martedì 18 gennaio 2011

Spagna, giornalisti e prostitute contro il divieto di annunci hot

Uniti contro la proposta di legge che vieta la pubblicazione di avvisi erotici sui quotidiani

Uniti contro la proposta di legge che vieta la pubblicazione di avvisi erotici sui quotidiani

il ministro delle Pari Opportunità Isabel Martinez Lozano (dal web)
il ministro delle Pari Opportunità Isabel Martinez Lozano (dal web)

MILANO - Via gli annunci hot dai quotidiani spagnoli. La proposta di legge presentata dal governo Zapatero che vieta la pubblicazione di avvisi erotici e di messaggi che promuovono la prostituzione sui giornali iberici ha scatenato una serie di malumori in Spagna. Gli scopi della legge sono chiari: proteggere le donne dallo sfruttamento e combattere la tratta degli esseri umani. Tuttavia sia i giornali, che da un paio di anni vivono una situazione economica molto difficile, sia le tante lucciole che affollano i quartieri a luci rosse delle città iberiche sono sul piede di guerra. Gli esperti annunciano che se la legge passasse, sarebbe un duro colpo per entrambe le categorie professionali provocando un grave danno economico sia alle finanze dei quotidiani sia a quelle delle prostitute.

LA STAMPA IBERICA – Da diversi anni la prostituzione è legale in Spagna. Ogni giorno almeno una pagina dei più importanti quotidiani locali è dedicata agli annunci erotici e circa il 60% di tutte le inserzioni pubblicate sui giornali sono di natura hot. Secondo le stime degli esperti la nuova legge farebbe perdere ai quotidiani entrate pubblicitarie che superano i 40 milioni di euro. Troppo, in un momento in cui l'economia è ancora fiacca e la situazione dei media in generale appare catastrofica. Recentemente l'Aede, l'Associazione spagnola degli editori di quotidiani, ha annunciato che tra il 2008 e il 2009 la stampa spagnola ha licenziato l'11% dei i propri dipendenti. Nello stesso periodo i giornali hanno registrato 34,2 milioni di euro di perdite, con un calo del 41% delle vendite di spazi pubblicitari.

LA BATTAGLIA DELLE PROSTITUTE - Molti editori hanno bocciato la proposta di legge sostenendo che poiché in Spagna la prostituzione è legale, chi esercita questo lavoro deve avere la libertà di promuoverlo. D'accordo appaiono la maggior parte delle 200.000 lucciole che vivono in Spagna e che promettono battaglia attraverso le loro associazioni: «Le ricerche dimostrano che la maggior parte delle donne scelgono autonomamente di diventare prostitute - dichiara al network Russia Today Cristina Garaizabal, rappresentante di Hetaria, associazione che riunisce le lavoratrici sessuali spagnole - Vietare gli annunci non fermerà il traffico di essere umani».

IL GOVERNO E L'IPROCRISIA DEI QUOTIDIANI - Per adesso sembra che il governo non voglia tornare sui suoi passi: «Nella maggior parte dei casi - ha tagliato corto il ministro delle Pari Opportunità Isabel Martinez Lozano - questi annunci servono a coprire il lavoro di organizzazioni criminali». A sostenere la battaglia del governo vi sono varie associazioni femministe che ritengono la norma un buon antidoto per combattere i numerosi traffici della criminalità. Dure sono le critiche delle femministe nei confronti dei quotidiani di «qualità». Un giornale come El Pais - afferma Yolanda Besteiro, membro della Federazione delle donne progressiste – nonostante professi una sensibilità liberale e di sinistra, guadagna ogni anno circa 5 milioni di euro da questo tipo di pubblicità: «Nessun organo di stampa può definirsi un difensore dei diritti umani se poi promuove questo tipo di pubblicità – afferma Yolanda Besteiro - Chi sfrutta la prostituzione è in un certo senso complice delle organizzazioni criminali».


con corriere.it

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