da due pericoli: lo spirito d'ineguaglianza e lo spirito dell'«estrema eguaglianza ». Il secondo non è meno grave del primo. Nella società dell'estrema eguaglianza ogni cittadino si ritiene autorizzato ad esercitare tutti i poteri di coloro che egli ha scelto per il governo del Paese. Nessuno conosce gerarchie, regole, principi e valori superiori. Tutti vogliono essere legislatori, giudici, esecutori.Il risultato è una società anarchica, ingovernabile, soggetta a continue reciproche prevaricazioni dove non esiste più libertà di quanta ne esista in un regime tirannico.Lo Stato deve assicurare la pacifica convivenza dei suoi cittadini e permettere a ciascuno di essi di esprimere liberamente le proprie convinzioni. Ma non può correre i rischi dell'«estrema eguaglianza» perché verrebbe travolto dall'anarchia. Deve essere relativista, ma deve pur sempre affermare che vi sono principi e valori a cui tutti debbono piegarsi.Questi principi, negli Stati democratici dell'Occidente, sono generalmente le costituzioni o, come nel caso della Gran Bretagna, un lungo sedimento di tradizioni politiche e istituzionali. Ma non tutti i problemi creati dal mutamento dell'ambiente sociale e dai progressi della scienza possono essere risolti con l'invocazione di un principio costituzionale. Vi sono nodi imprevisti che occorre sciogliere pragmaticamente. Dominique Schnapper mi ricorda che quando sorse in Francia il problema del velo islamico nelle scuole, una speciale commissione e il Parlamento lo affrontarono con una legge che fece delle aule scolastiche uno spazio neutrale, da cui ogni simbolo religioso venne egualmente bandito. Ma la soluzione della commissione Stasi non è necessariamente una formula esportabile ovunque.Ogni Paese deve trovare le proprie formule e fissare la frontiera che divide la libertà delle opinioni da quel nucleo di valori comuni a cui tutti debbono rendere omaggio.Esistono quindi, secondo Dominique Schnapper, due relativismi. Il primo è quello assoluto in cui tutti vogliono avere tutto e ogni gruppo comunitario si ritiene autorizzato a perseguire prepotentemente i propri obiettivi. Il secondo è quello relativo in cui le differenze convivono all'interno di una grande cornice comune. Le buone democrazie, anche se al di là del Tevere sembrano qualche volta dimenticarlo, sono tutte «relativiste relative ».

1 commento:

giacintopia ha detto...

La dynon è il tramonto o meglio è l'insorgenza senza eclisse dell'astrophysis che dà luce e si dà alla luce senza tramontare. Non c'è orbita o gravità ma solo il soggiornare senza fine, o il sorgere della purezza della transcendenza della physis in relatività con la disvelatezza e l'oblio.

L’idea è la dynamis dell’essere stesso in sé e per sé, come ciò che è aletheia o disvelatezza o verità aristocratica e sacerdotale. Eraklyto di animo variabile e intriso di ambiguità evocò una sibilla dalla bocca delirante che disse cose di cui non si ride, non addolcite né da ornamenti né da
profumi. Il signore che ha l’oracolo in Delfi non dice e non nasconde, ma accenna: tratti in inganno gli uomini nella conoscenza delle cose visibili, simili a Omero, trassero in inganno dei bambini: tutto quel che abbiamo visto e preso lo lasciamo, tutto quello che non abbiamo visto
né preso lo portiamo con noi. La presenza in Eraclito dell' oracolo si spiegò con l’intenzionalità di offrire
una sacralità al pensiero, quasi si trattasse di una rivelazione ermeneutica. Eraclito aprì la verità nel logos, benché verità eterna, non la si comprenda mai, né prima di udirla né
dopo: è la legge del mondo, spiegò, ma si è ignari da svegli, così come nei sogni, tale verità riflette la physis in ogni ente, quale stabilità della physis-archê ontologica, ma non c'è risonanza anche se si ascolta: sì è presenti, ma
assenti. Per tanto il pensiero è la virtù e la sapienza è l' ascolto della risonanza dinamica della physis che raccolga l’intima natura della physis kryptata, giacchè ama nascondersi. E si dà o si eventua solo nella dynamis. Si deve sapere che la guerra è comune, e che la giustizia è contesa, e che tutto avviene secondo contesa e
necessità o eristica. Polemos o l'eristica dinamica della physis è l'ontogenesi che rivela la fenomenica degli dei e l'ontologia della libertà dell'esserci quale fondamento della mondità eleusina. Eraclito svelò la dinamica sublime dell'eristica in accordo o in discordanze discordi, quale bellissima e sublime armonia, concorde pur discordando: armonia sublime di tensioni contrastanti
come nell’arco e nella lira: questi infatti
trasformandosi son quelli, e quelli a loro volta, trasformandosi, sono la dynamis, concorde e discorde, armonica e disarmonica, dinamica ontologica-cosmologica che si rivela la struttura ontologica della dinamica cosmica; il suo apparente caos trova nella singolorità la dinamica strutturale latente, profonda, invisibile: l’armonia invisibile è più pregnante o ontologica della visibile. La via in su e la via in giù sono identiche o invarianti nella dynamis ontologica, così come è sempre lo stesso sia il principio e sia la fine nella sfera. Quella dynamis del mondo è la stessa per tutti, non c'è né una per gli dei né una degli esseri animati o inanimati, ma c'è sempre stata ed è e sarà fuoco vivo in eterno, che al tempo dovuto si accenda e al
tempo si spega. Dinamica reciproca di tutte le cose col fuoco e del fuoco con tutte le cose, come delle merci con
l’oro e dell’oro. Mutamenti dinamici del fuoco: dapprima mare, del mare una metà terra, l’altra soffio kosmico della dynamis o cosmogonia della physis. Il kosmos dinamico è la physis originaria dotata di una propria vitalità dinamica strutturalmente stabile, che si riveli in dynamis della physis-archê meteorologici evaporazione, condensazione, fulmini , interpretati come risultato delle metamorfosi fenomeniche dell' ontogenesi dinamica abissale come lo sono gli insondabili confini dell’anima. Eraclito ci svelò così gli inesauribili movimenti dell'essere dell'ente quale dynamis della physis cosmica, quale struttura ontologica della bellezza-sublime della divinità o assolutezza dell'armonia fenomenica così
interpretata nell'ermeneutica eristica della dynamis: le fanciulle Figlie del Sole lungo la via che appartiene alla
divinità, egli asseconda con il proprio desiderio il tiro
dei cavalli nel tragitto dalle case della Notte verso la luce. Alla porta dei sentieri della Notte e
del Giorno le fanciulle persuadono la Dikê a consentire il passaggio del mortale,
per la strada maestra che lo porta, infine, al cospetto di una dea innominata o Verità, la quale, accogliendolo benevolmente, così gli rivolge la rivelazione: giovane, tu che, compagno di immortali guidatrici,
con le cavalle che ti portano giungi alla nostra dimora,
rallegrati, poiché non un’infausta sorte ti ha condotto a percorrere
questo cammino - infatti esso è fuori dalla via battuta ,
ma legge divina apprenda:
e il solido cuore della Verità ben rotonda
e le opinioni dei mortali, nelle quali non c’è una vera certezza: come le cose che appaiono
bisognava che veramente fossero, essendo tutte in ogni senso: Parmenide. La divinità parmenidea è rivelazione della Verità. Le qualità dinamiche dalla dea della Verità o della Alêtheia si svelano nella sua ontologica disvelatezza
interpretativa rivolta alle cose fenomeniche che appaiono, agli enti della dinamica mondana.
La dea è ciò che si manifesta, si dà o si eventua nella dynamis sublime. Essere è pensare la dinamica sublime: ascolti, quali sono le vie di ricerca che sole si possono pensare:
l’una che “è” e che non è possibile che non sia, è il sentiero della Persuasione, perché si svela la dynamis sublime della Verità, l’altra che “non è” e che è necessario che non sia: questo è un sentiero su cui nulla si apprende: non si può conoscere ciò che non è, perché non è cosa fattibile,
né esprimerlo. Infatti la stessa dynamis è pensare ed essere. La rivelazione della dinamica della Verità, affidata al mythos afferma l’essere, l’altra il nulla che non è; indeterminatezza dinamica dell'eristica solo apparente
giacchè svela l’essere come vera e unica possibilità, e
l’essere che non può non manifestarsi nel pensiero quale fenomeno dinamico esistenzale dell' esserci.
Essere la dynamis o essere la verità dinamica della disvelatezza: to on o to eon indica per un verso l’ente, ciò che è, per altro tutto ciò che è, per
altro ancora significa quanto è immutabile, imperituro e eterno nella realtà, in ciò contrasta l’instabile physis, come cose che pur sono assenti, alla mente siano saldamente presenti, non si può recidere l’essere dal suo essere congiunto con l’essere,
né come disperso dappertutto in ogni senso nel cosmo,
né come raccolto insieme nella dynamis dell’essere, qui:
l’essere to eon è proposto come lo sfondo che accoglie, stringe tutte le cose,
la dinamica che dà significato al molteplice degli enti presenti e assenti, lontani e vicini; l’instabilità dinamica della physis-archê disvela l’assoluta dynamis nell’essere: emarginando il nulla, risolve la problematica del passaggio dal nulla all’essere o della transcendenza dinamica
dall’essere al nulla o dispersione e concentrazione dell’essere nel cosmologia o qualcosa di diverso accanto all’essere, un non-essere quale entità fenomenica di modelli cosmogonici.
In relatività con l'epistemica cosmica dell’essere in relazione con Senofane, il quale contrappone al
politeismo e antropomorfismo un monoteistico incentrato sulla singolarità dell'essere e divinità della mondità nei segni dell’essere. È necessario il dire e il pensare che l’essere sia: infatti l’essere è,
il nulla non è: vi esorto alla contemplatezza, da questa prima via di ricerca si deve essere in lontananza,
ma anche da quella su cui gli esseri che nulla sanno
vanno errando: è l’incertezza che guida una dissennata mente, si è trascinati, sordi e ciechi , sbalorditi e senza giudizio,
dai quali essere e non-essere sono considerati la medesima cosa e non sono la medesima cosa, e perciò di tutte le cose c’è un cammino reversibile. Infatti, questo non potrà mai imporsi: che siano le cose che non sono!
Ma da questa via di ricerca allontana il pensiero,
né l’abitudine, nata da numerose esperienze, su questa via forzi
a muovere l’occhio che non vede, l’orecchio che rimbomba
e la lingua, ma con la ragione giudica la prova molto discussa
che è stata dinamicamente disvelata nella sua
consistenza ontologica.
È la dea della verità che soggiorna senza eclisse, senza tramonto che svela la purezza dell'essere in luce con il tramonto senza mai più coniugare essere e nulla, o
la follia dell' essere in interagenza con il non-essere.
Eraclito dissolve quell'eristica fenomenica o epistemica nella relatività dinamica della physis che si dà alla luce e non si disvela, come la dea aleteia dell’essere:
che è l’essere ingenerato e imperituro,
è un intero nel suo insieme, immobile e senza fine.
Né una volta era, né sarà, perché è ora insieme tutto quanto,
singolarità dinamica continua. Quale origine della dynamis?
Dal non-essere o dal nulla non è consentito
né dirlo né pensarlo, perché non è possibile né dire né pensare
che non sia la dynamis dell'esserci. Quale eventualità lo avrebbe mai costretto a nascere, dopo o prima, se derivasse dal nulla? Perciò è fenomeno che sia , o non sia per nulla.
E dall’essere dynamis che insorgerà la forza di una certezza che nasca e sorga e soggiorni senza fine e senza eclisse, e che sia in relatività alla disvelatezza ed all'oblio: né il nascere né il perire consentì: l’essere si stringe con l’essere, è senza principio e senza fine. Lo stesso è il pensare, è il pensiero, perché senza l’essere nel quale è espresso,
non c'è il pensare: nient’altro o è o sarà
all’infuori dell’essere: la dynamis dell'esserci è nascere e perire, essere e non-essere,
cambiare luogo e mutare luminoso o insorgere o soggiornare.
Inoltre è completezza da ogni parte, simile a una ben rotonda sfera, kronodinamica dal centro uguale in ogni parte: né in qualche modo più grande né più piccola sia o quantitativa, ma qualitativa da ogni parte dynamis, è un tutto inviolabile nei suoi confini o nell'apeiron. L’essere è senza fine: non potrebbe sorgere dal nulla né passare nel nulla; è singolarità dinamica continua indivisibile rivelazione della dea della disvelatezza: tra l’essere e il nulla, non rimane che un sentiero dinamico disvelante la physis o l'astrophysis dell’esserci.
La dynamis c'è , si dà, si eventua: come può il
non-essere viceversa determinare ciò che è? L’assoluta assenza della dynamis non si svela che nell'abissalità kryptante: ex nihilo nihil , l’eventualità di una
generazione del nulla dal nulla si eventua sempre quale tramonto dell’essere, ma l'esserci che mai tramonta, che insorge e soggiorna è la dynamis illuminante dell'astro-physis ontoepistemica, che implica la svelatezza della dea o sua verità. L’essere soggiorna nel vuoto della physis indivisibile ma dinamico, stabilmente senza eclisse e senza fine, atemporale, eternamente senza tramonto con la sua dynamis o forza divina inviolabile, invulnerabile è un'icona della potenza, un'imago dynamis, un’immagine potente, bella e rotonda sfera, con le sue qualità di solidità, integrità, omogeneità e equilibrio di purezza transcentente e con una significanza cosmologica: l’essere della physis o dell'astrophysis è l’universo, espressione dell’intero cosmo e delle sue perfezioni.
Un cosmo sferico, pieno d’essere, compatto dal centro alla periferia, equilibrato. Un
cosmo che, intuito nella sua globalità, è tutto quello che può e deve essere, con un dinamico
sviluppo temporale, senza nulla che possa sopraggiungere o venire a mancare. Un cosmo in
cui, considerato nella sua totalità e densità, si risolve la dynamis disvelante, oppure occultante, disorientante, accadente esserci nella physis quale etereo fuoco della fiamma, leggero, a sé medesimo da ogni parte identico,
e rispetto all’altro, invece, non identico; opposto o in contrastanza con la notte oscura, di struttura densa e pesante: è la dynamis quale ordinamento del mondo, verità in evidenza dell’essere al mondo.
L’essere è realtà cosmica, vagliata e accertata
sia pure in un mondo fenomenico. La dea delle verità del kosmos è seducente con le sue parole che manifesta i fenomena del diakosmos, quale rivelazione del cuore della verità che non trema e si dà nell'evento o che appare. Il mythos della dea si dà sempre sorgente nell'archè-physis
quale transcendenza della purezza ontologica dell’apparire degli eventi dinamici o fenomenici, o la loro ermeneutica finita o infinita interpretazione della Apparenza astrophysica: l’apparire è il manifestarsi
stesso dell’esserci della dynamis in relatività e in
equilibrio con la physis dell’essere Aletheia, verità dinamica, sempre insorgente e senza tramonto, una grande
cosmologia dinamica alternante luce e notte,
quale STORIA MITIKA ed ONTOLOGICA
del MITO della PHYSIS e dell'astrophysis.
Il mito o storia mitica della Physis o dell'astrophysis è essenzialmente un luogo mitico,una topologia del mito dell’abisso,della fondatezza,dell’aldilà ontodynamica:la storia del mito della Physis è la storia dei luoghi del mito,la storia mitika del mito è la storia dell’Essere mitiko,o dell’eterno ritorno del mito o della risonanza infinita dell’essere nel mito,nella latenza,custodita,curata per eventuarsi nella epokè mitica della Physis o dell'astrophysis dinamica.
La storia del mito della Physis o delle dynamis astrophysica è la storia della radura dell’Essere, dell’Essere diradato,sgombro,libero d’Essere nell’abisso mitiko, senza nulla, senza niente, senza fine, senza tramonto, senza eclisse.
Nessuno è ancora stato libero di ricercare la storia dell’ontologia del mito della Physis dinamica dell'astrophysis,aldilà dell’ermeneutica teologica, oltre la metafisica nichilista categorica, epistemica,paradigmatica.
Non c’è né l’ontologia dell’essere mitico, né l’ontosofia del mito o la storia mitika del mito della Physis della dynamis astrophysis.
La storia del mito si fonda sulla storia mitica della dynamis sublime:senza essere liberi di contemplare il mito dell'astrophysis dynamica, non c’è mito ma solo fondamentalismo teologico, teocrazia:la storia mitika del mito della Physis è la storia mitika della dynamis d’Essere in presenza della contemplazione dell’Essere astrophysis o divinità.
Il mito c’è quando l’essere si pone dinanzi nella contemplazione dell’Essere astrophysis dynamica che si dà, si getta alla presenza nella radura, nella topologia dell’Essere, quale ontologia dell’Essere dinamico, il Gegengrund o fondale astrophysico che si eventua nella ontovarietà della gettatezza del mito della dynamis sublime è la radura dinamica che custodisce, kriptata, latente la cura dell’Essere dynamis dell'astrophysis.
I luoghi della Gegengrund o fondale dell'astrophysis sono gli spazi kaosmici ove si getta dinanzi,davanti l’Essere mitiko della dynamis, i luoghi del mito dinamico sono quelli che l’esserci si trova di fronte non ad un orizzonte del mondo, o ad una prospettiva mondana, o ad un tramonto o eclisse cosmici, ma l’Essere è abitato dynamicamente dall’orizzonte e dalla prospettiva dell’Essere senza fine, senza declino,senza tramonto, senza eclisse, quale eterno ritorno della risonanza dell’Essere mitiko della dynamis astrophysica.
Solo così si eventua l’epochè della storia mitika della dynamis sublime, non teokratica, del mito della Physis dinamica dell'astrophysis.
Tanto per essere rigorosi fino in fondo:il mito della dynamis non è la topologia della teocrazia, né il mito è la singolarità nichilista cosmica del tempo immaginario, giacchè quelle suggestive topologie sono sempre categorie della prospettiva del mondo tramontante mentre l’orizzonte dell’Essere mitiko della dynamis non si trova mai di fronte all’eclisse, al tramonto, alla fine della storia, del tempo, dello spazio, del kosmo o dell'astrophysis.
Nel mito della dynamis invece c’è l’eterno ritorno della differenza ontologica tra il Gegenstand quale contrastanza eristica della dynamis astrophysica: non il nulla o il niente, ma l’Essere dinamico che ci viene in-contro, l’Essere della dynamis sublime che si getta alla presenza, per abitare l’Essere che contempla la radura ove si eventui l'astrophysis.
La storia mitika del mito della dynamis sublime è la storia della differenza che si eventua nell’ontologia dinamica,
quale presenza che abita il luogo kaosmico dell'astrophysis dynamica.
La storia mitika del mito dynamico della Physis e dell'astrophysis è la storia dell’Essere che contempla l’essere dinamico e di fronte, quale presenza dinamica della radura, ove non ha mai abitato né l’entità, né l’Esserci, né la mondità, né la metafisica, né la teocrazia, ma solo la risonanza dell’Essere dynamis che ci viene in-contro, quale eterno ritorno dell'astrophysis dynamica.

La storia mitika del mito dynamico della Physis è la storia delle origini dell'astrophysis dynamica, tanto per abitare i luoghi storici del mito dinamico, si eventua nella risonanza quale Essere dynamico e mitiko Essere divino che ci viene incontro, Essere che abita l’Essere, Essere che si incontra kriptato nell’Essere mitiko della Physis o astrophysis dynamica.
La topologia, il luogo ove l’Essere dynamico ci viene in-contro e ci abita è il mithos della dynamis: la topologia del mito dynamico è la mitika topologia della storia del mithos della astrophysis dynamica, solo nella topologia del mithos dynamico la storia si eventua quale storia mitika del mithos dynamico dell'astrophysis: giacchè solo lì è dinamicamente essere storia mitika del mithos dell'astrophysis dynamica e mai più storia della teocrazia, storia metafisica della teologia teocratica, storia metafisica della teologia teocratica,storia della volontà di potenza della teocrazia, storia dell’etica teocratica, stroria metafisica dei fenomena cosmologici.
I luoghi ove il mithos della dynamis ci viene incontro, o dove l’essere in-contra l’essere dynamico che si eventua ed abita l’essenza del pensiero della dynamis, sono i luoghi del mithos dell'astrophysis dynamici, sacri, oscuri, misterici, kriptati, perché quella prossimità dell’essere con la sua ikona che si getta alla presenza e la abita è miticamente dynamica nel senso di indicibile, inaudita,e dai paradigmi fisici cosmici, la storia mitika del mito è la storia degli spazi dynamici, abitati solo dall’Essere dynamico che ci viene in-contro, quale Gegenstand o fondale dynamico astrophysico, mai nullità, e nel contempo:Essere che si incontra nell’essere dynamico che si getta ed abita, nella contemplazione, l’Essere dynamis dell'astrophysis.
Le varietà del venire incontro dell’Essere dynamico sono infinite, indicibili, senza eclissi: perché i luoghi del mithos della dynamis sfuggono alla classificazione dell’imperativo categorico del rigore razionale o della metafisica ideale nichilista, sinergetica, supersimmetrica,inferenziale,logistica,teocratica.
Gli eventi del mithos della dynamis sono sempre in relatività con gli eventi e le ontovarietà dell’Essere dynamico che ci viene incontro, che si eventua quale dynamis ontologica: si incontra l’Essere dynamico, si contempla la dynamis d’essere kaosmica.
I luoghi del mithos-dynamis sublime sono gli spazi topologici ove l’Essere dynamico si dispone nella contemplazione, nell’ascolto,nella visione, nella sensibilità e nel pensiero dynamico dell’Essere di fronte, dinnanzi, davanti che ci viene incontro, nella Gegenstand o fondale dynamico dell'astrophysis kaosmica.
La storia mitika del “mithos” è la storia delle radure, dei vuoti ontologici della Physiseyn, ove l’essere si eventua per essere contemplato e per abitare poeticamente l’essere di fronte, oltre che abitare poeticamente solo il mondo, la “Physis”
Quando un luogo, una radura, un vuoto sono abitate poeticamente dall’Essere che si getta e che viene in-contro all’Essere, si eventua il “mithos” e la sua storia quale storia mitica del mitiko abitare poeticamente l’Essere poetante, in libertà, in verità, in prossimità con l’Essere ontosofico.
La libertà di ricerca sulla storia mitica del “mithos” della Physis si eventua nella storia dei luoghi ordinari del senso del “mithos”, della sua essenza, della sua presenza qui ed aldilà del mondo i luoghi del “mithos”, anzi meglio la topologia del “mithos”, lo spazio vuoto, la radura, lo spazio libero dalla mondità ove è custodito, curato, evocato e contemplato il Gegenseyn: l’Essere che viene incontro per abitare poeticamente, non solo il mondo, ma l’ikona dell’Essere, l’essenza dell’Essere, l’Essere poetante, l’Essere ontologico, l’Essere ontosofico.
Si eventua così nello spazio e nel tempo del mondo la differenza ontologica: si presenta la topologia dell’Essere mitiko, di là e di qua la topologia fluttuante del mondo dell’Esserci, del mondo virtuale, del mondo immaginario, del mondo ontologico, del mondo poetante.
Il mondo dell’Essere mitiko si getta nella mondità anche quale mondo mitiko, mondo caotico mondo cosmico, mondo caosmico, mondo onirico, mondo estatico e la sua influenza metafisica si dispiega nel mondo etico, epistemico, paradigmatico, ermeneutico, costituente, noetico.
Quale fondamento della verità dell’Esser mitiko la sua influenza dà senso al kaos, all’invisibile, all’indicibile, all’inaudito, all’assenza presente della sua sacralità provvidenziale: l’unica che ci possa salvare o curare nel mondo dell’aldilà, del bene e del male.

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